Dakar

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Dakar
comune
Dakar – Stemma
Dakar – Veduta
Localizzazione
Stato Senegal Senegal
Regione Dakar
Dipartimento Dakar
Arrondissement Grand Dakar
Amministrazione
Sindaco Khalifa Sall (PDS) dal 22/03/2009
Territorio
Coordinate 14°41′N 17°27′W / 14.683333°N 17.45°W14.683333; -17.45 (Dakar)Coordinate: 14°41′N 17°27′W / 14.683333°N 17.45°W14.683333; -17.45 (Dakar)
Superficie 82,5 km²
Abitanti 1 030 594[2] (2005)
Densità 12 492,05 ab./km²
Altre informazioni
Fuso orario UTC+0
Cartografia
Mappa di localizzazione: Senegal
Dakar
Dakar – Mappa
Sito istituzionale

Dakar (in lingua wolof Ndakaaru) è la capitale e la principale città del Senegal. Secondo le stime ufficiali al 31 dicembre 2005, la città possiede 1 030 594 abitanti, benché la popolazione dell'area metropolitana, corrispondente alla Regione di Dakar, sia stimata in 2,45 milioni di persone.[1]

La città si estende nella parte meridionale della penisola di Capo Verde (Cap-Vert), sull'Oceano Atlantico. Dakar è sede della Camera bassa del Parlamento del Senegal (Assemblée nationale du Sénégal) e del Palazzo del Presidente. Dakar è anche famosa in quanto è stata tappa d'arrivo della celebre corsa Rally Dakar.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sul territorio oggi occupato dalla città di Dakar, sulla punta della penisola di Capo Verde, le tracce di insediamenti umani occasionali più antiche risalgono al Paleolitico; l'occupazione stabile risale al Neolitico. Alla metà del XV secolo il territorio era abitato da popolazioni di etnia mandingo, ma nei decenni successivi vi si insediarono i Lebou, un gruppo etnico collegato ai Wolof. I villaggi Lebou originali, Ouakam, Ngor, Yoff e Hann, ancora oggi costituiscono i quartieri Lebou all’interno della Dakar moderna.

Nel 1444 i portoghesi fondarono un insediamento sull’isola di Gorée, da loro chiamata Palma, che si trova a circa due chilometri dall'attuale porto di Dakar. Nel 1536 Gorée divenne una base per la tratta degli schiavi, in un periodo in cui la penisola di Capo Verde era comunque sotto il controllo dell'Impero Wolof. L'insediamento di Gorée e la tratta degli schiavi condizionarono per oltre tre secoli l'economia e lo sviluppo della zona.

Nel 1588 Gorée fu conquistata dagli olandesi, i quali le diedero l’attuale nome. L’isola passò di mano diverse volte fra portoghesi e olandesi, prima di venire conquistata nel 1664 dall'ammiraglio inglese Robert Holmes e infine dai francesi nel 1677; rimase poi continuativamente sotto amministrazione francese fino al ventesimo secolo.

Nel frattempo, la penisola di Capo Verde era passata sotto il controllo del Regno di Cayor. Nel corso del XVII secolo, per commerciare con l’insediamento europeo di Gorée, i Lebou fondarono di fronte all’isola un nuovo villaggio, chiamato Ndakaaru; da questo villaggio prese il nome la città attuale.

Nel periodo successivo, nonostante Gorée fosse sotto il controllo amministrativo della Francia, il commercio degli schiavi basato sull'isola fu dominato da un gruppo di famiglie meticce discendenti da trafficanti olandesi e francesi e mogli africane. L'infame “Casa degli schiavi” vi fu costruita nel 1776.

Nel 1795 i Lebou della penisola si ribellarono al Regno di Cayor e fondarono un proprio stato teocratico, che i francesi chiamarono in seguito “repubblica Lebou”. Ndakaaru divenne la capitale della repubblica, che era controllata dalla famiglia Diop.

Negli stessi anni l’economia di Gorée era stata messa in crisi dall’abolizione della schiavitù, proclamata dalla Francia nel febbraio del 1794. Nel maggio del 1802 Napoleone riammise la schiavitù in alcuni territori francesi ma abolì la tratta degli schiavi nel marzo del 1815. Il traffico clandestino di schiavi continuò comunque a Gorée fino al 1848, quando la schiavitù fu abolita in tutti i territori francesi.

