Sindrome da fatica cronica

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La sindrome da fatica cronica (o CFS, acronimo di Chronic Fatigue Syndrome) è, come definita nel dicembre 1994 da un apposito gruppo internazionale di studio, una sindrome in cui si presentano le seguenti condizioni:

  • fatica cronica persistente per almeno 6 mesi che non è alleviata da riposo, che si esacerba con piccoli sforzi e che provoca una sostanziale riduzione dei livelli precedenti delle attività occupazionali, sociali o personali;
  • presenza regolare di quattro o più dei seguenti sintomi, anche questi per almeno 6 mesi:
  1. disturbi della memoria e della concentrazione tali da ridurre i precedenti livelli di attività occupazionale e personale;
  2. faringite;
  3. dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari;
  4. dolori muscolari e delle articolazioni senza infiammazioni o rigonfiamento delle stesse;
  5. cefalea di tipo diverso da quella presente eventualmente in passato:
  6. sonno non ristoratore;
  7. debolezza post esercizio fisico che perdura per almeno 24 ore.

Ci si può riferire al disturbo anche come a sindrome da fatica post-virale (PVFS dall'inglese post-viral fatigue syndrome, quando la condizione si manifesta in seguito a una malattia di tipo influenzale), encefalomielite mialgica (myalgic encephalomyelitis o ME), o diversi altri termini.

Il processo della malattia nella CFS presenta una gamma di anormalità neurologiche, immunologiche e del sistema endocrino. Sebbene sia classificata dall’Organizzazione mondiale della sanità sotto le malattie del sistema nervoso,[1] l’eziologia della CFS è al momento sconosciuta e non esistono un test diagnostico di laboratorio o un bio-marker.

Indice

[modifica] Risvolti sociali

Quelli sopra elencati erano disturbi del sistema nervoso rilevati da tempo, ma che non avevano ancora trovato una collocazione specifica nell'ambito della medicina per la difficoltà di trovare riscontri fisiologici precisi, contro pregiudizi culturali ancora molto diffusi. Ma già nel 1960 Pierre Daco condannava le discriminazioni sociali della patologia sul posto di lavoro e in famiglia.[2]

Spesso accade così che il malato sia bollato come "pigro" proprio da coloro che pur in buona fede, si "sforzano" di aiutarlo, ottenendo però il risultato di farlo sentire marginalizzato.

Da psicologo, Daco individuava il disturbo soprattutto nelle sue componenti sociali, osservando come la civiltà industriale moderna tenda a "[...] moralizzare la fatica stessa, e non siamo lontani dal considerarla una riprovevole mancanza di volontà." e dimostrando come quello che è in realtà un disturbo fisiologico sia imputato a una mancanza di volontà da parte della persona, ritenuta moralmente responsabile delle sue scelte e per questo condannata.

Bisogna ricordare inoltre che ogni individuo reagisce in modo diverso alla malattia e può sviluppare un alto numero di sintomi non precedentemente menzionati, quali ad esempio irritabilità, depressione, febbre, vista offuscata, confusione, dispepsia, aumento di peso.

La sindrome ricorre quasi esclusivamente in individui giovani o di mezza età, sia uomini che donne, mentre si conferma pressoché assente in età più avanzata.

Il totale disinteresse delle Autorità competenti fa sì che tale patologia non sia stata ancora riconosciuta come malattia e soprattutto come malattia debilitante e, quindi, nessuno mette a disposizioni fondi per la ricerca, per la cura dei malati e tanto meno aiuti economici. Ancora troppo pochi sono i medici che la conoscono veramente e che sono in grado di diagnosticarla prontamente e di seguire i pazienti che ne sono affetti.

[modifica] Cause

Le cause di questa sindrome, diffusa senza un concreto discriminante in tutto il mondo, sono tutt'ora oggetto di studio. Sono ipotizzati modelli multifattoriali; ad esempio, aspetti genetici ed ambientali, situazioni come un'intossicazione chimica, stress eccessivo, infezioni virali come l'Epstein-Barr o altri, si ipotizza che potrebbero attivare sintomi tipici della CFS.

[modifica] Rischi

È una patologia debilitante ed invalidante a tutti gli effetti: cambia lo stile di vita ed il modo di relazionarsi con gli altri e può portare a stati di depressione, di tipo secondario.

[modifica] Cura

Non essendo stata ancora accertata una causa scatenante non vi è, ad oggi, una cura che non sia il mero controllo dei sintomi; tuttavia, alcuni immunomodulatori, sembrano aver dato significativi miglioramenti della malattia rispetto a un campione che non ha assunto il farmaco.

Inoltre vengono molto usati gli antidolorifici per contrastare i due sintomi più invalidanti, dolori e difficoltà di concentrazione.

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Note

  1. ^ (EN)World Health Organization: ICD-10. URL consultato il 24-01-2011.
  2. ^ Pierre Daco, Les prodigieuses victoires de la psychologie moderne, Verviers, Marabout, 1960. ISBN 2-501-00151-6.Tr. it. Che cos'è la psicologia di Angelo Toninelli e Liliana Basile, Milano, Rizzoli, 15a ed. 1999, cap. 2, pp. 12-19. ISBN 88-17-11552-5. 4a ed. Collana BUR: 2006. ISBN 88-17-10766-2; ISBN 978-88-17-10766-2.
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