Emilio Fede

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Emilio Fede nel 2010 all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Emilio Fede (Barcellona Pozzo di Gotto, 24 giugno 1931) è un giornalista e scrittore italiano, già direttore del TG1 (dal 1981 al 1982) e del TG4 (dal 1992 al 2012).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un brigadiere dei Carabinieri, di stanza diversi anni in Etiopia, trascorre parte della giovinezza nel paese d'origine della famiglia, San Piero Patti, dove frequenta le scuole dell'obbligo. Si trasferisce poi a Roma con la famiglia dopo la guerra. Sposato con la giornalista del TG1 nonché figlia dell'ex direttore generale della Rai Italo de Feo, Diana De Feo, eletta al Senato per il PdL nel 2008, ha due figlie: Sveva e Simona.

Dalla carta stampata alla RAI[modifica | modifica wikitesto]

Comincia giovanissimo l'attività nella carta stampata, collaborando con Il Momento - Mattino di Roma. Poi lavora per la Gazzetta del Popolo a Torino dove diviene inviato speciale. Comincia a collaborare con la RAI nel 1954 passando poi dalla carta stampata alla televisione. Il rapporto con la televisione di Stato diventa esclusivo dal 1961.

Nel 1964 sposa Diana De Feo, la figlia di Italo de Feo, allora vicepresidente della RAI. Viene per questo soprannominato in quegli anni "ammogliato speciale" nonché "genero di prima necessità"[1][2]. Inviato speciale in Africa per otto anni, realizza servizi in oltre 40 paesi nel periodo della postcolonizzazione e dell'inizio delle guerre civili. L'esperienza africana termina per una malattia e per un contenzioso relativo alle spese di viaggio, per la quale i suoi detrattori lo soprannomineranno "Sciupone l'africano".[3] Lavora nella redazione della trasmissione d'inchiesta TV7, il settimanale di approfondimento del TG1. Uno dei suoi contributi più significativi è un servizio riguardante le conseguenze dell'uso degli ormoni usati per la crescita dei bovini sulla salute umana. Dal 1976 è per cinque anni conduttore del TG1 (il 28 febbraio del 1977 passerà alla storia come il conduttore della prima edizione a colori), dal 1981 ne è direttore per due anni; sotto la sua direzione la testata racconta la tragedia della morte di Alfredino Rampi, a Vermicino. Nel 1983[4] e 1984[5] conduce la trasmissione di intrattenimento Test.

Nel 1987 termina il rapporto con la RAI, in seguito a un processo per gioco d'azzardo (finito con la sua assoluzione)[6] e, come lui stesso poi dichiara[senza fonte], per il cambiamento degli accordi politici sulle poltrone RAI; il passaggio della direzione del Tg1 dal Partito Socialista Italiano (PSI), ultimo riferimento politico di Fede, alla Democrazia Cristiana, nell'ambito dei riequilibri politici e di potere relativi al nascituro Governo Fanfani VI.

Il passaggio alla Fininvest-Mediaset e la direzione del TG4[modifica | modifica wikitesto]

Fede riprende il suo cammino professionale accettando l'offerta di Rete A, dove va a fondare e dirigere il TgA, la cui prima edizione va in onda lunedì 7 settembre 1987[7]. Nel 1989 passa alla Fininvest di Silvio Berlusconi, dapprima come direttore di Videonews, poi di Studio Aperto che sarà il primo notiziario ad annunciare in diretta l'inizio della prima Guerra del Golfo il 17 gennaio 1991, proprio nel giorno della sua prima messa in onda su Italia 1. Studio Aperto sarà anche il primo telegiornale a informare sulla cattura dei due piloti italiani Gianmarco Bellini e Maurizio Cocciolone.

Nel 1993 lascia la direzione di Studio Aperto perché aveva già accettato l'anno prima la direzione del nuovo telegiornale di Rete 4, il TG4. Nel luglio del 2004 conduce il TG4 in diretta da Nassiriya per portare la sua solidarietà ai militari italiani colpiti dall'attentato del 12 novembre 2003.

