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Giuseppe Tucci

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Giuseppe Vincenzo Tucci

Giuseppe Vincenzo Tucci (Macerata, 5 giugno 1894San Polo dei Cavalieri, 5 aprile 1984) è stato un orientalista, esploratore e storico delle religioni italiano. Autore di circa 360 pubblicazioni, tra articoli scientifici, libri ed opere divulgative, condusse diverse spedizioni archeologiche in Tibet, India, Afghanistan ed Iran. Durante la sua vita, era unanimemente considerato il più grande tibetologo del mondo. Per i suoi allenamenti, prima delle scalate e delle imprese di escursionismo, scelse spesso i monti della Maiella, in particolare il piccolo paese abruzzese di Campo di Giove (AQ), ridente località turistica nota per le sue bellezze naturali. Fondò nel 1933, assieme a Giovanni Gentile, l'Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente di Roma. Tucci fece anche parte della Massoneria[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Tucci nacque a Macerata il 5 giugno 1894, figlio unico di Oscar Tucci e di Ermenegilda Firmani, che erano emigrati nelle Marche dalle Puglie. Nel 1902 la famiglia si trasferì a Novara, ma ritornò a Macerata l'anno seguente, per poi stabilirsi definitivamente ad Ancona nel 1917, quando Tucci abitava già a Roma. Suo padre era primo segretario dell'Intendenza di Finanza.

Tucci si sposò tre volte: la prima nel 1920 con Rosa De Benedetto, dalla quale ebbe il figlio Ananda Maria, nato nel 1923, la seconda nel 1927 con Giulia Nuvoloni (dopo aver ottenuto l'annullamento del primo matrimonio) e la terza nel 1971 con Francesca Bonardi (dopo aver divorziato dalla seconda moglie, dalla quale viveva separato dal 1942). La sua seconda e la sua terza moglie l'hanno accompagnato in alcune delle sue spedizioni in Asia.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Come la stragrande maggioranza degli Italiani della sua epoca, Tucci era nato in una famiglia di religione cattolica. Fosco Maraini, in Segreto Tibet, scrive che a lui e agli altri membri della spedizione del 1948 non fu permesso di entrare a Lhasa e che, poi, solo Tucci, come buddista, ricevette il lam-yig (autorizzazione di transito)[2]. Tucci era infatti diventato buddista durante la spedizione del 1935, essendo stato iniziato dall'abate di Sakya, come scrive egli stesso in Santi e briganti nel Tibet ignoto[3][4]. Tucci era convinto di essere stato un tibetano nella sua vita precedente[5], e di essersi reincarnato in Occidente per aiutare il suo popolo a mettervi in salvo le testimonianze della sua religione e della sua cultura[6]. L'8 ottobre 1973, in una lettera pubblicata sul giornale Il Tempo (p. 3, rubrica "Copialettere"), in seguito ad una polemica dovuta al mancato incontro di Tucci col XIV Dalai Lama, andato a Roma in visita al papa Paolo VI, Tucci scrisse: " confermo ancora che io sono sinceramente Buddhista nel senso però che io seguo e cerco di rivivere in me le parole del Maestro nella loro semplicità originale, spoglie dalle architetture religiose e speculative logiche e gnostiche che, nel corso del tempo, le hanno travisate e distorte. Pertanto sempre profondamente rispettoso delle opinioni delle persone che fanno testimonio della sincerità della propria fede, io non credo in Dio, non credo nell'anima, non credo in nessuna Chiesa ma in tre principi soltanto: retto pensiero, retta parola, retta azione, semplici a dirsi, difficilissimi a mettere in pratica con coraggio e senza cedimenti, senza l'umiliazione del compromesso o gli indegni calcoli del vantaggio e dell'utile." Poco prima della morte di Tucci, il 6 febbraio 1984, il comune amico Gilberto Bernabei scrisse a Giulio Andreotti una lettera in cui diceva che Tucci era ridiventato cattolico. È molto probabile che fosse un'iniziativa di sua moglie Francesca, in ogni caso non vi è nessuna lettera o documento autografo di Tucci o da lui firmato che certifichi questo ritorno al Cattolicesimo dell'ultima ora.

