Monte Bianco
| Monte Bianco | |
|---|---|
| Il Monte Bianco con a destra il Monte Maudit ed il Mont Blanc du Tacul. | |
| Paesi | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Altezza | 4.810,45 m s.l.m. |
| Catena | Alpi |
| Coordinate | 45°49′59″N 6°51′53″E / 45.832905°N 6.864688°E |
| Altri nomi e significati | Il Bianco, Tetto d'Europa, Tetto delle Alpi; Mont Blanc, la dame Blanche |
| Data prima ascensione | 8 agosto 1786 |
| Autore/i prima ascensione | Jacques Balmat, Michel Gabriel Paccard |
| Mappa di localizzazione | |
| Dati SOIUSA | |
| Grande Parte | Alpi Occidentali |
| Grande Settore | Alpi Nord-occidentali |
| Sezione | Alpi Graie |
| Sottosezione | Alpi del Monte Bianco |
| Supergruppo | Massiccio del Monte Bianco |
| Gruppo | Gruppo del Monte Bianco |
| Sottogruppo | Monte Bianco |
| Codice | I/B-7.V-B.2.b |
Coordinate: 45°49′59″N 6°51′53″E / 45.832905°N 6.864688°E
Il Monte Bianco (Mont Blanc in francese) è una montagna situata nel settore delle Alpi Nord-occidentali, nella sezione Alpi Graie, nel massiccio del Monte Bianco, sulla linea spartiacque tra la Valle d'Aosta (Val Veny e Val Ferret in Italia) e l'Alta Savoia (Valle dell'Arve in Francia), nei territori comunali di Courmayeur[1] e di Chamonix. Si tratta della montagna più alta d'Europa[2].
È di natura granitica, irta di guglie e di creste, intagliato da profondi valloni nei quali scorrono numerosi ghiacciai. Raggiunge i 4.810,45 m d'altezza (ultima misura ufficiale nel settembre 2009).
Indice |
[modifica] Geografia
| Per approfondire, vedi la voce Massiccio del Monte Bianco. |
Visto dalla parte italiana, il Tetto delle Alpi non è poi così appariscente rispetto alle altre vette che lo circondano. A differenza dell'altro grande gigante delle Alpi, il Monte Rosa, visibile in tutta la Pianura Padana nord-occidentale fino alle prime alture appenniniche, il Monte Bianco compare solo all'ultimo momento lungo la strada per Courmayeur, nascosto da una miriade di satelliti minori. Guardandolo da ovest è invece ben visibile da molto lontano, sia dalle alture del Massiccio Centrale francese, da quelle dei Vosgi, dalle alture del Giura, dalla Svizzera, dalla Foresta Nera. È perennemente innevato e si trova nella parte centrale di una catena di monti che si estende in lunghezza per 40 km, in larghezza dagli 8 ai 15 km, su territori di tre diverse nazioni occupando una superficie di circa 645 km²: il massiccio del Monte Bianco[3]. Se si esclude la parete est del Monte Rosa di Macugnaga, la più alta delle Alpi, in questo massiccio sono presenti alcune tra le pareti più elevate del sistema alpino quali la Brenva e la nord delle Grandes Jorasses e sono raggruppate quaranta cime al di sopra dei 4.000 m, con un terzo di superficie ad una quota non inferiore ai 3.000 m[4]. L'azione degli agenti erosivi sulle rocce granitiche ha formato nel tempo creste acuminate e vette a guglia di particolare bellezza che richiamano nella regione alpinisti da ogni parte del mondo. Mentre il versante francese discende lentamente in pendio, il versante italiano è formato da una ripida e maestosa muraglia granitica che dalle sommità maggiori precipita sul fondo delle valli Ferret e Veny. Su questo versante si trovano le pareti da scalare più difficili e impegnative. I luoghi abitati sono situati al disotto dei 2.800 m, mentre rari e difficili sono i valichi, il più basso dei quali è quello del Gigante a 3.359 m. Ecco alcune emblematiche cime:
- Il Dente del Gigante (4.014 m) è una delle più celebri cime. Si erge per circa 160 m al di sopra della caratteristica gengiva di neve.
- Le Grandes Jorasses: sulla sua parte sommitale, lunga circa 1 km, raggruppa una sequenza di sei punte, cinque delle quali superano i 4.000 m.
- L'Aiguille Noire de Peuterey (3.773 m) è uno dei simboli del Monte Bianco nel versante italiano: si innalza direttamente dai prati della Val Veny per 2.200 m di dislivello; è la cima più importante della gran cresta del Peuterey.
- Il Dôme du Goûter (4.306 m). Se la parte sommitale dei Grandes Jorasses è irta di cime, quella del Dôme du Goûter è completamente piatta ed è la più estesa di tutte le Alpi.
- Il Mont Dolent (3.820 m) è una cima piramidale; curiosamente la sua vetta è il punto d'incontro delle frontiere di Italia, Svizzera e Francia.
- le Guglie di Chamonix, tra i 3.000 e i 3.842 m, dominano la vallata di Chamonix e rappresentano uno dei paesaggi più celebri delle Alpi francesi.
[modifica] Altezza
Al di sotto della calotta sommitale, sotto una coltre di ghiaccio e di neve spessa dai 16 ai 23 m, a quota 4.792 m si trova la cima rocciosa, spostata di 40 m circa più ad ovest rispetto alla vetta stessa. Nel 1740 il matematico svizzero Nicolas Fatio de Duillier fu il primo a determinarne l'altezza tramite il sistema trigonometrico: secondo i suoi calcoli il Bianco misurava 4.000 m. Trentacinque anni dopo, nel 1775, usando lo stesso metodo di de Duillier, il matematico inglese George Schuckburgh-Evelyn indicò la quota a 4.804 m. Tramite il barometro nel 1787 Horace-Bénédict de Saussure misurò 4.809,07 m mentre nel 1844 il fisico francese Auguste Bravais misurò 4.810 m e nel 1892 Joseph e Henry Vallot 4.807,20 m[5]. Nell'agosto del 1986 la misurazione ortometrica rilevata tramite satellite risultava di 4.804,4 m. Successivamente l'altezza ufficiale è stata per lungo tempo 4.807 m, per poi passare nel 2001 a 4.810,40 m; nel 2003 a 4.808,45 m; nel 2005 fu di 4.808,75 m; nel 2007 a 4.810,90 m e nell'ultima misurazione nel settembre 2009 a 4.810,45 m[6]. Queste variazioni sono dovute ai venti che accumulano la neve sulla cima, determinandone conseguentemente l'altezza. Se durante l'anno si registrano meno giorni ventosi rispetto all'anno precedente, di conseguenza si accumulerà meno neve condizionandone l'altezza. A causa delle continue variazioni della calotta ghiacciata a partire dal 2001 ogni due anni viene fatto un rilevamento ufficiale. Le misurazioni vengono effettuate a cura della Camera provinciale dei geometri dell'Alta Savoia in collaborazione con una società specializzata in rilevamenti tramite GPS. Dopo la siccità del 2003 la misurazione effettuata nel mese di settembre di quell'anno attestava l'altezza a 4.808,45 m e si constatò in quell'occasione che la cima si era spostata di 0,75 cm verso nord-ovest rispetto alla posizione del 2001. Durante quella campagna di misurazioni sono stati sistemati sulla calotta sommitale più di 500 punti fissi di riferimento al fine di studiare con precisione il variare del volume di ghiaccio al di sopra dei 4.800 m che nel 2003 era di 14.600 m³, 14.300 m³ nel 2005 per arrivare ai 24.100 m³ attuali[7]. Il Monte Bianco è la montagna più alta di tutta la catena alpina e dell'Europa[2]. Se però si considera il Caucaso come limite geografico orientale europeo, allora è superato in altezza da diverse montagne situate in territorio russo e giorgiano come l'Elbrus che culmina a 5.642 m, il Dykh Tau con 5.203 m, il Shkhara a 5.200 m e il Kazbek 5.047 m[8]
[modifica] Ghiacciai
Il massiccio del Bianco è una delle più vaste zone alpine ricoperte dai ghiacci, ed i suoi ghiacciai, in tutto 65, occupano un'area di 165 km²[9]. I più estesi sono localizzati sul versante francese dove i pendii sono meno ripidi ed esposti a nord. Tra questi il ghiacciaio dei Bossons e la mer de Glace che arrivano fin quasi alla vallata di Chamonix. Nelle Alpi quest'ultimo è il secondo per grandezza, con circa 40 km² di estensione, dopo quello di Aletsh nelle Alpi Bernesi in Svizzera. Sul versante meridionale, quello italiano, sono presenti i ghiacciai del Freney, della Brenva, del Miage, del Monte Bianco, del Triolet, di Pré de Bar per citarne alcuni. Tra i paesaggi glaciali alpini, quello della Val Veny è uno dei più singolari: due imponenti fiumane gelate scendono dalla cima del Bianco fino a quota 1.200 m sul fondo della valle sbarrandone l'ingresso. Continuando nella valle stessa, un'altra lingua glaciale, quella del ghiacciaio del Miage, irrompe nella vallata occupandola per tutta la larghezza per quasi tre km di lunghezza[10]. Attualmente il Monte Bianco è sottoposto a continui monitoraggi per meglio conoscere e capire quanto accade ai ghiacci sulla calotta sommitale. A causa dei cambiamenti climatici e del conseguente generalizzato incremento termico, da alcuni decenni quelli del Bianco (ed in generale lungo tutto l'arco alpino) sono in forte regresso specialmente i più piccoli. Secondo dati provenienti dalle più recenti ricerche, negli ultimi anni si assiste ad un particolare fenomeno che fa aumentare considerevolmente la coltre ghiacciata oltre i 4000, tanto che la cima del monte è aumentata di 2,15 m e tutta la calotta sommitale di 10.000 m³ di ghiaccio. Secondo i meteorologi questo incremento è spiegato dal fatto che negli ultimi anni è aumentato il numero delle giornate caratterizzate da venti provenienti da occidente, ossia quelli che spingono verso le Alpi le perturbazioni oceaniche molto ricche di umidità. Tale umidità si trasforma in neve ad alta quota, ed in pioggia a quote più basse[11]. Nuovi dati provenienti dalla stazione meteorologica impiantata sul ghiacciaio del Gigante, la più alta stazione di monitoraggio meteo-glaciale in Italia, gestita dai ricercatori dell'Università di Milano e dal Comitato Ev-K2-C.N.R[12], hanno dimostrato un comportamento anomalo riguardante l'energia solare che arriva sui ghiacci in inverno: i ghiacciai di fatto risultano scuri perché vecchi e poco rinnovati, e di conseguenza riflettono meno (ossia per una percentuale del 69%) la luce solare che assorbono invece in quantità maggiore (ossia il 31%) predisponendoli ad una più accelerata fusione durante il periodo estivo quando le temperature sono molto più elevate[13].