Il licenziamento e l'addio al Tg4[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 marzo 2012, a seguito di una trattativa con Mediaset non andata a buon fine, la Società solleva[8] Emilio Fede dalla direzione del Tg4.[9] L'azienda di Cologno Monzese ha affermato in un comunicato che non è stato possibile arrivare a una risoluzione del rapporto in modo consensuale. Altresì ha tenuto a specificare che l'ex direttore ha lasciato anche Mediaset. Giovanni Toti, già direttore di Studio Aperto, è il nuovo direttore del Tg4.[10] Il giorno seguente, dopo aver dichiarato di essersi chiarito con l'azienda, ha firmato le dimissioni dal TG4, dichiarando di proseguire nella trattativa per nuove trasmissioni, mantenendo una carica all'interno di Mediaset.[11][12]

Nell'agosto del 2012 Emilio Fede approda nel canale del digitale terrestre Vero Capri (presente al numero 55) dove inizia a condurre una rubrica settimanale di attualità politica ed economica intitolata Attualità con Fede.

Attualmente dirige il quotidiano La Discussione.

In questo periodo gli viene diagnosticato un tumore al pancreas e i medici gli danno ancora 6 mesi di vita ma si è poi scoperto che le analisi erano errate.[13]

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Alle Elezioni politiche italiane del 1979 si candida tra le file del PSDI.

Nel luglio 2012 fonda il movimento d'opinione Vogliamo Vivere, che salirà alle cronache soltanto durante la fine di agosto dello stesso anno[14] e che però in seguito verrà sciolto per mancanza di fondi.

Nel settembre 2013 attraverso il suo blog Fede annuncia di aver fondato un nuovo movimento politico chiamato Le Ali della Libertà[15]

Nel maggio 2014 aderisce al movimento Uniti si vince di Luca Miatton a sostegno di Silvio Berlusconi.[16] La tessera numero uno del movimento gli viene poi revocata nel luglio seguente in seguito alla pubblicazione delle intercettazioni con Gaetano Ferri, suo personal trainer, che riguardano Berlusconi e dell'Utri.

Critiche e controversie[modifica | modifica wikitesto]

Accuse di favoritismo[modifica | modifica wikitesto]

Il suo modo di condurre la testata, sbilanciato a favore di Silvio Berlusconi secondo i dati dell'osservatorio di Pavia[17], lo ha esposto a critiche sulla qualità del suo prodotto giornalistico e a interventi dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni a partire dal 1998. Il sostegno politico a Berlusconi, mai negato da Fede, è testimoniato anche da quanto accadde dopo le elezioni politiche del 1994, quando annunciò la vittoria dell'allora leader di Forza Italia con elogi e opinioni parziali. Parte del suo discorso agiografico è stato anche documentato nel film Aprile di Nanni Moretti.[18]

Nel 2014 vennero pubblicate alcune conversazioni tra Fede ed il suo personal trainer, Gaetano Ferri, segretamente registrate da quest'ultimo, in cui l'ex giornalista rivela particolari importanti sui rapporti illeciti tra Berlusconi e la mafia siciliana, veicolati attraverso Marcello Dell'Utri, che faceva da tramite per Silvio[19][20]. In questi dialoghi registrati Fede parla anche di Flavio Briatore, che, secondo quanto risulta dalle registrazioni di Ferri, sarebbe stato coinvolto anch'egli in una storia di mafia, ordinando l'assassinio di un idustriale di Cuneo[21].

Multe subite dall'autorità per le telecomunicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2004, dopo la multa inflitta dall'Agcom per il mancato rispetto della par condicio nel suo telegiornale (elezioni europee), Fede andò in onda con una targhetta al collo sulla quale era riportato il contenuto della sentenza. Nel 2006, dopo un'altra multa di 250.000 € dell'Agcom per violazione della legge sulla par condicio[22] (la seconda in due settimane per un totale di 450.000 €[23]), Emilio Fede si dice contrario alla motivazione della sanzione e minaccia le dimissioni, mandando tre volte in sovraimpressione il contenuto della sentenza. Successivamente Fede ritira l'ipotesi delle dimissioni, dichiarando di esser stato indotto a restare dalle lettere dei telespettatori.

