Buddhismo tibetano

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« Gli insegnamenti sono molto importanti, ma dobbiamo praticare un po’ ogni giorno: senza l’azione non si arriva ad alcun cambiamento. »
(Thamthog Rinpoce)

Il Buddhismo tibetano è una delle correnti della dottrina buddhista (ed in particolare del Buddhismo Vajrayana), diffusasi in Tibet.

Buddhismo
Vajrasattva Tibet.jpg
Mahāyāna Vajrayāna
Paesi
BhutanMongolia
GiapponeTibet
Insegnamenti
BodhisattvaBodhicitta
VacuitàKaruna
Natura di BuddhaPrajna
TrikayaAdhiBuddha
MādhyamikaVijnanavada
MahamudraTre Radici
MantraDharani
MudraMandala
Sutra
Prajnaparamita
Mahāvairocanāsūtra
Vajraśekhara-sūtra
Susiddhi-kara-mahā-tantra-sādhanôpāyika-paṭala
Tantra
KriyatantraCaryatantra
YogatantraAnuttarayogatantra
Maestri
NāgārjunaKūkai
Scuole
Shingon

Storia[modifica | modifica sorgente]

Monaci nel monastero di Rumtek, Sikkim

Storia antica[modifica | modifica sorgente]

Monastero di Lamayuru

Secondo il mito, la prima introduzione del Buddhismo in Tibet risalirebbe al 173 (regno di Lha Thothori Nyentsen).

Durante il regno del re Songten Gampo (Sron-btsan sGam-po) (617 - 649), alcuni ministri furono inviati in India allo scopo di apprendere la lingua e la scrittura indiane, sulle quali il moderno sillabario tibetano è modellato; grazie alle due mogli buddhiste del re, fu portata la prima statua buddhista in Tibet. Ma la religione si diffuse e si arricchì solo durante il regno di Trhisong Detsen (nato nel 742, regnante dal 755, morto nel 798), anche attraverso il contributo Shantarakshita di Padmasambhava (in tibetano Guru Rinpoche), famoso mahasiddha "detentore di tutto il Tantra" giunto nel 786 dal regno dell'Uḍḍiyana.

Verso il IX secolo la serie dei "Re Religiosi" terminò; fra questi sovrani, Lang Dharma perseguitò la religione dal 798 al 842.

Si ebbe, in seguito, una "seconda introduzione" del buddhismo in Tibet attraverso l'opera di guru e lama indiani e tibetani, di traduttori e di loro ospiti come il re Lha Lama Yeshe Ö (che invitò un maestro indiano, Atisha, XI secolo), i traduttori Rinchen Zangpo e Legpai Sherab. In questo periodo sorsero le tre differenti "scuole" (Sakya, Kagyu e Kadam), oltre alla tradizione antica, Nyingma (risalente direttamente a Padmasambhava). Tsongkapa fu il fondatore della scuola dei Gelug con la riforma di quella Kadam utilizzando principalmente gli insegnamenti di Atisha (fondatore della tradizione Kadam).

A partire dal XII/XIII secolo, il Tibet fu sotto l'influenza dei Mongoli (il quarto Dalai Lama, Yonten Gyatso, era di famiglia mongola), che si appoggiarono alla scuola Sakya: nel 1253 Kubla Khan offrì a Drogön Chögyal Phagpa alcune province del paese.

Il primo Dalai Lama, Gedun Drub regnò nel XIV secolo (1391 - 1474); l'importanza della scuola Gelug e delle istituzioni loro collegate, tuttavia, crebbe considerevolmente solo nel XVI secolo: Sonam Gyatso (1543-1588) si assegnò per primo il titolo di Dalai Lama, (i due predecessori furono riconosciuti come tali solo a posteriori): a dimostrazione dell'influenza mongola sul paese, "Dalai" è parola mongola (letteralmente significa "oceano") e "Lama" è tibetano per "maestro". Secondo la tradizione, Altan Khan si rivolse a Sonam Gyatso come "oceano di saggezza"[1].