[modifica] Clima
Il Monte Bianco è situato a 46° di latitudine Nord, dista 240 km dal mar Mediterraneo e 620 km dall' Oceano Atlantico[14]. Nel massiccio in cui si trova, il clima è semicontinentale ed è condizionato dai venti umidi provenienti dall'Atlantico. Questi una volta giunti sul massiccio tendono a raffreddarsi lungo lo spartiacque e sulle testate delle valli, determinando condizioni di piovosità a basse altitudini, con un massimo di precipitazioni in luglio e agosto e un minimo a gennaio e febbraio[15]. Le condizioni meteorologiche possono variare molto rapidamente con abbondanti nevicate, nebbie improvvise e vento gelido. Al di sopra dei 3.000 m circa, le precipitazioni autunnali e primaverili cadono essenzialmente sotto forma di neve, raramente come pioggia ghiacciata, e sono più frequenti nel periodo estivo che in quello invernale a causa della diminuita umidità dell'aria fredda in inverno[14]. Sopra i 3.800 m la totalità delle precipitazioni sono di carattere nevoso e garantiscono un forte accumulo di neve ai ghiacciai che attorniano la montagna. Queste precipitazioni si trasformano spesso in vere e proprie tempeste di neve, specialmente sulle quote più alte e sulla parte sommitale dove durante queste bufere gli accumuli di neve fresca arrivano fino a 4 metri di spessore. Si possono stimare tra i 150 e i 160 il numero dei giorni di precipitazioni nevose oltre i 3500 m, con una intensità delle precipitazioni sulla vetta di circa 20 cm di neve (corrispondenti a circa 20 mm di acqua) giornalieri[14]. Durante l'anno, tra il 15 di giugno e il 15 di luglio, a cavallo del solstizio d'estate, sulla parte sommitale si può assistere ad una sorta di disgelo, con temperature massime che raggiungono i 3 °C. L'azione del sole fonde la neve superficiale creando acqua che filtra negli strati inferiori per poi gelarsi rapidamente. Oltre alle abbondanti nevicate anche i venti giocano un ruolo determinante per la formazione e la conservazione della calotta ghiacciata sommitale. Se da una parte quelli secchi d'inverno spazzano via la neve, dall'altra i venti umidi primaverili, caratterizzati da abbondanti precipitazioni, ne apportano grandi quantità[14]. Sulla cima la velocità dei venti può raggiungere i 150 km/h e la temperatura i – 40 °C. Sono frequenti anche le perturbazioni causate dal foehn, un vento caldo che spira proveniente dalla Val Ferret, e nel superare i contrafforti del versante valdostano perde umidità provocando forti nevicate in alta quota, per poi ridiscendere verso la valle dell'Arve ancora più caldo favorendo giornate soleggiate. Durante le escursioni sulla montagna, il vento rafforza la sensazione di freddo e la temperatura percepita risulta inferiore a quella effettiva nell'ambiente circostante (effetto Windchill).
[modifica] Flora e Fauna
Nel territorio su cui svetta il Monte Bianco i pendii delle montagne sono ripidi e levigati dai ghiacciai, con suoli prevalentemente acidi, conseguentemente l'ambiente è piuttosto povero di flora. Generalmente le nevi persistono oltre i 2.800 m di altitudine. Sulla parte ovest le prime pendici si situano sui 3.500 m mentre sull'opposto versante partono dai fondovalle valdostani. Date le condizioni estreme la vita delle specie vegetali e animali è molto limitata, ma tra i crepacci o al riparo tra le pareti granitiche, alcune specie di piante riescono a sopravvivere sino ai 4.000 m, come il ranuncolo dei ghiacciai. A quelle altitudini si trovano anche muschi e licheni. A quote più basse i suoli spesso originano da calcescisti, o da rocce calcaree e le condizioni di vita per le piante sono meno estreme, pur rimanendo caratteristiche di un severo ambiente di montagna. A queste altitudini prevalgono le foreste di conifere, popolate soprattutto dall' abete rosso e dal larice, ma localmente anche dal pino cembro e dal pino uncinato. Nella prateria alpina invece si possono osservare molte specie di fiori tra cui le vistose infiorescenze gialle dell'Hugueninia tanacetifolia, una pianta endemica del settore occidentale delle Alpi, e l'Anemone narcissiflora, e ancora la genziana (Genziana kochiana, la Genziana clusii), la notissima stella alpina, la rara campanula gialla. Nel sottobosco si può trovare l'orchidea scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus), l'orchidea Dactylorhiza sambucina, il giglio martagone (Lilium martagon), l'aquilegia, la viola (Viola calcarata), e le comuni genzianelle blu (Gentiana verna e Gentiana acaulis). Interessante la presenza dell'ibrido tra la genziana purpurea (Gentiana purpurea) e la genziana punteggiata (Gentiana punctata). Salendo più in alto si incontrano arbusti come il rododendro (Rhododendron ferrugineum) e il mirtillo.
Nel cuore del massiccio, a 2.175 m slm si trova il giardino botanico più alto d'Europa: il Giardino alpino Saussurea, che raccoglie e valorizza le specie naturali della flora caratteristica del Monte Bianco. Prende il nome dal fiore Saussurea alpina, chiamato così in onore dello scienziato ginevrino Horace-Bénédict De Saussure, promotore della prima ascesa al Monte Bianco nel 1786[16]. I mammiferi non possono sopravvivere a condizioni così difficili contrariamente a certe specie di uccelli. A altitudini più basse invece la fauna si presenta più ricca e variata. La vicinanza di due Parchi Nazionali (Gran Paradiso e della Vanoise) ha contribuito al mantenimento e alla diffusione di alcune specie che si erano ridotte a pochi esemplari. Tra i mammiferi si può incontrare il camoscio alpino che frequenta sia la prateria del piano alpino che i boschi del piano subalpino, dove è anche possibile incontrare due grandi erbivori come il cervo e il capriolo. Le ampie pietraie del piano alpino vedono la presenza dello stambecco, dell'aquila reale e della sua principale fonte di alimentazione: la marmotta. Un animale che si incontra sia nelle praterie di alta quota che nel fondovalle è la volpe. Nell'area del massiccio sono state osservate ben 184 specie di uccelli e circa 110 sono nidificanti. Oltre all'aquila, tra i rapaci si possono avvistare la poiana, l' astore, il gheppio. Talvolta si può osservare il volo circolare dell'avvoltoio degli agnelli, il gipeto estinto sull'arco Alpino all'inizio del XX secolo e reintrodotto di recente. Sono presenti anche il fagiano di monte, il francolino di monte (nella Savoia e il Vallese ma non più nella Valle d'Aosta) e il corvo imperiale. Poche sono invece le specie di rettili e si trovano comunque a quote relativamente basse, tra questi la natrice dal collare, mentre dove il terreno è pietroso e soleggiato si può incontrare l'aspide.
[modifica] Geologia
| Per approfondire, vedi la voce Geologia delle Alpi. |
Il complesso montuoso delle Alpi è stato generato durante l'Era terziaria grazie alla spinta della placca tettonica africana e di quella asiatica, attraverso un processo di sopraelevazione verticale. Circa 300 milioni di anni fa, durante l'orogenesi ercinica, una grande intrusione granitica formò la struttura di base dell'attuale massiccio del Monte Bianco. Moderni metodi di rilevamento mettono oggigiorno in evidenza come la sopraelevazione delle Alpi prosegue incessantemente e supera ancora gli effetti dell'erosione[17]. Attorno al nucleo granitico (protogino) affiorarono rocce metamorfiche (gneiss, micascisti e calcescisti). Le rocce più frequenti sono:
- i graniti, che si distinguono nella parte centrale del Massiccio per le creste a guglia e le forme acute dei rilievi. Benché molto dura questa roccia non resiste agli effetti dell'erosione provocata dai ghiacci.
- le rocce metamorfiche, che circondano i graniti. Queste rocce contengono le stesse famiglie di cristalli dei graniti, ma la loro resistenza all'erosione è minima e presentano forme più slanciate rispetto alle altre.
- le rocce sedimentarie, che vengono raggruppate generalmente in due grandi famiglie, ossia le rocce basiche (calcari, dolomie, calcescisti, carniole), e le rocce acide (gres, scisti argillosi, quarzite).