Formazione ed attività accademica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1907 si iscrisse al Liceo classico di Macerata "Giacomo Leopardi"[7], dover si diplomò nel 1912. Manifestò sin da giovanissimo un grande interesse nei confronti delle antichità della sua terra natale prima, e della storia e delle religioni dei popoli orientali in seguito. Iscrittosi all'Università di Roma, dovette sospendere gli studi per prestare servizio nell'esercito durante il primo conflitto mondiale[8].

Si laureò in Lettere nel 1919[9].

Dal 1919 al 1921 insegnò come supplente al Liceo-Ginnasio "Stabili"[10] di Ascoli Piceno.

Il primo gennaio 1921 fu nominato segretario presso la Biblioteca della Camera dei deputati, carica che ricoprì svolse fino al primo novembre 1930.

Nel 1925, in seguito al sostegno accordato dal Governo italiano al poeta bengalese Rabindranath Tagore, partì per l'India assieme a Carlo Formichi per insegnare come visiting professor Lingua arte e letteratura italiana all'Università Visva Bharati di Shantiniketan.

Nel 1926 visitò l'Assam per accompagnare Tagore ma, dopo le aspre critiche al fascismo proferite da Tagore, il governo italiano ritirò il suo sostegno a Visva Bharati, e Tucci iniziò ad insegnare nelle università statali indiane di Dacca, Varanasi e Kolkata. Durante questi anni si recò nel Punjab, nel Kashmir e per due volte in Ladakh, almeno due volte in Sikkim e una in Nepal, principalmente per studiare i testi buddhisti contenuti nelle biblioteche monastiche e palatine.

Dal primo gennaio 1927 Tucci, che risultava docente alla Regia Università di Roma come incaricato di Religioni e filosofia dell'India e dell'Estremo Oriente, fu collocato fuori ruolo e comandato senza limiti di tempo presso il Ministero degli Affari esteri, Direzione generale delle Scuole italiane all'estero[11].

Nel gennaio del 1929, in casa del filosofo e sanscritista indiano Surendranath Dasgupta, a Calcutta, Tucci incontrò Mircea Eliade[12], che vide poi regolarmente e col quale corrispondette per tutta la sua vita.

Il 27 settembre 1929 Tucci fu nominato membro della Reale Accademia d'Italia.

Nel febbraio-marzo del 1930 fece un viaggio a Darjeeling e da giugno a settembre ancora in Ladakh. In tutto restò in Asia ininterrottamente durante cinque anni e mezzo.

All'inizio del 1931 rientrò in Italia per insegnare lingua e letteratura cinese presso l'Istituto Universitario Orientale di Napoli.

Il primo novembre 1932, passò alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma La Sapienza dove insegnerà, come professore straordinario prima e ordinario poi, Religioni e Filosofia dell’India e dell’Estremo Oriente fino al 1969.[9]

Nel 1933 fondò insieme al filosofo Giovanni Gentile l'Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente di Roma (IsMEO), con lo scopo principale di sviluppare le relazioni culturali tra l'Italia ed i paesi asiatici[9]. La sua adesione al Manifesto della Razza del 1938 è stata sottolineata più volte negli ultimi anni, ma senza che siano emersi documenti certi[13]. Risulta invece che si adoperò per salvare, riuscendoci, lo psicoanalista tedesco Ernst Bernhard, rinchiuso in quanto ebreo in un campo di concentramento in Calabria in attesa di deportazione verso un campo di sterminio in Germania[14].

Nel 1936-1937 fu inviato in missione culturale in Giappone come rappresentante del governo, col titolo di ministro.

