Operazione Lentil

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Bandiera della Repubblica del Nord Caucaso, 1919-1920
mappa della Chechenya e Caucaso

L'Operazione Lentil (Chechevitsa) fu una espulsione di massa organizzata dalle autorità sovietiche delle native popolazioni cecene e ingusce del Nord Caucaso al Kazakhstan e Kyrgyzstan durante la seconda guerra mondiale. La forzata deportazione costituiva un atto di genocidio sulla base della IV convenzione dell'Aia del 1907 e della "Convenzione sulla prevenzione e repressione del crimine di genocidio" adottata nel 1948 dall'Assemblea Generale dell'ONU. (adottata nel 1948).[1]

L'espulsione fu ordinata il 23 febbraio 1944 dal dittatore sovietico Joseph Stalin, che accusò collettivamente i ceceni di essersi schierati con i nazisti, compresi molti di loro che avevano disertato dall'Armata Rossa. I ceceni tra il 1940 e il 1944 erano insorti contro il potere sovietico, appoggiando l'invasione nazista del Caucaso, sperando, in tal modo, di realizzare finalmente un stato indipendente ceceno nel Nord Caucaso. Dopo la ritirata nazista furono deportate mezzo milione di persone, interessando praticamente l'intero popolo ceceno. Un quinto di loro fu ucciso o morì a causa di questa deportazione di massa fino a quando con la destalinizzazione della politica sovietica non fecero ritorno nel 1957 alle proprie case.

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