Sindrome da fatica cronica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Curly Brackets.svg
A questa voce o sezione va aggiunto il template sinottico {{Infobox malattia}}
Per favore, aggiungi e riempi opportunamente il template e poi rimuovi questo avviso.
Per le altre pagine a cui aggiungere questo template, vedi la relativa categoria.

La sindrome da fatica cronica (in lingua inglese chronic fatigue syndrome, sigla CFS) è, come definita nel dicembre 1994 da un apposito gruppo internazionale di studio, una sindrome caratterizzata da stanchezza e affaticamento cronici.

È una patologia debilitante ed invalidante a tutti gli effetti: cambia lo stile di vita ed il modo di relazionarsi con gli altri e può portare a stati di depressione, di tipo secondario.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Vari disturbi correlati al sistema nervoso sono stati rilevati da tempo, ma non avevano ancora trovato una collocazione specifica nell'ambito della medicina per la difficoltà di trovare riscontri fisiologici precisi, contro pregiudizi culturali ancora molto diffusi.

Nel 1960 lo psicologo Pierre Daco individuava il disturbo soprattutto nelle sue componenti sociali, osservando come la civiltà industriale moderna tenda a «[...] moralizzare la fatica stessa, e non siamo lontani dal considerarla una riprovevole mancanza di volontà»; Daco dimostra come quello che è in realtà un disturbo fisiologico sia imputato a una mancanza di volontà da parte della persona, ritenuta moralmente responsabile delle sue scelte e per questo condannata.

Lo studioso condannava le discriminazioni sociali della patologia sul posto di lavoro e in famiglia, [1] poiché spesso accadeva che il malato fosse bollato come "pigro" proprio da coloro che, pur in buona fede, si "sforzavano" di aiutarlo, ottenendo però il risultato di farlo sentire emarginato.

Sebbene oggi sia stata classificata dall’Organizzazione mondiale della sanità sotto le malattie del sistema nervoso,[2] l’eziologia della CFS è al momento sconosciuta e non esiste un test diagnostico di laboratorio o un bio-marker.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

La sindrome ricorre prevalentemente in individui giovani o di mezza età,con una prevalenza delle donne sugli uomini di 1.8[3], ma può presentarsi in bambini ed in soggetti di età avanzata.

Bisogna ricordare inoltre che ogni individuo reagisce in modo diverso alla malattia e può sviluppare un alto numero di sintomi non precedentemente menzionati, quali ad esempio febbre, vista offuscata,problemi intestinali, confusione, dispepsia, aumento di peso.

Essa presenta una gamma di anormalità neurologiche, immunologiche e del sistema endocrino. Generalmente ricorrono:

  • fatica cronica (es. astenia) persistente per almeno 6 mesi che non è alleviata da riposo, che si esacerba con piccoli sforzi e che provoca una sostanziale riduzione dei livelli precedenti delle attività occupazionali, sociali o personali;
  • presenza regolare di quattro o più dei seguenti sintomi, anche questi per almeno 6 mesi:
  1. disturbi della memoria e della concentrazione tali da ridurre i precedenti livelli di attività occupazionale e personale;
  2. faringite;
  3. dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari;
  4. dolori muscolari e delle articolazioni senza infiammazioni o rigonfiamento delle stesse;
  5. cefalea di tipo diverso da quella presente eventualmente in passato:
  6. sonno non ristoratore;
  7. debolezza post esercizio fisico che perdura per almeno 24 ore.

Ci si può riferire al disturbo anche come a sindrome da fatica post-virale (PVFS dall'inglese post-viral fatigue syndrome, quando la condizione si manifesta in seguito a una malattia di tipo influenzale), encefalomielite mialgica (myalgic encephalomyelitis o ME).

Cause[modifica | modifica sorgente]

Le cause di questa sindrome, diffusa senza un concreto discriminante in tutto il mondo, sono tuttora oggetto di studio.

Sono ipotizzati modelli multifattoriali; ad esempio, aspetti genetici ed ambientali, situazioni come un'intossicazione chimica, infezioni virali come l'Epstein-Barr o altri, quali ad esempio infezioni batteriche da Streptococcus pyogenes A, si ipotizza che potrebbero attivare sintomi tipici della CFS.

Cure[modifica | modifica sorgente]

Non essendo stata ancora accertata una causa scatenante non vi è, ad oggi, una cura che non sia il mero controllo dei sintomi; tuttavia, alcuni immunomodulatori sembrano aver dato significativi miglioramenti della malattia rispetto a un campione che non ha assunto il farmaco.

Inoltre vengono molto usati gli antidolorifici per contrastare i due sintomi più invalidanti, dolori e difficoltà di concentrazione.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pierre Daco, Les prodigieuses victoires de la psychologie moderne, Verviers, Marabout, 1960. ISBN 2-501-00151-6.Tr. it. Che cos'è la psicologia di Angelo Toninelli e Liliana Basile, Milano, Rizzoli, 15a ed. 1999, cap. 2, pp. 12-19. ISBN 88-17-11552-5. 4a ed. Collana BUR: 2006. ISBN 88-17-10766-2; ISBN 978-88-17-10766-2.
  2. ^ (EN) World Health Organization: ICD-10. URL consultato il 24 gennaio 2011.
  3. ^ why-is-the-prevalence-of-chronic-fatigue-syndrome-higher-in-women-than-in-men.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]