[modifica] I quarzi del Monte Bianco
Milioni di anni dopo (come già accennato, da 70 milioni di anni è tuttora in evoluzione) l'orogenesi alpina sollevò questa intrusione di granito formando delle fratture nelle quali si formarono crepe e fessure[18]. La formazione dei cristalli è il risultato di un'iniezione d'acqua mineralizzata in queste fessure. Il processo di crescita dei quarzi nelle fessure alpine non è ancora completamente conosciuto. Per questa ragione il Monte Bianco è conosciuto anche come località mineralogica e dalle sue pendici provengono una gran quantità di minerali diversi, soprattutto quarzi di rocca e fluoriti rosa considerate le migliori. A testimonianza di un passato di sfruttamento delle risorse minerarie nel massiccio, sul versante italiano si trovano ancora due antiche miniere di galena argentifera e di blenda, abbandonate ormai da tempo. Una era conosciuta già nell'antichità con il nome di Trou des Romains e pare realmente che il suo sfruttamento sia iniziato in epoca romana[19]; l'altra, la miniera del Miage è stata abbandonata nell'Ottocento, ed è posizionata a 3.500 m d'altezza, con l'ingresso direttamente dalla parete rocciosa, alle falde della Tète Carrè. A 3.462 m slm, a Punta Helbronner, sulla Terrazza dei Ghiacciai si trova una mostra permanente di cristalli provenienti dal Massiccio e tra i 150 minerali esposti si possono ammirare le più particolari varietà di quarzo di rocca, di morioni ialini e fumé[20]; le vesuviane ed i granati rinvenuti presso Châtillon, i minerali delle antiche miniere, tra i quali i campioni di oro nativo di Brusson e di violano di Saint Marcel, unica località di ritrovamento al mondo. La conoscenza che Jacques Balmat aveva del massiccio, era dovuta anche al fatto che lui stesso era un cercatore di cristalli, (oltre che un cacciatore di camosci), e se il quarzo e la fluorite sono i minerali sovrani del Monte Bianco, se ne possono trovare molti altri ancora come: l'Adularia (KAlSi3O8); l'Ankerite (Ca(Fe++,Mg,Mn)(CO3)2); il Berillo (Be3Al2Si6O18); la Calcite (CaCO3); la Dolomite (MgCa(CO3)2); l'Ematite (Fe2O3); la Fluorapatite (Ca5(PO4)3F); la Galena (PbS); la Siderite (FeCO3); il Titanite (CaTiSiO5); l'Epidoto (Ca2(Fe+++,Al)3(SiO4)3(OH).[14]
[modifica] Storia
Un antico documento curato in latino risalente al 1091 parla di una Rupes che a Chamonix veniva chiamata Alba e Rupes Alba è stato un toponimo del Monte Bianco, toponimo che variò molte volte nel corso dei secoli. Si ha infatti notizia della denominazione di Says o Scez Blans nel 1319; nel 1532 di Mont Sainct Bernard; Glaciales Montes nel 1581; Mont Malay, Mont Malet o Montagne Maudite tra il 1606 e il 1743, ma anche La Glacière, Les Glacières o Les Glassières tra 1741 e il 1743[5]. Ben visibile da Ginevra, in questa città era conosciuto sia come Montagne Maudite che con il nome di Mont Maudit e con tale nome fu indicato su una carta geografica riguardante i territori intorno al lago Lemano[21], pubblicata ad Amsterdam nel 1606 ad opera del cartografo ginevrino Jacques Goulart (1580-1622), mentre il nome attuale in francese apparve per la prima volta in Inghilterra nel 1744 su una carta geografica edita a Londra[22]. A quei tempi l'intero massiccio era situato nel mezzo dei possedimenti di terra ferma del Regno di Sardegna e i sovrani di Casa Savoia, futuri re d'Italia, per secoli ne erano stati i legittimi proprietari fino alla cessione della Savoia alla Francia nel 1861.
[modifica] La prima scalata
La prima ascensione fu realizzata da Jacques Balmat (24 anni, cercatore di cristalli) e da Michel Gabriel Paccard, (29 anni, medico condotto), entrambi di Chamonix. Furono sollecitati all'impresa dallo scienziato Horace-Bénédict De Saussure, il quale era solito osservarne la vetta dalla sua casa in Ginevra. Fu proprio De Saussure a promettere nel 1760 un premio di tre ghinee a chi lo avesse scalato. Passarono 26 anni prima che il suo sogno si avverasse. L'impresa era stata preceduta da alcune ricognizioni, in una delle quali Balmat si perse e fu costretto a passare la notte nella neve, eventualità allora considerata pericolosissima, tale da non lasciar speranze, per via delle temperature. L'ascesa fu seguita costantemente con il cannocchiale dal barone prussiano Adolf Von Gersdorff che da un poggio sopra il paese di Chamonix seguiva passo per passo gli spostamenti annotandoli su un diario[22]. Secondo i resoconti, ad un certo momento della salita Balmat avrebbe voluto tornare indietro perché fortemente preoccupato per la salute della figlia di pochi giorni. Paccard, che non ne era al corrente, lo convinse a proseguire[22]. Raggiunsero la vetta l'8 agosto 1786 alle 18:23, passando fra i Rochers Rouges, e fu Paccard il primo a calpestare la neve sulla cima dopo quattordici ore e mezza dalla partenza. Vi restarono per 34 minuti, il tempo utile per effettuare dei rilevamenti sulla pressione atmosferica, con il barometro di Torricelli, confermando le teorie di Florin Perier (cognato di Blaise Pascal), di un secolo prima, sulla riduzione esponenziale della pressione al crescere dell'altitudine. Le misurazioni servirono anche per la prima approssimativa misurazione dell'altezza della vetta, che però fu notevolmente sovrastimata. Alle 18:57 ripartirono e dopo quattro ore raggiunsero la capanna dalla quale la mattina stessa erano partiti. Vi trascorsero la notte e rientrarono a Chamonix alle 8 del mattino dove purtroppo Balmat apprese la notizia della morte della figlioletta il giorno prima, a conferma dei suoi brutti presentimenti[22]. Dopo aver pagato il premio promesso, anche De Saussure volle raggiungere la cima. Fu Balmat ad organizzare la spedizione ed a preparare due rifugi per i pernottamenti. Il 13 agosto 1787, accompagnato dal servitore personale e da 17 guide che trasportavano cibo, bevande, scale a pioli, un letto, una stufa e un laboratorio scientifico (igrometri, barometri, termometri), lo scienziato ginevrino corona il suo sogno. Anche il re di Sardegna, Vittorio Amedeo III di Savoia, fiero per l'impresa del suo suddito, riconobbe a Balmat un premio in denaro e il diritto di posporre al nome l'appellativo «detto Mont Blanc». Paccard, a causa di gelosie e invidie venne ben presto da tutti dimenticato. Fu lo scrittore ginevrino Marc Théodore Bourrit a diffamarlo e screditarlo e ad insistere nel voler attribuire al suo compagno tutto il merito dell'impresa, anche se lo stesso Balmat, in una dichiarazione giurata, pubblicata sulla Gazzetta di Losanna disse il contrario[22]. La relazione che Paccard preparò per la stampa in sua difesa non fu mai pubblicata e tutto fu inutile contro la campagna di diffamazione. Per molto tempo, per il mondo scientifico, de Saussurre sarà il primo conquistatore del Monte Bianco con Balmat che faceva da guida. Solamente dopo il ritrovamento del diario del barone A. Von Gersdorff agli inizi del Novecento e poi di altri documenti ancora, il primato sarà definitivamente riconosciuto a Paccard[22].
[modifica] Le disparità cartografiche
| Per approfondire, vedi la voce Storia della frontiera sul Monte Bianco. |
Le carte geografiche dell'I.G.N - (Institut geographique National de France) mostrano la vetta del Monte Bianco interamente in territorio francese, in netto contrasto con le carte geografiche dell'I.G.M - (Istituto Geografico Militare di Firenze), nelle quali il confine tra i due Stati passa esattamente sulla cima. Un trattato bilaterale concluso nel 1861, tuttora legalmente valido, indica inequivocabilmente la cima come frontaliera cioè divisa a metà tra i due Stati. Tale trattato fu sospeso durante tutta la durata della Seconda guerra mondiale. Il 10 febbraio 1947, con il Trattato di Parigi[23], le autorità francesi decisero di mettere fine alla sospensione. La Convenzione di delimitazione, dopo diversi cambiamenti, fu allora rimessa in vigore. Sul vecchio tracciato stabilito nel 1861 le autorità transalpine pretesero quattro rettificazioni. La più importante di queste riguardava la valle del Roia, Briga Marittima, Tenda, e tre minori: una sul versante italiano del Colle del Monginevro, un'altra sul Colle del Moncenisio, e poi sul Piccolo San Bernardo. Sulla vetta del Monte Bianco la frontiera non subì nessun cambiamento. Nella seconda metà del XIX secolo, su dei rilievi effettuati da un cartografo dell'esercito francese, il capitano J. J. Mieulet, venne pubblicata in Francia una carta topografica che arbitrariamente inglobava la vetta in territorio francese, facendo fare al confine di stato una deviazione dalla linea spartiacque, e dando in questo modo origine alle differenze con le carte pubblicate in Italia nello stesso periodo, differenze che la cartografia ufficiale italiana sin dall'inizio mai riconobbe. Secondo gli autori di un libro apparso anni fa nelle librerie italiane e francesi, la carta topografica del 1865 è un clamoroso falso storico senza alcun valore giuridico, in contrasto con gli accordi sottoscritti tra i due Stati sin dal 1861 e ribaditi nel 1947[24]. Nel 2002 i due enti cartografici menzionati, i rispettivi Club Alpini, le regioni frontaliere e gli Stati interessati hanno pubblicato una carta topografica condivisa. Questa nuova carta, parte del progetto Alpi senza frontiere, fa un passo avanti rispetto alle vecchie carte, ma manca ancora di chiarezza sulle vette contese e le crocette che segnano i confini appaiono volutamente distanziate, anche se le differenze con la carta "I.G.N. top 25" del 1998 sono evidenti. Con gli attuali sconvolgimenti climatici, la Protezione civile italiana ha evidenziato la necessità di un chiarimento tra le due amministrazioni in modo da evitare fraintendimenti sulle competenze riguardanti la sorveglianza del ghiacciaio sulla displuviale le cui acque, in caso di scioglimento, coinvolgerebbero totalmente il territorio italiano[25].
