Monviso

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Monviso
VisoColleGianna.jpg
Il Monviso dal colle della Gianna
Stato Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Provincia Cuneo Cuneo
Altezza 3842 m s.l.m.
Catena Alpi
Coordinate 44°40′06.71″N 7°05′24.47″E / 44.668531°N 7.09013°E44.668531; 7.09013Coordinate: 44°40′06.71″N 7°05′24.47″E / 44.668531°N 7.09013°E44.668531; 7.09013
Altri nomi e significati Vísol (occitano)
Viso (piemontese)
Data prima ascensione 30 agosto 1861
Autore/i prima ascensione William Mathews, Frederick Jacomb, Jean-Baptiste Croz e Michel Croz.
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Monviso
Mappa di localizzazione: Alpi
Dati SOIUSA
Grande Parte Alpi Occidentali
Grande Settore Alpi Sud-occidentali
Sezione Alpi Cozie
Sottosezione Alpi del Monviso
Supergruppo Gruppo del Monviso in senso ampio
Gruppo Gruppo del Monviso propriamente detto
Sottogruppo Nodo del Monviso
Codice I/A-4.I-C.8.a

Il Monviso (Vísol ['vizʊl] in occitano, Viso ['vizʊ] in piemontese - 3.842 m s.l.m.) - detto anche Re di Pietra[1] - è la montagna più alta delle Alpi Cozie. La montagna è ben visibile dalla pianura per via della sua forma piramidale e la sua altezza di oltre 500 metri superiore ai picchi circostanti. Con 2.062 metri la sua prominenza è la decima dell'intero arco alpino e la ventitreesima in tutta Europa. È anche conosciuto perché ai suoi piedi si trova la sorgente del fiume Po, il corso d'acqua più lungo d'Italia. Dal 29 maggio 2013 è diventato patrimonio dell'Unesco come riserva della biosfera transfrontaliera con la Francia[2].

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Sagoma del Monviso al tramonto vista da Bra (CN)

Il nome Monviso deriverebbe dal latino Mons Vesulus. Il termine Vesulus deriverebbe a sua volta dalla radice ves indoeuropea usata per indicare un'altura; in definitiva il nome Mons Vesulus significa montagna ben visibile (che la rende sicuro punto di riferimento per il viaggiatore) ed isolata come per l'appunto è il Monviso.[3] Infatti, guardandolo dalla Pianura Padana, la sua forma piramidale imponente si erge maestosa quasi dal 'nulla', rendendo il Monviso visibile e riconoscibile anche da grandi distanze.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

« Immagina posto verticalmente uno di quei pugnali triangolari con cui solevano talvolta sbudellarsi i nostri padri; supponi quindi che si giri una delle costole del medesimo infino a che venga a porsi nello stesso piano verticale contenente un'altra costola, ed avrai un'idea della forma del Monviso. »
(Quintino Sella, Una salita al Monviso. Lettera a Bartolomeo Gastaldi)

La vetta del Monviso essendo al di qua della linea di separazione delle acque si trova interamente in territorio italiano (a 2 km dal confine francese), così come quasi tutto il resto del gruppo, mentre parte della cresta settentrionale del gruppo stesso, da Punta Gastaldi al Colle delle Traversette, sono sul confine con la Francia. Il gruppo è contornato dalle seguenti valli: valle Po, valle Varaita e, dal versante francese, valle del Guil.

La vetta sorge su una dorsale principale orientata in direzione circa nord-sud. Partendo dal monte Granero, la dorsale passa per il colle delle Traversette, le rocce Fourioun, punta Venezia, punta Udine, punta Roma, punta Gastaldi ed il Visolotto, per poi salire omogeneamente fino alla vetta. Questa è costituita da due punte separate: punta Nizza, più settentrionale e più bassa, e punta Trieste, più meridionale, il punto di massima elevazione (3841 m). I nomi delle due punte furono assegnati con riferimento alle due città principali agli estremi della catena alpina.[4] Dalla vetta, la cresta principale scende verso sud, passando per la punta Sella e la punta Barracco fino al passo delle Sagnette; da qui procede ancora nella stessa direzione verso punta Michelis ed il passo di San Chiaffredo, per poi proseguire verso il passo dei Duc e la cima delle Lobbie, dove si può dire che termini il gruppo. Dalla vetta dirama in direzione sud-sud-ovest una cresta secondaria, che passando per i torrioni SARI arriva al viso di Vallanta; da qui discende nella stessa direzione, con diverse punte successive (punta Corsica, punta Caprera, rocce di Viso) e con alcune punte su sottocreste secondarie (punta Fiume, triangolo della Caprera), fino a digradare nel vallone di Vallanta.[4][5]