Discussione con Piero Ricca[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio 2007 venne fermato dal giornalista indipendente Piero Ricca, il quale gli pose delle domande sul caso dell'emittente televisiva Europa 7, le cui frequenze, secondo una sentenza emessa dalla Corte di Giustizia Europea, già occupate da Rete 4 dagli anni ottanta quando non esisteva una regolamentazione (Legge Mammì), dovevano esserle cedute da Rete4 stessa[24]. Ricca prima chiede le sue dimissioni per l'illegittimità a trasmettere di Rete 4 poi, visto il rifiuto di Fede che dice "Berlusconi lo sa ed è praticamente d'accordo, e mi ha detto: "se incontri qualche imbecille che ti chiede se ti sei dimesso digli di sì", indirizza al direttore gli insulti "servo", "verme". Il direttore poi sputa da una scalinata in direzione dei suoi contestatori.[24]

Il diverbio tra i due fu anche trasmesso da Striscia la notizia che però non mostrò l'antefatto dell'incontro tra Fede e Ricca, sia quando quest'ultimo parlò dell'abusivismo di Rete 4 e sia quando il direttore del TG4 sputò al reporter.

Fede successivamente querela Ricca, il cui blog viene temporaneamente bloccato dalla Guardia di Finanza per un mese[25] e il cui articolo precedentemente pubblicato viene reso inaccessibile a seguito dell'ordinanza.

Critiche a Roberto Saviano[modifica | modifica wikitesto]

In un'edizione del TG4 Emilio Fede commenta la condizione di Roberto Saviano scortato dalle Forze dell'Ordine in seguito alle minacce ricevute dalla camorra. In questo commento risulta molto polemica la critica del direttore riguardo a un Saviano il cui aspetto peculiare, a suo dire, sia di guadagnare molti soldi dal libro (e film) Gomorra. Tali attacchi si ripetono (per di più nell'ambito di un servizio non direttamente riconducibile a Saviano o alla camorra) il 9 maggio 2010, suscitando immediate polemiche da parte di numerosi blog e di esponenti del Centro-sinistra.[26]

La querela da parte del comune di Venezia[modifica | modifica wikitesto]

Durante una puntata del rotocalco del TG4 "Sipario Notte" dell'11 ottobre 2008, viene trasmesso un servizio inerente a una zona di Venezia, identificabile come Campo Santi Giovanni e Paolo, il cui commento da parte del direttore stesso scatena una violenta protesta via web sul social network Facebook e altri siti, accusando il suddetto servizio di essere mistificatorio e calunnioso. La polemica raggiunge il comune di Venezia che successivamente dà incarico all'Avvocatura civica di verificare gli estremi per sporgere querela e chiedere i danni arrecati all'immagine della città.[27][28][29]

Vicende giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 2011 è indagato dalla Procura della Repubblica per favoreggiamento della prostituzione, insieme con Silvio Berlusconi, Lele Mora e Nicole Minetti sul "caso Ruby".[30][31]

Il 3 ottobre 2011, assieme a Minetti e Mora, viene rinviato a giudizio per il caso Ruby. La decisione è stata presa dal Giudice dell'udienza preliminare di Milano Maria Grazia Domanico (V Sezione penale del tribunale del capoluogo lombardo). Tutti e tre sono accusati di induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile. Il processo è cominciato il 21 novembre 2011[32][33].

Il 19 luglio 2013 Fede è condannato, assieme agli altri due imputati, dal Tribunale di Milano nell'ambito del processo "Ruby" bis a 7 anni di reclusione e all'intedizione a vita dai pubblici uffici con l'accusa di favoreggiamento della prostituzione[34], interdizione da uffici di mezzi di informazione (incluso come pubblici uffici).