[modifica] Le scuole militari
| Per approfondire, vedi la voce Centro addestramento alpino. |
Alla fine del secolo XIX nelle nazioni dell'arco alpino vennero creati reparti speciali addestrati per la guerra in montagna. L'alpinismo entrò così a far parte della preparazione militare, insieme all’uso degli sci. Il 9 gennaio 1934 ad Aosta venne costituita la Scuola Militare di Alpinismo, con distaccamenti a La Thuile e Courmayeur. Il primo comandante della scuola fu il tenente colonnello Luigi Masini. La Francia già si era dotata nel 1932 del l'ècole de Haute Montagne (E.H.M) con sede a Chamonix[26]. Il grandioso scenario del gruppo del Bianco fu teatro allora delle spettacolari esercitazioni delle scuole militari dei due paesi, con manovre in alta quota di reparti specializzati. Alla scuola di Aosta, diventata l'Università dell'alpinismo, affluirono dalle valli alpine italiane i nomi migliori dell'alpinismo e dello sci nazionale. In breve furono organizzate e portate a termine imprese che all'epoca destarono grande ammirazione[27]. Il 22 giugno 1935 oltre 200 allievi alpieri della Scuola prestarono solenne giuramento di fedeltà alla Patria e al Re sulla cima del Bianco scalandolo per vie diverse, alcune delle quali tra le più impegnative[26]. L'anno seguente 600 uomini completamente armati attraversarono la catena delle Grandes Murailles, da Valpelline a Valtournanche. Nel 1937 una imponente esercitazione in alta quota impegnò l'intero battaglione Duca degli Abruzzi (500 uomini) che occupò tutti i valichi di confine con la Francia per risalire poi, per vie diverse, sulla vetta del Tetto delle Alpi. Nel 1938 fu il turno delle truppe specializzate francesi che si ritrovarono sul Bianco il 14 luglio[26]. La Scuola Militare di Alpinismo di Aosta divenne in pochi anni famosa e conosciuta a livello internazionale. Successivamente, relativamente proprio al Monte Bianco, venne istituito il Reparto Autonomo Monte Bianco, costituito dagli elementi migliori degli alpini. Il compito del reparto (corrispondente come organico a una compagnia) era di presidiare la zona del Bianco dal Colle della Seigne al Col Ferret. Per meglio organizzarlo, fu diviso in tre schieramenti comandati da nomi celebri dell'alpinismo italiano come Giusto Gervasutti (il Miage), Renato Chabod (il Gigante) ed Emanuele Andreis (il Ferret). La scuola partecipò fin dagli esordi ad eventi agonistici nell'ambito degli sport invernali e vinse nel 1936 a Garmisch la gara olimpica di pattuglia militare. Nel triennio 1935-1937 vinse inoltre il Trofeo Mezzalama di sci alpinismo.
[modifica] Le battaglie del Monte Bianco
Nel corso della II guerra mondiale il Monte Bianco divenne il campo di battaglia d'Europa più alto in quota[28]. Prima il rifugio Torino (3.375 m) poi il col du Midi (3.564 m) furono teatro di sanguinosi scontri tra soldati tedeschi e partigiani francesi e italiani. Ancora prima, nel 1940, B. Mussolini, fino ad allora non belligerante, persuaso che il conflitto stava terminando, dichiarò guerra ad una Francia già in ginocchio, nell'illusione di partecipare come vincitore al tavolo della pace. Il 10 giugno 1940 il 5º Reggimento Alpini e il Battaglione Duca degli Abruzzi sferrarono l'attacco partendo dalle pendici del Bianco, in Val Veny, verso il col della Seigne, incontrando oltrefrontiera una forte resistenza nelle fortificazioni francesi a Sélonges in Val de Glaciers. Le ostilità sul fronte occidentale durarono poco tempo e 14 giorni dopo, con l'armistizio del 24 giugno 1940, le operazioni si fermarono impedendo ulteriori spargimenti di sangue. Quattro anni più tardi, dopo lo sbarco alleato in Normandia e quello in Provenza nell'agosto del 1944, i tedeschi (Wehrmacht) iniziarono il ripiegamento verso la Germania risalendo la valle del Rodano inseguiti dagli americani della 7ª Armata del generale Alexander Patch e dai francesi del generale Jean de Lattre de Tassigny. Alla Resistenza francese gli americani assicuravano rifornimenti di viveri e armi. Dal cielo piovevano in Savoia contenitori pieni di fucili, mitra, pistole, bombe, bazooka, granate, munizioni di ogni tipo. Il 13 agosto il comando delle forze libere francesi chiese il sostegno della Resistenza valdostana per la liberazione della Savoia[29]. Dopo violenti combattimenti il presidio di Chamonix si arrese il 17 agosto. Due mesi dopo, in ottobre, a difesa del Massiccio fu creato in Francia il battaglione Mont Blanc, formato da tre compagnie nelle quali confluirono le formazioni di partigiani dell'alta Valle dell'Arve, guide di Chamonix, maestri di sci e guide del C.A.F. (Club Alpin Français). Il loro compito era quello di occupare e presidiare i rifugi di alta quota. Al rifugio Simond, al col du Midi, fu inviata una sezione di S.E.S (Section d'Eclaireurs-Skieurs), ossia una sezione di esploratori con sci del corpo dei Cacciatori alpini francesi al comando del tenente Jacques Rachel[29].
[modifica] La battaglia al rifugio Torino
Approfittando della mancata presenza tedesca sul Massiccio, gli esploratori alpini occuparono il rifugio Torino, sul colle del Gigante nel versante italiano. Da quella posizione potevano vedere quanto avveniva nel fondovalle, controllando i movimenti del fronte opposto che in quel periodo si era stabilizzato sul Piccolo san Bernardo. I tedeschi, che si erano accorti della loro presenza, pianificarono un attacco per neutralizzarli[29]. Il 2 ottobre 1944 una pattuglia formata da un ufficiale e otto Gebirgsjäger (cacciatori alpini tedeschi) salì nella notte sul colle del Gigante aspettando il momento propizio per attaccare. Finita una bufera di neve che nel frattempo imperversava, verso le 10:30 sferrarono a sorpresa un violento attacco contro gli occupanti del rifugio che si difesero strenuamente prima di arrendersi. Nella battaglia persero la vita tre partigiani francesi e uno italiano, gli altri vennero fatti prigionieri e portati a valle. Il rifugio venne poi danneggiato per renderlo inutilizzabile dalla Resistenza. Venticinque giorni dopo la battagllia, il 27 ottobre, Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica, ritornando in Italia dopo l'esilio, passò la notte proprio nel rifugio Torino semidistrutto in quell'azione[29]. Il giorno successivo i partigiani valdostani lo accompagnarono verso zone non controllate dai tedeschi.
[modifica] La battaglia al Col du Midi
Nonostante l'inverno 1944-1945 fosse stato molto rigido e con un susseguirsi ininterrotto di bufere di neve sul Bianco, gli esploratori francesi si inoltravano spesso sul confine italiano per controllare i movimenti nemici e prevenire eventuali attacchi. I tedeschi consci di questa continua sorveglianza decisero di occupare la displuviale fino al rifugio Simond sul col du Midi e neutralizzare la teleferica[29]. Dal comando tedesco fu così pianificata l'operazione Himmelfahrt (ascensione al cielo), sotto il comando dell' Oberleutenant Hengster, esperto alpinista, che poteva contare su 176 uomini tra ufficiali e soldati delle truppe scelte per combattimenti in alta quota. I loro movimenti e le loro esercitazioni nelle settimane precedenti l'attacco furono seguite attentamente dalla Resistenza valdostana e segnalate tempestivamente sia agli Alleati, sia via radio in stretto dialetto patois alla Resistenza francese[29]. Il 16 febbraio 1945 i tedeschi salirono al rifugio Torino ma il giorno stesso furono individuati dagli esploratori francesi. Il giorno dopo partì l'attacco. I tedeschi scesero attraverso la Vallèe Blanche diretti al rifugio Simond. Il loro piano prevedeva un attacco centrale sostenuto dal grosso delle forze mentre due distaccamenti investivano il col du Rognon sulla destra e sulla sinistra le rocce del Tacul[29]. Il tenente Rachel non volle farsi sorprendere e decise di andare incontro al nemico con il quale prese contatto già nella notte. Dopo un violento scontro i francesi decisero di ritirarsi arrampicandosi sulla cresta del Rognon, ma la loro posizione si rivelò ben presto indifendibile[29]. Ripiegarono nuovamente attraversando la Vallée Blanche sotto il tiro di una mitragliatrice tedesca. Raggiunsero le forze rimaste al col du Midi e si arroccarono rispondendo al fuoco tedesco. La radio dei tedeschi era fuori uso cosicché questi non ebbero modo di utilizzare l'artiglieria mentre la loro posizione diventava sempre più critica[29]. Decisero di ritirarsi mentre un aereo francese, comparso improvvisamente, buttava granate dall'alto[30]. Ripiegarono e si disposero a difesa sul colle del Gigante. L'attacco a sorpresa al rifugio Simond era fallito. I tedeschi subirono la perdita di nove soldati mentre i francesi contarono una sola perdita[29]. A quel punto i Transalpini rafforzarono il loro presidio sul Col du Midi facendo arrivare mitragliatrici e due batterie da montagna. Con tali obici, senza poterla visualizzare, tentarono di colpire la funivia sul monte Fréty, quella che collegava il colle con il fondovalle, ma inutilmente. Furono loro invece bersaglio degli obici tedeschi che dal monte Fréty tirarono salve sul rifugio Simond e sulla teleferica. Riuscirono a centrarli entrambi, spezzando un cavo di sostegno della funivia e distruggendo il rifugio[29]. Questa volta fu una battaglia di artiglierie. I francesi ripresero a sparare il giorno dopo aiutati da un aereo ricognitore che per radio dava indicazioni sulla riuscita dei tiri. Un colpo centrò il pilone di sostegno della teleferica mettendola fuori uso.
[modifica] Il caso Vincendon-Henry
Il caso Vincendon Henry è una tragica vicenda alpinistica che ha coinvolto due giovani scalatori, Jean Vincendon, parigino di 24 anni, e François Henry, 22 anni, di Bruxelles. I due partirono il 22 dicembre 1956 per passare il capodanno sul Monte Bianco. Sopraffatti dalle cattive condizioni atmosferiche, morirono dieci giorni dopo a 4000 m d'altezza. I tentativi di soccorso da parte francese e italiana non mancarono, ma furono vani. I corpi dei ragazzi vennero recuperati nel marzo del 1957. La tragedia segnerà l'istituzione del PGHM, il gruppo militare di soccorso alpino francese (Peloton spécialisé de haute montagne)[31].
