Gilles Deleuze

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Gilles Deleuze
fonte:seminaire.samizdat.net

Gilles Deleuze (Parigi, 18 gennaio 1925Parigi, 4 novembre 1995) è stato un filosofo francese, ritenuto tra i più influenti del XX secolo e tra i più prestigiosi esponenti della Nietzsche-renaissance che, insieme allo strutturalismo e al pensiero di Jean-Paul Sartre, caratterizzò il pensiero filosofico francese del secondo dopoguerra. In ragione dei suoi lavori Differenza e ripetizione (1968) e Logica del Senso (1969), Michel Foucault disse che «un giorno, forse, questo secolo sarà chiamato Deleuziano»[1]. Benché ascritto all’ambito dei filosofi post-strutturalisti e post-moderni, il pensiero di Deleuze risulta in realtà di difficile classificazione.

Indice

[modifica] Biografia

La sua vita, priva di eventi di particolare rilievo, è per lo più una normale carriera accademica: tra il 1944 e il 1948 fa i suoi studi filosofici alla Sorbona di Parigi, dov'è allievo di Jean Hyppolite e Ferdinand Alquié. Sempre alla Sorbona, conosce fra gli altri Michel Tournier, Michel Butor e altri intellettuali. Durante questo periodo di studi, frequenta La Fortelle, un castello dove sono organizzati incontri culturali cui sono presenti, fra gli altri, Jacques Lacan e Pierre Klossowski. Nel 1948 si abilita all'insegnamento della filosofia nei licei, e dal 1948 al 1957 svolge la professione di insegnante in alcuni licei parigini. In seguito, fino al 1960, è assistente di storia della filosofia alla Sorbona, e poi, fino al 1964, ricercatore presso il centro nazionale di ricerche scientifiche. In questo stesso periodo incontra per la prima volta Michel Foucault. In seguito, nel 1964, viene nominato docente universitario all'università di Lione, dove insegnerà fino al 1969, anno in cui conosce Felix Guattari e si trasferisce all'università di Vincennes (Parigi), fino al 1987, anno del pensionamento. È morto suicida nel 1995, gettandosi dalla finestra del suo appartamento, dopo aver sofferto a lungo di un cancro ai polmoni che gli aveva impedito, negli ultimi anni, di parlare o scrivere liberamente, a causa della tracheotomia e delle operazioni cui si era dovuto sottoporre. Ha avuto due figli, Emilie e Julien. A differenza di altri filosofi francesi contemporanei, quali Derrida o Foucault, non ha effettuato molti viaggi, ma ha svolto il suo lavoro esclusivamente in territorio francese. Pur occupandosi spesso di tematiche politiche, nell'ambito delle sue opere filosofiche, non ha mai aderito esplicitamente ad alcun partito, limitandosi a simpatizzare in alcune fasi con la sinistra radicale.

[modifica] "Empirismo e soggettività"

Il suo primo libro "Empirismo e Soggettività" si rivolge al pensiero del filosofo scozzese David Hume. Cardine dell'analisi è l'abbozzo di una logica della relazione basata sull'assunto che la relazione è sempre esterna ai termini che mette in collegamento. La relazione è così quel quid di differenza che emerge dai dati. Tutto ciò assume una particolare luce nel momento in cui si tenga conto che, prendendo spunto dal concetto humeiano di abitudine, Deleuze si chiede in questo libro come sia possibile che da una serie di atti stereotipati (dovuti ad esempio all'istinto o all'educazione) si giunga a formare quella particolare e differente prospettiva che chiamiamo soggetto.
Si tratta qui del primo abbozzo di quello che poi diverrà uno dei problemi più indagati da Deleuze: quello della "ripetizione" che si preciserà nei suoi successivi studi (uno su tutti "Differenza e Ripetizione" del 1968), dove il tema della ripetizione verrà analizzato mediante una originale re-interpretazione dell'eterno ritorno di Nietzsche.

Altro tema presente in questo primo testo è quello del ruolo svolto dall'immaginazione nei processi di pensiero. Nell'interpretazione di Deleuze infatti l'empirismo non è una filosofia dei sensi ma una filosofia dell'immaginazione. Il tema delle immagini in rapporto al pensiero poi diverrà uno dei temi ricorrenti nei suoi testi.

[modifica] "Nietzsche e la filosofia"

Agli inizi degli anni sessanta appare "Nietzsche e la filosofia"(1962), che costituirà, assieme ai lavori di Foucault, il maggior contributo francese all'opera di reinterpretazione del pensiero di Nietzsche avviata dagli italiani Colli e Montinari (reinterpretazione tesa alla depurazione dei testi nietzschiani dalle storture e mistificazioni operate dalla storiografia precedente). In un momento storico in cui la cultura francese è dominata dall’ortodossia delle tre “H” (Hegel, Husserl, Heidegger: “una scolastica peggiore di quella medievale”, secondo quanto dichiarato da Deleuze a Claire Parnet in Conversazioni, Ombre Corte, Verona 2007), il riferimento a Nietzsche assume un’esplicita connotazione anti-dialettica. Il pensiero hegeliano sarebbe infatti per Deleuze “da cima a fondo […] pensiero essenzialmente cristiano” (Nietzsche e la filosofia).

