Taurini
| (LA) « Taurini Semigalli proxima gens erat in Italiam degresso » |
(IT) « I Taurini Semigalli erano il popolo più vicino ad Annibale quando scese in Italia » |
| (Tito Livio, Ab urbe condita XXI, 38) | |
I Taurini[1] erano un popolo che occupava la valle del Po al centro dell'attuale Piemonte, comunque da non confondere con i celti Taurisci (o Norici) che abitavano nel Norico.
L'opinione più comune è che i Taurini fossero di etnia ligure, anche se il secolare contatto con popolazioni celtiche ne potrebbe aver modificato la cultura al punto da renderli non chiaramente differenziabili da quest'ultime. In tal senso, già gli autori antichi avevano difficoltà a classificarli (per Plinio e Strabone erano "liguri antichi", per Livio "semigalli", per Appiano "celtici"); anche oggi spesso vengono definiti prudentemente celtoliguri.
Secondo Polibio, la loro capitale si chiamava Taurasia, ma non è ancora stato possibile indicare archeologicamente la sua esatta posizione, anche se la si colloca vicina alla confluenza tra il Po e la Dora Riparia, nel territorio dell'odierna Torino.[2]
Storia[modifica]
Le scarsissime fonti documentali e archeologiche non permettono di fare piena luce su questo popolo, che furono peraltro raramente citati dagli autori antichi.
Vi sono delle testimonianze indirette (toponimi e suffissi caratteristici) che indicherebbero che in tempi antichi le popolazioni liguri erano presenti in tutto il Piemonte.
Con lo sviluppo della cultura di Golasecca 2 e le successive invasioni galliche dal bacino del Ticino (V secolo a.C.), le popolazioni liguri si ritirarono progressivamente a occidente della Dora Baltea e a meridione del Po. Quanto questa "avanzata celtica" avesse un forma conflittuale (scacciata e pulizia etnica) o pacifica (mescolanza e fusione delle popolazioni) non è noto; a favore della seconda ipotesi si rileva che non esistevano confini netti tra l'area celtica e quella ligure: oggi sono note enclaves liguri a nord del Po, mentre a sud si infiltrarono nuclei celti, come a Chieri e Testona.
Tra le varie tribù liguri, i Taurini occupavano la piana prospiciente le valli di Susa e Lanzo, mentre a nord confinavano con i Salassi (che occupavano l'alto Canavese), a sud con gli Epanteri (stanziati nella piana fra Carmagnola e Bra) e i Caburriati (stanziati nel piano compreso fra il Pellice ed il Po).
Sia Tito Livio che Strabone riferiscono che il territorio dei Taurini comprendeva anche i passi delle Alpi, e pertanto in epoca antica controllavano le vie di comunicazione con la fossa del Rodano. Questa voce si lega probabilmente ad alcuni antichi miti greci (peraltro piuttosto confusi e contradditori), secondo i quali, Ercole si scontro' con il mitico re Taurisco, quando dovette attraversare le Alpi al ritorno a Micene con i buoi di Gerione, oppure alla presenza di una via eraclea che attraversa le Alpi tracciata dagli Argonauti quando tornarono in Grecia con il Vello d'Oro.
Secondo Plinio, i taurini erano dediti all'agricultura, alla silvicultura e l'allevamento; l'autore cita la coltivazione dell'asia (una varietà di segale) e la raccolta degli araviceli (una varietà di pinoli).
Nel 218 a.C. furono attaccati da Annibale, già alleato con i Galli Insubri, e la loro città principale, Taurinia (o Taurasia, a seconda delle fonti), fu conquistata e distrutta dopo un assedio di tre giorni[3]. Sebbene non sono state trovate evidenze archeologiche, si ritiene che questa città fosse alla congiunzione tra il Po e la Dora Riparia, pertanto nell'area dell'attuale centro storico di Torino. Anche qui le fonti sono incerte: secondo Polibio, Taurinia era la città principale, mentre Livio sostiene che era l'unica città dei taurini.
Con la sconfitta di Annibale e delle truppe galliche sue alleate, l'area cadde sotto il controllo romano, iniziando l'opera di romanizzazione che si concluse solo secoli dopo. Durante questo periodo il territorio fu considerato zona di confine: dopo le guerre puniche, in Val di Susa e in Val Chisone si formò il regno dei Cozii (dal nome di un loro sovrano), che, sebbene alleato di Roma, conservò formalmente la propria indipendenza fino ad oltre l'età augustea.
Poco dopo la morte di Giulio Cesare, i triumviri dedussero la colonia Iulia Taurinorum, che Ottaviano, intorno al 27 a.C., ribattezzò Iulia Augusta Taurinorum.
Note[modifica]
- ^ Il contributo iniziale per questo articolo è stato tratto da: Enciclopedia Britannica, 1911
- ^ Francesco Cognasso, Storia di Torino, Milano, Aldo Martello Editore, 1969.
- ^ Polibio iii. 60, 8