[modifica] La tragedia del Freney
Nel mese di luglio del 1961 sul versante italiano del Bianco si consumò una delle vicende più drammatiche della storia dell'alpinismo[32]. Il Pilone Centrale del Freney era una meta molto ambita dagli scalatori di tutto il mondo, una delle ultime non ancora conquistate. La sua parete di granito rosso era difficilissima da scalare e per molti addirittura ritenuta impossibile. Walter Bonatti e Pierre Mazeaud, già entrambi leggende dell'alpinismo, si incontrarono sabato 9 luglio al Bivacco della Fourche diretti verso lo stesso obiettivo e decisero di unire le forze per tentare la scalata insieme. Con loro Andrea Oggioni, Roberto Gallieni, Pierre Kohlmann, Robert Guillaume e Antoine Vieille, tutti rocciatori conosciuti ed esperti. Il tempo era buono ed erano previste condizioni stabili. Dopo una giornata e mezza di avvicinamento, raggiunsero la Chandelle, ossia la cuspide sommitale del pilone, a 4.500 m di quota. Quando mancavano 120 m alla fine della scalata, la cordata fu investita da una improvvisa bufera di neve che li bloccò sulla parete. Erano le 2 del pomeriggio di martedì 11 luglio: il tempo era cambiato velocemente come spesso accade sul Monte Bianco. Fu impossibile continuare, bisognava ritirarsi per trovare riparo nel rifugio Gamba (attuale rifugio Monzino). Intanto a Courmayeur scattò l'allarme grazie alle guide alpine Gigi Panei e Alberto Tassotti i quali furono i primi a comprendere la disperata situazione dei sette alpinisti scoprendone le tracce al Bivacco della Fourche. Partirono subito i soccorsi per rintracciare gli alpinisti oramai bloccati da tre giorni. Nella cittadina accorsero giornalisti e curiosi e tutta l'Italia seguì lo sviluppo della tragedia raccontata ora per ora in diretta televisiva e radiofonica dai giornalisti Emilio Fede e Andrea Boscione[33]. Mentre Bonatti indicava la via verso la salvezza, stremato dal freddo e dalla fatica perse la vita Antoine Vieille la mattina di sabato 15 luglio ai Rochers Gruber, dopo 5 bivacchi in parete. Robert Guillaume nella serata dello stesso giorno precipitò in un crepaccio del ghiacciaio del Freney. Nella notte tra sabato e domenica 16 luglio fu Andrea Oggioni a perdere la vita sul colle dell'Innominata a soli tre quarti d'ora dal rifugio Gamba. I superstiti si avvicinavano lentamente alla salvezza, ma appena prima di giungere al rifugio Pierre Kohlmann crollò nella neve privo di vita[34]. Alle 3 del mattino di domenica, Walter Bonatti e Gallieni giunsero finalmente al rifugio Gamba dove trovarono gli uomini delle squadre di soccorso. Subito dopo raggiunsero Mazeaud rimasto indietro, salvandolo.
[modifica] I disastri aerei
Sul versante italiano del Bianco, caratterizzato da aspre pareti a strapiombo, ricadenti nel territorio comunale di Courmayeur, si sono verificati diversi incidenti aerei che hanno causato la perdita di molte vite umane. Nella loro discesa verso il fondovalle, i ghiacciai trasportano testimonianze di quelle tragedie restituendo parti di carlinghe, resti di motori e di eliche, spoglie umane e vestiario che insieme ad altri vari documenti aiutano a ricostruire quanto accaduto. Il 1 novembre del 1946 un bombardiere americano B17 Fortezza volante esplose sulla cresta sud-ovest dell'Aiguille des Glaciers in alta Val Veny[35]. Era un quadrimotore di 23 m di lunghezza e 32 m di apertura alare, con numero di serie 43-39338 appartenente al 61st Troop Carrier Group di stanza in Italia. Partiva da Napoli ed era diretto verso Londra con a bordo otto passeggeri, fra i quali figuravano tre ufficiali: due tenenti colonnelli e un maggiore[35]. Le cause non sono mai state accertate ma molto probabilmente le cattive condizioni meteorologiche ebbero un ruolo determinante. I primi relitti insieme a resti umani furono scoperti nel 1970 nei pressi del rifugio Elisabetta, trasportati dal ghiacciaio dell'Estelette. Successivamente sul versante francese, un altro ghiacciaio, il Glacier des Glaciers restituì altri resti dei soldati americani formanti l'equipaggio[35].
Sempre sul versante est, appena sotto la cima dove si origina il Ghiacciaio del Monte Bianco, tra il Rocher de la Tournette e il Monte Bianco di Courmayeur, due aerei della compagnia Air India si schiantarono tragicamente a distanza di sedici anni uno dall'altro. Il 3 novembre 1950, il Malabar Princess, un quadrimotore Lockheed Constellation L 749 operante sulla linea Bombay – Londra si apprestava ad affrontare la discesa verso Ginevra dove era prevista una sosta intermedia[36]. L'aereo era pilotato dal comandante inglese Alain R. Saint che ben conosceva la rotta. L'ultimo contatto radio avvenne alle 10:43, quando la torre di controllo di Grenoble ricevette una comunicazione dal comandante che riferiva di trovarsi sulla verticale di Voiron a 4.700 m di quota[36]. Da allora in poi si persero i contatti. Le pessime condizioni meteorologiche rallentarono le ricerche. Una violenta bufera di neve si protrasse per due giorni impedendo ai soccorsi di avvicinarsi al luogo del disastro[36]. Il 5 novembre, con il miglioramento del tempo, un aereo svizzero avvistò un'ala dell’aereo conficcata nei ghiacci del versante italiano. L'aereo si schiantò a 4.677 m d'altitudine, appena sotto la cima del Monte Bianco nei pressi del Rocher de la Tournette, della Grande Bosse e della Petite Bosse (Bosses du Dromadaire) a circa 1.000 m dalla capanna Vallot[37]. La neve fresca di novembre complicò l'arrivo dei soccorsi aumentando la possibilità di valanghe e dissimulando crepacci. Uno di questi fu fatale per René Payot, guida di Chamonix, che perse la vita a 100 metri dal luogo dove nel 1936, per tragica coincidenza del destino, scomparve il fratello travolto da una valanga[37]. Non si salvò nessuno dei 48 passeggeri (40 + 8 componenti dell'equipaggio) e le esatte cause non furono mai accertate. Nel 2008, una studentessa inglese, al seguito del glaciologo Tim Reyd che studiava il ghiacciaio del Miage in Val Veny, dopo essersi inoltrata per 2 km tra i crepacci, trovò affiorante tra i ghiacci un contenitore blu nel cui interno erano conservate 75 lettere del 1950 tutte dirette in America[38]. Erano parte del carico del Malabar Princess che trasportava, oltre ai passeggeri, bauli di corrispondenza[39]. Il 15 settembre 1986 nel versante francese, sul ghiacciaio dei Bosson a 1.900 m di altitudine riaffiorò tra i ghiacci uno dei motori, ed un secondo fu rinvenuto il 22 settembre del 2008, a 2000 m sempre sullo stesso ghiacciaio.[40] Il 24 gennaio 1966 la stessa sorte fu riservata al Boeing 707 Kangchenjunga, in volo sulla tratta Bombay – New York con scali intermedi a Beirut, Ginevra e Londra. L'aereo, seguito dai radar di Milano mentre si apprestava a sorvolare il Monte Bianco, improvvisamente scomparve dagli schermi. Tramite elicotteri, i soccorritori raggiunsero rapidamente il luogo del disastro. Dei 117 passeggeri non si salvò nessuno. Tra le vittime si trovava il fisico nucleare Homi Jehangir Bhabha, padre dell'atomica indiana. Nel suo cargo l'aereo trasportava 200 scimmie destinate ad un laboratorio medico. Secondo le testimonianze dei soccorritori alcune sopravvissero allo schianto. Nell'estate del 1985 due alpinisti piemontesi nella loro ascesa al Monte Bianco si imbatterono nella coda del Kangchenjunga che sotto un velo luccicante di ghiaccio lasciava trasparire la silhouette di una danzatrice del ventre, simbolo della compagnia aerea[39]. Si disse all'epoca della scomparsa dell'aereo che a bordo c'era un marajà e si fantasticò che la stiva del Boeing contenesse una grande quantità di gioielli e che l'estate successiva non pochi si cimentarono tra i ghiacci in una sorta di caccia al tesoro[39]. Entrambi gli aerei si schiantarono quasi sulla cima e i rottami vennero disseminati dappertutto anche oltre la frontiera in territorio francese. Nel lento scorrere verso valle i ghiacci restituiscono pezzi di carlinga e delle ali, tenendo sempre vivo il ricordo di quelle tragedie.
[modifica] Sport
[modifica] Alpinismo
| Per approfondire, vedi la voce Alpinismo. |
Tradizionalmente la nascita dell'alpinismo viene posta l'8 agosto 1786, giorno della prima ascensione del Monte Bianco. Sarà quell'epica impresa a dare lo slancio per la nascita del nuovo sport[41]. L'impresa fu considerata all'epoca assolutamente straordinaria, anche perché il massiccio era avvolto da un'aura di superstizioni, di leggende e tabù che i montanari del posto non desideravano per niente sfatare e per la paura che incuteva lo chiamavano la montagna maledetta. I primi tentativi di raggiungere la vetta ebbero inizio nel 1741 con gli inglesi Pococke e Windham. Iniziarono la scalata da Chamonix e raggiunsero il ghiacciaio che denominarono mer de Glace. In una piazza di Chamonix un gruppo bronzeo raffigura Jacques Balmat che indica la cima del Monte Bianco ad Horace-Benedict De Saussure, quasi a suggerirgli la via per raggiungere la vetta. Dal giorno della prima ascensione, esplorazioni e conquiste si sono susseguite ripetutamente. L'eco dell'impresa si sparse ovunque e alpinisti da ogni parte del mondo arrivarono nella regione per misurarsi con la gigantesca montagna sempre innevata. Le creste e le guglie che la attorniano furono oggetto di ripetuti assalti. Nessuna cima venne risparmiata e furono conquistate una dopo l'altra: le ultime negli anni settanta.
[modifica] Le guide alpine
L'inadeguata attrezzatura dei primi alpinisti e la loro scarsa preparazione causavano molto spesso incidenti mortali e alla gente del posto, che ben conosceva i luoghi, venne sempre più richiesto di fare da guida attraverso le montagne. Ben presto, dopo essersi costituite in società, le guide furono protagoniste di imprese che restarono scritte nella storia dell'alpinismo. Le prime e le più importanti furono:
- la Compagnie des guides de Chamonix, nata il 24 luglio 1821; il 9 maggio 1823 tramite un manifesto della Camera dei deputati di Torino, il re di Sardegna, Carlo Felice, ne rendeva ufficiale la sua creazione.