Il Potala, residenza storica dei Dalai Lama

Ngawang Lobsang Gyatso il quinto Dalai Lama, fu un grande accentratore ed organizzatore, e strinse alleanza sia con i Mongoli che con gli imperatori Qing dei Manciu.

Il Dalai Lama Thupten Gyatso (1876-1933) riuscì a tenere il paese intatto nonostante le numerose pressioni esterne[2]. Il governo dei Manciu tentò, dopo la sua fuga, di deporlo ed al suo ritorno dalla Mongolia dovette nuovamente fuggire in India, cercando l'aiuto dei britannici, che però rimasero neutrali. Nel 1911, in ogni caso, l'influenza dei Manciu sul Tibet svanì, in seguito al crollo della dinastia dell'Impero.

In occidente la percezione del buddhismo tibetano è stata inizialmente influenzata dai resoconti dei primi missionari cattolici e, in seguito, gli studiosi anglicani (Waddell e Davis) lo paragonarono erroneamente al cattolicesimo. Ai loro occhi il "lamaismo", così lo definirono[3], oltre a diverse somiglianze formali era ricco di riti e faceva un largo uso di opere d'arte.

L'invasione cinese[modifica | modifica sorgente]

A partire dal 1950, con l'esercito guidato da Chang Kuo-hua[4], i cinesi occuparono parte del Tibet, data la sua importanza strategica soprattutto nel momento in cui le tensioni fra Cina ed India andavano acuendosi e quando sul fronte interno, per limitare il malcontento delle nazionalizzazioni, occorreva distrarre il popolo dai problemi quotidiani con una "guerra di liberazione popolare"[5]. Diversi dettagli sono stati in seguito rivelati da opere di narrativa come "La spia sul tetto del Mondo"[6], nella quale l'autore inglese Sydney Wignall racconta la sua missione di spionaggio del 1955 e rivela che il buddhismo, le istituzioni e le pratiche religiose erano fatte oggetto di attacco da parte della forza occupante[7], e si ebbero stragi e distruzioni di monasteri e opere d'arte.

Il regime cinese ha operato per affievolire il rapporto tradizionalmente esistente tra i monasteri e la popolazione. Ogni monastero ha oggi bisogno di un atto ufficiale di registrazione, a concedere o a rifiutare il quale sono le autorità cinesi.

Diventare monaco e andare a vivere in un monastero, secondo una ricerca del giornale italiano "L'Avvenire", sarebbe quindi una decisione che spetta al governo. Inoltre, è il partito e solo il partito che decide se si è "ufficialmente" monaci. Esiste una sorta di "numero chiuso" dei religiosi. E c'è persino una lista d'attesa. Si entra solo alla morte o in sostituzione di un altro monaco: e il "subentro" è deciso o respinto dal regime. Gli stessi orari di apertura dei monasteri sono decisi dall'autorità burocratica. Infine, sempre secondo lo stesso studio, il regime si avvale dello strumento della "rieducazione patriottica": sedute di indottrinamento forzato a cui sono sottoposti periodicamente i religiosi tibetani[8].

Lignaggi del Buddhismo tibetano[modifica | modifica sorgente]

Monastero di Samye

I Lignaggi del Buddhismo Tibetano sono le principali correnti di trasmissione degli insegnamenti del Buddhismo in Tibet e nelle aree in cui si è storicamente diffuso il Buddhismo Tibetano.

I Lignaggi hanno come base determinati monasteri (usualmente ogni monastero afferisce ad un Lignaggio, anche se vi sono monasteri che ne accolgono più di uno) dove gli insegnamenti sono ripartiti e trasmessi secondo linee diverse. Non sono però insegnamenti esclusivi: i riti di una scuola possono essere assunti anche da altre, così come particolari culti di divinità tantriche o di particolari Yidam o determinati cicli tantrici.

