Tarraconense

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Tarraconense
Mappa di localizzazione
Tarraconensis SPQR.png
La provincia (in rosso cremisi)
Informazioni generali
Nome ufficiale (LA) Hispania Tarraconensis
Capoluogo Tarraco (Tarragona)
Dipendente da Impero romano
Suddiviso in Asturiae-Calleciae, Hispania Tarraconensis e Hispania Carthaginensis
Amministrazione
Forma amministrativa Provincia romana
Evoluzione storica
Inizio 27-22 a.C.
Causa riorganizzazione augustea
Fine inizi del V secolo
Causa Invasioni barbariche del V secolo
Preceduto da Succeduto da
Hispania Citerior Regno dei Visigoti e regno dei Suebi

La Spagna Tarragonese fu una delle tre province romane dell'antica Hispania, nell'età imperiale, assieme alla Betica e alla Lusitania, prende il nome da Tarraco l'odierna Tarragona.

Statuto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Province romane, diocesi (storia romana) e Governatori romani della Tarraconense.

La provincia imperiale chiamata Tarragonese, rimpiazzò quella repubblicana chiamata Hispania Citerior, nel 27 a.C., con la riorganizzazione di Ottaviano Augusto. La capitale era Tarraco (moderna Tarragona, Catalogna).

Sotto l'imperatore Diocleziano, nel 293 d.C., l'Hispania Tarraconensis fu divisa in tre province più piccole: Galizia, la Carthaginiensis e la Tarragonese.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Tra Iberi e Celti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Celtiberi.

Quando i Romani arrivarono, nel secondo secolo a.C., la popolazione indigena della penisola iberica, di origine basca si era mescolata per secoli con popolazioni di origine celtica, provenienti dalla Gallia, formando così una nuova popolazione (Celtiberi), con una cultura (celtiberica) tipica della Spagna pre-romanizzata.

Dominazione cartaginese[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cartaginesi.

I Fenici e/o Cartaginesi colonizzarono le coste del Mediterraneo tra l'ottavo secolo ed il sesto secolo a.C. Poi seguirono i Greci, che fondarono colonie lungo le coste. Quindi i Romani che con le loro tre legioni di stanza nell'Hispania Tarraconensis modificarono ulteriormente la cultura della regione. Dal terzo secolo d.C. si registra anche la presenza di manufatti artigianali giudei. Dopo seguirono le popolazioni germaniche ed infine i mori.

La più importante divinità della Spagna del periodo romano fu Iside, seguita dalla Magna Mater, la grande madre. Furono seguite anche le divinità di origine Fenicia e/o Cartaginese Melqart e Tanit. Quando arrivarono i Romani assorbirono immediatamente gli dèi dei nativi nel loro pantheon (per esempio Melqart divenne Ercole, dopo che dai Greci avevano adottato il loro Eracle). Baal fu il dio più importante a Cartagine e fu anche importante in Spagna. Ebbero un discreto seguito anche gli dèi egizi Bes ed Osiride.

Conquista romana[modifica | modifica sorgente]

Le Guerre cantabriche (2919 a.C.) portarono tutta la Spagna sotto il dominio romano; i Cantabri furono l'ultimo popolo, situato nel nord-ovest della penisola iberica (Cantabria), ad essere pacificato.

Servio Sulpicio Galba, che fu per breve tempo imperatore, 6869 d.C., fu governatore della provincia dal 61 d.C. Plinio il Vecchio, nel 73 d.C. ne fu procuratore.

Riforma dioclezianea[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tetrarchia e Diocesi (storia romana).

Sotto l'imperatore Diocleziano, nel 293 d.C., l'Hispania Tarraconensis fu divisa in tre province più piccole: Galizia, la Carthaginiensis e la Tarragonese.

Invasioni barbariche del V secolo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Invasioni barbariche del V secolo.

Nel 406 Vandali, Alani e Svevi attraversarono il Reno, invadendo e devastando la Gallia. L'invasione spinse le truppe britanniche a insorgere eleggendo nel breve tempo tre usurpatori, l'ultimo dei quali (Costantino III), detronizzati gli altri due, portò le sue truppe in Gallia per combattere gli invasori del Reno e impadronirsi di Gallia e Spagna sottraendole all'Imperatore legittimo Onorio; fermò temporaneamente i barbari, portando sotto il suo controllo la Gallia e la Spagna.[1] Nel frattempo, elevò al rango di Cesare suo figlio Costante, mentre in Spagna due parenti di Onorio si rivoltarono, rifiutandosi di riconoscere l'autorità dell'usurpatore e mettendo insieme un'armata che minacciava di invadere la Gallia e deporlo.[1][2] Costantino III inviò dunque suo figlio Costante, insieme al generale Geronzio (che Zosimo chiama erroneamente Terenzio) e al prefetto del pretorio Apollinare, nella penisola iberica per sedare la rivolta.[1] Nonostante ai soldati ribelli si fossero aggiunti un'immensa massa di schiavi e contadini, l'esercito di Costante riuscì a sedare la rivolta e a catturare i capi dei ribelli (Vereniano e Didimio, parenti di Onorio), e li condusse prigionieri in Gallia da suo padre, dove furono giustiziati.[1][2][3]

