Valle de los Caídos

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Coordinate: 40°38′30.48″N 4°09′19.08″W / 40.6418°N 4.1553°W40.6418; -4.1553

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Valle de los Caídos

Il[1] Valle de los Caídos (/ˈβaʎe ðe los kaˈiðos/; in italiano Valle dei Caduti) o abadía de la Santa Cruz del Valle de los Caídos (abbazia della Santa Croce della Valle dei Caduti) è un monumento costruito fra il 1940 e il 1958 situato nel municipio di San Lorenzo de El Escorial, nella Comunità autonoma de Madrid, in Spagna. Si trova a 9 km a nord del monastero dell'Escorial nella Sierra di Guadarrama. Il complesso appartiene al patrimonio nazionale spagnolo dal 1957, anno della sua apertura al pubblico.

Ideato dal Caudillo di Spagna Francisco Franco per la sepoltura di José Antonio Primo de Rivera, fondatore della Falange Spagnola morto durante la guerra civile spagnola e di altri 33.872 combattenti che appartenevano ad entrambi gli schieramenti opposti nel conflitto civile.

Secondo il decreto di fondazione del 1º aprile 1940, il monumento e la basilica si costruirono per:[2]

« ...perpetuare la memoria dei caduti della nostra gloriosa Crociata [...] La dimensione della nostra Crociata, gli eroici sacrifici che la Vittoria comporta e la trascendenza che ha avuto per il futuro di Spagna quest'epopea, non possono restare perpetuati dai semplici monumenti con cui sogliono commemorarsi in paesi e città i fatti salienti della nostra storia e gli episodi gloriosi dei suoi figli. »

Successivamente Francisco Franco decise diversamente, e il monumento fu dedicato a perpetuo ricordo dei caduti di entrambi gli opposti schieramenti.

Abbazia benedettina della Valle de los Caídos

Caratteristiche e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La navata centrale della cripta
Mosaico policromo della cupola della basilica
Gesù Cristo scolpito da Beovides, sopra una croce di legno di ginepro. Situato sopra l'altar maggiore.

Nel complesso si trovano un'abbazia benedettina, parte della quale fu riconvertita in foresteria per accogliere i visitatori, una basilica scavata nella roccia dove si trovano le tombe di Franco, Primo de Rivera e due cappelle dove sono sepolti militari dei due schieramenti. Sopra la basilica sorge la più alta croce cristiana del mondo: 150 metri di altezza, visibile a più di 40 chilometri di distanza.

Dall'accesso al recinto, una strada porta ai piedi del monumento della santa Croce della Valle de los Caídos, sboccando su una grande spianata. A metà percorso fra l'ingresso e la spianata il visitatore incontra quattro grandi monoliti cilindrici di granito, alti 11,5 metri e del diamentro di 1,50 metri ciascuno, che hanno il nome di «Juanelos». Furono scolpiti durante il regno di Filippo II, sotto la direzione dell'ingegnere italiano, trasferito a Toledo, Juanelo Turriano.

Si può accedere alla base della croce mediante una funicolare. L'altezza della croce è di 150 metri, i bracci laterali misurano 46 metri e poggia su due basamenti. A 25 metri di altezza, nel primo basamento, si trovano le sculture dei quattro evangelisti e dei loro simboli — Giovanni e l'aquila, Luca e il toro, Marco e il leone e Matteo e l'uomo alato — opere di Juan de Ávalos. Nel secondo basamento, a 42 metri di altezza, sono rappresentate le quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.

Nella spianata si trova l'ingresso alla cripta (o basilica) di 262 metri di lunghezza. Si scavarono 200.000 metri cubici di roccia per la sua costruzione. La porta d'ingresso, costruita in bronzo, è opera dello scultore Carlos Ferreira. Vi sono raffigurate le 14 stazioni della Via Crucis; sempre dello stesso artista sono i due arcangeli dell'atrio. Nella cancellata che dà accesso alla navata si vedono rappresentati quaranta santi: al centro campeggia la figura di san Giacomo il Maggiore, patrono di Spagna. La navata è divisa in quattro settori; vi si aprono sei cappelle laterali e i muri sono decorati con otto arazzi fiamminghi del XV secolo, aventi come tema iconografico l'Apocalisse di san Giovanni.