Il Lignaggio contiene una serie di dottrine da praticare con una serie di esperienze fisiche e mentali guidate da uno o più Lama qualificati i quali abbiano ricevuto da altri Lama le specifiche Trasmissioni, Iniziazioni e autorizzazioni.[9] ha la possibilità di impartire quelle Iniziazioni (Wangkur), Trasmissioni Orali (Lung / Ka-Lung) insegnamenti generali e istruzioni specifiche di meditazione da cui trarre autonomamente delle conclusioni e con cui conseguire i propri fini. Un esempio è la meditazione Dzogchen, sviluppata in ambito Nyingmapa avendo come origine Guru Rinpoche, Vimalamitra e altri, e poi diffusasi principalmente nel Lignaggio Kagyupa specialmente in seguito all'attività del 3º Karmapa Rangjung Dorje[senza fonte] e poi in molti Lignaggi esistenti in Tibet e nella regione himalayana, forse un po' meno nel Lignaggio Gelugpa.

Sempre nel lignaggio Nyingmapa esiste tuttora, a partire da Guru Rinpoche (Guru Padmasambhava dell'Uddiyana) il lignaggio dei Terma, Testi di insegnamenti o oggetti sacri di particolarissimo valore, scritti o comunque prodotti a beneficio delle generazioni successive immerse nelle difficoltà e sofferenze del Kaliyuga comunemente tradotto come "era delle cinque degenerazioni" insegnando tecniche, rituali, meditazioni e procedimenti di ogni tipo per beneficiare gli esseri senzienti nel Kaliyuga, sottoposti a grandi sofferenze e difficoltà di ogni tipo.

Nyingmapa[modifica | modifica sorgente]

Il Nyingmapa (rÑin-ma-pa: "Lignaggio degli Antichi") fu originato dagli insegnamenti di Padmasambhava, Shantarakshita e Vimalamitra (principalmente) nel VIII secolo. Costituisce la "prima diffusione" del Buddhismo, o meglio Buddhadharma. In Tibet era principalmente incentrato sulla pratica del Vajrayana, a partire dai Tantra inferiori fino a quello che nel sistema Nyingmapa viene chiamato Mahayoga; è all'incirca equivalente agli Anuttarayogatantra dei Lignaggi della seconda traduzione[10]. I due altri Tantra esclusivi di tale Lignaggio sono l'Anuyoga e il Maha Ati Yoga, quest'ultimo conosciuto in occidente con il termine tibetano "Dzok Chen" o estesamente "Dzokpa Chenpo", quasi sempre tradotto come "Grande Perfezione" e qualche volta come "Grande Completamento". La tradizione Nyingmapa si differenzia dagli altri Lignaggi anche per una diversa ripartizione dei Tantra e per differenze nei Testi accettati nel Canone Tibetano.

Il Dalai Lama ha definito lo Dzok Chen come "il pinnacolo dei nove veicoli", sia durante alcuni suoi insegnamenti pubblici sia in un suo libro[11].

Kagyüpa[modifica | modifica sorgente]

Il Kagyüpa (bKa'-brgyud-pa: "lignaggio della trasmissione orale") è disceso dalla linea di insegnamenti della "seconda diffusione" del Buddhismo in Tibet, che risale, considerando che si sta parlando del Lignaggio breve (in quanto esiste anche un Lignaggio lungo), al Buddha Vajradhara, Dorje Chang, che fu il Lama Radice del Mahasidda indiano Tilopa (sono famose le sue parole: Io non ho avuto un Guru umano, il mio Guru è Vajradhara).

Tilopa ebbe come discepolo principale Naropa, che fu il supremo Guru, insieme al Mahasiddha Maitripa, del tibetano Marpa, il cui discepolo laico tibetano principale fu Milarepa, Mahasiddha tibetano, noto aver più volte meditato sulle montagne himalayane anche in pieno inverno vestito solo di una leggera veste di cotone bianco; insegnava spesso tramite i "mgur" (in tibetano) o "Doha" in sanscrito (in italiano canti mistici), in cui dava insegnamenti all'impronta delle sue esperienze e realizzazioni. Milarepa avrebbe poi realizzato lo stato di Buddha in una sola esistenza e non in innumerevoli vite come secondo questa religione accadrebbe la maggior parte delle volte. A Milarepa è attribuito che di sé abbia detto: «In un solo corpo e in una sola vita... [realizzò la Buddità insorpassabile]». Mila Shepa Dorje ebbe principalmente due discepoli che dichiarò essere uno simile al Sole e uno simile alla Luna: il primo era Gampopa o Dagpo Lha Je, monaco e medico, un grande essere profetizzato dal Buddha stesso.

