Khalil Gibran

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« Non chiamare stolto nessuno tra voi, giacché in verità noi non siamo né saggi né stolti. Siamo verdi foglie sull'albero della vita, e la vita stessa è al di là della saggezza e, certo, al di là della stoltezza. »
(K . Gibran, da Il Giardino del Profeta)
Kahlil Gibran, aprile 1913.
Foto di Fred Holland Day.

Khalil Gibran (in arabo: جبران خليل جبران Jubrān Khalīl Jubrān) (Bsharri, 6 dicembre 1883New York, 10 aprile 1931) è stato un poeta, pittore e filosofo libanese.

Kahlil Gibran signature.svg

Libanese di religione cristiano-maronita emigrò negli Stati Uniti; le sue opere si diffusero ben oltre il suo paese d'origine: fu tra i fondatori, insieme a Mikha'il Nu'ayma (Mikhail Naimy), dell'Associazione della Penna (al-Rābiṭah al-Qalamiyyah), punto d'incontro dei letterati arabi emigrati in America. La sua poesia venne tradotta in oltre 20 lingue, e divenne un mito per i giovani che considerarono le sue opere come breviari mistici. Gibran ha cercato di unire nelle sue opere la civiltà occidentale e quella orientale.
Fra le opere più note: Il Profeta (scritto in inglese)[1] e Massime spirituali.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La gioventù in Libano[modifica | modifica sorgente]

Gibran Khalil Gibran nacque in Libano (allora parte dell'Impero ottomano), nella città maronita di Bsharri, nel nord montagnoso del paese.
A causa della condizione precaria della famiglia Gibran non ebbe una educazione formale, anche se fu istruito da alcuni preti sulla Bibbia, la lingua siriaca e quella araba. Fu in questo periodo che Gibran iniziò a sviluppare le idee che ispirarono i suoi primi lavori (come Il Profeta).
Il padre di Gibran, un esattore, fu imprigionato per peculato e le autorità ottomane confiscarono tutti i suoi beni, compresa la casa di famiglia, prima di rilasciarlo nel 1894.
Mentre il padre rimase in Libano, la madre di Gibran, Kamila, decise di trasferirsi con i figli (Khalil, le sorelle Mariana e Sultana, il fratellastro Boutros/Peter) presso suo fratello, che era già emigrato negli Stati Uniti (a New York): qui approdarono il 17 giugno 1895.

Gioventù ed educazione americana[modifica | modifica sorgente]

Subito dopo l'arrivo a New York, la famiglia si trasferì a Boston, dove allora viveva la seconda comunità siriana più grande d'America, compresi altri parenti; la madre cominciò a lavorare come merciaia ambulante. Dal 30 settembre 1895 Gibran frequentò la sua prima scuola a Boston, dove l'insegnante di inglese lo persuase a cambiare il suo nome completo, Jibran Khalil Jibran, in Kahlil Gibran, con modifica della grafia originaria (Khalil) per adattamento alla pronuncia americana. Gibran si iscrisse poi ad un istituto d'arte, dove mostrò una particolare inclinazione per il disegno, attirando l'attenzione del fotografo, all'epoca all'avanguardia, Fred Holland Day: già nel 1898 un editore pubblicava alcuni suoi disegni come copertine. Holland Day gli fece conoscere la scrittrice Josephine Peabody, che più tardi avrebbe esercitato su di lui un'influenza benefica e stimolante.

Breve rientro in Libano[modifica | modifica sorgente]

Nel 1899, dietro consiglio della madre, Gibran fece ritorno in Libano, dove si iscrisse al College de la Sagesse, una scuola superiore maronita di Beirut. Qui frequentò anche corsi di letteratura araba e fu attratto dalla letteratura romantica francese, fondò una rivista letteraria studentesca e fu eletto "poeta del collegio". La vita in comune con il padre, nel frattempo, divenne insostenibile, tanto che Gibran decise di ritornare in America, dopo aver terminato diligentemente gli studi nel 1902.

