Gallia Aquitania

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Gallia Aquitania
Informazioni generali
Nome ufficiale (LA) Gallia Aquitania
Capoluogo Mediolanum Santonum (Saintes);
dal III secolo Burdigala (Bordeaux)
Dipendente da Repubblica romana, Impero romano
Suddiviso in Aquitania prima, seconda e terza (sotto Diocleziano)
Amministrazione
Forma amministrativa Provincia romana
Evoluzione storica
Inizio post 50 a.C. con Gaio Giulio Cesare
Causa conquista della Gallia
Fine inizi del V secolo
Causa Invasioni barbariche del V secolo
Preceduto da Succeduto da
Regni celtici Regno dei Visigoti
Cartografia
La provincia (in rosso cremisi)
La provincia (in rosso cremisi)

La Gallia Aquitania era una provincia romana confinante con le odierne regioni Poitou-Charentes a nord, Limosino a nord-est e Midi-Pirenei a est, oltre che con la Spagna (Aragona, Navarra e Paesi Baschi) a sud. Le coste occidentali sono bagnate dall'Oceano Atlantico (Golfo di Guascogna). L'Aquitania è attraversata da tre fiumi: la Garonna, la Dordogna e dall'Adour. Essa si estende ad ovest sull'Oceano Atlantico per una costa di 250 km, chiamata Costa d'Argento interrotta solamente dal bacino di Arcachon.

Statuto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Province romane e Governatori romani della Gallia Aquitania.

La regione divenne provincia romana nel 50 a.C., al termine della conquista della Gallia operata da Gaio Giulio Cesare negli otto anni precedenti. In età imperiale, la provincia fu affidata ad un legatus Augusti pro praetore.

L'Aquitania fu poi divisa da Diocleziano in tre parti: l'Aquitania prima, l'Aquitania seconda e l'Aquitania terza o Novempopulana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini celtiche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aquitani.

Il termine Aquitania ha origine latina e ha diversi etimi supposti. Può significare "paese delle acque"; derivare dalla città romana di Aquæ Tarbellicæ, l'odierna Dax; oppure "paese degli Auscii", popolazione molto vicina ai baschi (euskotarrak), con Auch come capitale. È comunque certa una forte presenza celtica, ed infatti qui formavano una coalizione che i romani chiamavano Aquitani.

Ecco come Cesare, nel celebre incipit del De bello Gallico, descrive la Gallia prima della conquista, e di conseguenza anche l'Aquitania:

(LA)

« Gallia est omnis divisa in partes tres, quarum unam incolunt Belgae, aliam Aquitani, tertiam qui ipsorum lingua Celtae, nostra Galli appellantur. Hi omnes lingua, institutis, legibus inter se differunt. Gallos ab Aquitanis Garumna flumen, a Belgis Matrona et Sequana dividit. Horum omnium fortissimi sunt Belgae, propterea quod a cultu atque humanitate provinciae longissime absunt, minimeque ad eos mercatores saepe commeant atque ea quae ad effeminandos animos pertinent important, proximique sunt Germanis, qui trans Rhenum incolunt, quibuscum continenter bellum gerunt. Qua de causa Helvetii quoque reliquos Gallos virtute praecedunt, quod fere cotidianis proeliis cum Germanis contendunt, cum aut suis finibus eos prohibent aut ipsi in eorum finibus bellum gerunt. Eorum una, pars, quam Gallos obtinere dictum est, initium capit a flumine Rhodano, continetur Garumna flumine, Oceano, finibus Belgarum, attingit etiam ab Sequanis et Helvetiis flumen Rhenum, vergit ad septentriones. Belgae ab extremis Galliae finibus oriuntur, pertinent ad inferiorem partem fluminis Rheni, spectant in septentrionem et orientem solem.
Aquitania a Garumna flumine ad Pyrenaeos montes et eam partem Oceani quae est ad Hispaniam pertinet; spectat inter occasum solis et septentriones
. »

(IT)

