Walther P38

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Walther P38
Walter HP Speerwerke 1428.jpg
Tipo pistola
Nazione bandiera Germania
Impiego
Epoca moderna
Utilizzatori Germania
Conflitti Seconda guerra mondiale
Produzione
Varianti P38K
Descrizione
Peso 0.9 kg scarica
Lunghezza 216 mm
Lunghezza canna 125 mm
Calibro 9mm Parabellum
Tipo di munizioni 9 × 19 mm parabellum
Azionamento semiautomatica
Velocità alla volata 365 m/s
Tiro utile utile 40-80m
Alimentazione caricatore amovibile da 8 colpi
Organi di mira fisse

[senza fonte]

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La Walther P38 nasce nel 1938 come sviluppo della AP (Armee Pistole) e HP (Heeres Pistole). L'anno stesso la pistola venne adottata dall'esercito tedesco col nome di P38 (da "Pistole 1938") e dal 1939 divenne anche la pistola d'ordinanza dell'esercito svedese con la sigla M39. È nota anche come P1 (con fusto in lega d'alluminio e carrello in acciaio).

La P38 nasce in calibro 9 × 19 parabellum, ma è stata prodotta fino al 1978 anche in calibro 7,65 parabellum ed in piccole serie in cal. 38 SuperAuto , 45 ACP e 22lr. In Italia è facile trovare P38 modificate nel secondo dopoguerra in calibro 9x21, in quanto la detenzione del calibro 9x19 è vietata ai civili.

Indice

[modifica] Tecnica

La P38 può essere descritta come una pistola semiautomatica di grosso calibro con chiusura geometrica a blocco oscillante, scatto singola azione/doppia azione, cane esterno, mire fisse e carrello aperto. Prima di descrivere la tecnica di questa arma è necessario premettere che il progetto della P38/P1 fu a suo tempo indicibilmente avanzato, in un momento storico in cui le più blasonate pistole erano ancora in sola singola azione e non presentavano una sicura inerziale al percussore. La P38/P1 ha introdotto soluzioni oggi considerate dai più necessarie su di una moderna pistola destinata all'adozione militare.

La chiusura dell'arma è di tipo stabile/geometrico, necessariamente non labile visti i calibri impiegati (a parte il 22lr). Questa chiusura è detta "a blocco oscillante" (brevetto Walther), nella fattispecie sotto la canna è posto un blocco macchinato di forma complessa dotato di due alette o "tenoni" irraggiati, questi creano il vincolo con il carrello sistemandosi, in fase di chiusura, in due recessi ricavati nello stesso. Durante la fase di sparo carrello e canna rinculano solidalmente per circa 8 mm dopo i quali un pistoncino imperniato sotto la canna e con una punta a profilo parabolico va a premere contro un piano a profilo iperbolico ricavato mediante fresatura nel blocco stesso, questa azione determina l'abbassamento del pezzo svincolando la canna e lasciando che il carrello proceda nella sua corsa retrograda. La presenza di due piani inclinati, uno alla base del blocco oscillante e uno sul fusto, riportano il sistema nella sua posizione iniziale nel momento in cui la canna viene ingaggiata dal movimento del carrello, che viene spinto in avanti dall'azione delle due molle di recupero. Questo tipo di chiusura tuttora gode di un grande successo essendo stata riproposta sulla Beretta serie 92/96/98, la quale è idealmente l'erede della P38/P1 e non a caso una delle migliori pistole semiautomatiche mai progettate.

Il carrello è in acciaio macchinato dal pieno, è di tipo aperto e quindi presenta un'area utile all'espulsione dei bossoli estesissima (riducendo così i rischi di un inceppamento derivante dallo svolgimento di questa operazione). In esso è contenuto l'intero sistema delle sicure e sul lato sinistro si trova il comando della sicura manuale, nel carrello è inoltre posizionato il percussore con relativa molla, quest'ultimo è di tipo flottante. Nella parte inferiore di questo pezzo sono ricavate le guide per l'innesto sul fusto, diversamente sul cielo del carrello, il quale è aperto, a chiusura viene posto un elemento elastico in acciaio stampato che trattiene anche in sede la tacca di mira. Sulla sinistra invece è montato il tozzo e massiccio estrattore.

Il fusto è in acciaio macchinato dal pieno (su di alcuni esemplari bellici esso è in lamierone d'acciaio stampato) per le P38 prebelliche o belliche, dopo la seconda guerra mondiale invece, per alleggerire l'arma estrinsecando le potenzialità in questo senso del suo design, venne adottato un fusto in lega di alluminio per utilizzi aeronautici (duralluminio/avional, lega del gruppo 2000 ad alta resistenza e bassa densità). Un ulteriore miglioramento fu l'introduzione di un traversino esagonale di scarico delle forze nel fusto, onde evitare la formazione di rotture nel fusto di lega leggera in seguito all'interazione tra questo e il blocco oscillante in acciaio. Il fusto contiene anche il traversino rotante per lo smontaggio con relativo comando, oltre a ciò in esso si trovano l'intero gruppo di scatto, l'espulsore e la leva dell'hold open.

Indubbiamente quest'arma, nei circa 70 anni dalla sua apparizione si è confermata come una delle migliori semiautomatiche di sempre, sia per l'efficienza che l'affidabilità e anche il design è diventato un classico.

Durante il periodo bellico, per la pressante richiesta da parte delle forze armate tedesche, venne prodotta anche da molte altre ditte, quali la Mauser, la Česká Zbrojovka (poi Böhmische Waffenfabrik AG) e la Spreewerk di Spandau. Ad ogni ditta, per motivi di segretezza, fu assegnato un codice in lettere da incidere sull'arma al posto del nome in chiaro. Per esempio le tre ditte citate ebbero codice byf, fnh, cyq rispettivamente. Esiste anche una variante a canna corta da 70 mm denominata P38K (Kurz-Pistole 38).

[modifica] Apparizioni nella cultura popolare

Autonomi che agitano le tre dita, simbolo della P38

Negli anni settanta la P38 era un'arma usata spesso dai gruppi armati extraparlamentari, divenendo così una icona degli anni di piombo. Celebre è rimasta la fotografia dell'autonomo che, durante una manifestazione, punta con entrambe le braccia tese quest'arma contro la polizia.

Spesso negli articoli di cronaca e di costume tutte le armi in calibro .38 vengono definite (equivocando) "P38", che invece è in calibro 9 mm parabellum. La differenza è sostanziale: nel caso della P38 il numero è riferito a una data (1938), invece, la dizione "calibro .38" è da intendersi riferita a un calibro nominale (.38 Special) per arma a tamburo. Anche la famosa e controversa copertina del settimanale Der Spiegel che raffigurava un revolver posato su un piatto di spaghetti è ricordata come "quella della P38".

Negli anni la diffusione della Walther P38 l'ha portata ad essere spesso citata in diversi media, situazione che ha accresciuto la sua fama anche tra i non esperti di armi da fuoco:

[modifica] Altri progetti

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