Panoramica del gruppo del Monviso da Est, con indicazione dei principali punti notevoli della cresta

Origine dei nomi[modifica | modifica sorgente]

Quasi tutte le vette del gruppo del Monviso non avevano nomi tradizionali. Molti dei nomi odierni furono attribuiti all'inizio del XX secolo dal professor Ubaldo Valbusa. Lo studioso, fervente patriota, pensò di attribuire alle vette del gruppo del Monviso i nomi di città italiane (od allora considerate tali) o comunque di glorie d'Italia. Da qui nascono nomi come punta Trieste, punta Fiume, punta Malta, punta Venezia, dedicate a città considerate italiane; punta Dante, dedicata al poeta Dante Alighieri; punta Gastaldi, dedicata al geologo Bartolomeo Gastaldi; punta Sella, dedicata a Quintino Sella, e punta Barracco, dedicata a Giovanni Barracco, componenti della prima ascensione italiana al Monviso del 1863.[5]

Il Po[modifica | modifica sorgente]

Come detto, il monte è particolarmente famoso anche al di fuori del territorio regionale perché ai suoi piedi, e precisamente al Pian del Re, in alta valle Po, ha la sorgente il fiume Po, il più lungo d'Italia. La sorgente ha origine dai suoi ghiacciai sopraelevati (ormai in evidente fase di ritiro) e dai numerosi laghi interconnessi posti più in basso alle sue pendici (Fiorenza, Grande, Superiore, Lausetto e Chiaretto), le cui acque si raccolgono appunto al Pian del Re, dando origine ad un vero e proprio torrente che già dalla sorgente ha una portata non trascurabile.

Visibilità[modifica | modifica sorgente]

Il Monviso domina l'intero arco alpino del Piemonte meridionale e la pianura sottostante, da Cuneo a Saluzzo, fino a Torino ed oltre. Nelle giornate particolarmente limpide è visibile dalle guglie del Duomo di Milano.[6] La sua riconoscibilità è legata più alla forma ed all'isolamento che all'altezza assoluta; infatti, nel solo territorio piemontese, è superato in quota sia da parecchie vette del massiccio del Monte Rosa (Punta Dufour, Punta Giordani ecc.) che da diverse punte del massiccio del Gran Paradiso.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Per la sua morfologia e posizione, il Monviso sembra "attirare" le nebbie della pianura. Molto spesso la montagna risulta avvolta dalle nebbie fin dalla tarda mattinata, anche in giornate di generale bel tempo.[7]

Geologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista geologico, la montagna appartiene alla serie a facies piemontese del Trias-Giura (zona delle pietre verdi di Gastaldi): in particolare, è costituita da rocce eruttive effusive (prasiniti, anfiboliti, eclogiti) anche parzialmente metamorfosate, e da metamorfiti (metagabbri, metaporfiriti e metadiabasi). Il principale sistema di fratturazione / scistosità immerge circa parallelo al versante occidentale.[8][9]

Storia delle ascensioni[modifica | modifica sorgente]

La prima esplorazione del territorio attorno al Monviso di cui si ha notizia è quella guidata dall'abate milanese Valeriano Castiglione nel 1627[10]. Tale escursione, partita dalla pianura saluzzese, raggiunse il lago Chiaretto (2.261 m) e fu organizzata a fini scientifici per misurare in modo rudimentale l'altezza di quella montagna: la misurazione rilevata fu di circa 1.664 metri sopra il lago Chiaretto, corrispondente a 3.925 m sul livello del mare, abbastanza prossima al valore reale[10].