« Tutta la Gallia è divisa in tre parti: una è abitata dai Belgi, un'altra dagli Aquitani, la terza da quelli che nella loro lingua si chiamano Celti e nella nostra Galli. Tutti questi popoli divergono tra di loro nella lingua, nelle istituzioni e nelle leggi. I Galli sono divisi dagli Aquitani dal fiume Garonna, dai Belgi dai fiumi Marna e Senna. Tra tutti, i Belgi sono i più valorosi, perché i più lontani dalla raffinatezza e dalla civiltà della provincia, perché molto di rado i mercanti si recano là con quei prodotti che rendono molli gli animi e perché sono i più vicini ai Germani che vivono al di là del Reno, con i quali sono sempre in guerra. Questo è lo stesso motivo per cui anche gli Elvezi sono più valorosi dei Galli, cioè perché combattono quasi ogni giorno contro i Germani, o per difesa o per offesa. La parte abitata dai Galli inizia dal fiume Rodano, è delimitata dal fiume Garonna, dall'Oceano e dal paese dei Belgi; dalla parte dei Sequani e degli Elvezi tocca il Reno e si estende verso nord. Il paese dei Belgi inizia dalla parte estrema della Gallia, tocca il Reno inferiore e si estende a nord-est. L'Aquitania si estende dalla Garonna fino ai Pirenei e a quella parte dell'Oceano che va verso l'Hispania; si estende tra occidente e settentrione »

(Cesare, De bello Gallico, I, 1.)

Conquista romana[modifica | modifica wikitesto]

Le campagne di Cesare del 56 a.C. e la sottomissione dell'Aquitania.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerre romano-celtiche e Conquista della Gallia.

Cesare nel corso della conquista della Gallia, nel 56 a.C., incaricò il suo legatus legionis Publio Licinio Crasso di sottomettere i popoli dell'Aquitania, con 12 coorti ed un gran numero di cavalieri (tra la Garonna ed i Pirenei). La descrizione della campagna militare racconta che Crasso riuscì a sottomettere tutte le tribù dell'Aquitania fino ai Pirenei, a cominciare dai Soziati di Adiatuano[1], dei Vocati e dei Tarusati, battuti in due successive battaglie. Oltre a queste, altre tribù si arresero per il solo timore di essere attaccate: i Tarbelli, i Bigerrioni, i Ptiani, gli Elusati, i Gati, gli Ausci, i Garonni, i Sibuzati ed i Cocosati.[2]

La Gallia Aquitania divenne provincia romana attorno al 50 a.C., ed insieme all'intera Gallia, andò, via via, romanizzandosi attraverso la costruzione di nuove città, strade ed acquedotti, con la fusione delle due culture in un'unica. Ne nacque un sincretismo che diede vita a quella cultura gallo-romana che in seguito verrà assimilata anche dagli invasori Franchi e su cui germoglierà il Sacro Romano Impero di Carlo Magno. Ottanta anni dopo la conquista, Claudio, nato significativamente a Lugdunum, permise ai senatori di origine gallica di confluire nel Senato, formalizzando un'integrazione oramai compiuta. Augusto nel frattempo aveva diviso la Gallia in diverse province: oltre alla preesistente Narbonense, vennero istituite le province di Aquitania, Lugdunense e Belgica.

Occupazione dei Visigoti[modifica | modifica wikitesto]

Cartina dell'Europa e dell'area mediterranea, dove sono messe in evidenza le popolazioni germaniche all'interno dell'impero romano. In rosa i Visigoti dell'Aquitania.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Visigoti e Regno dei Visigoti.

I primi a passare per questi territori furono nel 406 le popolazioni di Vandali, Alani e Suebi, dopo aver attraversato il fiume Reno, andando ad occupare i territori della provincia d'Hispania. Seguirono i Visigoti che, nella primavera del 412, passando per la via militare che da Torino portava al fiume Rodano attraversarono il Colle del Monginevro e, una volta giunti in Gallia, si stabilirono tra la Provenza e l'Aquitania, e Ataulfo, in un primo tempo, appoggiò l'usurpatore Giovino, poi strinse un patto con Onorio: in cambio di rifornimenti, terre ed oro, gli avrebbe consegnato l'usurpatore ed avrebbe liberato Galla Placidia, sorella di Onorio fatta prigioniera durante il Sacco di Roma del 410. Pochi anni più tardi, nel 415, il nuovo re, Walia siglò un trattato di pace con il generale Flavio Costanzo; in cambio di 600.000 misure di grano e del territorio della regione d'Aquitania, dai Pirenei alla Garonna, i Visigoti, in qualità di foederati dell'Impero, si impegnavano a combattere in nome dei Romani i Vandali, gli Alani e i Suebi.