- la Società Guide Alpine Courmayeur, nata nel 1850, e che vanta il primato di essere la prima società di guide alpine d'Italia e la seconda nel mondo dopo quella di Chamonix. La sua storica sede divenne nel 1929 un museo: il Museo alpino Duca degli Abruzzi[42] dove sono raccolti importanti cimeli provenienti da spedizioni non solo nel massiccio del Monte Bianco ma anche in Tibet, nell'Himalaya, in Africa, in India. Le guide si distinsero durante i primi tentativi effettuati per raggiungere la vetta del Bianco partendo da Courmayeur, ma anche durante le scalate sul Cervino dove furono protagoniste con Jean-Antoine Carrel e Jean-Joseph Maquignaz.
[modifica] Imprese alpinistiche
Ecco alcune tra le più memorabili imprese:
- 1861, l'Aiguille du Goûter: Melchior Anderegg, J.J. Benen, Peter Peren, Leslie Stephen, F. F. Tuckett.
- 1865 14 luglio, Sperone della Brenva: prima salita di Adolphus Warburton Moore, George Spencer Mathews, Frank Walker, Horace Walker e le guide Jakob Anderegg e Melchior Anderegg.
- 1872, la parete Sud – Ovest del Brenva: Jean-Antoine Carrel, J. Fischer, T.S. Kennedy.
- 1890, la via normale italiana: Achille Ratti, J. Gadin, A. Proment., J. e L. Bonin.
- 1893, la Cresta del Peuterey: Emile Rey, Christian Klucker, César Ollier, Paul Güssfeldt.
- 1901 18-20 luglio: Giovanni Battista Gugliermina e Giuseppe Gugliermina con la guida Joseph Brocherel, realizzarono la prima salita per la parete Ovest fino a quota 4470 m che chiamarono con il nome di Picco Luigi Amedeo salendo per primi la Cresta del Brouillard.
- 1911, la Cresta del Brouillard, per la via diretta: Joseph Knubel, G.W. Young, H. O. Jones, K. Blodig.
- 1919, la Cresta dell'Innominata: Adolphe e Henri Rey, Adolf Aufdenblatten, S. L. Courtald e E. G. Oliver.
- 1921, Giovanni Battista Gugliermina e Giuseppe Gugliermina, Gustavo De Petro e Francesco Ravelli aprirono una nuova via (via Ravelli) salendo per il canale Sud-Est del Col Maudit.
- 1927 1-2 settembre, Via della Sentinella Rossa sul versante della Brenva: prima salita di Thomas Graham Brown e Frank Smythe.
- 1928 6-7 agosto, Via Major sul versante della Brenva: prima salita di Thomas Graham Brown e Frank Smythe.
- 1933 5 agosto, Via della Poire sul versante della Brenva: prima salita di Thomas Graham Brown, Alexander Graven e Alfred Aufdenblatten.
- 1933 6 agosto, Sperone della Brenva: prima solitaria di Leopoldo Gasparotto.
- 1938, il Pilastro Sud-Sud-ovest della Punta Gugliermina: Gabriele Boccalatte e Giusto Gervasutti.
- 1940, il Picco del Frêney (Picco Gervasutti): impresa storica di Giusto Gervasutti e Paolo Bollini de la Predosa.
- 1953, Via Major: prima invernale di Arturo Ottoz e Toni Gobbi.
- 1956 26 febbraio, Sperone della Brenva: prima invernale di Jean Couzy e André Vialatte.
- 1959, passando a sinistra del Pilier Rouge, sul Picco Luigi Amedeo: Walter Bonatti e Andrea Oggioni.
- 1959 13 settembre, Via Major: prima solitaria di Walter Bonatti.
- 1959 13 settembre, Via della Poire: prima solitaria di Carlo Mauri.
- 1961 9 marzo, Via della Sentinella Rossa: prima invernale di Walter Bonatti e Gigi Panei.
- 1961 1-3 agosto, Pilone Centrale del Frêney: prima salita di Chris Bonington, Don Whillans, Ian Clough e Jan Djugloz.
- 1965 8-9 febbraio, Via della Poire: prima invernale di Alessio Ollier, Attilio Ollier e Franco Salluard.
- 1970, punta Elena, nel gruppo dei Grandes Jorasses, conquistata da una cordata polacca.
- 1971 3 settembre, Via della Sentinella Rossa: prima solitaria di Jean Afanassieff.
- 1979 7 settembre, Via Major: prima discesa con gli sci di Stefano De Benedetti e Gianni Comino.
Il 13 agosto 1863 partendo da Courmayeur e salendo per il colle del Gigante, attraverso la via oggi conosciuta come Via dei Tre Monti (M.Blanc Du Tacul, Mont Maudit, Monte Bianco) l'inglese R.W. Head con la guida di Courmayeur Julien Grange, insieme ad Adolphe Orset e Jean-Marie Perrod raggiunsero per primi la vetta del Bianco partendo dal versante italiano[43][44], seguìti l'anno dopo, il 6 agosto 1864, dal geologo e alpinista torinese Felice Giordano[45], mentre la prima ascensione invernale, sullo stesso versante passando per lo Sperone delle Tournette da Sud-Ovest, con discesa ai Grands Mulets, fu fatta da Corradino Sella, Erminio Sella, Gaudenzio Sella e Vittorio Sella insieme ad Emile Rey, Jean-Joseph Maquignaz e Daniele Maquignaz. Ad Achille Ratti, il futuro papa Pio XI, va invece il merito di aver tracciato nel 1890 la via normale dal versante italiano[46]; il nuovo percorso partiva da Courmayeur e contribuì non poco a trasformare lo sconosciuto borgo di montagna nella capitale mondiale dell'alpinismo.
La prima donna a raggiungere la cima fu Marie Paradis il 14 luglio 1808 accompagnata dal figlio Gédéon di 14 anni e da Jacques Balmat come guida. L'impresa le valse l'appellativo di Marie du Mont Blanc. La seconda ascensione femminile è invece stata fatta da Henriette d'Angeville il 4 settembre 1838, mentre la prima donna a fare la scalata durante il periodo invernale è stata Mary Isabella Stratton il 31 gennaio 1876 insieme a Jean Charlet, Sylvain Couttet e Michel Balmat. A Marguette Bouvier, nel 1929, si deve la prima discesa con gli sci fatta da una donna.
[modifica] Le Vie Normali, i rifugi e i bivacchi
Essendo la montagna un obiettivo ambito per tutti gli alpinisti amanti dell'alta quota e che aspirano, almeno una volta nella vita a ripetere l'impresa di Michel Gabriel Paccard e di Jacques Balmat, in talune belle giornate sulla sua cima tondeggiante si ritrovano a centinaia. Si possono contare in più di cento le vie per raggiungere la vetta[47], ma quattro sono invece le vie normali utilizzabili anche da chi non è un esperto alpinista: la via normale italiana dal rifugio Francesco Gonella (Via Ratti), la Via normale francese dall'Aiguille du Goûter , la via dei Grands Mulets e la Via dei Trois Mont Blanc o del Col du Midi. L'ascensione per queste vie non è difficile ma è lunga ed impegnativa per la sua durata, e comunque da affrontare dopo una adeguata preparazione, con prudenza e con grande attenzione alle condizioni atmosferiche, seguendo le guide alpine e le loro raccomandazioni. I rifugi e i bivacchi più vicini sono:
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[modifica] Imprese sportive
- 11 febbraio 1914: Agénor Parmelin è il primo aviatore a sorvolare il Gruppo del Bianco[48].
- 1955: Jean Moine è il primo pilota ad atterrare sulla cima con un elicottero (un Bell 47 G).
- 23 giugno 1960: l'aviatore Henri Giraud atterra sulla cima del Monte Bianco su una "pista" lunga appena 30 m[49].
- 24 giugno 1973: Sylvain Saudan effettua la prima discesa con gli sci nel versante sud-ovest.
- 1973: il primo decollo dalla vetta in deltaplano fu fatta da Rudy Kishazy.
- 1982: il primo decollo in parapendio fu effettuato da Roger Fillon.
- 1 luglio 1986: Dominique Jacquet e Jean-Pascal Oron sono i primi ad atterrare con un paracadute sulla vetta.
- 21 luglio 1990: lo svizzero Pierre-André Gobet partendo da Chamonix scala e discende dal Bianco in 5h10'14[5].
- 3 agosto 1992: andata e ritorno da Courmayeur alla cima del Monte Bianco in 7h19' fatta da Adriano Greco e Fabio Meraldi[5].
[modifica] Economia e infrastrutture
[modifica] Turismo
Con 15 milioni di turisti all'anno, il Monte Bianco è uno dei luoghi più visitati delle Alpi[50]. Sin dai secoli passati il richiamo generato dalle bellezze delle montagne e delle valli che lo circondano è sempre stato notevole. A partire dal 1741, i racconti degli aristocratici inglesi William Windham e Richard Pocock sul loro viaggio sul mare di Ghiaccio si diffusero in tutta Europa destando grande curiosità. In breve tempo, ricchi turisti, per la maggior parte inglesi, giunsero negli sperduti centri montani del Regno di Sardegna per ammirare i misteriosi ghiacciai e le vette delle montagne inviolate. Quei villaggi montani sono considerati uno dei luoghi in cui il turismo stesso è nato. Dapprima il turismo invernale e poi in seguito anche quello estivo come diretta conseguenza dell'inattesa corsa alla conquista delle impervie ed inviolate vette. L'inaugurazione del primo albergo a Chamonix nel 1770 diede inizio allo sviluppo dell' industria alberghiera[51]. Seguirono poi gli alberghi di lusso e insieme a Courmayeur divennero luoghi di villeggiatura tra i più ricercati, frequentati da nobili, scrittori, scienziati e dai primi alpinisti, prima ancora che il turismo stesso diventasse un fenomeno di massa.