Ritorno in America[modifica | modifica sorgente]

Rientrato a Boston, apprese della morte di Sultana, appena quattordicenne, per tubercolosi; l'anno successivo fu testimone anche della morte di Boutros, sempre per tubercolosi, e della madre, di tumore. Successivamente Gibran decise di vendere la merceria, aperta dalla madre anni prima, non sentendosi portato per un simile lavoro. Sua sorella Mariana dovette mantenere entrambi lavorando presso una sartoria. Nel frattempo Gibran venne introdotto in un circolo molto esclusivo di intellettuali, da Josephine Peabody, che divenne sua amante. Li rendeva simili l'indipendenza e la fierezza di carattere. La passione svanì ben presto e nel 1904, in occasione della sua prima mostra, alla galleria di Day, Gibran fece conoscenza con Mary Elizabeth Haskell di cui si innamorò perdutamente dedicandogli moltissime lettere. Ma il suo amore era puramente platonico. Lei era di dieci anni più anziana e ammiratrice delle sue opere. Tramite lei ebbe la possibilità di esporre le sue opere nell'istituto dove la Haskell era preside. Negli anni che vanno dal 1904 al 1908 collaborò con il giornale al-Muhajir (L'emigrante) nella stesura di articoli dedicati agli arabi. Inoltre si intensificava sempre più il legame con la Haskell. Visto l'amore di entrambi per le lettere, nacque una duratura comunanza letteraria che, grazie ai preziosi consigli di natura linguistica di Mary, avrebbe dato a Gibran negli anni futuri la possibilità di scrivere in inglese. Nonostante la loro discrezione pubblica, la loro corrispondenza rivela una forte intimità.

Viaggi in Europa[modifica | modifica sorgente]

La Haskell nell'anno 1908 gli fece dono di un viaggio a Parigi, dandogli la possibilità di studiare arte con Auguste Rodin per due anni. Gibran accettò volentieri ed a Parigi studiò Nietzsche, Voltaire, Rousseau, oltre a pittura presso l'accademia Julian, dove conobbe l'artista e amico per la vita Youssef Howayek. Si recò brevemente a Londra con l'amico e scrittore arabo Amin al-Rihani (Ameen Rihani) che ammirava moltissimo. Nell'anno 1909 morì il padre e Gibran, avuta notizia della benedizione in punto di morte del genitore, ne fu confortato.

Ritorno definitivo in America[modifica | modifica sorgente]

Ritornato negli Stati Uniti, riprese gli studi d'arte a Boston. In America, dove le sue opere vennero esposte in centinaia di gallerie, trascorse gli ultimi vent'anni di vita, mentre la sua fama superava i confini del continente americano arrivando presto in tutto il mondo.

Morte ed eredità[modifica | modifica sorgente]

Gibran morì a New York il 10 aprile 1931 di cirrosi epatica e tubercolosi incipiente a uno dei polmoni. Aveva sempre espresso il desiderio di essere sepolto in Libano, dove la sua salma fu subito trasportata con grandi onori; il desiderio fu realizzato appieno nel 1932, quando la sorella Mariana e Mary Haskell acquistarono il Monastero Mar Sarkis (San Sergio) in Libano.

La corrispondenza tra Gibran e Mary Haskell è archiviata presso la University of North Carolina Library. Una collezione di un centinaio di opere d'arte è conservata al Telfair Museum of Art di Savannah (Georgia).

Produzione letteraria[modifica | modifica sorgente]

La lingua[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte dei primi scritti di Gibran fu in arabo, ma dopo il 1918 pubblicò quasi esclusivamente in inglese. Il suo primo libro in questa lingua, pubblicato dalla casa editrice Alfred Knopf nel 1918, fu The Madman (Il folle), un breve volumetto di aforismi e parabole scritti in cadenza biblica, a mezza via tra poesia e prosa.

Gibran partecipò anche alla Associazione della Penna, nota anche come i "poeti d'emigrazione" (al-mahjar), assieme ad altri autori libanesi americani come Amin al-Rihani ("il padre della letteratura libanese-americana"), Elia Abu Madi e (Elia D. Madey) Mikha'il Nu'ayma (Mikhail Naimy), amico intimo e grande conoscitore della letteratura araba, il cui nipote, Samir, sarebbe figlioccio di Gibran.