Nel 1944, dopo l'ingresso delle truppe alleate a Roma, l'attività dell'IsMEO cessò; tornerà in funzione nel 1947. Quello stesso anno Tucci fu sospeso dall'Università perché sottoposto a procedimento di epurazione.

L'otto gennaio 1946 venne riassunto in servizio attivo e nel 1947 nominato presidente dell'IsMEO, che venne riaperto.

Nel 1953 tenne una conferenza agli incontri di "Eranos"[15], che fu pubblicata negli Annali di Eranos con il titolo "Earth in India and Tibet".[16]

Nel 1968 andò in pensione e nel 1970 fu nominato professore emerito, mentre al 1978 risale la nomina a presidente onorario dell'IsMEO.

Morì il 5 aprile 1984 a San Polo dei Cavalieri.[9]

Nella sua lunga attività didattica, Tucci formò generazioni di studenti, tra i quali vanno ricordati gli orientalisti Pio Filippani Ronconi, Mario Bussagli, Raniero e Gherardo Gnoli, e in particolare Luciano Petech[17].

Attività editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Diresse i periodici Alle Fonti delle Religioni (1921-1924), Bollettino dell’IsMEO, dal 1936 col nuovo nome Asiatica (1935-1943), Le scienze del mistero e il mistero delle scienze (1946), East and West (1950-1978); di quest’ultimo rimase poi General Editor sino alla fine. Fu direttore dal 1950 della Serie Orientale Roma, dal 1962 dei Reports and Memoirs del Centro Studi e Scavi Archeologici in Asia dell’IsMEO, dal 1969 della serie Restorations del Centro Restauri dell’IsMEO. Curò dal 1950 al 1973 la direzione scientifica della serie Il Nuovo Ramusio, edita dalla Libreria dello Stato[9].

Attività scientifica[modifica | modifica wikitesto]

Attratto sin da giovane dalle civiltà antiche, e in particolare dal pensiero religioso, apprese presto l'ebraico, e poi il sanscrito, il persiano e il cinese. Nel 1911, quando aveva 18 anni, pubblicò una raccolta di epigrafi latine nella prestigiosa rivista dell'Istituto Archeologico Germanico di Roma, mentre datano al 1914 i primi saggi di orientalistica, a proposito di testi religiosi antico-iranici e sulla filosofia cinese. Durante gli anni di permanenza in India (1925-1930), Tucci cominciò anche lo studio del bengalese e del tibetano. Tucci fu descritto, nel centenario della sua nascita, come “una sorta di Mozart della filologia classica” (La Stampa, 2 giugno 1994, p. 19), un ragazzo prodigio che scrisse il suo primo articolo erudito a 17 anni.

Tra il 1928 ed il 1948 Tucci organizzò otto spedizioni in Tibet, Ladakh, Spiti, e altre cinque furono condotte in Nepal nel 1929, 1931, 1933, 1952 e 1954, raccogliendo oggetti, testi e una documentazione enorme e pressoché unica del patrimonio artistico e letterario di quei paesi, già allora spesso degradato. Dopo una prima ricognizione effettuata nel 1955, diede inizio alla Missione Archeologica Italiana nella valle dello Swat in Pakistan; nel 1956 iniziò le ricerche archeologiche in Afghanistan e nel 1959 in Iran, dirigendo tali lavori fino al 1978.[9]

Spedizioni e viaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • 1926-1931 Viaggi in Nepal e nei paesi himalayani.
  • 1931 Terza spedizione in Tibet (luglio), secondo viaggio in Nepal (novembre).
  • 1933 Quarta spedizion in Tibet (giugno), terzo viaggio in Nepal (ottobre).
  • 1935 Quinta spedizione in Tibet, quarto viaggio in Nepal.
  • 1937 Sesta spedizione in Tibet.
  • 1939 Settima spedizione in Tibet.
  • 1948 Ottava spedizione in Tibet.
  • 1952 Prima spedizione in Nepal.
  • 1954 Seconda spedizione in Nepal.

