Alpi Cozie (provincia romana)

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Alpi Cozie
Informazioni generali
Nome ufficiale (LA) Alpes Cottiae
Capoluogo Segusio (Susa)
Dipendente da Impero romano
Amministrazione
Forma amministrativa Provincia romana
Evoluzione storica
Inizio 14 a.C. (prefettura), dal 63 d.C. (provincia)
Fine circa 580
Preceduto da Succeduto da
Regno dei Cozii
Cartografia
La provincia romana (in rosso cremisi) nell'anno 120
La provincia romana (in rosso cremisi) nell'anno 120

Alpi Cozie (in latino Alpes Cottiae) era una provincia dell'Impero romano, una delle tre piccole province a cavallo delle Alpi tra la Gallia e l'Italia, con capitale Segusio, (l'attuale Susa. Confinava a occidente con Gallia Narbonense, a sud con le Alpi marittime, a est con l'Italia e a nord con le Alpi Graie.

Statuto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Province romane e Governatori romani delle Alpi Cozie.

Prima prefettura fittizia con a capo la dinastia dei Cottii (dal 14 a.C.), poi a partire dal 63 d.C. provincia retta da un procurator Augusti di rango centenario. La capitale si trovava a Segusio, (l'attuale Susa, in Piemonte). Nel 297 d.C., con la riforma dioclezianea, la provincia scomparve a favore delle vicine Alpi Marittime. Tuttavia, tra il 554 e il 568, la provincia di Alpi Cozie venne ricostituita, comprendendo Piemonte e Liguria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conquista di Rezia ed arco alpino sotto Augusto.

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

Non si hanno notizie precise riguardo ai primi insediamenti nel territorio, ciononostante si suppone che l'area sia da sempre stata occupata, e questo perché permette di accedere ai passi alpini che collegano la Pianura Padana con la fossa del Rodano.

Le prime testimonianze certe provengono dai resti di un villaggio preistorico scoperto nei pressi di Chiomonte. L’area, individuata a metà degli anni ’80, comprende anche una necropoli con tombe "a cista litica" e dei ripari sotto-roccia ricavati tra grandi massi. Il sito risulta occupato dal Neolitico finale (fine V millennio a.C.) alla seconda Età del Ferro (IV sec. a.C.). I manufatti neolitici più antichi (ceramica, strumenti in pietra levigata e selce scheggiata) evidenziano dei collegamenti con altri siti presenti in Francia (cultura di "Chassey")[1]. Non mancano ceramiche assimilabili alla cultura di Veraza e dei Vasi Campaniformi; infine sono stati ritrovati oggetti e utensili di bronzo, a testimoniare una occupazione millenaria del sito.

Altre testimonianze sono le incisioni rupestri sparse un po' su tutto il territorio, tra cui vanno citati i massi coppellati presenti in prossimità dei resti dell'acquedotto romano di Susa, a testimonianza dell'antichità del sito.

Taurini[modifica | modifica wikitesto]

Il primo popolo che abitò la zona e di cui ci sono giunte testimonianze storiche[2], risulta essere quello dei Taurini (di etnia ligure). Il loro territorio, incentrato sulle piane prospicienti le bocche della Val di Susa e di Chisone, si estendeva fino agli importanti valichi alpini che portano alla fossa del Rodano.

Successivamente al IV secolo a.C., gruppi di etnia celtica, in migrazione dalla Gallia verso l'Italia settentrionale, si aggiunsero e si amalgamarono ai Taurini, trasferendo su di essi parte della loro cultura. Già al tempo dei Romani furono prudenzialmente classificati come "celto-liguri", ovvero liguri celtizzati.

I Taurini rimasero padroni dell'area fino all'arrivo dell'esercito di Annibale nel 218 a.C., in occasione della Seconda Guerra Punica (secondo alcune ipotesi, Annibile usò proprio i valichi dei Taurini per attraversare le Alpi). Quando questi superò le Alpi, assediò e distrusse la città principale dei Taurini, Taurinia (oggi Torino).