Monaco proveniente dalla tradizione Kadampa, Gampopa scelse come suo Lama Radice Milarepa, entrando così nel Lignaggio Kagyu nel quale introdusse elementi di Lam Rim Kadampa e probabilmente anche la tradizione monastica. Il discepolo simile alla Luna fu un laico, un praticante che era diventato discepolo di Milarepa all'età di undici anni e il suo nome era Rechungpa o Rechung Dorje Drakpa. Di Gampopa fu discepolo, fra gli altri, Dü Sum Khyenpa (colui che conosce i tre tempi, passato, presente e futuro), il primo Karmapa.

Il Lignaggio breve Karma Kagyu è quindi: Lama Dorje Chang (Guru Vajradhara), Tilopa, Naropa, Marpa, Milarepa, Gampopa e i Karmapa essi stessi profetizzati dal Buddha Shakyamuni in vari Testi quali ad esempio il "Samadhirajasutra" e il "Lankavatarasutra; nel Mahaparinirvanasutra il Buddha profetizzò invece il grande Guru di Uddiyana, guru Rinpoche. Insegnamenti fondamentali dei Kagyupa sono quelli riguardanti i "mezzi abili" come ad esempio i sei Yoga di Naropa e i sei Yoga di Niguma e la consapevolezza primordiale (Yeshe) della Mahamudra (in sanscrito), Chak Chen (in tibetano).

Kadampa[modifica | modifica sorgente]

Il Kadampa (bKa'-gdams-pa: "lignaggio di quelli legati dal precetto") è un lignaggio della "seconda diffusione" del Buddhismo in Tibet, fondato dal Maestro bengalese Atisha (anch'egli discepolo di Naropa); ebbe il ruolo di fondatore del Lignaggio Kadampa. Basato sull'austerità monastica, rispetto delle regole monacali del Vinaya, e sullo studio della Prajñaparamita nel XV secolo, il lignaggio Kadampa fu riformato da Lama Tsong Khapa prendendo vari nomi quali Ghedenpa e Gelugpa (quest'ultimo è quello comunemente usato). Il discepolo principale di Atisha fu Drom Tönpa.

Shijepa[modifica | modifica sorgente]

Lo Shijepa (Zhi-byed-pa) è un lignaggio diffuso in Tibet dal Mahasiddha indiano Padampa Sangye (Pha-dam-pa Sangs-rgyas) nel XI secolo ed è particolarmente indirizzato alle tecniche dell'eliminazione dei "demoni". Ma gCig fu l'esponente che maggiormente elaborò questa dottrina nel gCod[12].

Jonangpa[modifica | modifica sorgente]

Il discepolo del kashmiro Candranatha, Dolpopa Sherab Gyaltsen (Shes-rab rgyal-mtshan) (1292-1361) fondò in Tibet il Lignaggio Jonangpa (Jo-nang-pa) che in realtà non era che il nome del Monastero nel quale Dolpopa Sherab Gyaltsen entrò a studiare. Il Monastero di Jonang era originariamente Sakyapa e Dolpopa lo trasformò nella Sede principale del suo nuovo Lignaggio che appunto prese il nome di Jonangpa, quello del Monastero. Questo lignaggio oggi non è estinto, ma quasi, esiste ancora in Tibet qualche importante Monastero di questo Lignaggio ma la sua importanza esiste in un altro modo, la sua influenza data dalla visione Shengtong si è diffusa nelle altre Scuole, specialmente la Kagyupa e la Nyingmapa che hanno integrato quasi tutto della Visione Filosofica Shentong anche se esistono molte differenze importanti tra quelle attuali e quella originale di Dolpopa Sherab Gyaltsen. Gli insegnamenti che deteneva originariamente il Lignaggio Jonangpa sono conservati nelle Scuole Kagyu e Nyingma e parzialmente anche in quella Sakya (il grande e famoso Lama Shakya Chokden, contemporaneo del famosissimo Lama Gorampa, Sakyapa, accettava la Visione Shentong). È stato definito "un lignaggio eterodosso", ma secondo altre analisi fu un lignaggio pienamente attinente agli insegnamenti del Buddha (Sakyamuni); è stato inoltre supposto che tali insegnamenti furono talmente profondi da preoccupare grandi lama di altre tradizioni (praticamente Gelugpa) poiché praticanti con capacità di comprensione inferiori o intermedie potevano rimanere confusi e arrivare a conclusioni devianti rispetto all'autentico insegnamento del Buddha.[senza fonte]