Premi e lauree honoris causa[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma, 2 giugno 1960[21]
Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma, 2 giugno 1973[22]

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di II Classe dell'Ordine del Sol Levante (Giappone) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di II Classe dell'Ordine del Sol Levante (Giappone)
— 1955
Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
— 1956
Cavaliere di II classe dell'Ordine della Corona (Iran) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di II classe dell'Ordine della Corona (Iran)
— 1959
Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Sacro Tesoro (Giappone) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Sacro Tesoro (Giappone)
— 1959

Omaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Museo Nazionale d'Arte Orientale di Roma, in cui si trova una parte dei reperti riportati dalle spedizioni tibetane e dagli scavi condotti successivamente dall'IsMEO sotto la sua presidenza, è a lui intitolato dal 2005.
  • Macerata ha dato il suo nome ad una via.
  • San Polo dei Cavalieri ha dato il suo nome al centro culturale della città, con deliberazione della Giunta comunale n. 65 del 16 ottobre 2008.
  • Roma ha dato il suo nome ad una via: [http://parioli.romatoday.it/parioli/polemica-su-largo-tucci-nel-bioparco.html il 25 maggio 2010 è stato inaugurato il Largo Giuseppe Tucci. L'inaugurazione di Largo Giuseppe Tucci ha scatenato le proteste degli ebrei di Roma e di alcuni parlamentari, nonché polemiche sui media per via del supposto appoggio di Tucci al "Manifesto della razza".

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'unica biografia esistente su Giuseppe Tucci è di Enrica Garzilli, L'esploratore del Duce. Le avventure di Giuseppe Tucci e la politica italiana in Oriente da Mussolini a Andreotti. Con il carteggio di Giulio Andreotti, Roma/Milano: Memori, Asiatica, 2012 (3ª ed. 2014), 2 vols.; vol. 1, pp. lii+685, ISBN 978-8890022654 ; vol. 2, pp. xiv + 724, ISBN 978-8890022661.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Opere principali di Giuseppe Tucci[modifica | modifica wikitesto]