Con la sconfitta di Cartagine (202 a.C.), l'area cadde sotto la sfera d'influenza romana, iniziando un'opera di romanizzazione che si concluse solo secoli dopo.

Durante questo periodo il territorio fu considerato dai Romani zona di confine verso la Gallia.

Il Regno dei Cozii[modifica | modifica wikitesto]

L'arco di Augusto a Susa, l'antica Segusium, capitale delle Alpes Cottiae.

Dopo le guerre puniche, nel II secolo a.C., nelle Alpi occidentali (l'attuale aerea delle Alpi Cozie) si formò il regno celto-ligure dei Cozii che, grazie ad un'oculata politica di alleanza con Roma, riuscì a conservare la propria indipendenza fino all'età augustea, quando la popolazione era ormai romanizzata.

Il regno raggruppava diverse tribù (civitates) liguri, ormai fortemente celtizzate a causa dell'influenza culturale delle tribù galliche. Da qui uno statuto più simile a quello gallico, che quello ligure: un forte potere patrizio e un re dinastico. Rimane di fondo un atteggiamento "ligure", le tribù erano dotate di un forte grado d'indipendenza, che le portavano spesso a non riconoscersi nell'autorità regale.[senza fonte] Conosciamo il nome di queste tribù[3]: Segovii, Segusini, Belaci, Caturigi, Medulli, Tebavii, Adanates, Savincates, Ectini, Veamini, Venisani, Iemerii, Vesubiani e Quarati.

Il regno comprendeva l'attuale Val di Susa, la Val di Chisone, il Pellice, la Savoia, le Alte Alpi e il Delfinato.

La capitale del regno era Segusio (l'attuale Susa), ma è probabile che all'inizio la capitale fosse l'oppidum di Excingomagus[4] (probabilmente l'attuale Exilles), più interna e facilmente proteggibile. Un altro sito importante era l'oppidum chiamato Ocelum (presso l'attuale Avigliana), punto di scambio presso il limes che separava il Regno dei Cozii, dai territori controllati direttamente dai Romani.

L'incredibile longevità di un regno indipendente, in una situazione generale dove la potenza romana occupava e sottometteva tutti i popoli che incontrava, nasce da considerazioni di opportunità fatte dai Romani e i Cozii: i Cozii conoscevano la potenza militare romana e sapevano che fine avevano fatto le tribù che le si erano opposte, i Romani conoscevano le tribolazioni che avrebbero subito nel combattere i Liguri in ambiente montano e avevano bisogno di una via di comunicazione sicura per completare la conquista della Gallia e mantenerne il controllo.

Poco prima dell'impresa della Spagna (61 a.C.), Cesare si accordò con il Re Ligure Donno, garantendosi il transito indisturbato delle proprie truppe. Si creò così un'alleanza che permise ai Cozii di prosperare, sia grazie al commercio transalpino, sia grazie agli ampliamenti territoriali che i Romani donarono dopo la sconfitta di tribù nemiche confinanti.

Alla morte di Cesare, dopo un periodo di distanza, l'alleanza con Cesare Augusto venne rinsaldata dal figlio di Donno, Cozio. Per celebrare l'occasione venne realizzato, in onore di Augusto, un arco di trionfo a Segusio (9-8 a.C.), visibile ancora oggi. L'accordo prevedeva anche la modifica dell’estensione del dominio di Cozio, il quale perse una parte del versante francese[5]. In onore di Cozio, le montagne della regione vennero chiamate Alpi Cozie.

Alla morte di Cozio, succedette il figlio Donno II, a cui succedette il nipote Cozio II. Quest'ultimo, che regnerà a lungo, aumenterà il territorio amministrato dal nonno, grazie a doni territoriali concessi dall' Imperatore Claudio.

Dal I sec. a.C., la Val di Susa fu attraversata dalla Via delle Gallie, che terminava nello strategico Mons Matrona (l'attuale Monginevro), uno dei tre valichi utilizzabili in antico per raggiungere la Gallia.