I temi[modifica | modifica sorgente]

Molti degli scritti di Gibran hanno per argomento il cristianesimo, in particolare il tema dell'amore spirituale. La sua opera poetica si distingue per l'uso di un linguaggio formale e per osservazioni sui temi della vita mediante termini spirituali.

L'opera più nota di Gibran è Il Profeta, un volume composto di 26 saggi poetici pubblicato nel 1923 e tradotto in più di 20 lingue. Durante gli anni sessanta, Il Profeta fu popolarissimo nella controcultura americana e nei movimenti New Age e resta tuttora celebre.

Juliet Thompson riferì che Gibran le aveva detto di aver pensato ad `Abdu'l-Bahá, allora guida della religione Bahá'í, durante tutta la stesura de Il Profeta. La figura di `Abdu'l-Bahá influenzò anche Gesù, il Figlio dell'Uomo (Jesus, The Son of Man), un'altra sua opera. È assodato che in questi anni Gibran dipinse due ritratti di `Abdu'l-Bahá.[2]

Uno dei suoi versi in inglese più notevoli appare in Sabbia e spuma (Sand and Foam, 1926): Half of what I say is meaningless, but I say it so that the other half may reach you (Metà di quel che dico non ha senso, ma lo dico perché l'altra metà possa giungere a te).[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Benché la maggior parte delle sue opere sia stata scritta in arabo, la maggioranza di quelle pubblicate dopo il 1918 fu redatta in lingua inglese.
  2. ^ "Khalil Gibran and the Bahá'í Faith", estratti da World Order, A Baha'i Magazine, Vol. 12, Number 4, Summer, 1978, pages 29-31
  3. ^ John Lennon lo incluse, in forma appena modificata, nella canzone Julia dall'album The Beatles (noto come The White Album) (1968) dei Beatles

Bibliografia delle principali traduzioni delle opere in lingua italiana[modifica | modifica sorgente]