Questo lignaggio di insegnamenti giunse dall'India quando il Buddhismo si stava oramai estinguendo; si è detto che questo lignaggio sia stato oggetto di contaminazioni Shivaite ma, stando ai grandi lama detentori anche di tali insegnamenti, lama e Rinpoche Nyingmapa, Sakyapa e Kagyupa (in quest'ultimo caso si può nominare Khenchen Thrangu Rinpoche) non sarebbe corretto giudicarlo errato o contaminato da varie e altre visioni filosofiche non Buddhiste Shivaite o altre.[senza fonte]

Le ipotizzate influenze del "tardo" Yogacara o dello Shivaismo sono contestate in quanto sarebbero frutto di analisi compiute con mentalità occidentale ed accademica.

Gli insegnamenti centrali del lignaggio Jonangpa erano incentrati sul Kalachakratantra e imperniati sulla "Tathagatagarbha" (tradotta di frequente come "natura di Buddha"): effettivamente una traduzione centrata anche perché Tathagata è un altro titolo del Buddha. Secondo Thrangu Rinpoche, il Buddha Sakyamuni girò tre volte la ruota del Dharma e cioè diede tre cicli di insegnamenti: il primo si incentrava sulle "quattro nobili verità", cioè la verità dell'esistenza della sofferenza, dato comune e riscontrabile dall'esperienza di chiunque, niente di metafisico; la seconda nobile verità spiegava l'origine della sofferenza, la terza la cessazione della sofferenza e la quarta la via per ottenere la cessazione della sofferenza, il Nirvana Hinayana (niente di metafisico).

Questo primo ciclo di insegnamenti era diretto a coloro che erano capaci di riconoscere la sofferenza inerente al Samsāra e che di conseguenza avevano sviluppato il forte desiderio di liberarsene: questi erano individui dotati della cosiddetta "motivazione intermedia", mirando cioè non ad ottenere rinascite fortunate e ad accontentarsene, ma a praticare il Dharma allo scopo di ottenere la liberazione individuale dal Samsāra senza fine e questo si definisce "Nirvana Hinayana".

Per eliminare il rischio che i praticanti concepissero tuttavia una esistenza intrinseca, vera riguardo ai fenomeni e al Samsāra stesso, il Buddha diede un secondo ciclo di insegnamenti incentrati sulla Prajnaparamita[13] che esplicava chiaramente la vacuità profonda di tutti gli "elementi o aspetti dell'esistenza" compreso il Nirvana. Tutti gli elementi presi in considerazione, anche venendo considerati in numero di 108, possono essere classificati in due categorie: la persona ed i fenomeni, e quindi vacuità della persona (Pudgalanairatmya) e vacuità dei fenomeni (Dharmanairatmya).

In seguito il Buddha diede il terzo ciclo di insegnamenti incentrati sulla Tathagatagarbha, la natura di Buddha, spiegando in tal modo che sebbene ogni fenomeno senza eccezione fosse vuoto di esistenza inerente, era comunque la natura vuota e luminosa della mente la base per la manifestazione di ogni fenomeno di Samsara e Nirvana. Era inoltre la base per ogni possibile sviluppo: dalla condizione di ignoranza della condizione del Samsāra, allo stato risvegliato e reso privo di oscurazioni e difetti (proprio di un Buddha). Proseguiva la spiegazione rivelando che ogni essere senziente senza alcuna eccezione è dotato di questa natura di Buddha, "Tathagatagarbha", compreso il più piccolo e insignificante insetto come di qualsiasi altro essere non umano compresi quelli rinati come spiriti malevoli e demoni (in tibetano: "Don" e "Dre").