Per sostituire la tratta degli schiavi, i francesi promossero la coltura delle arachidi sulla terraferma. Il commercio delle arachidi si sviluppò rapidamente e la piccola isola di Gorée, la cui popolazione aveva raggiunto intanto le 6 000 unità, si rivelò insufficiente come porto. I mercanti decisero quindi di spostarsi sulla terraferma, dove nel 1840, nella vicina Rufisque, era già stato costruito uno stabilimento commerciale con magazzini.

Una foto di Dakar nel 1910

Nel 1857 i francesi insediarono un presidio a Ndakaaru, ribattezzarono l’abitato “Dakar” e proclamarono l’annessione della repubblica Lebou, anche se le istituzioni locali continuarono a funzionare come prima.

Le autorità coloniali stanziarono in seguito fondi consistenti per la realizzazione delle infrastrutture e per lo sviluppo di Dakar. Le strutture del porto furono migliorate con la creazione di nuovi pontili, fu istituita una linea del telegrafo e nel 1885 fu completata la ferrovia di collegamento con Saint-Louis.

Nel 1872 Gorée, che includeva amministrativamente Dakar, fu riconosciuta come “commune” francese. Dakar divenne “commune” indipendente nel 1887 e nel 1902 prese il posto di Saint-Louis come capitale dell'Africa Occidentale Francese. La città divenne in quegli anni uno dei centri principali dell’impero coloniale francese.

Dopo la sconfitta francese all’inizio della Seconda guerra mondiale Dakar, come il resto dell’Africa Occidentale Francese, fu amministrata dal governo di Vichy. Nell’ottobre del 1940 un tentativo di conquista da parte di un contingente britannico e della Francia libera portò alla Battaglia di Dakar, che si concluse con il respingimento degli assalitori. L'amministrazione dell’Africa Occidentale Francese passò poi dalla parte degli Alleati alla fine del 1942.

Dopo l’indipendenza, dal 1959 al 1960 Dakar fu la capitale dell’effimera Federazione del Mali. Nel 1960 divenne capitale del Senegal indipendente; il primo presidente del Senegal, Léopold Sédar Senghor, ne incoraggiò lo sviluppo, anche come centro culturale.

A partire dal 1979, la città è stata spesso il punto di arrivo del Rally Parigi-Dakar.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo del Parlamento del Senegal
Bambini che giocano in una spiaggia della penisola di Capo Verde

Dakar è un centro culturale propulsore dell'Africa Occidentale, sia per il ruolo di capitale della regione che ha ricoperto durante l'epoca coloniale sia per la successiva politica culturale promossa dai suoi presidenti. Dakar è sede della principale università del paese l'Università Cheikh Anta Diop, di istituti di ricerca (Istituto Fondamentale d'Africa Nera, CODESRIA), di numerose organizzazioni internazionali (UNESCO), del teatro nazionale Daniel Sorano, di musei (Museo dell'IFAN), di gallerie, centri d'arte e associazioni culturali (tra le quali l'associazione GAW, il medialab Kër Thiossane) e di spazi culturali (tra i quali il Village des Arts, Galleria nazionale di Dakar, Casa della Cultura Douta Seck, Centro Culturale Blaise Senghor, Villaggio della Biennale). Nel 1966 la città ha ospitato il primo Festival mondial des arts nègres e dal 1990 è sede della Biennale di arte africana contemporanea di Dakar. Dakar è il luogo di residenza di numerosi artisti e la città principale protagonista dell'arte senegalese.

Persone legate a Dakar[modifica | modifica wikitesto]

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Nella città sorge la Cattedrale di Nostra Signora delle Vittorie, sede dell'arcidiocesi di Dakar.

Il presidente Abdoulaye Wade ha realizzato una serie di grandi opere nella città di Dakar tra le quali la costruzione del Monumento al Rinascimento africano inaugurato nel 2010.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Dakar è gemellata con:

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (FR) Government of Senegal Agence Nationale de la Statistique et de la Démographie, "Situation économique et sociale du Sénégal", édition 2005, page 163 (PDF). URL consultato il 18 novembre 2007. [collegamento interrotto]
  2. ^ [1]
  3. ^ Città gemellate con Milano, Comune di Milano. URL consultato il 4 agosto 2011.
  4. ^ DC Sister City Relationships, The District of Columbia. URL consultato il 6 aprile 2012.

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