L'altare maggiore è un unico blocco di granito levigato. Mostra due rilievi di ferro dorato forgiati da José Espinós Alonso su disegno di Diego Méndez, che rappresentano la Sepoltura di Gesù e l'Ultima Cena. Sopra l'altare si trova un crocifisso scolpito in legno di ginepro dallo scultore Julio Beobide, e dipinto da Ignacio Zuloaga, dietro il quale si trova la tomba di Francisco Franco mentre frontalmente è situata quella di José Antonio Primo de Rivera. Agli angoli dell'altare vi sono quattro arcangeli di bronzo. Sopra l'altare maggiore si eleva la cupola di 42 metri di altezza e 40 di diametro, decorata con un mosaico policromo opera di Santiago Padrós.

Nell'abside si trova il coro, con seggi di legno intagliato. Nei bracci laterali del transetto vi sono due cappelle con i resti di circa 40.000 caduti sui fronti della guerra civile spagnola, in numero pressoché pari per i due schieramenti.

Abbazia della Santa Croce della Valle de los Caídos[modifica | modifica wikitesto]

L'abbazia è composta di due edifici principali. Uno, il più vicino alla Croce, è l'abbazia benedettina propriamente detta; il più discosto è una foresteria turistica gestita dai monaci. L'uso è orientato a scopi religiosi e culturali. Nella foresteria vigono le regole dell'abbazia. Il complesso misura 300 metri di lunghezza per 150 di larghezza ed è affiancato dalle pendici boscose della montagna.

Presso l'abbazia si trova il cimitero dei monaci benedettini. La basilica e l'abbazia sono in comunicazione attraverso un accesso privato che vanta una grande porta monumentale di bronzo.

L'abbazia fu affidata ai benedettini con una decisione personale di Francisco Franco che risale a solo due anni prima dell'inaugurazione del monumento. Il primo abate fu fra Justo Pérez de Urbel.

Basilica[modifica | modifica wikitesto]

Nell'anno 1960 papa Giovanni XXIII assegnò il titolo di basilica minore alla chiesa di Santa Cruz.

Localizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Le sue coordinate geografiche sono: 40°38'29N 04°09'26O. Cuelgamuros si trova nella Sierra de Guadarrama, ed è quasi equidistante da Madrid (58 km), Ávila (55 km) e Segovia (50 km). La sua altitudine varia dai 985 m all'entrata fino a 1758 m sul Monte Abantos.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Come il resto di Guadarrama, è composto da grandi formazioni granitiche, e la sua vegetazione è caratterizzata da pini, roveri, alcuni olmi e tra gli arbusti romero e timo. È fiancheggiato da varie colline ed è solcato da alcuni ruscelli: uno di questi, il Boquerón Chico, rifornisce di acqua il monastero.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento, cominciato nel 1940 e inaugurato nel 1959, fu eretto su progetto di Pedro Muguruza e Diego Méndez, fu decorato con sculture monumentali opera di Juan de Ávalos e con una cupola decorata con un mosaico dell'artista Santiago Padrós.

Nel monastero trovano spazio in 19 archivi le cartelle con i dati di circa la metà dei sepolti. Dell'altra metà è ignota l'identità: i corpi provengono per lo più da fosse comuni (Brunete, Grado, Gandesa, Tarragona, Badajoz e Teruel), recuperati dopo la guerra civile e fino al 1983.

Da alcuni anni, ogni 20 novembre, anniversario della morte di José Antonio Primo de Rivera e di Francisco Franco, la Valle de los Caídos diviene luogo di riunione per i nostalgici del franchismo.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Circa la costruzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Esistono molti riferimenti, incluse le testimonianze di persone ancora vive, che avallano la veracità dell'impiego nella costruzione di migliaia di prigionieri repubblicani, che, in questo modo, ridussero parte della condanna che era stata loro imposta. Allo stesso modo, si segnala che molti dei prigionieri non arrivarono mai a godere della libertà promessa per colpa del tipo di lavoro, che esigeva di maneggiare grandi blocchi di pietra, e per la mancanza di misure di sicurezza dell'epoca che causava incidenti con cadenza giornaliera, e in molti casi mortali.
La tomba di Franco.
  • Lo storico britannico Paul Preston in Franco, caudillo de España[3] dà per certo che il Valle de los Caídos fu scavato da prigionieri politici, sebbene, data la mancanza di galleristi in quell'epoca, fu anche necessaria la direzione di ingegneri e operai specializzati esterni. Ciò nonostante, si impiegavano in questi lavori prigionieri provenienti dalle miniere, per far esplodere la roccia, un lavoro non realizzabile da altri prigionieri quali contadini, militari ed operai industriali, che erano dedicati al semplice lavoro di scavo.
  • Una descrizione delle condizioni nelle quali si svolgeva il lavoro dei prigionieri in questa ed altre opere della stessa epoca, e come esso veniva retribuito, si può trovare nel libro di Isaías Lafuente Esclavos por la patria.[4]