[modifica] La protezione del Monte Bianco
L'afflusso di così tanti turisti, benché costituisca una ricchezza, è di per se un pericolo per l'ambiente. Le comunità valdostane, savoiarde e vallesi, con l'aiuto delle regioni e degli Stati interessati, con un approccio transfrontaliero alle problematiche relative alla protezione e valorizzazione del territorio hanno trovato un accordo per dar vita al progetto Spazio Monte Bianco. Questa iniziativa di cooperazione coinvolge 35 comuni tra Savoia, Alta Savoia, Valle d'Aosta e Vallese ed è coordinato della Conferenza Transfrontaliera Monte Bianco. Sotto la presidenza di uno dei ministri dell'ambiente, la Conferenza riunisce per ciascuna nazione 5 rappresentanti dello Stato e delle collettività territoriali[52]. Complessivamente lo Spazio Monte Bianco occupa una superficie di circa 2.800 km² e comprende 35 comuni: 15 in Savoia ed Alta Savoia, 5 in Valle d'Aosta e 15 nel Vallese. In totale l'intera area conta circa 100.000 abitanti[53]. Recentemente il sito del Massiccio del Monte Bianco è stato candidato presso l'Unesco per essere classificato come Patrimonio dell'umanità[54].
[modifica] Il traforo del Monte Bianco
| Per approfondire, vedi la voce Traforo del Monte Bianco. |
Il traforo del Monte Bianco è un tunnel autostradale che collega Courmayeur-Mont-Blanc in Valle d'Aosta (Italia) a Chamonix-Mont-Blanc in Alta Savoia (Francia). È stato costruito congiuntamente tra Italia e Francia. I lavori di costruzione ebbero inizio nel 1957 e terminarono nel 1965, anno dell'apertura. È composto da una galleria unica a doppio senso di circolazione e costituisce una delle maggiori vie di trasporto transalpino. La sua lunghezza è di 11,6 km e la parte più lunga rimane in territorio francese: 7.640 m, con 3.960 m in Italia. L'altitudine è di 1.381 m sul versante italiano, ai piedi del ghiacciaio della Brenva, mentre raggiunge a metà galleria i 1.395 m, per scendere poi ai 1.271 m sul versante francese, ai piedi del ghiacciaio dei Bossons. Il piano stradale del tunnel non è orizzontale, ma di forma concava per facilitare il deflusso dell'acqua. Rispetto alla frontiera, il traforo passa esattamente sotto la verticale (l'aplomb) de l'Aiguille du Midi, dove lo spessore di copertura granitica raggiunge i 2.480 m, misura record per le gallerie autostradali e ferroviarie. La sua altezza è di 4,35 m e la sua larghezza di 8 m (2x3,5 m per le corsie, e 2x0,5 m di passaggio laterale). Il raddoppio del tunnel, già progettato, non è mai stato realizzato per l'opposizione degli abitanti delle valli interessate, preoccupati per un eccessivo aumento della circolazione dei camion e del conseguente inquinamento. Il traforo è stato inaugurato il 19 luglio 1965 e la sua gestione, su base paritetica, è divisa tra due società concessionarie: l'italiana S.I.T.M.B (Società italiana per il Traforo del Monte Bianco), creata il 1º settembre 1957 e la francese A.T.M.B (Autoroutes et tunnels du Mont-Blanc), creata il 30 aprile 1958. È rimasto per lungo tempo il traforo autostradale più lungo al mondo. Dal 1965 al 2004 vi hanno transitato 45 milioni di veicoli con una media giornaliera di 17.745.
[modifica] I laboratori del Monte Bianco
| Per approfondire, vedi la voce Osservatorio del Monte Bianco. |
Un altro aspetto meno conosciuto del Monte Bianco è quello di studio e di ricerca. All'interno della montagna infatti si trovano dei laboratori molto importanti gestiti dall'Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario di Torino[55] del CNR (Centro Nazionale Ricerche) di Torino, che lavora in collaborazione con l'INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) di Frascati (Roma) e l'Università di Milano. In questi laboratori si conducono ricerche sui raggi cosmici e sono serviti da prototipo per altri due famosi laboratori: quello sotto il Gran Sasso, negli Appennini centrali, costruito successivamente, ed il laboratorio gestito dal CERN di Ginevra che studia le particelle elementari. In passato si cercò di costruirne anche sulla cima. Nel 1891, lo scienziato francese Pierre Janssen, si adoperò per costruire un centro di osservazione sulla vetta, nella speranza di effettuare in modo ottimale misure e ricerche sullo spettro solare. Purtroppo, la mancanza di fondamenta solide e i movimenti continui del ghiaccio sulla calotta sommitale, indussero nel 1906 gli scienziati ad abbandonarlo, essendo divenuto pericolante. Nel 1890, sul versante francese, a quota 4.365 m, il botanico e meteorologo Joseph Vallot costruì uno chalet laboratorio a vocazione pluridisciplinare, tra le quali l'astronomia: l'Osservatorio Vallot.
[modifica] La Funivia dei Ghiacciai
| Per approfondire, vedi la voce Funivia dei Ghiacciai. |
A La Palud, nelle vicinanze di Courmayeur, ha inizio il percorso della funivia del Monte Bianco. In poco meno di un'ora si può raggiungere Chamonix, in Francia, scavalcando completamente la catena delle Alpi. Concepita inizialmente per scopi prevalentemente militari, venne inaugurata nell'estate del 1947 ed è suddivisa in sei diversi tronconi: da La Palud si raggiunge il Pavillon di Monte Frety a quota 2.175 m; si prosegue poi per arrivare al rifugio Torino presso il Colle del Gigante a quota 3.330 m, (quasi 2.000 metri in undici minuti); si continua dal Colle del Gigante fino a Punta Helbronner a quota 3.462 m da dove si può godere di una vista su tutto l'arco alpino: dalla cima del Monte Bianco al Dente del Gigante, ai celebri "4.000" d'Europa come il Cervino, il Monte Rosa, la Grivola, il Gran Paradiso. Continuando da Punta Helbronner si prosegue verso l'Aiguille du Midi, il punto più alto a quota 3.842 m; dall'Aiguille du Midi è possibile scendere al Plan de L'Aiguille, a 2.137 m, per arrivare infine a Chamonix. La funivia è stata ultimata negli anni sessanta, e presenta alcune soluzioni tecniche uniche, come il pilone sospeso.
[modifica] Il Monte Bianco nelle opere culturali
Con la nascita dell'alpinismo nacque il genere letterario di montagna. Il clamore destato dalla conquista del Bianco attirò nelle sue valli agli inizi dell'Ottocento poeti, scrittori e pittori. Dall' Inghilterra e dal nord Europa gli aristocratici in viaggio per il Grand Tour visitarono le montagne alpine, mentre grandi alpinisti come Albert Frederick Mummery, William Auguste Coolidge e Edward Whymper scalarono vette su vette scrivendo poi libri nei quali raccontavano le loro imprese. I romantici inglesi si innamorarono delle Alpi. Samuel Taylor Coleridge scrisse un inno al Monte Bianco e Percy Bysshe Shelley, dopo aver ammirato la montagna affermava: «Non sapevo, non avevo mai immaginato prima cosa fossero le montagne» e scrisse Mont Blanc, una delle sue poesie più famose.
[modifica] Cinema e televisione
- La rosa sulle rotaie, (La rue), (1923) : film della durata di 273 m di Abel Gance su una famiglia della Francia orientale[56]
- Tempeste sul Monte Bianco (Stürme über dem Mont Blanc), (1930), con Leni Riefenstahl come attore e Arnold Fanck come regista: tratta di Hannes, uno scienziato che lavora nell'osservatorio del Monte Bianco[57].
- Premier de cordée, (1943): il film tratta di Pierre Servettaz, un giovane aspirante guida di montagna il quale, nonostante un incidente che sconvolge i suoi progetti e la sua carriera, riesce tra tante difficoltà a raggiungere i suoi obiettivi[58]. È basato su un racconto dell'esploratore Roger Frison-Roche.
- La montagna, (1956) di Edward Dmytryk, con Spencer Tracy e Robert Wagner: il film è ispirato al disastro aereo del Malabar Princess nel 1950[59].
- La Terre, son visage, (1984): documentario di Jean-Luc Prévost prodotto per la televisione francese. Fa parte della serie Haroun Tazieff racconta la sua terra, vol. 1[60].
- Malabar Princess (2004), di Gilles Legrand con Jacques Villaret e Michele Laroque: il film racconta il tragico incidente aereo avvenuto nel 1950 sulla cima del Monte Bianco[61].
[modifica] Nella letteratura
- Storia di una escursone di sei settimane, di Percy Bysshe Shelley e Mary Shelley.
- Kordian, di Juliusz Słowacki (1809-1849).
- Mont Blanc di Percy Bysshe Shelley.
- La legenda dei secoli (1877), di Victor Hugo (1802-1885)[62].
- Tartarino sulle Alpi (1885), di Alphonse Daudet (1810-1897).
- Quarantième ascension française au Mont-Blanc, di Jules Verne (1828-1905).
- Premier de cordée, di Roger Frison-Roche (1906-1999).
- Hugo et le Mont Blanc, di Colette Cosnie.
- Hymn Before Sunrise, in the Vale of Chamouni, di Samuel Taylor Coleridge.
- Frankenstein, Frankenstein il moderno Prometeo, di Mary Shelley.
- Point Blanc, di Anthony Horowitz.
- The Prelude Book VI, di William Wordsworth.
- Remember Me?, di Sophie Kinsella.
- La Littérature alpine, di Claire-Éliane Engel (1903-1976).
- Freney 1961, Un Viaggio Senza Fine, di Marco Albino Ferrari.
- Naufragio sul Monte Bianco - La Tragedia di Vincendon ed Henry, di Yves Ballu.
[modifica] Note
- ^ Navigatore cartografico. Valle d'Aosta-Vallée d'Aoste Geonavigatore in websitr.regione.vda.it. URL consultato il 20 ottobre 2010.