Nel frattempo (409), mentre i Burgundi si stanziarono sulla riva sinistra del Reno per dare vita a un loro regno, le incursioni compiute dagli invasori barbari in Gallia spinsero gli abitanti della Britannia e dell'Armorica a rivoltarsi a Costantino III, cacciando i magistrati romani e formando un loro governo autonomo.[1] Costante, nel frattempo, aveva lasciato incautamente il generale Geronzio in Spagna con le truppe galliche affidandogli il compito di sorvegliare i Pirenei, sostituendo dunque con truppe di origini barbariche (gli Honoriaci) i presidi locali che un tempo sorvegliavano i passi.[1][2] Quando dunque Costante ritornò in Spagna per la seconda volta per governarla come Cesare, Geronzio per brame di potere si rivoltò proclamando a sua volta imperatore un tale Massimo.[1][3] Sembra inoltre aver incitato i barbari che erano in Gallia ad invadere la Gallia meridionale in modo da tenere occupato Costantino III; tale tentativo di sfruttare i barbari per vincere la guerra civile contro Costantino III risultò tuttavia controproducente e negli ultimi mesi del 409 i Vandali, gli Alani e Svevi, a causa del tradimento o della negligenza del reggimento di origine barbarica degli Honoriaci a presidio dei Pirenei, entrarono in Spagna, sottomettendola per la massima parte.[1][2][3][4]

Nel 409, dunque, la Tarraconense fu invasa da Vandali, Alani e Svevi, che tuttavia la abbandonarono per stanziarsi sulle altre province della Hispania. La Tarraconense fu quindi l'unica provincia della Hispania a rimanere in mani romane, anche se al di fuori dal controllo dell'Imperatore Onorio, dato che era sotto il controllo dell'usurpatore Massimo e del suo generale Geronzio. Sia Costantino III che Massimo vennero però sconfitti dal generale Costanzo, che riportò la Gallia e l'Hispania sotto il controllo di Onorio.

Costanzo combatté i Visigoti in Gallia, bloccando i rifornimenti in modo da spingerli a migrare in Tarraconense. Nel 416 fu raggiunto un accordo tra Romani e Visigoti: se i Visigoti avessero combattuto per l'Impero contro i Barbari in Spagna, i Visigoti si sarebbero stanziati in Aquitania come Foederati. Tra il 416 e il 418 i Visigoti annientarono in Betica, Lusitania e Cartaginense Silingi e Alani, riportando sotto dominio romano queste province, per poi ritirarsi dalla Spagna ricevendo, come promesso, l'Aquitania.

Nel 441, 443 e 449 scoppiarono gravi rivolte di Bagaudi nella Tarraconense costringendo gli eserciti romani a intervenire per sedare tali rivolte:

« [Anno 441] Asturio, magister utriusque militiae, inviato in Spagna, massacra una multitudine di Bagaudi nella Tarraconense.

[Anno 443] Merobaude, genero di Asturio, magister utriusque militiae, è inviato per sostituirlo... Durante la sua breve permanenza reprime l’insolenza dei Bagaudi Aracellitani... viene richiamato a Roma per ordine dell'Imperatore.
[Anno 449] I Bagaudi condotti dall'audace Basilio, uccisero un esercito di barbari al servizio di Roma, radunati dentro la chiesa di Tarazona... Rechiario [re degli Svevi]... saccheggia, in concerto con Basilio, la regione Cesareaugustana. Prende la città di Lérida facendo prigionieri numerosi abitanti. »

(Idazio, Cronaca, anni 441, 443, 449.)

Nel frattempo l'influenza visigota sulla Spagna si accresceva sempre di più. Fino alla campagna contro gli Svevi di Vito (446), i Visigoti parteciparono alle campagne contro Vandali e Svevi nella penisola iberica sempre come contingenti ausiliari comandati da generali romani; invece, a partire dal 453/454, anno in cui Federico - fratello del re visigoto - sedò un'insurrezione di Bagaudi nella Tarraconense, i Visigoti cominciarono ad agire in Spagna sotto i loro stessi comandanti, essendo stato delegato ad essi dai Romani il compito di mantenere l'autorita romana nella penisola.[5] Nel 455 la Tarraconense, insieme alla Cartaginense, venne devastata dagli Svevi; il nuovo imperatore Avito, un gallo-romano di classe alto - senatoria acclamato imperatore ad Arelate con il sostegno militare dei Visigoti,[6] inviò dunque in Spagna i Visigoti per difendere le province ispaniche in nome di Roma: i Visigoti, però, se riuscirono ad annientare gli Svevi, saccheggiarono il territorio ispanico e se ne impadronirono a scapito dei Romani. Inviso alla classe dirigente romana e all'esercito d'Italia per la sua gallica estraneità, contro Avito si rivoltarono i generali dell'esercito italico Ricimero, nipote del re visigoto Vallia, e Maggioriano, che, approfittando dell'assenza dei Visigoti, partiti per la Spagna per combattere gli Svevi, lo sconfissero presso Piacenza nel 456 e lo deposero. Il vuoto di potere creatosi alimentò le tensioni separatiste nei vari regni barbarici che si stavano formando.