Il terzo giro della ruota del Dharma, riguardante principalmente la Tathagatagarbha, era diretto a eliminare il rischio che i praticanti cadessero nell'estremo del nichilismo con l'avere come pratica principale la negazione (anche se riguardante l'esistenza intrinseca); comunque la vacuità non fu mai negata o posta in secondo piano, essa era meditata come inerente anche alla Tathagatagarbha. Con il terzo giro della ruota del Dharma, con il quale fu mostrata in modo chiaro e preciso la natura insieme vuota e chiara/luminosa della mente quale Tathagatagarbha, con questo ciclo di insegnamenti si stabilì un ponte concettuale tra il Sutrayana e il Vajrayana.

Sakyapa[modifica | modifica sorgente]

Il Sakyapa (Sa-skya-pa: "lignaggio di Sakya") ed i Gelugpa sono i soli lignaggi che non rivendicano un fondatore di origine indiana ma tibetana, anche se questa affermazione[14] è contestata in quanto i Gelugpa sono sorti tramite l'attività risvegliata di Je Tsong Khapa, il quale ha fatto "nascere" il lignaggio Gelugpa riformando il lignaggio Kadampa originato dal grande guru e Mahapandita ("grande erudito") Atisha[15] e dal suo discepolo principale Drom Tönpa (tibetano). Per quanto riguarda i Sakyapa, hanno avuto come origine dal mahasiddha Virupa uno dei famosissimi 84 mahasiddha dell'India antica[16]. Il nome di questo lignaggio deriva dal suo monastero più importante, fondato a Sakya (Sa-skya, "terra grigia") nella provincia di Shigatse da Khön Köchong Gyalpo (Khon dkon-mchong rgyal-po) nel 1073.

A Sakya, nei primi secoli, si produsse un ampio lavoro di traduzione ed esegesi dei testi sanscriti, propedeutici all'opera canonica di Butön.

Nel XIII secolo l'abate 'Phags-pa Iniziò Kublai Khan, allo Hevajra Tantra, diventandone il Lama radice, principale, con il titolo cinese di Dishi ("precettore imperiale") ed ottenendo per i Sakyapa il controllo politico di tutto il Tibet, oltre che la preminenza religiosa in tutti i domini mongoli, ma senza per questo limitare la libertà religiosa di tutte le altre tradizioni.

Con la caduta della dinastia Yuan in Cina anche il potere politico dei Sakyapa in Tibet venne meno.

Dottrinariamente i Sakyapa sostengono che la luce sia un attributo della mente e non la sua essenza, come ritengono i Gelugpa.

Gelugpa[modifica | modifica sorgente]

Statua di Tsongkhapa, fondatore della Setta Gelugpa sull'altare nel suo tempio nel Monastero Kumbum vicino a Xining, Qinghai (Amdo), Cina. Foto dello scrittore Mario Biondi, 7 luglio 2006

I Gelugpa (dGe-lugs-pa: "virtuosi"), noti anche con il nome di "Berretti Gialli", sono il lignaggio più diffuso e più potente del Tibet. A Lhasa nel Potala ha sede il Dalai Lama, ritenuto dai Gelugpa un Tülku, emanazione, del Bodhisattva Chenresig, mentre nel monastero Gelugpa di Tashilunpo a Shigatse ha sede il Panchen Lama, Tülku del Buddha Amithaba[17].

Il fondatore, lama Tsongkhapa, nel XIV secolo fu discepolo dei lignaggi Sakyapa, Kagyüpa e Kadampa e fu in quest'ultimo lignaggio che si fece propulsore di una riforma della disciplina monastica che portò alla formazione del lignaggio Gelugpa.

Il lavoro principale di Tsongkhapa è il Lam-rim chen-mo ("Il grande sentiero graduale") è basata sugli insegnamenti di Atisha.