Il primo serio tentativo di scalare il Monviso fu compiuto il 24 agosto del 1834 dal saluzzese Domenico Ansaldi, di professione geometra[11]. L'impresa, un'iniziativa del tutto personale e priva di qualsiasi supporto esterno, per poco non gli riuscì: Ansaldi arrivò infatti fino alla quota di circa 3.700 m ma, a causa di un macigno enorme (giudicato insormontabile) e soprattutto della nebbia, fu indotto a tornare indietro e rinunciare[12]. L'ascensione alla vetta fu compiuta per la prima volta con successo dai più organizzati William Mathews, Frederick Jacomb, Jean-Baptiste Croz e Michel Croz il 30 agosto 1861[6]; Mathews, Michel Croz e i signori Bonney e Hawkshaw avevano fatto un altro tentativo l'anno precedente (1860) ma il progetto era fallito a causa del maltempo.

La comitiva partì dalla frazione Castello di Pontechianale (1.605 m), in valle Varaita, il 29 agosto. Tale punto di partenza venne preferito rispetto al più elevato Pian del Re (2.020 m), in valle Po, in quanto allora la strada terminava molto più in basso al paese di Crissolo (1.300 m) e inoltre il versante della val Varaita permette di aggirare completamente il delicato colle delle Sagnette (2.991 m). Dopo aver imboccato a nord-est il vallone di Vallanta (vallata secondaria della val Varaita) deviarono presso i Laghi delle Forciolline e pernottarono poco lontano dall'attuale bivacco Boarelli (2.835 m). L'indomani partirono prima dell'alba, alle 04:30, e conquistarono la vetta alle ore 09:20 dopo essere passati sotto al colle delle Sagnette e scalato la parete Sud.

La seconda salita, compiuta il 4 luglio dell'anno successivo (1862) da Francis Fox Tuckett, vide il primo cittadino italiano sulla vetta del Monviso: Bartolomeo Peyrotte, guida alpina di Bobbio Pellice, che aveva accompagnato Tuckett unitamente alle guide Peter Perrn e Michel Croz. Questa cordata fu anche la prima a bivaccare per una notte in vetta al Monviso.[13][14]

La prima spedizione completamente italiana a raggiungere la vetta del Monviso fu quella del ministro biellese Quintino Sella nel 1863.[5][14] La spedizione avrebbe dovuto avvalersi della guida di Bartolomeo Peyrotte, già pratico della via, che però rinunciò sembra perché "traumatizzato" dall'esperienza dell'anno precedente[14]. La cordata nazionale di alpinisti, che oltre a Sella comprendeva i nobili piemontesi Paolo e Giacinto Ballada di Saint-Robert e il deputato calabrese Giovanni Barracco, si avviarono quindi accompagnati dalle tre guide alpine locali Raimondo Gertoux, Giuseppe Bouduin e Giovan Battista Abbà che però non conoscevano l'itinerario, guidati solo dalla relazione di Mathews.[14] L'impresa, sicuramente notevole per l'epoca, fu un'abile mossa politica propagandistica di Sella volta a celebrare, anche attraverso la composizione "eterogenea" della cordata, l'Unità d'Italia appena raggiunta (1861). Sulla scia dell'immenso entusiasmo che aveva accompagnato la riuscita della scalata al Monviso Sella fondò a Torino il Club Alpino Italiano, a tutt'oggi la più vasta associazione di alpinisti italiani.

Alessandra Boarelli, di Verzuolo, fu la prima donna che riuscì a scalare il Monviso (1864).[14][15] La squadra era composta anche dalla sedicenne Cecilia Fillia di Sanfront e da tre uomini, tra i quali il vicario di Casteldelfino.[5][14] Si noti che già l'anno precedente una spedizione cui partecipava la Boarelli aveva tentato la salita al Monviso, prima ancora di Quintino Sella, ma aveva dovuto ritirarsi per il maltempo.[14]

La prima ascensione invernale fu effettuata il 22 gennaio 1878 dall'alpinista Leopoldo Barale con le guide di Balme Giuseppe e Antonio Castagneri ed Antonio Bogiatto.[5]