Visigoti e Burgundi si rivoltarono non riconoscendo Maggioriano come imperatore: i Burgundi occuparono Lione e la Valle del Rodano, mentre i Visigoti si rifiutarono di riconsegnare la diocesi di Spagna che avevano conquistato a nome dell'Impero. Maggioriano condusse il suo esercito in Gallia, sconfiggendo i Visigoti e costringendoli a ritornare nella condizione di foederati e di riconsegnare la diocesi di Spagna, che Teodorico aveva conquistato tre anni prima a nome di Avito. Dopo aver sconfitto anche i Burgundi e pacificata la Gallia, Maggioriano marciò dunque in Spagna in vista di una spedizione militare contro i Vandali: mentre Nepoziano e Sunierico sconfiggevano i Suebi a Lucus Augusti e conquistavano Scallabis in Lusitania, l'imperatore passò da Caesaraugusta (Saragozza), dove fece un adventus imperiale formale,[7] e aveva raggiunto la Cartaginense, quando la sua flotta, attraccata a Portus Illicitanus (vicino Elche), fu distrutta per mano di traditori al soldo dei Vandali.[8] Maggioriano, privato di quella flotta che gli era necessaria per l'invasione, annullò l'attacco ai Vandali e si mise sulla via del ritorno: quando ricevette gli ambasciatori di Genserico, accettò di stipulare la pace, che probabilmente prevedeva il riconoscimento romano dell'occupazione de facto della Mauretania da parte vandala. Al suo ritorno in Italia, venne assassinato per ordine di Ricimero nell'agosto 461. La morte di Maggioriano significò la definitiva perdita della Spagna a favore dei Visigoti: infatti, dopo il ritiro dalla Spagna di Maggioriano, nessun altro ufficiale romano è attestato nelle fonti nella penisola iberica, rendendo evidente che dopo il 460 la Spagna non faceva più - di fatto - parte dell'Impero.[9]

La Tarraconense resistette agli assalti dei Visigoti fino al 473, allorché Tarragona e le città limitrofe capitolarono ai generali visigoti.[10]

Geografia politica ed economica[modifica | modifica sorgente]

Comprendeva tutto il nord della Spagna, sino al fiume Duero (a sud), poi comprendeva tutta la valle dell'Ebro, sino ai Pirenei e la costa del Mar Mediterraneo sino a Valencia; a sud confinava con la Betica (corrispondente circa alle attuali regioni dell'Andalusia ed il sud dell'Estremadura), ad ovest confinava con la Lusitania (corrispondente all'attuale Portogallo ed il nord dell'Estremadura; il fiume Guadiana divideva la Betica dalla Lusitania), a nord-ovest con le Asturiae Calleciae, a nord confinava con l'Oceano Atlantico e i Pirenei ed a est confinava col mar Mediterraneo.

Dall'Hispania Tarraconensis venivano esportati soprattutto: legname, cinabro, oro, ferro, stagno, piombo, ceramica, marmo, vino, olio di oliva.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h Zosimo, Libro VI.
  2. ^ a b c d Orosio, VII,40.
  3. ^ a b c Sozomeno, IX,12.
  4. ^ Kulikowsky, p. 159.
  5. ^ Kulikowsky, p. 186.
  6. ^ Heather, p. 456.
  7. ^ Roger Collins, Visigothic Spain, 409-711, Blackwell Publishing, 2004, ISBN 0-631-18185-7, p. 32.
  8. ^ Chronica gallica anno 511, 634; Mario di Avenches, s.a. 460; Idazio, Cronaca, 200, s.a. 460.
  9. ^ Kulikowsky, p. 192.
  10. ^ Cronaca Gallica del 511, s.a. 473.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie

  • Zosimo, Storia Nuova
  • Sozomeno, Storia Ecclesiastica
  • Orosio, Storia contro i Pagani
  • Idazio, Cronaca
  • Cronaca Gallica del 511

Fonti secondarie

  • Peter Heather, La caduta dell'Impero romano: una nuova storia, 2005.
  • Kulikowsky, Late Roman Spain and its cities, Cambridge Press, 2004.
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