  • Apologia del Taoismo, Roma, Formiggini, 1924 (rist.: Luni, 2006, ISBN 978-88-7435-126-8);
  • Il Buddhismo, Foligno, Campitelli, 1926;
  • Indo-tibetica 1: Mc'od rten e ts'a ts'a nel Tibet indiano ed occidentale: contributo allo studio dell'arte religiosa tibetana e del suo significato, Roma, Reale Accademia d'Italia, 1932 (trad. inglese pubblicata da Aditya Prakashan, New Delhi, 1988), (trad. cinese:《梵天佛地 1: 西北印度和西藏西部的塔和擦擦——试论藏族宗教艺术及其意义》, 魏正中 萨尔吉 主编. 上海, 上海古籍出版社, 2009);
  • Indo-tibetica 2: Rin c'en bzan po e la rinascita del buddhismo nel Tibet intorno al Mille, Roma, Reale Accademia d'Italia, 1933 (trad. inglese pubblicata da Aditya Prakashan, New Delhi, 1988) (trad. cinese:《梵天佛地 2: 仁钦桑波及公元1000年左右藏传佛教的复兴》, 魏正中 萨尔吉 主编. 上海, 上海古籍出版社, 2009);
  • Indo-tibetica 3: I templi del Tibet occidentale e il loro simbolismo artistico, 2 volumi, Roma, Reale Accademia d'Italia, 1935-1936 (trad. inglese pubblicata da Aditya Prakashan, New Delhi, 1988) (trad. cinese:《梵天佛地 3: 西藏西部的寺院及其艺术象征》, 魏正中 萨尔吉 主编. 上海, 上海古籍出版社, 2009);
  • (con Eugenio Ghersi) Cronaca della missione scientifica Tucci nel Tibet occidentale (1933), Roma, Reale Accademia d'Italia, 1934 (rist. con omissione del secondo autore, soppressione delle illustrazioni e persino (!!) della carta geografica: Dei, demoni e oracoli. La leggendaria spedizione in Tibet del 1933, Neri Pozza, 2006, ISBN 978-88-545-0108-9);
  • Santi e briganti nel Tibet ignoto: diario della spedizione nel Tibet occidentale 1935, Milano, U. Hoepli, 1937;
  • Indo-tibetica 4: Gyantse ed i suoi monasteri, 3 volumi, Roma, Reale Accademia d'Italia, 1941 (trad. inglese pubblicata da Aditya Prakashan, New Delhi, 1989), (trad. cinese: 《梵天佛地 4: 江孜及其寺院》, 魏正中 萨尔吉 主编. 上海, 上海古籍出版社, 2009);
  • Il Buscido, Firenze, Le Monnier, 1942;
  • Il Giappone, tradizione storica e tradizione artistica, Milano, Bocca, 1943;
  • Asia religiosa, Roma, Partenia, 1946;
  • Tibetan Painted Scrolls, 3 volumi, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1949;
  • Il libro tibetano dei morti, Milano, Bocca, 1949;
  • Teoria e pratica del Mandala, Roma, Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini, 1949;
  • Italia e Oriente, Milano, Garzanti, 1949 (rist.: Roma, IsIAO, 2005);
  • Tibetan folksongs from the district of Gyantse, Ascona, Artibus Asiae, 1949;
  • The Tombs of the Tibetan Kings, Roma, IsMEO, 1950;
  • A Lhasa e oltre, Roma, La Libreria dello Stato, 1950;
  • Tra giungle e pagode, Roma, La Libreria dello Stato, 1953;
  • Preliminary report on two scientific expeditions in Nepal, Roma, IsMEO, 1956;
  • Storia della filosofia indiana, Bari, Laterza, 1957, ristampato nel 2012;
  • Nepal: alla scoperta dei Malla, Bari, Leonardo da Vinci, 1960;
  • Il trono di diamante, Bari, De Donato, 1967;
  • Tibet, paese delle nevi, Novara, De Agostini, 1967;
  • Tibet, Genève, Nagel (Archeologia Mundi), 1973 (trad. it. Ginevra 1975);
  • "Die Religionen Tibets" in: G. Tucci und W. Heissig, Die Religionen Tibets und der Mongolei, Stuttgart, Kohlhammer, 1970 (trad. italiana rivista: Le religioni del Tibet, Roma, Edizioni Mediterranee, 1976);
  • Saggezza cinese, antologia di antichi testi cinesi scelti e tradotti da G. Tucci, Roma, Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini, 1999;
  • Il paese delle donne dai molti mariti, raccolta di articoli già editi, Neri Pozza, 2005, ISBN 88-545-0043-7.

Opere su Giuseppe Tucci[modifica | modifica wikitesto]