La prima salita della parete nord-ovest fu effettuata il 12 agosto 1879 dai francesi Paul Guillemin ed André Salvador de Quatrefages, con le guide Giraud Lezin ed Émile Pic.[5]

La prima via su ghiaccio fu aperta sulla parete nord da W.A.B. Coolidge, con le guide Christian ed Ulrich Almer, il 28 luglio 1881. Il ghiacciaio salito dalla squadra prese successivamente il nome del suo leader: ghiacciaio Coolidge.[5]

Molti alpinisti importanti aprirono nuove vie sul Monviso; tra questi ricordiamo Guido Rey (parete est, 1887; parete nord-est, 1898), Ubaldo Valbusa (cresta est, 1902; cresta sud-est, 1903), Aldo Bonacossa e Vitale Bramani (parete ovest, 1931), Giuseppe Gagliardone (parete est del torrione di Saint-Robert, 1941), Vitale Giacoletti (diretta alla nord-est, 1955), Gian Carlo Grassi (diverse vie su Monviso e Viso di Vallanta tra gli anni settanta ed '80). Molte delle imprese tra il 1890 ed il 1930 furono accompagnate dalle guide Claudio e Giuseppe Perotti, che realizzarono così un numero considerevole di prime ascensioni.[5]

Nel 1898 raggiunse la vetta del Monviso anche monsignor Achille Ratti, che nel 1922 sarebbe diventato Papa col nome di Pio XI[11]. Il famoso Duca degli Abruzzi, esploratore nonché membro di casa Savoia, realizzò la seconda[12] salita invernale della montagna nel marzo 1897[16], ovviamente al seguito di una spedizione molto ben attrezzata.

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

Attualmente ogni anno il Monviso è salito da circa 2.000 alpinisti, in maggioranza italiani ma anche parecchi francesi[17]. Nell'anno 1906, quando l'alpinismo era un'attività di élite, era stato scalato soltanto da 127 persone tra alpinisti, guide e portatori[18].

Il primo[12] incidente mortale sul Viso si verificò dopo più di 30 anni dalla sua prima ascensione: il 6 agosto 1895 Giovanni Calcino, un ingegnere di Torino neolaureato, scivolò precipitando per 450 metri[19] in quello che sarebbe stato poi ribattezzato canale Calcino, uno dei tratti più insidiosi della via normale (soprattutto in discesa). Il secondo incidente fatale avvenne a 21 anni di distanza dal primo, nel 1916[12]. Al giorno d'oggi il numero annuale dei morti sul Monviso è molto peggiorato (in media circa una o due vittime ogni anno) e ciò è dovuto a due cause fondamentali: in primo luogo l'elevata frequentazione della montagna e, secondariamente, il ricorso sempre più raro ai servizi di accompagnamento delle guide alpine.

La guida alpina di Crissolo Quintino Perotti (1906-1990), storico gestore del rifugio Sella, è stato l'uomo che ha compiuto il maggior numero di ascensioni sul Monviso, ben 749 volte in vetta alla montagna più alta delle Alpi Cozie[20].

Record di velocità[modifica | modifica sorgente]

  • Il record ufficiale (tuttora imbattuto) di scalata del Monviso fu stabilito il 6 settembre 1986 da Dario Viale, un giovane atleta dilettante di Limone Piemonte, portacolori dell'U.S Sanfront, il quale partendo dal Pian del Re fece i 1.800 m di dislivello della via normale impiegando un tempo di 1 ora 48 minuti e 54 secondi, laddove un alpinista medio impiega non meno di 6 ore.[21].
  • Il record di salita e discesa da Pian del Re è stato stabilito il 29 agosto 2011 in 3 ore 12 minuti e 42 secondi dallo Skyrunner Paolo Bert. Partito dalla sorgente del Po alle 8:00, Bert ha impiegato 1 ora e 58 minuti per la salita e 1 ora e 14 minuti per la discesa. Il percorso ha uno sviluppo di 22 chilometri e un dislivello di 2.000 metri.[22]

Ascensione alla vetta[modifica | modifica sorgente]

Il periodo più propizio per salire il Monviso al minimo di attrezzatura ed esperienza alpinistica richiesta è quello di fine estate, immediatamente precedente le prime piogge autunnali, quando ormai tutta le neve e il ghiaccio presente sulla via si sono sciolti.