I regnanti cozii sono stati visti molto positivamente dalle tribù celto-liguri alpine, come esempio di governo giusto e previdente[6]. Nel IV sec. d.C. la tomba di Cozio era ancora venerata mentre, addirittura nel medioevo, Donno era venerato come un santo.

Il regno fu completamente inglobato nell'Impero romano solo al tempo di Nerone.

Integrazione nell'Impero Romano[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio i Romani considerarono il Regno dei Cozii, un protettorato autonomo. Successivamente, per meglio integrare il regno nel sistema politico romano, concedettero il titolo di praefectus e la cittadinanza romana a Cozio (9-8 a.C.), che assunse il nome di Marcus Iulius Cottius. Divenne pertanto un misto di re/prefetto romano.

I successori di Cozio, Donno II e Cozio II ereditarono la carica di re/prefetto.

Con la morte di Cottio II (63 d.C.), in assenza di eredi, Nerone costituì la provincia (Svet., Nero, 18).

Nel 297 d.C., con la riforma dioclezianea, la provincia scomparve a favore delle vicine Alpi Marittime.

L'effimera provincia bizantina[modifica | modifica wikitesto]

La prefettura del pretorio d'Italia, suddivisa in province.

Tuttavia, tra il 554 e il 568, dopo la fine della guerra gotica che decretò la riconquista bizantina dell'Italia intera, la provincia di Alpi Cozie venne ricostituita, comprendendo Piemonte e Liguria.[7] Paolo Diacono, infatti, descrivendo le province in cui era suddivisa l'Italia al tempo dell'invasione longobarda, descrive una provincia dal nome Alpi Cozie:

« La quinta provincia dell'Italia è quella delle Alpi Cozie, che prendono il nome dal re Cozio, vissuto ai tempi di Nerone. Questa (provincia) si estende dalla Liguria verso il sud est fino al mar Tirreno; a occidente è delimitata dai territori dei Galli. Comprende le città di Acqui, nota per le sue miti primavere, Tortona, il monastero di Bobbio, Genova e Savona. »
(Paolo Diacono, Historia Langobardorum, II,16.)

Si pensa che questa provincia fosse la sede di uno dei quattro ducati di frontiera bizantini posti a difesa dell'arco alpino: quello che presidiava le alpi Graie e Cozie. Stando alle disposizioni della Prammatica Sanzione del 554, la provincia doveva essere governata da un governatore civile (Iudex provinciae) eletto dai vescovi e dai notabili. In seguito alla conquista longobarda delle città più a settentrione della provincia (Paolo Diacono sostiene che ai Bizantini rimasero solo le città poste sul litoriale ligure),[8] la provincia fu soppressa e accorpata, se si presta fede alla Descriptio orbis romani di Giorgio Ciprio, insieme ad altre (le residue zone rimaste in mano ai Bizantini in Liguria, Tuscia, Valeria, Piceno e Campania settentrionale) nell'eparchia Urbicaria, intorno al 580.[9] Intorno al 584 anche l'eparchia Urbicaria venne soppressa e la parte della Liguria rimasta bizantina assunse il nome di Marittima italorum, cadendo in mano longobarda intorno al 643, in seguito alle conquiste di re Rotari.

Esercito e difesa[modifica | modifica wikitesto]

Il Monviso è la vetta più alta delle Alpi Cozie e ne costituisce il simbolo.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Esercito romano.

La guarnigione acquartierata a Susa si differenziava dalle corrispondenti nelle province vicine, in quanto essa era costituita da una coorte pretoria. Scrive Svetonio che a causa di una rivolta a Pollentia (Pollenzo, alla confluenza del Tanaro e della Stura), Tiberio (Svet., Tiberius, 37) inviò sul posto una coorte pretoria da Roma e per sedare la sollevazione. Quest’unità formata esclusivamente da cittadini romani italici rimase a Segusio, probabilmente in relazione all’importanza strategica rivestita dal valico del Monginevro. Si conoscono attualmente due coorti: la IX cohors praetoria e la XII cohors praetoria, delle quali la prima pare aver sostituito la seconda in ordine cronologico.

