Deportazione

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La deportazione è il trasferimento coattivo di un individuo o un gruppo di individui poi obbligati a risiedere in un luogo diverso dal proprio dove vi vengono condotti con la forza.

Si differenzia dal confino e dall'esilio principalmente perché in genere al trasferimento segue la restrizione in determinate aree o proprio la reclusione, mentre il confino è più propriamente solo l'obbligo di risiedere in una determinata località e l'esilio è il mero divieto di soggiornare nel territorio nazionale.

La deportazione come sanzione giuridica[modifica | modifica wikitesto]

La misura è talora qualificata fra le sanzioni o fra le pene accessorie del diritto penale; la deportazione non è prevista da molti ordinamenti giuridici moderni, tuttavia ebbe un certo risalto in passato anche in ordinamenti di grandi stati europei.

Khosrau I, Re sasanide di Persia, nel 542 deportò 292.000 fra cittadini e schiavi per popolare l'appena creata città di Ctesifonte.[1]

In età romana la deportazione, evoluzione della interditio aquae et ignis, si scontava generalmente su un'isola (deportatio in insulam), in Sardegna oppure in qualche isola dell'Egeo ed in periodo imperiale in Asia o in Africa. La damnatio ad metalla era in pratica una deportazione nelle miniere, ove il recluso era tenuto ai lavori forzati.

Nel 1540 si ebbe in Francia la prima deportazione a fini di colonizzazione, con l'invio di alcuni detenuti in Canada.

Nel XVIII e nel XIX secolo questa pena fu oggetto di nutrite discussioni e di qualche applicazione in Inghilterra (ove fra coloro che la proponevano vi fu anche Jeremy Bentham) e di nuovo in Francia, dove, abolitala nel 1802, fu reintrodotta nel 1810 destinando i reclusi per talune fattispecie di reato alla Caienna ed in Algeria, ov'erano del resto poi tenuti ai lavori forzati (in questo caso prendeva il nome di transportation). Nel 1885 fu in pratica sostituita dalla relegazione. L'Inghilterra prima del 1730 aveva invece deportato in gran numero verso l'America criminali ed oppositori politici, e verso la metà dell'Ottocento l'istituto fu più volte riproposto.[2]

In Italia fu proposta nel 1865 come misura alternativa alla pena capitale e fu oggetto nel 1874 del progetto Vigliani, che la prevedeva per i condannati a pene detentive superiori agli anni 10 e per gli ergastolani; il progetto prevedeva il trasferimento in un'isola al di fuori del Mediterraneo[3].

In tempi recenti la deportazione è considerata invece essa stessa un crimine, precisamente contro l'umanità, ai sensi dello Statuto di Roma[4].

Deportazioni di massa[modifica | modifica wikitesto]

Indipendentemente dalla sua qualificazione giuridica, la deportazione è stata applicata in varie fasi della storia come strumento di controllo sociale o politico, misura di polizia, provvedimento di lotta etnica o per altre ragioni, ed è spesso stata una componente dello sfruttamento della schiavitù. Fra le più importanti deportazioni di gruppi etnici o sociali, o comunque di masse più o meno numerose di individui, nel corso del tempo si registrano:

La deportazione per genocidio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Olocausto e Genocidio armeno.

Nel XX secolo la deportazione è stata utilizzata come strumento per la perpetrazione di genocidi.

Armeni in marcia durante la deportazione

Fra il 1915 ed il 1916 l'Impero Ottomano deportò circa 1.200.000 Armeni, uccidendone centinaia di migliaia; gli eventi sono noti come Genocidio armeno.

A partire dal 1939, la Germania nazista operò numerose deportazioni ai danni di diversi gruppi etnici, religiosi e sociali; queste ebbero per effetto l'esecuzione di un genocidio di proporzioni senza precedenti, con diversi milioni di morti, noto come "Olocausto".

Le deportazioni verso i lager nazisti tra il 1933 e il 1945[modifica | modifica wikitesto]

Dai primissimi giorni dell'avvento al potere di Hitler si cominciò a organizzare un vasto sistema di campi di concentramento per lo sterminio o lo sfruttamento schivistico di categorie sociali o etniche poco gradite al Nazismo. Si cominciò nel 1933 con l'eliminazione fisica di malati di mente e portatori di handicap, per poi passare a zingari, omosessuali, ebrei e oppositori politici. Il sistema poté svilupparsi grazie all'indifferenza generale sia dei tedeschi sia delle altre nazioni, che erano più o meno al corrente di quanto avveniva in Germania e più tardi nei territori occupati da Nazisti (non va dimenticato che alcuni dei più grandi lager era situati in territori occupati da poco, come ad esempio Auschwitz in Polonia, o Mauthausen in Austria). Si calcola che il numero di persone uccise nei campi di sterminio si aggiri tra i 12 e i 13 milioni, di cui circa la metà erano ebrei, anche se il numero esatto non si potrà mai sapere perché i Nazisti negli ultimi giorni della guerra, ove possibile, distrussero gli archivi dei lager, e i deportati che venivano uccisi all'arrivo in un campo (bambini, anziani, ammalati, portatori di handicap) non venivano nemmeno registrati. Nei territori occupati, i Nazisti poterono spesso avvalersi della collaborazione di simpatizzanti locali (per un esercito invasore non è facile individuare subito gli appartenenti a un gruppo sociale, etnico, politico o religioso se non c'è collaborazione da parte di qualcuno del luogo che ne fornisca nomi e indirizzi). In Italia la deportazione degli ebrei verso i campi di sterminio nazisti cominciò solo dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, ma si avvalse della piena collaborazione dei fascisti della Repubblica di Salò che fornirono nomi e indirizzi ai Nazisti e che parteciparono in prima persona alle operazioni di cattura[6].[7] La Repubblica di Salò gestiva inoltre diversi campi di smistamento come quelli di Borgo San Dalmazzo, Fossoli e Bolzano, e decine di punti di raccolta e tortura noti come ville tristi di cui manca un censimento completo.

Altre deportazioni dopo il 1940[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Christensen, The Decline of Iranshahr: Irrigation and Environments in the History of the Middle East, 500 B.C. to A.D. 1500, 1993.
  2. ^ Daniels, Coming to America: A History of Immigration and Ethnicity in American Life, 2002.
  3. ^ Si veda Italo Mereu, La morte come pena. Saggio sulla violenza legale, Donzelli Editore, 2000
  4. ^ Statuto di Roma - Art. 7 punto (d)
  5. ^ McKay, "The Federal Deportation Campaign in Texas: Mexican Deportation from the Lower Rio Grande Valley During the Great Depression," Borderlands Journal, Fall 1981;
    Balderrama and Rodriguez, Decade of Betrayal: Mexican Repatriation in the 1930s, 1995;
    Valenciana, "Unconstitutional Deportation of Mexican Americans During the 1930s: A Family History and Oral History," Multicultural Education, 2006;
    SB 670 Senato USA
    TSHA Online - Texas State Historical Association
    USATODAY.com - U.S. urged to apologize for 1930s deportations.
  6. ^ Giacomo Debenedetti, 18 ottobre 1943, Torino, Einaudi, 2005
  7. ^ Deportazione dei lavoratori di Sesto San Giovanni

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]