Parete sud del Monviso (via normale) dal Passo delle Sagnette.

Via normale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Via normale del Monviso.

La via normale di ascesa al Monviso si sviluppa lungo la parete Sud, percorso non difficile e per questo molto battuto, soprattutto nei mesi estivi.

Dapprima occorre raggiungere il Rifugio Quintino Sella al Monviso (2640 m) partendo dal Pian del Re oppure dal paese di Crissolo. Poi occorre contornare la montagna e, attraversato il Passo delle Sagnette (2991 m), dirigersi verso la parete sud, fino a raggiungere il bivacco Andreotti.

Alternativamente si può raggiungere il bivacco Andreotti partendo dalla frazione Castello di Pontechianale, risalendo il vallone di Vallanta fino alle Grange del Rio (Vallanta) per poi salire in sinistra orografica verso il lago delle Forciolline, dove eventualmente si può pernottare al confortevole bivacco Boarelli. Da qui si raggiunge poi con camminata il più spartano bivacco Andreotti.

Superato il bivacco Andreotti (3225 m), si attraversa brevemente per 200 m il ghiacciaio Sella quindi si attacca la parete Sud. Si sale la parete, il cui passaggio più difficile è ritenuto di grado III+, seguendo le frequenti tacche di vernice gialla fino a raggiungere la croce di vetta. Il grado di difficoltà complessivo dell'ascesa è valutato come F+/PD-.[23]

Nel periodo tardo-estivo (fine agosto-settembre) l'uso dei ramponi e della piccozza non è generalmente ritenuto necessario. È comunque opportuno procedere legati e con il casco.

Parete est[modifica | modifica sorgente]

Un secondo percorso di salita si svolge lungo la parete est. Questo percorso è alquanto più impegnativo rispetto alla via normale: è molto lungo (1201 m di dislivello); presenta tratti fino al IV grado, ed è valutato complessivamente PD+/AD.[24]

Partendo dal Rifugio Quintino Sella si contorna il lago Grande di Viso e, dirigendosi verso ovest, si arriva all'attacco della parete est. Si risale superando passaggi di secondo e terzo grado continui fino a giungere in vetta.

Questa via fu tentata più volte nel XIX secolo. I primi a percorrerne un tratto con successo (dal Torrione St. Robert alla vetta) furono Guido Rey e la guida Antonio Castagneri di Balme il 15 agosto 1887; la prima salita completa lungo la cresta Est fu realizzata da Elena ed Adolfo Kind, Ubaldo Valbusa e Alberto Weber il 7 agosto 1902.[24]

Particolare della salita al Monviso dal canale Perotti. (Parete Nord)

Parete nord[modifica | modifica sorgente]

Un percorso di salita alternativo tutt'altro che agevole si snoda lungo la parete Nord. Questa presenta in particolare il ghiacciaio Coolidge con l'omonimo canalone, lungo il quale si sviluppa la via Coolidge.

La salita lungo il canalone Coolidge fu compiuta per la prima volta dal reverendo americano William Auguste Coolidge insieme alle guide Christian Almer padre e figlio il 28 luglio 1881; la prima invernale fu compiuta Giuseppe Dionisi, Giuseppe Marchese e Franco Ribetti tra il 28 febbraio ed il 1º marzo 1959. La difficoltà complessiva della via è valutata come D, con tratti in canale di ghiaccio inclinati tra 45º e 60º.[24]

Un'altra via sulla stessa parete si sviluppa lungo lo sperone secondario nord, risalendo direttamente dal Colle delle Cadreghe oppure seguendo per un tratto il canale Perotti (dal nome del suo primo salitore, Quintino Perotti). Questa via è valutata come D+, con un passaggio di V-.[24]

Le vie di salita lungo i canaloni della parete nord sono adatti ad alpinisti esperti e vengono percorsi generalmente nel periodo primaverile, quando cioè il manto nevoso risulta ancora compatto ma di spessore molto più ridotto e sono perciò minimi i rischi di valanghe. Si tende ad evitare anche di fare queste due vie d'estate perché, completamente fusa la neve, i suddetti canaloni si trasformano in pericolosi colatoi detritici che rovesciano continue scariche di pietre e massi sul capo degli alpinisti.