  • Federico Chitarin, "Le imprese di Giuseppe Tucci, l'Indiana Jones di Mussolini", in Memori Mese-Mensile, October 2012
  • Enrica Garzilli, L'esploratore del Duce. Le avventure di Giuseppe Tucci e la politica italiana in Oriente da Mussolini a Andreotti. Con il carteggio di Giulio Andreotti, Roma/Milano: Memori, Asiatica Association, 2012 (3ª ed. 2014), 2 vols., vol. 1, pp. lii+685, ISBN 978-8890022654 ; vol. 2, pp. xiv + 724, ISBN 978-889002266
  • Enrica Garzilli, "Un grande maceratese che andò lontano: Giuseppe Tucci, le Marche e l'Oriente", [Inglese e italiano] in: Identit@' Sibillina. Arte cultura e ambiente tra Marche e Umbria, anno 2006, n. 2. (versione italiana e versione inglese).
  • Enrica Garzilli, "Giuseppe Tucci: l’Indiana Jones italiano", in: L’Illustrazione italiana, anno 3, numero 1 (2011), pp. 84-86.
  • Enrica Garzilli, "L'esploratore dell'Oriente: Giuseppe Tucci", in Il Sole 24 Ore-Ispirazione, Novembre 15, 2011.
  • Enrica Garzilli, "Giuseppe Tucci, l’orientalista italiano diventato una leggenda: una sola passione, l’Asia", in EUR. La città nella città, July 22, 2010.
  • Enrica Garzilli, "A Sanskrit Letter Written by Sylvain Lévi in 1923 to Hemarāja Śarmā Along With Some Hitherto Unknown Biographical Notes (Cultural Nationalism and Internationalism in the First Half of the 21st Cent.: Famous Indologists Write to the Raj Guru of Nepal – no. 1)” in Commemorative Volume for 30 Years of the Nepal-German Manuscript Preservation Project, Journal of the Nepal Research Centre, vol. 12 (Kathmandu, 2001), ed. by A. Wezler in collaboration with H. Haffner, A. Michaels, B. Kölver, M. R. Pant and D. Jackson, pp. 115-149 (sul maestro nepalese di Giuseppe Tucci).
  • Giuseppe Tucci: Commemorazione tenuta dal Presidente dell'Istituto Gherardo Gnoli il 7 maggio 1984 a Palazzo Brancaccio, Roma, IsMEO, 1984;
  • Raniero Gnoli, Ricordo di Giuseppe Tucci, Roma, IsMEO, 1985;
  • Giuseppe Tucci nel centenario della nascita: Roma, 7-8 giugno 1994, a cura di Beniamino Melasecchi, Roma, IsMEO, 1995;
  • Giuseppe Tucci: Un maceratese nelle terre sacre dell'Oriente, Macerata, Comune di Macerata, 2000;
  • Tucci l'esploratore dell'anima, Catalogo [della] mostra, Pollenza, Arte Nomade, 2004;.
  • "Concetto Guttuso intervistato da Oscar Nalesini", Il Giornale del Museo Nazionale d'Arte Orientale, n. 3, 2008, pp. 7-8 (sul viaggio in Nepal del 1952), ora anche on-line [1].
  • O. Nalesini, "Assembling loose pages, gathering fragments of the past: Giuseppe Tucci and his wanderings throughout Tibet and the Himalayas, 1926-1954", in: Sanskrit Texts from Giuseppe Tucci’s Collection Part I, Edited by Francesco Sferra, Roma, IsIAO, 2008, pp. 79-112 (Manuscripta buddhica, 1);
  • O. Nalesini, "Ghersi e gli altri. I fotografi delle spedizioni Tucci”, in: Eugenio Ghersi, un marinaio ligure in Tibet, a cura di D. Bellatalla, C. A. Gemignani, L. Rossi. Genova, SAGEP, 2008, pp. 53-60;
  • O. Nalesini, "A short history of the Tibetan explorations of Giuseppe Tucci", in: Visibilia invisibilium. Non-invasive analyses on Tibetan paintings from the Tucci expeditions, ed. by M. Laurenzi Tabasso. M.A. Polichetti, C. Seccaroni. Roma, Orientalis Publications, 2011, pp. 17-28;
  • O. Nalesini, "Il carteggio Moise-Tucci sulla spedizione tibetana del 1948", in Miscellanea di storia delle esplorazioni 37 (2012), pp. 115-61.
  • O. Nalesini, "Felice Boffa Ballaran, diarista, fotografo e cartografo della spedizione italiana in Tibet del 1939", in: Miscellanea di storia delle esplorazioni 38, 2013, pp. 267-309;
  • Alice Crisanti, "Il memoriale di Giuseppe Tucci", Quaderni di storia 81 (2015), pp. 267-75.