- ^ a b Non vi è accordo tra i geografi sui confini orientali dell'Europa. Talvolta il confine sud-orientale viene posto lungo la linea spartiacque della catena del Caucaso; altre volte viene posto lungo la depressione del Kuma-Manyč. Questa seconda soluzione fu indicata nel 1730 dal geografo e cartografo svedese Philip Johan von Strahlenberg. Nella prima soluzione il Monte Bianco viene superato in altezza dal monte Elbrus e da altre montagne della catena del Caucaso; nella seconda resta la montagna più alta dell'intera Europa Occidentale
- ^ Guida d'Italia del Touring Club Italiano, Guide rosse, Volume 2, Torino e Valle d'Aosta, Edizioni Touring, 1996, pagina 652
- ^ Sul sito della Regione Autonoma Valle d'Aosta, notizie sul Gruppo del Bianco La catena del Monte Bianco. www.regione.vda.it. URL consultato il 21 ottobre 2010.
- ^ a b c d Monte Bianco. www.angeloelli.it. URL consultato il 24 gennaio 2011.
- ^ Notizie sui risultati dell'ultima campagna di misure nel settembre 2009 (in francese) L'altitude du Mont Blanc reste stable. www.lefigaro.fr. URL consultato il 21 ottobre 2010.
- ^ Notizie sull'aumento del volume dei ghiacci sul Monte Bianco . www.repubblica.it. URL consultato il 21 ottobre 2010.
- ^ Montagne Euro-asiatiche oltre i 4500-me in www.Peakbagger.com. URL consultato il 20 ottobre 2010.
- ^ Bruno Martinis, La fragilità del Bel Paese, geologia dei paesaggi italiani, pagina 77
- ^ Il Monte Bianco - La catena delle Alpi in xoomer.virgilio.it. URL consultato il 25 ottobre 2010.
- ^ Luigi Bignami. Il Monte Bianco cresce in www.repubblica.it. URL consultato il 04 novembre 2010.
- ^ Temperature elevate sul ghiacciaio del Gigante in users.unimi.it. URL consultato il 05 novembre 2010.
- ^ L'isteria del Monte Bianco in angela83.wordpress.com. URL consultato il 05 novembre 2010.
- ^ a b c d e Jean Corbel. Ghiacciai e clima nel massiccio del Monte Bianco in www.persee.fr. URL consultato il 09 novembre 2010.
- ^ IGM/IGN-CAI/CAF, Firenze 2002, Guida Alpi senza frontiere, Guida n. 16, Petit Saint Bernard – Mont Blanc, pagina 145
- ^ Fonte: sito del Giardino alpino Saussurea
- ^ Alpi senza frontiere, Guida n. 16, Petit Saint Bernard – Mont Blanc, pag. 145
- ^ Minerali e geologia del Monte Bianco in www.minerali.it. URL consultato il 25 ottobre 2010.
- ^ Trou des Romains in www.regione.vda.it. URL consultato il 25 ottobre 2010.
- ^ Crystals of the Monte Bianco in www.summitpost.org. URL consultato il 24 gennaio 2011.
- ^ Carta geografica Lago Lemano di J. Goulart in www.swaen.com. URL consultato il 26 gennaio 2011.
- ^ a b c d e f Umberto Pelazza. L'epopea al veleno della conquista del Bianco in www.ana.it. URL consultato il 26 gennaio 2011.
- ^ Australia Treaty series 1948. Trattato di pace di Parigi ((1947) in www.austlii.edu.au. URL consultato il 22 ottobre 2010.
- ^ Laura e Giorgio Aliprandi. Le Grandi Alpi nella cartografia 1482 - 1885. Vol. II in www.liberonweb.com. URL consultato il 22 ottobre 2010.
- ^ Dario Rivolta. L'eclatante caso del Monte Bianco in www.dariorivolta.it. URL consultato il 22 ottobre 2010.
- ^ a b c Giuseppe Calò. Il Monte Bianco nella tormenta della guerra in www.icsm.it. URL consultato il 23 ottobre 2010.
- ^ Franco Fucci. Aosta l'università della montagna in www.smalp91.com. URL consultato il 23 ottobre 2010.
- ^ Video (in francese) dove vengono fatti vedere gli esploratori francesi sul Bianco durante le operazioni di guerra [1]
- ^ a b c d e f g h i j k Giuseppe Calò. Il Monte Bianco nella tormenta della guerra in www.icsm.it. URL consultato il 30 ottobre 2010.
- ^ Sylvain Tarrano. Un eroe di guerra discreto in www.ailesahs.com. URL consultato il 30 ottobre 2010.
- ^ Sito non ufficiale
- ^ Giovanni Staiano. Freney, luglio 1961: 4 giorni di maltempo causarono una delle più grandi tragedie dell'alpinismo in www.meteogiornale.it. URL consultato il 28 ottobre 2010.
- ^ Un dramma nazionale sul Monte Bianco in www.infinitestorie.it. URL consultato il 05 novembre 2010.
- ^ Erri De Luca. E in vetta al mitico Monte Bianco alla fine esplose tutto il mondo in www.archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 28 ottobre 2010.
- ^ a b c Sara Strippoli. Il Bianco restituisce la Fortezza volante in ricerca.repubblica.it. URL consultato il 01 dicembre 2010.
- ^ a b c La tragedia del Malabar Princess sul Monte Bianco in www.montagnadilombardia.com. URL consultato il 10 novembre 2010.
- ^ a b Sylvain Tarrano. Une série de drames dans la montagne (3) in www.ailesahs.com. URL consultato il 10 novembre 2010.
- ^ Immagine con delle lettere rinvenute nel ghiacciaio delMiage
- ^ a b c Enrico Martinet. C'è posta per te dai ghiacci del Bianco in www3.lastampa.it. URL consultato il 10 novembre 2010.
- ^ Un motore del Malabar Princess affiora dopo 58 annia in www.lefigaro.fr
- ^ Philippe Joutard, l'Invention du mont Blanc, Ed. Gallimard-Juillard, 1986, pag. 198
- ^ Il Museo Alpino Duca degli Abruzzi Sul sito del Ministero dei Beni Culturali [2]
- ^ Edmond Joyeusaz. Monte Bianco Guide in www.montblancguide.it. URL consultato il 27 gennaio 2011.
- ^ Guida Monte Bianco, Volume I°, 1994, di Gino Buscaini, pagina 154, itinerario 49a
- ^ Archivio La Repubblica, in un articolo del 12 agosto 2000 riportava: «Felice Giordano, torinese, pezzo grosso del Club Alpino, riesce, fra il 5 e il 9 agosto 1864, la scalata al Monbianco per Cormaggiore» Leonardo Bizzaro. La morte di Allende in ricerca.repubblica.it/. URL consultato il 18 ottobre 2010.
- ^ CAI sezione Desio. Achille Ratti e la montagna, Pio XI il Papa alpinsta in www.caidesio.net. URL consultato il 20 ottobre 2010.
- ^ Luciano Ratto Pierre Mattiel. Le vie al Bianco in www.club4000.it. URL consultato il 22 ottobre 2010.
- ^ Il primo aereo sorvola il Monte Bianco (in francese)
- ^ Il primo aereo si posa sulla cima del Bianco
- ^ Elisabeth Zoja. Cambiamenti climatici, una minaccia globale per il Monte Bianco in www.terranauta.it. URL consultato il 26 novembre 2010.
- ^ Office de Tourisme de Chamonix. Chamonix, storia e patrimonio in www.chamonix.com. URL consultato il 26 novembre 2010.
- ^ Guida n 16 Alpi Senza Frontiere, CAI-CAF-IGN-IGM, Firenze, 2002, pag. 160
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- ^ Doug Anderson. (in inglese) Malabar Princess. The Sydney Morning Herald. URL consultato il 20 ottobre 2010.
- ^ Testo in francese su Wikisource
[modifica] Bibliografia
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- Augusta Vittoria Ceruti, Cartographie et frontières des Alpes Occidentales, Aosta, Musumeci, 1988. (ISBN non disponibile)
- Marco Ferrari, Freney 1961: un viaggio senza fine, Vivalda, 1998. ISBN 8878081280
- Bruno Martinis, La fragilità del Bel Paese, geologia dei paesaggi italiani, Bari, Dedalo, 2003. ISBN 8822062566
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- Renato Chabod, Monte Bianco Guida ai monti d'Italia, Touring, 1999. ISBN 8836500633
- Philippe Joutard, L'invenzione del Monte Bianco, Torino, Einaudi, 1993. (ISBN non disponibile)
- Ippolito Ostellino, I giardini botanici delle Alpi Occidentali, Cuneo, L' Arciere, 1996. (ISBN non disponibile)
- Luciano Ratto, Michel Gabriel Paccard, un quasi torinese per primo sulla vetta del Bianco, Torino, Scàndere, annuario 1997-99, sezione C.A.I Torino, 1997/99. (ISBN non disponibile)
- Luciano Ruggieri, Gli Uccelli del Monte Bianco, Bird Guide, 2006. (ISBN non disponibile)
- Touring Club Italiano, Guida d'Italia del Touring Club Italiano, Volume 2 Guide rosse, Touring Editore, 1996. ISBN 8836508804
- Luca Zavatta, Le Valli del Monte Bianco - Guide dell'Escursionista, Rimini, L'Escursionista, 2000. ISBN 88-9019-37-94
- Gaston Rébuffat, Mont-Blanc, jardin féerique : historique des ascensions du Mont-Blanc, Denoël, 1987. ISBN 2207233960
- Lorenzino Cosson, I colori del Monte Bianco, Museo Montagna, 1995. (ISBN non disponibile)
- Massimo Bocca, Fauna delle Alpi, Musumeci, 1996. (ISBN non disponibile)
- Roger Frison-Roche, Mario Colonel (a cura di), Mont Blanc éternel, Arthaud, 2000. ISBN 2700312996
[modifica] Voci correlate
- Osservatorio del Monte Bianco
- Storia della frontiera sul Monte Bianco
- Traforo del Monte Bianco
- Funivia dei Ghiacciai
- Alpinismo
- Quattromila delle Alpi
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- Monte Bianco su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Monte Bianco")
- Guida online sul Portale dei rifugi e dei bivacchi
- Regione Valle d'Aosta - Monte Bianco
- (EN, DE) www.4000er.de Mont Blanc
- (EN) www.summitpost.com Monte Bianco su SummitPost.com
- (FR) L'osservatorio Janssen
- (FR) skistory.com - Le téléphérique de l'Aiguille du Midi
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