La vetta[modifica | modifica sorgente]

La cima del Monviso è situata alla convergenza dei territori comunali di Oncino, Crissolo e Pontechianale.[25] La vetta è abbastanza ampia, potendo ospitare qualche decina di alpinisti, tanto che il 31 luglio 1877 vi venne celebrata la prima solenne Messa in onore dei 50 anni di Quintino Sella[16].

Nel punto più elevato è collocata una monumentale croce metallica alta quasi 3 metri che si trova lì dal 1925. Più volte smontata e restaurata nel corso degli anni, vi venne portata a pezzi da un'associazione volontaria di giovani cattolici di Racconigi in sostituzione di un'altra croce presente dal 1896.

Ai piedi della croce sono deposti due grandi medaglioni in bronzo, opere di Callisto Gastaldi, su cui sono scolpite le immagini della Madonna e del Cristo Redentore.

Il panorama osservabile dalla vetta del Monviso è vastissimo: oltre al già citato caso del Duomo di Milano (peraltro impegnativo da scorgere perché presuppone la totale assenza di nebbia e l'uso di un buon cannocchiale) risulta ben evidente l'intero arco alpino occidentale, dalle Grigne[17] lombarde passando per il Monte Rosa, il Cervino e il monte Bianco fino al monte Argentera e ai primi rilievi dell'Appennino. Si intravede anche il mar Ligure, in particolare la riviera di Levante[17] essendo la visuale di quella di Ponente occlusa dallo sbarramento delle Alpi Marittime.

Rifugi alpini[modifica | modifica sorgente]

Ai piedi del Monviso vi sono alcuni rifugi alpini che offrono sia la possibilità di essere base di partenza per la salita in vetta e sia la possibilità di compiere un completo tour intorno al Monviso stesso. Essi sono:

Giro di Viso[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giro di Viso.

In questi ultimi anni si è diffusa l'usanza tra gli alpinisti e gli amanti del trekking di compiere il giro intorno al Monviso pernottando alcune notti nell'uno o nell'altro dei rifugi costruiti ai suoi piedi. È un modo particolarmente suggestivo di apprezzare tutta la sua grandezza e maestosità da angolature molto differenti.[23]

Ingresso italiano del Buco di Viso

Il Buco di Viso[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Buco di Viso.

Poco distante dalle sue pendici, nei pressi del monte Granero, si trova il Buco di Viso, che fu il primo traforo alpino della storia. Fu fatto costruire nel 1480 da Ludovico II, Marchese di Saluzzo per facilitare i commerci del marchesato con la Francia. Attualmente è totalmente percorribile a piedi in tutti i suoi 75 metri di lunghezza, anche se si tratta di una galleria stretta e buia, sconsigliata a chi soffre di claustrofobia.[23]

Il Monviso nella letteratura[modifica | modifica sorgente]

Il Monviso faceva parlare di sé sin dall'antichità.

Virgilio, nel decimo libro dell'Eneide, paragona Mesenzio (nemico di Enea) ad un cinghiale del Monviso:

« Actus aper, multos Vesulus quem pinifer annos defendit multosque palus Laurentia? »

Dante, nella Divina Commedia, parlando del fiume Montone cita anche il Monviso:[26]

« come quel fiume che proprio cammino
prima dal Monte Viso 'nver levante
da la sinistra costa d'Appennino.
 »

Francesco Petrarca cita il Monviso nella sua versione latina della novella di Griselda del Decamerone di Giovanni Boccaccio. La novella (decima della decima giornata) è ambientata nel marchesato di Saluzzo; Petrarca ne modificò l'inizio, aggiungendo una descrizione del Monviso:[27]