Cinematografia[modifica | modifica wikitesto]

La figura di Giuseppe Tucci compare nella trama del recente film Un'altra giovinezza (2007), diretto da Francis Ford Coppola e tratto dall'omonimo romanzo di Mircea Eliade.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Potreste forse notare che anche diversi tra gli studiosi italiani i quali si sono dedicati e ancora si dedicano allo studio delle culture, lingue e religioni indiane sono o sono stati massoni. Tra questi possiamo menzionare il compianto Prof. Giuseppe Tucci, che è stato uno dei più celebri studiosi di Sanscrito e Tibetano e un profondo e sincero amico degli Indiani" Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, Erasmo notizie: Bollettino d'informazione del Grande Oriente d'Italia, anno II, n. 10, 15 novembre 2000, p. 8.
  2. ^ Fosco Maraini, Segreto Tibet, Bari, Leonardo Da Vinci editore, 1951, cap. VIII.
  3. ^ "E così nel corso della spedizione del 1935 volli sperimentare io stesso le liturgie sottili che sommuovono tutto l'io, liberando aspettazioni stupefatte e pavide e ricevetti dall'abate di Saskya l'iniziazione." Giuseppe Tucci, Santi e briganti nel Tibet ignoto: diario della spedizione nel Tibet occidentale 1935, Milano, U. Hoepli, 1937, nuova edizione Tibet ignoto, Roma, Newton Compton, 1978, p. 15.
  4. ^ Geminello Alvi racconta come segue questo episodio della spedizione in Tibet del 1935: «Il 1º luglio incontrarono il giovane abate d’un monastero buddhista, vestito di rosso e appena uscito da un eremo dove aveva trascorso tre anni, tre mesi e tre giorni, meditando. Tucci gli chiese di sperimentare le liturgie sottili che sommuovono l’Io, liberando attese stupefatte e pavide: l’ottenne. E vide che quanto gli uomini chiamano “Io” non è che una crosta sottile in bilico dentro un cosmo inatteso e infinito». (Uomini del Novecento, Adelphi, Milano, 1995)
  5. ^ "Tucci was distinguished by his deep sympathy for spiritual values other than is own, a trait that indicates his genuinely comprehensive religious perspective and his profound humanism. His specialty was Buddhism in its various forms. The scolar of religion Edward Conze, with whom he worked, mantained furthermore that Tucci was "also a believing and ad some extent practising Buddhist." Moreover, Tucci believed that he had been a Tibetan in a previous life. Only this could account for his exceedingly friendly reception by the Tibetans." Hans Thomas Hakl, Eranos, An Alternative Intellectual History of the Twentieth Century, Sheffield, Equinox, 2013, p. 202.
  6. ^ "Sua Santità Tenzin Gyatso, in un discorso pubblico tenuto negli Stati Uniti una ventina di anni fa, sembra che abbia detto che a Lhasa aveva affidato a un famoso orientalista una collezione di manoscritti particolarmente sacra perché la portasse via dal Tibet in previsione dell'invasione cinese." Enrica Garzilli, L’esploratore del Duce. Le avventure di Giuseppe Tucci e la politica italiana in Oriente da Mussolini a Andreotti: Con il carteggio di Giulio Andreotti, Milano, Memori / Asiatica Association, 2012,vol. II, p. 202.
  7. ^ [senza fonte]
  8. ^ [senza fonte]
  9. ^ a b c d e f L. Petech, Nota biografica in R. Gnoli, Ricordo di Giuseppe Tucci, Roma, Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente, 1985, pp. 43-46.
  10. ^ [senza fonte]
  11. ^ [senza fonte]
  12. ^ [senza fonte]
  13. ^ [senza fonte]
  14. ^ [senza fonte]
  15. ^ Hans Thomas Hakl, ''Eranos, An Alternative Intellectual History of the Twentieth Century, Sheffield, Equinox, 2013, pp. 201-207.
  16. ^ [senza fonte]
  17. ^ [senza fonte]
  18. ^ [senza fonte]
  19. ^ [senza fonte]
  20. ^ [senza fonte]
  21. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  22. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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