  • Lettere a Mayy di Gibràn Khalìl Gibràn, versione dall'arabo di M.A. De Luca, prefazione di A. Borruso, in Quaderni del Mediterraneo, 2, 1981, pp. 23–131.
  • K. Gibran, Lazzaro e la sua amata, introduzione, traduzione e commento di B. Pirone, in Quaderni di Terra Santa, Gerusalemme 1982.
  • K. Gibran, I segreti del cuore, a cura di N. Crocetti, Guanda, Milano 1982.
  • K. Gibran, Il giardino del Profeta, a cura di N. Crocetti, SE, Milano 1986.
  • K. Gibran, Il folle, a cura di I. Farinelli, SE, Milano 1988.
  • K. Gibran, Il precursore, a cura di G. Angarano, Guanda, Milano 1988.
  • K. Gibran, Il vagabondo, a cura di I. Farinelli, SE, Milano 1988.
  • K. Gibran, Gli dei della terra, a cura di I. Farinelli, SE, Milano 1989.
  • K. Gibran, Il pianto e il sorriso, a cura di L. Carra, Guanda, Milano 1989.
  • K. Gibran, Sabbia e schiuma, a cura di I. Farinelli, SE, Milano 1990.
  • K. Gibran, Frammenti ritmati, traduzione di C. M. Guzzetti, SEI, Torino 1991.
  • K. Gibran, La voce del maestro, a cura di I. Farinelli, SE, Milano 1991.
  • K. Gibran, Le tempeste, a cura di V. Colombo, Feltrinelli, Milano 1991.
  • K. Gibran, Massime spirituali, a cura di G. e I. Farinelli, SE, Milano 1992.
  • K. Gibran, Tutte le poesie e i racconti, a cura di T. Pisanti, Newton Compton, Roma 1993.
  • K. Gibran, Il miscredente, traduzione di R. Rossi Testa e Y. Tawfik, Guanda, Milano 1994.
  • K. Gibran, Le ninfe della valle, a cura di H. Haidar, traduzione di G. Angarano, TEA, Milano 1994.
  • K. Gibran, Scritti orientali, a cura di G. e I. Farinelli, SE, Milano 1994.
  • K. Gibran, Spiriti ribelli, a cura di R. Rossi Testa e Y. Tawfik, traduzione di G. Angarano, Guanda, Milano 1995.
  • K. Gibran, Versi spirituali, a cura di R. Rossi Testa e Y. Tawfik, Guanda, Parma 1995.
  • K. Gibran, Lettere d’amore. Corrispondenza con Mayy Ziyadah, cura e traduzione di V. Colombo, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 1996.
  • K. Gibran, Le lettere d’amore del profeta, a cura di P. Coelho, Bompiani, Milano 1998.
  • K. Gibran, Ali spezzate, a cura di A. Perduca, Edizioni, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2000.
  • K. Gibran, Pensieri e meditazioni, traduzione di M.C. Scotto di Santillo, Edizioni Mediterranee, Roma 2000.
  • K. Gibran, Lazzaro e il suo amore, introduzione e traduzione di F. Medici, postfazione di K. Gibran e J. Gibran, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2001.
  • K. Gibran, Iram dalle alte colonne, a cura di Y. Tawfik e R. Rossi Testa, L'Età dell'Acquario (Lindau), Torino 2002.
  • K. Gibran, Tesori dello Spirito, a cura di S. Bushrui, traduzione di R. Terrone, Armenia, Milano 2002.
  • K. Gibran, Il cieco, traduzione e commento di F. Medici, prefazione di K. Gibran e J. Gibran, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2003.
  • K. Gibran, La stanza del profeta, scritti inediti tradotti e commentati da F. Medici, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2004.
  • K. Gibran, Il Profeta, nuova edizione curata e tradotta da F. Medici, con i manoscritti e le illustrazioni originali dell'Autore, testo originale inglese a fronte, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2005.
  • K. Gibran, Gesù, il figlio dell’uomo, introduzione e traduzione di E. Scognamiglio, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2006.
  • K. Gibran, Scritti dell’ispirazione, traduzione di E. Dornetti, Feltrinelli, Milano 2006.
  • K. Gibran, Venti disegni, a cura di F. Medici, con un saggio di A. Raphael, prefazione di E. Scognamiglio, postfazione di C. Ferrari, con due testi del Poeta, testo arabo originale a fronte, Edizioni Giuseppe Laterza, Bari 2006.
  • K. Gibran, La notte ti parlerò d’amore, a cura di H. Haidar, Piemme, Casale Monferrato (AL) 2007.
  • Mio amato profeta. Lettere d’amore di Kahlil Gibran e Mary Haskell, a cura di V. Hilu, introduzione all'edizione italiana di I. Farinelli, Edizioni Paoline, Milano 2007.
  • Poeti arabi a New York. Il circolo di Gibran, introduzione e traduzione di F. Medici, prefazione di A. Salem, Palomar, Bari 2009.
  • K. Gibran, Come fiori nella polvere, a cura di H. Haidar, Piemme, Milano 2010.
  • K. Gibran, Il profeta e il bambino, inediti e testimonianze raccolti e tradotti da F. Medici, Editrice La Scuola, Brescia 2013.
  • A. Rihani, Il Libro di Khalid, illustrazioni originali di K. Gibran, traduzione e cura di F. Medici, prefazione di P. Branca, postfazione di K.F. Allam, Mesogea, Messina 2014.

Bibliografia della critica e degli interventi in lingua italiana[modifica | modifica sorgente]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

  • Iram la città dalle alte colonne, regia di Davide Cincis, con Simone Mariani, Julio Solinas, Loretta Rossi Stuart, produzione: Associazione Culturale AXV, in collaborazione con Associazione Culturale Globi Distratti, con il supporto di IMAIE, sottotitoli in inglese, Italia 2005 (vincitore del premio Akab Short Movie Festival 2006).
  • Nel 2011 il regista britannico Gary Tarn trae un film dal suo capolavoro Il Profeta, intitolato The Prophet.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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