(LA)
« Est ad Italie latus occiduum Vesullus ex Apenini iugis mons unus altissimus, qui, vertice nubila superans, liquido sese ingerit etheri, mons suapte nobilis natura, Padi ortu nobilissimus, qui eius e latere fonte lapsus exiguo, orientem contra solem fertur, mirisque mox tumidus incrementis brevi spatio decurso, non tantum maximorum unus amnium sed fluviorum a Virgilio rex dictus Liguriam gurgite violentus intersecat; dehinc Emiliam atque Flaminiam Venetiamque disterminans multis ad ultimum et ingentibus hostiis in Adriacum mare descendit. »
(IT)
« Nella parte occidentale dell'Italia, dalla catena dell'Appennino si leva il Monviso, un monte altissimo, isolato, che, innalzandosi con la sua vetta oltre le nuvole, si slancia nell'aria limpida. È una montagna famosa di per sé, famosissima per le sorgenti del Po che, sgorgato dal suo fianco con un rigagnolo, procede verso oriente, e subito gonfiatosi dopo un breve percorso per uno straordinario apporto di acqua, è definito da Virgilio non solo uno dei fiumi più grandi, ma il re dei fiumi. Taglia a mezzo la Liguria con la sua corrente impetuosa; quindi dividendo l'Emilia e la Romagna e il Veneto, scende infine all'Adriatico con molti e larghi sbocchi. »
(Francesco Petrarca, de insigni obedientia et fide uxoria[28])

Attraverso la versione latina di Petrarca, la fama del Monviso giunge fino in Inghilterra. Infatti lo scrittore inglese Geoffrey Chaucer, nei suoi Racconti di Canterbury, riprende la stessa vicenda nel "racconto del Chierico" (The Clerk's Tale), adattandola, ma mantenendo nel prologo il riferimento al Monviso:[29][30]

« A proem to describe those lands renowned,

Saluzzo, Piedmont, and the region round,

And speaks of Apennines, those hills so high

That form the boundary of West Lombardy,

And of Mount Viso, specially, the tall,

Whereat the Po, out of a fountain small,

Takes its first springing and its tiny source

That eastward ever increases in its course

Toward Emilia, Ferrara, and Venice;

The which is a long story to devise. »

(Geoffrey Chaucer, The Clerk's Tale, da The Canterbury Tales)

Leggende[modifica | modifica sorgente]

Una delle più note leggende tramandate nelle valli piemontesi che riguardano il Monviso è quella del suo attraversamento da parte di Annibale e del suo esercito (elefanti compresi), diretti a Roma. Si racconta che Annibale, addentratosi fra le gole alpine alla ricerca di un valico, avesse trovato nient'altro che aspre e dirupate pareti rocciose. Stanco di tanti impedimenti ma volendo assolutamente passare, il cartaginese sperimentò un metodo singolare ed efficace per aprirsi un varco in mezzo alla montagna impervia. Fece accatastare attorno ad una rupe che sbarrava il passaggio una gran quantità di legname e diede ordine che venisse incendiato. Quando la roccia divenne rovente, la fece inondare d’aceto. Alternò fuoco e aceto più volte finché la roccia divenne frantumabile con il piccone, e lui poté passare assieme all’esercito e alla sua sete di conquista.[31] Il luogo del valico così aperto resta a tutt'oggi ignoto anche se alcuni storici come sir Gavin de Beer suggeriscono che si tratti dell'odierno colle delle Traversette.[32]

Secondo l'opinione di alcuni valligiani, il Monviso sarebbe la montagna raffigurata nel logo della Paramount Pictures o comunque ne sarebbe stata l'ispirazione.[33]

Cartografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L'espressione fu creata da Ezio Nicoli per il suo libro Monviso Re di pietra del 1972 (cfr. Speciale Piemonte Parchi - Cime Tempestose)
  2. ^ El Monviso è la nona riserva della biosfera.
  3. ^ Bruno, op. cit., p. 463
  4. ^ a b Meridiani montagne n. 23, Monviso, Editoriale Domus, Milano, novembre 2006
  5. ^ a b c d e f g h ALP - Grandi montagne n. 16, Monviso, CDA & Vivalda editori, Torino, anno XIX, n. 217
  6. ^ a b W. Mathews, Ascent of Monte Viso, in Peaks, Passes and Glaciers - Second Series, Vol. 2, a cura di E.S. Kennedy, London 1862 (Disponibile su Google Books). Traduzione in italiano in La salita al Monviso.
  7. ^ Luca Mercalli, Il grande condensatore, in ALP - Grandi Montagne n. 16, Monviso, CDA & Vivalda Editori, Torino, Anno XIX, n. 217
  8. ^ Carta Geologica d'Italia 1:100.000 - foglio 67 - Pinerolo
  9. ^ Carta Geologica d'Italia - foglio 78-79 - Argentera-Dronero
  10. ^ a b Giorgio e Laura Aliprandi, 1627: l'abate Castiglione esplora il Monviso, rivista del Club Alpino Italiano Montagne360, febbraio 2013, pp.44-47
  11. ^ a b Alberto Gedda, Il sorriso del Re di Pietra, articolo su la Stampa del 23/08/1987, cronache del Piemonte
  12. ^ a b c d Ezio Nicoli, Monviso Re di Pietra, Gribaudo editore, 1993
  13. ^ (EN) Francis Fox Tuckett, A night on the summit of Monte Viso, in The Alpine Jourmal, vol. I, 1863-1864, pagg. 26-33 (disponibile su Google Books) Traduzione italiana Una notte sulla cima del Monviso, Gazzetta di Torino 18-19 marzo 1863
  14. ^ a b c d e f g Quintino Sella, Una salita al Monviso. Lettera a Bartolomeo Gastaldi, a cura di Pietro Crivellaro, Tararà edizioni, Verbania, 1998, ISBN 88-86593-14-7; testo disponibile su Google Books
  15. ^ Corriere di Saluzzo, n.31 dell'11/08/2005
  16. ^ a b quotidiano la Stampa del 20/09/1938, p.5
  17. ^ a b c Marco Albino Ferrari, Sulla vetta del Monviso dove si compì l'Unità, articolo su la Stampa del 21/08/2010, p.23
  18. ^ Club Alpino Italiano, Rivista mensile volumi 26-27, 1907, p.144
  19. ^ Una disgrazia al Monviso-Precipitato per 450 metri, quotidiano la Stampa dell'08/08/1895, p.3
  20. ^ Pier Luigi Rudari, Per lui il Monviso non aveva segreti, quotidiano la Stampa del 02/02/1990, cronaca Cuneo, pag.2
  21. ^ Dario Viale (Limone) stabilisce un record in La Stampa, 9 settembre 1986, p. 21. URL consultato il 26 settembre 2013.Dario Viale (Limone) stabilisce un record, articolo su la Stampa del 09/09/1986, p.21
  22. ^ Tre ore per salire e scendere dal Monviso, parcodelpocn.it. URL consultato il 26 settembre 2013.
  23. ^ a b c A. Parodi, Intorno al Monviso, Parodi Editore, 2007
  24. ^ a b c d G. Berutto, Monviso e le sue valli - Vol. 2, Istituto Geografico Centrale, 1997
  25. ^ Carta Tecnica Regionale raster 1:10.000 (vers.3.0) della Regione Piemonte - 2007
  26. ^ Inferno, XVI, 95
  27. ^ Università di Torino
  28. ^ Testo completo e traduzione disponibili on line
  29. ^ (EN) kirjasto.fi - Francesco Petrarca
  30. ^ (EN) - The Clerk's Tale
  31. ^ Tito Livio, Ab urbe condita, libro 21 par.37
  32. ^ Laura e Giorgio Aliprandi, Grandi Alpi nella cartografia 1482-1885 vol. II, ed. Priuli e Verlucca
  33. ^ Massimo Novelli, La corte del Re di Pietra, sul quotidiano la Repubblica del 13 giugno 2002, sezione Torino, pag.18, consultabile on line

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Michelangelo Bruno, Monte Viso, Alpi Cozie Meridionali, Guida dei Monti d'Italia, Milano, Club Alpino Italiano e Touring Club Italiano, 1987.

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