Rifugio alpino

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Esempio di rifugio alpino: il rifugio Torino.

Un rifugio alpino (oppure rifugio di montagna[1]) è un edificio collocato in località montane, di solito lontano dai centri abitati, destinato a ospitare gli alpinisti e gli escursionisti che frequentano la montagna. Dispone di solito di servizi alberghieri di base: bagni, cucina, stanze da letto, sale da pranzo.

Storia e caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Il razionamento dell'acqua è un tipico disagio dei rifugi alpini.

I rifugi alpini sono nati per aiutare i viandanti che in passato attraversavano le Alpi e avevano bisogno di luoghi ove trascorrere la notte e rifugiarsi in caso di condizioni meteorologiche avverse. Per poter trascorrere la notte è spesso richiesto l'utilizzo di un saccolenzuolo, alternativamente al sacco a pelo.

Negli ultimi decenni con lo sviluppo del turismo di montagna i rifugi sono diventati piccoli alberghi che, pur offrendo in molti casi solo servizi essenziali, ospitano non solo alpinisti ed escursionisti, ma anche turisti desiderosi di consumare un pasto durante una breve gita in montagna o durante una giornata passata sugli sci.

L'Italia vanta il più alto rifugio alpino d'Europa: è la Capanna Regina Margherita (4.559 m s.l.m.), situata sulla punta Gnifetti del Monte Rosa; questo rifugio è proprietà della sede centrale del CAI, ma è in gestione alla sezione di Varallo Sesia.[2]

Il rifugio è, generalmente, di proprietà del Club Alpino della nazione in cui è collocato. Per esempio, in Italia, la maggior parte dei rifugi sono proprietà del Club Alpino Italiano.

Molti rifugi nelle alpi hanno all'interno stesso della struttura, o nelle vicinanze, un apposito locale invernale, che permette al turista di avere un posto per rifugiarsi e/o pernottare anche nella stagione invernale, ovvero quando il rifugio è solitamente chiuso.

Denominazione[modifica | modifica sorgente]

Rifugio o Capanna[modifica | modifica sorgente]

Nella Svizzera Italiana e nella zona delle Alpi Pennine settentrionali si indicano le strutture qui descritte con il termine capanna[3] mentre, con il termine rifugio, si intendono strutture più spartane, normalmente molto più piccole, che comunque offrono all'escursionista un tetto per ripararsi dalle intemperie e un tavolo, una cucina, e un giaciglio al coperto[4].

Capanna speleologica[modifica | modifica sorgente]

In alcune regioni si intende con capanna speleologica un rifugio dedicato esclusivamente all'attività speleologica.[5] Esempi di questo tipo di rifugio sono la Capanna Morgantini e la Capanna Saracco-Volante nel massiccio del Marguareis in Piemonte.

Classificazione[modifica | modifica sorgente]

I rifugi vengono in genere classificati secondo vari parametri: altezza, dislivello da superare a piedi per raggiungerlo, servizi offerti, ecc.

Classificazione dei rifugi italiani[modifica | modifica sorgente]

Il regolamento del Club Alpino Italiano prevede la suddivisione dei rifugi in 5 categorie[6]:

Categoria Descrizione
A Rifugi raggiungibili con strada rotabile o comunque in prossimità di questa
B Rifugi raggiungibili con altro mezzo meccanico di pubblico servizio (escluse le sciovie) o comunque in prossimità di questo
C, D, E Rifugi non ricadenti nelle precedenti categorie; l'appartenenza all'una o all'altra di queste categorie è legata alla quota del rifugio, alla difficoltà di accesso, ed al metodo con cui vengono effettuati i rifornimenti. La categoria C è ulteriormente suddivisibile in sottocategorie.

Il regolamento stabilisce altresì che questa classificazione ha valore solo all'interno del CAI medesimo.

Alcune legislazioni regionali (ad es. Piemonte[7][8], Emilia-Romagna[9]) prevedono una suddivisione ulteriore in:

  • rifugio escursionistico: struttura atta ad offrire ospitalità ad alpinisti ed escursionisti, situata in luoghi favorevoli alle escursioni, anche in prossimità di centri abitati, e di facile raggiungibilità con normali mezzi meccanici (corrisponde al rifugio CAI categoria A)
  • rifugio alpino: struttura atta ad offrire ospitalità ad alpinisti ed escursionisti, situata in zona isolata di montagna, raggiungibile mediante sentieri, mulattiere, ecc. (corrisponde ai rifugi CAI categorie B, C, D, E).

La regione Piemonte, comunque, mantiene anche una suddivisione più dettagliata, analoga alla suddivisione dei rifugi CAI ma maggiormente definita nelle caratteristiche di appartenenza[10]:

Tipo Categoria Descrizione
Rifugi escursionistici A raggiungibili con strada rotabile
Rifugi alpini B raggiungibili con mezzo meccanico di risalita esclusa sciovia
Rifugi alpini C rifugi non compresi nelle precedenti categorie, con dislivello di accesso rispetto al fondo valle inferiore a 800 metri
Rifugi alpini D come rifugi C, ma con dislivello di accesso compreso tra 800 e 1.400 metri rispetto al fondo valle
Rifugi alpini E come rifugi C, ma con dislivello di accesso superiore a 1.400 metri dal fondo valle

Anche la provincia autonoma di Trento introduce una distinzione tra rifugio alpino e rifugio escursionistico. Secondo questa distinzione, un rifugio si può classificare come escursionistico se si verifica almeno una delle seguenti condizioni:

  1. accesso tramite strada aperta al traffico ordinario, anche solo in limitati periodi dell'anno
  2. dimensione dei locali adibiti a camera con adeguata densità di posti letto uguale o superiore a 10 m³ di aria per posto letto
  3. percentuale di posti in camere fino a 4 posti letto uguale o superiore al 50% della capienza complessiva
  4. presenza di camere con servizi igienici interni (bagno in camera)
  5. prevalenza di servizi dedicati agli escursionisti nei rifugi prossimi agli impianti a fune o alle piste di sci, confermata da una valutazione espressa dalla Conferenza provinciale per il patrimonio alpinistico.[11][12][13]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]