Geografia politica ed economica[modifica | modifica wikitesto]

La residenza dei governatori, Segusio (Susa), mantenne il nome celtico fino al VI secolo d.C., quando lo latinizzò in Segusium. La città alta, l’antica rocca celtica, divenne la sede del procuratore, mentre nella valle sottostante si sviluppò la città romana. Non è certo invece quale fosse la sede del concilium provinciale, anche se l’opinione comune si indirizza verso la stessa capitale. La città era amministrata da duumviri, affiancati da un senato locale; i magistrati, inquadrati nella tribù Quirina, possedevano i tria nomina, e conducevano delle lunghe carriere municipali. Il principale sacerdote della città era rappresentato dal flamen Augusti e dai seviri augustali.

Gli altri insediamenti principali delle Alpes Cottiae erano:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Museo e Area Archeologica de La Maddalena di Chiomonte
  2. ^ Tito Livio e Strabone.
  3. ^ Sono citate nell'iscrizione dell'Arco di Augusto (Susa).
  4. ^ Strabone, IV, 1, 3
  5. ^ L'iscrizione sull'arco di Susa recita "civitates quae sub eo praefecto fuerunt"
  6. ^ Ammiano Marcellino, XV, 10, 7
  7. ^ Le duché byzantin de Rome. Origine, durée et extension géographique, pp. 44-50..
  8. ^ Paolo Diacono, Historia Langobardorum, II, 25.
  9. ^ Le duché byzantin de Rome. Origine, durée et extension géographique, pp. 49-50..

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • AAVV, Cambridge Ancient History. L'impero romano da Augusto agli Antonini, Milano, 1975, Vol. VIII.
  • Renato Del Ponte, I Liguri, Etnogenesi di un popolo, Genova, ECIG, 1999, ISBN 88-7545-832-4.
  • Davide Faoro, Novità sui Fasti equestri della Rezia, in Quaderni friulani di archeologia n.XVII, Trieste 2007, pp.97-120.
  • Michael Grant, Gli imperatori romani, Roma, Newton & Compton, 1984, ISBN 88-7819-224-4.
  • C. Letta, La dinastia dei Cozi e la romanizzazione delle Alpi occidentali, «Athenaeum», 64 (1976), pp. 37-76
  • C. Letta, Ancora sulle civitates di Cozio e sulla prefettura di Albanus, «Gli antichi e la montagna. Aosta, 21-23 settembre 1999», a cura di S. Roda e S. Giorcelli, Torino 2001, pp. 149-166
  • Mario Attilio Levi, Augusto e il suo tempo, Milano 1994.
  • Pierangelo Lomagno, Il regno dei Cozii, Ivrea, Priuli & Verlucca, 1991.
  • J. Prieur, La province romaine des Alpes Cottiennes, Villerbaune 1968.
  • Santo Mazzarino, L'Impero romano, Bari, Laterza, 1976, Vol. I, ISBN 88-420-2401-5.
  • (EN) Chris Scarre, Chronicle of the Roman Emperors, Londra, 1995, ISBN 0-500-05077-5.
  • Howard Scullard, Storia del mondo romano, Milano, Rizzoli, 1992, ISBN 88-17-11903-2.
  • Pat Southern, Augustus, Londra-N.Y. 2001.
  • Antonio Spinosa, Augusto. Il grande baro, Milano, Mondadori, 1996, ISBN 88-04-41041-8.
  • Antonio Spinosa, Tiberio. L'imperatore che non amava Roma, Milano, Mondadori, 1991, ISBN 88-04-43115-6.
  • Ronald Syme, L'aristocrazia augustea, Milano, Rizzoli, 1992, ISBN 88-17-11607-6.
  • (EN) Ronald Syme, The Roman Revolution, Oxford, 2002, ISBN 0-19-280320-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]


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