Nel 416 i Visigoti invasero l'Hispania, dove tra il 416 ed il 418 distrussero i Vandali silingi e sconfissero gli alani così duramente che rinunciarono di eleggere il successore del defunto re Addac e si posero sotto il governo di Gunderico, re dei vandali Asdingi, che da allora ebbe il titolo di reges vandalorum et alanorum. E quando, nel 418, si accingevano ad attaccare i Vandali asdingi e i Suebi che si trovavano in Galizia, Costanzo li richiamò in Gallia, permettendo ai Visigoti di stanziarsi nella Valle della Garonna, in Aquitania (l'Aquitania secunda, la zona di Tolosa). Questa donazione venne probabilmente fatta con il contratto di hospitalitas, l'obbligo di ospitare i soldati dell'esercito.[3] La scelta dell'Aquitania come luogo di stanziamento dei Visigoti sembra motivata da ragioni di carattere strategico: infatti era un luogo poco distante sia dalla Spagna occupata in parte dai Barbari, sia dalla Gallia nord-occidentale, dove si erano rivoltati i gruppi autonomisti Bagaudi. Il primo insediamento formò il nucleo del futuro regno visigoto che si sarebbe espanso fin oltre i Pirenei. Walia stabilì la propria corte a Tolosa, che divenne così la capitale visigota per il resto del quinto secolo. Poi, durante il prosieguo del V secolo, i possedimenti dei Visigoti oltre all'Aquitania e alla Provenza si estesero anche alla parte settentrionale della Penisola Iberica.

Va però precisato che la parte orientale dell'Aquitania, corrispondente grossomodo all'Alvernia (con la città di Clermont-Ferrand), venne conquistata dai Visigoti solo negli anni 470, sotto Eurico.

Geografia politica ed economica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vie romane in Gallia.

La Gallia Aquitania fiorì durante l'Impero romano. Una delle vie dello stagno passava dalla Cornovaglia attraverso Bretagna, fino a Bordeaux, Tolosa e poi Narbona. I Romani per primi piantarono l'albero della vite nella provincia, e molti coloni, tra cui numerosi artigiani di Arretiusm portarono alla costruzioine di numerose officine specializzate in ceramica sigillata a Condatomagos (La Graufesenque, presso Millau) ed a Lusonum (Lezoux, presso Thiers). La loro qualità e quantità della loto produzione permisero di esportare questi prodotti in tutta la Gallia, la Britannia, Italia e le due province di Germania superiore ed inferiore.

I principali centri in Gallia Aquitanie erano: Burdigala (Bordeaux), Vesuna (Périgueux); Mediolanum Santonum (Saintes), Divona Cadurcorum (Cahors), Limonum (Poitiers), Avaricum (Bourges), Augustonemetum (Clermont-Ferrand), Aginnum (Agen), Augustoritum (Limoges), Iculisma (Angoulême), Aquae Tarbellicae (Dax), ecc.

Come tutte le province della Gallia, le campagne furono ampiamente utilizzate da proprietari di grandi ville e piccoli agricoltori. Sappiamo che la città di Burdigala attorno alla metà del III secolo contava, tra i 20.000 ed i 25.000 abitanti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La capitale dei Soziati era l'antica Sotium, ovvero l'attuale Sos alla confluenza di Gélize e Gueyze.
  2. ^ Cesare, De bello Gallico, III, 20-27.
  3. ^ Heather 1996, Sivan 1987

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Storiografia moderna
  • Renato Agazzi, Giulio Cesare stratega in Gallia, Pavia, Iuculano, 2006.
  • L.A.Constans, Guide Illustré des Campagnes de César en Gaule, Parigi, 1989.
  • M. Cary, H. H. Scullard, Storia di Roma, vol. II, 2ª ed., Bologna, il Mulino, 1988, ISBN 88-15-02021-7.
  • J. Carcopino, Giulio Cesare, tradotto da Anna Rosso Cattabiani, Rusconi Libri, 1993, ISBN 88-18-18195-5.
  • edizione italiana a cura di Augusto Guida E. Horst, Cesare, Rcs Libri, 2000.
  • Luciano Canfora, Giulio Cesare. Il dittatore democratico, Laterza, 1999, ISBN 88-420-5739-8.
  • André Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano, 1989, ISBN 88-04-32321-3.
  • Theodore Ayrault Dodge, Caesar, New York, 1989-1997, ISBN 0-306-80787-4.
  • Theodor Mommsen, Storia di Roma antica, vol. V/1, Firenze, 1973.
  • Lawrende Keppie, The making of the roman army, cap. 3, Oklahoma, 1998, ISBN 0-8061-3014-8.
  • Adrian Keith Goldsworthy, The roman army at war - 100 BC/AD 200, Oxford, 1998, ISBN 0-19-815090-3.
  • Erik Abranson e Jean-Paul Colbus, La vita dei legionari ai tempi della guerra di Gallia, Milano, 1979.
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