In questo testo compaiono due dichiarazioni d'intenti, tra loro collegate, che costituiscono quasi un manifesto del programma filosofico dell'autore: Deleuze si propone di rovesciare il platonismo e realizzare una nuova immagine del pensiero. L'intento di Deleuze è di costruire una filosofia antirappresentativa, che faccia cioè a meno del concetto di rappresentazione, concetto fondamentale nella filosofia moderna tradizionale; l'idea è quella di avviare in filosofia la medesima rivoluzione avviata nelle arti figurative dalle avanguardie artistiche del primo novecento. Questa rivoluzione culturale, secondo Deleuze, non deve coinvolgere solo gli aspetti più profondi della scrittura filosofica (ovvero di contenuto dei testi) ma anche quelli formali. Ciò lo spingerà a sperimentare in "Differenza e Ripetizione" un tipo di assemblaggio del testo mutuato dalla tecnica del collage picabiano.

[modifica] La collaborazione con Guattari

Dopo il maggio parigino del '68 Deleuze comincia una collaborazione con lo psicoanalista e psichiatra Félix Guattari attivo alla clinica d'avanguardia di La Borde e militante politico dell'estrema sinistra. Così dopo aver scritto saggi che riprendevano i suoi corsi universitari, dedicati allo studio dell'empirismo, ad bergsonismo, di Spinoza e soprattutto del pensiero di Friedrich Nietzsche, improvvisamente Deleuze acquista notorietà anche in ambito extra-accademico con due opere di grande respiro e complessità: "L'Anti-Edipo" (1972) e il suo seguito "Mille piani" (1980), sottotitolate entrambe Capitalismo e schizofrenia. Bersaglio critico principale de "L'Anti-Edipo" è la psicoanalisi, accusata di "familiarismo", ovvero di ripiegare il desiderio, geneticamente rivoluzionario e creatore di nuovi ordini, sul cosiddetto "romanzo familiare": l'Edipo. In altri termini l'accusa rivolta agli psicoanalisti è di aver depotenziato il concetto d'inconscio, finendo così con l'asservire la psicoanalisi ai dispositivi di potere dello Stato, della Chiesa e del Mercato. In questi due libri Guattari e Deleuze gettano le basi per una nuova disciplina: la schizoanalisi, ovvero una sorta di analisi del funzionamento delle istituzioni viste alla luce dei rapporti di potere che esse sviluppano con individui e società.

[modifica] L'alba di una contro-cultura

Oltre a scrivere di filosofia, scrisse anche di letteratura, cinema, politica e arte ma è, secondo Deleuze, in quella lettura di Nietzsche che hanno la loro radice i temi che hanno segnato il suo pensiero.

"Questa è forse la maggiore profondità di Nietzsche, la misura della sua rottura con la filosofia: aver fatto del pensiero una potenza nomade. E anche se il viaggio è immobile, da fermo, impercettibile, imprevisto, sotterraneo, dobbiamo chiederci quali sono oggi i nostri nomadi, chi sono veramente i nostri nietzschiani." (Dall'intervento di Deleuze al convegno di Cerisy-La-Salle sul tema "Nietzsche" del 1972)

In questo stesso intervento Deleuze mette in guardia dal considerare i tre maestri della cosiddetta "scuola del sospetto" Marx - Nietzsche - Freud come "alba" della cultura contemporanea:
"Può ben darsi che Marx e Freud siano l'alba della nostra cultura, ma Nietzsche è un'altra cosa, è l'alba di una contro-cultura".[...]perché "se si considera non la lettera di Marx e Freud ma il divenire del marxismo e del freudismo" si vede che essi hanno esorcizzato ogni carica eversiva del pensiero dei loro iniziatori, in quanto hanno fatto funzionare il marxismo e la psicoanalisi come mezzi di ristabilimento di codici (lo stato, l'economia, la famiglia) mentre Nietzsche è proprio il contrario, la negazione di tutti i codici, la rivendicazione di un nomadismo del pensiero e della vita.
C'è qui un'esplicita distinzione tra significato originario del messaggio di Marx e Freud e gli sviluppi istituzionalizzati delle loro "scuole". (Fonte:"Introduzione a "Nietzsche e la filosofia" di Gilles Deleuze, a cura di Gianni Vattimo, 1978)

La sue opere principali sono: "Differenza e ripetizione" (1968), "Spinoza e il problema dell'espressione" (1968) e "Logica del Senso" (1969).

[modifica] Note

  1. ^ Michel Foucault. «Theatrum Philosophicum», in Critique n. 282, pag. 885.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Scritti di Gilles Deleuze

[modifica] Scritti con Félix Guattari

[modifica] Scritti con altri autori

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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