Peculiare dei Gelugpa è l'importanza data alla logica ed al dibattito riguardante i soggetti studiati e memorizzati riguardanti ogni campo della conoscenza del Dharma dell'intero Tripitaka di tutti i sutra e di tutti i tantra. Parte delle attività giornaliere dei monaci Gelugpa sono dibattiti filosofici sulle materie apprese ed una perfetta tenuta etica unita a una attività costante di meditazione[18].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Non tutti i monaci tibetani sono lama, lama è il maestro, i monaci hanno vari nomi, quello più generale è Trapa ma si usa spesso anche Kushog e più raramente dge 'dun pa
  2. ^ Gli inglesi da sud, v. la missione di Younghusband del 1904 durante la quale il Dalai Lama fuggì.
  3. ^ Si tratterebbe di un calco del termine papismo o di bramanesimo ad indicare la preminenza del clero in queste religioni
  4. ^ Detto "il carnefice del Tibet"
  5. ^ Sydney Wignall, La spia sul tetto del Mondo (Spy on the Roof of the World), Canongate Book Ltd, Edinburgh, 1996
  6. ^ Sydney Wignall, op.cit.
  7. ^ L'ideologia marxista, cui si rifà l'impronta della Repubblica Popolare Cinese, definisce la religione "oppio dei popoli".
  8. ^ Luca Miele, "Numero chiuso, così Pechino regola l'accesso", Avvenire, domenica 6 aprile 2008
  9. ^ In genere il Lama principale o Radice
  10. ^ chiamati "Sarma" (Sarma: nuovo/i) in ambito Nyingmapa, che letteralmente significa "antico" (Nyingma: Antico)
  11. ^ "Dzog Chen - L'essenza del cuore della grande perfezione" - Amrita ed. - tradotto anche in italiano
  12. ^ (pron.: Chö)
  13. ^ (pron.: Pragghiaparamita)
  14. ^ Sostenuta da molti studiosi occidentali
  15. ^ Indiano il cui nome completo è Atisha Dipamkara Shri Jnana (pron.: Ghiana)
  16. ^ La sua reincarnazione tuttora risiederebbe in Nepal, a Kathmandu: Chobgye Trichen Rinpoche, Lama radice, tra gli altri, di Kyabje Sakya Trinzin Rinpoche e dello stesso Dalai Lama
  17. ^ In tibetano: Öpagme, cinese: Amiduo, giapponese: Amida.
  18. ^ Questo riguarda i praticanti veramente bravi e questa attività è praticata dai Gelugpa, dai Kagyupa, Nyingmapa e Sakyapa essendo la visione, meditazione e azione il cuore stesso della pratica buddhista.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Lopez Donald S. Jr., Prisoners of Shangri-La: Tibetan Buddhism and the West, University of Chicago Press 1998
  • Tucci, Giuseppe, A Lhasa e oltre, Libreria dello Stato, Roma 1952
  • Stein R. A., La civiltà tibetana, Einaudi, Torino 1998
  • Allen, Charles, The search for Shangri-la: A journey into Tibetan history, Boston: Abacus, Little, Brown & Company, 2001
  • Caraman, Philip, Tibet: the Jesuit Century. Series IV, Studies on Jesuit Topics, Vol. 20, Saint Louis: Institute of Jesuit Sources, 1997
  • Carlson, Allen, Beijing's Tibet policy: securing sovereignty and legitimacy, Washington, DC: East-West Center Washington, 2004
  • China's Great Leap West, (ed. Tibet Information Network), London: Tibet Information Network, 2000
  • Goldstein, Melvyn C., The snow lion and the dragon, China, Tibet, and the Dalai Lama, Berkeley, University of California Press, 1999
  • Goldstein, Melvyn C., Kapstein, Matthew T., Buddhism in Contemporary Tibet: Religious Revival and Cultural Identity, Berkeley, University of California Press, 1998
  • Palace, Wendy, The British Empire and Tibet, 1900-1922, London, New York, RoutledgeCurzon, 2005
  • N. Douglas, M. White, Karmapa, Paris 1979

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Persone[modifica | modifica sorgente]

Culti[modifica | modifica sorgente]

Monasteri[modifica | modifica sorgente]

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