Gaio Giulio Vindice

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Gaio Giulio Vindice (latino: Gaius Iulius Vindex; 25[1]68) è stato un militare e politico romano, ufficiale dell'esercito romano che si ribellò contro l'imperatore romano Nerone.

Figlio di un senatore romano e discendente di una famiglia reale della Gallia Aquitanica, Vindice fu nominato propretore della Gallia Lugdunense verso la fine del regno di Nerone. Nerone, l'ultimo imperatore romano della dinastia giulio-claudia, si era inimicato la classe senatoriale, la quale espresse diversi ribelli contro di lui; uno di questi fu proprio Vindice.

Nel marzo del 68 Vindice convocò i notabili della sua provincia invitandoli alla rivolta: gran parte della Gallia si unì sotto le sue insegne.[2] Vindice, però, non aspirava al soglio imperiale e contattò quindi il ricco senatore Servio Sulpicio Galba, governatore della Hispania Tarraconensis, per offrirgli la porpora; Galba rifiutò il titolo, ma accettò di prendere il comando della rivolta come "legato del Senato e del Popolo Romano".

La gran parte delle province occidentali scelsero di unirsi a Galba: unica eccezione fu costituita dalla Germania superiore, il cui governatore Lucio Verginio Rufo rimase fedele a Nerone, sebbene i propri soldati gli avessero offerto la porpora. Rufo attaccò Vesontio (Besançon) e Vindice si mosse a difendere la città. I due generali si incontrarono per parlamentare e strinsero un qualche accordo. Vindice fece per entrare in città, ma a causa di una incomprensione, i soldati di Rufo si ritennero attaccati e aggredirono Vindice, il quale, credutosi caduto in una trappola, si suicidò.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "L'Universale" (La Grande Enciclopedia Tematica) in collaborazione con le Garzantine, Volume "Antichità classica" II p. 1502
  2. ^ Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, IV, 8.1.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • Smith, William, "Vindex, C. Iulius", Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, vol. 3, p. 1260

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