Circa le morti durante la costruzione[modifica | modifica wikitesto]

Molti dei carcerati utilizzati nella costruzione, non arrivarono mai più a godere della libertà, il maneggio di enormi blocchi di pietra e la mancanza di norme di sicurezza, faceva sì che si avessero frequenti incidenti, che in molti casi risultavano mortali. Le fonti su questo argomento sono eccezionalmente divergenti, in qualcuna di esse si parla di 27 morti in tutto il periodo della costruzione, ma c'è chi arriva ad ipotizzare la cifra di 27.000 vittime, che facevano parte dello sconfitto esercito repubblicano.

Circa il suo futuro[modifica | modifica wikitesto]

Fin dalla prima legislatura presieduta da José Luis Rodríguez Zapatero si cercò di affrontare il problema del futuro destino della Valle de los Caidos, nel 2006, il Consiglio d'Europa approvò una proposta del laburista maltese Leo Brincat, che condannava i fatti accaduti ed invitava ad istituire una mostra permanente che spiegasse come fosse stata costruita la struttura, in Spagna l'invito fu rimandato al mittente da alcuni partiti, come pure dalla Chiesa con la motivazione che l'opera non è un museo ma un tempio e che comunque l'idea aveva solo fini politici. Il 16 ottobre 2007 si arrivò ad un compromesso legislativo che prevedeva che si spogliasse la Valle de los Caidos di tutto ciò che esaltasse una parte politica, quindi in nessun luogo si trovasse qualcosa che esaltasse la guerra civile o il Franchismo.

Documentari e film[modifica | modifica wikitesto]

Il film-documentario sulla transizione spagnola Después de... (No se os puede dejar solos, prima parte,[5] e Atado y bien atado, seconda parte[6]), è girata per una buona parte nel monumento durante la sepoltura di Franco (1975) e durante la celebrazione del 20 novembre del 1980, alla quale assistette Carmen Polo, la sua vedova.

Nel 2012 esce il film documentario All'ombra della croce ([7]) diretto da Alessandro Pugno, interamente girato nel Valle de los Caidos. Il film racconta la vita quotidiana dei monaci e dei bambini del coro che convivono nel monumento. È la prima volta che una camera ha accesso al monastero - collegio interno del Valle de los Caidos.

Nel film del 2010 Ballata dell'odio e dell'amore di Álex de la Iglesia, si vede la costruzione del monumento, e il finale del film si svolge sulla croce alta 150 metri sopra l'abbazia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La locuzione è completamente in lingua originaria e in quest'ultima il sostantivo valle è maschile (v. Real Academia Española).
  2. ^ Decreto de 1 de Abril de 1940, disponiendo se alcen Basílica, Monasterio y Cuartel de Juventudes, en la finca situada en las vertientes de la Sierra de Guadarrama (El Escorial), conocida por Cuelgamuros, para perpetuar la memoria de los caídos de nuestra gloriosa Cruzada
  3. ^ Paul Preston, Franco caudillo de España Ed. RBA Coleccionables, S.A., Barcelona, 2005. ISBN 84-473-3637-9
  4. ^ Isaías Lafuente, Esclavos por la patria, Ed. Ediciones Temas de hoy, Madrid, 2002. ISBN 84-8460-183-8
  5. ^ No se os puede dejar solos
  6. ^ Atado y bien atado
  7. ^ All'ombra della croce (2012) - IMDb

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Daniel Sueiro, La Verdadera Historia del Valle de Los Caídos (1976) (La vera storia di Valle de Los Caidos). ISBN 84-7380-215-2
  • Fernando Olmeda, El Valle de los Caídos. Una memoria de España (2009) (Il Valle de Los Caidos. Un ricordo della Spagna). ISBN 978-84-8307-874-7
  • Juan Blanco, Valle de los Caídos: Ni presos políticos ni trabajos forzados (2009) (Valle de Los Caidos: né prigionieri politici né lavori forzati). ISBN 978-84-7378-062-9

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