La vicenda dei due milioni e mezzo di euro[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcuni quotidiani italiani (Corriere della Sera e La Stampa[35]) Fede nel dicembre 2011 avrebbe voluto depositare 2.500.000 euro presso una banca svizzera di Lugano, ma quest'ultima avrebbe rifiutato a causa della dubbia provenienza dell'ingente somma di denaro[36]. A seguito di ciò la Guardia di Finanza ha avviato una serie di verifiche su tale vicenda[37]. Fede comunque ha smentito con decisione questa notizia definendola "totalmente falsa, inventata di sana pianta".[38]

Scorta[modifica | modifica wikitesto]

Ha a disposizione costantemente due uomini di scorta della Polizia, come è emerso da un'inchiesta de Il Tempo.[39]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Presenze nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Emilio Fede - Sito Web Ufficiale
  2. ^ Emilio Fede
  3. ^ Oliviero Beha cita Fede come sciupone l'africano
  4. ^ dal sito Rai Teche [1].
  5. ^ dal sito Rai Teche [2].
  6. ^ Gigi Marzullo, Bellidinotte: guerrieri moderni & cavalieri d'altri tempi, pag. 138, Guida Editori, 1999. ISBN 8871883047
  7. ^ pag. 20 de L'Unità del 6-9-1987, vd. Archivio Storico Unità [3].
  8. ^ Emilio Fede licenziato da Mediaset
  9. ^ Fede-Mediaset, divorzio clamoroso "Licenziato". Nuovo direttore al Tg4
  10. ^ Svolta Mediaset: cacciato Fede Toti è il nuovo direttore del Tg4
  11. ^ Fede, ultima giornata da direttore "ma non è un addio"
  12. ^ Fede firma le dimissioni: sono stato testardo, l'azienda aveva ragione. Ora ci siamo capiti, parleremo di nuovi ruoli
  13. ^ Emilio Fede e la diagnosi sbagliata sul cancro
  14. ^ Emilio Fede fonda il suo partito «Vogliamo Vivere». Berlusconi? «Non ne sa niente» - Milano
  15. ^ Emilio Fede presenta il suo Movimento: “Le Ali della Libertà” | Blitz quotidiano
  16. ^ Emilio Fede torna in politica: dopo il flop di ‘Vogliamo vivere’, ecco ‘Uniti si vince’
  17. ^ dati febbraio 2006 del pluralismo politico in televisione dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.
  18. ^ Ewa Mazierska Laura Rascaroli, Il cinema di Nanni Moretti: sogni e diari, pag. 111, Gremese Editore, 2006. ISBN 8884404185
  19. ^ Fede in un audio: "La vicenda Berlusconi? Soldi, mafia... Dell'Utri sa e 'mangia'".
  20. ^ Fede: “La storia di Berlusconi? Mafia, mafia, mafia. Sosteneva famiglia Mangano”.
  21. ^ Fede: “Ruby? Silvio scopava, scopava”. Su Dell’Utri: “Solo lui sa sulla mafia”.
  22. ^ Provvedimenti Par condicio: sanzioni a Tg 4 – Rete 4 e Studio Aperto – Italia 1, 3 aprile 2006. URL consultato il 25 luglio 2007.
  23. ^ Provvedimenti Par condicio: sanzioni a Tg 4 – Rete 4 e Studio Aperto – Italia 1, 22 marzo 2006. URL consultato il 25 luglio 2007.
  24. ^ a b Video dell'incontro tra Emilio Fede e il giornalista indipendente Pietro Ricca.
  25. ^ Il blog di Piero Ricca bloccato dalla Guardia di Finanza, dal sito www.quimilanolibera.net. URL consultato il 14 marzo 2008.
  26. ^ Articolo di Repubblica.it e video dell'attacco di Fede a Saviano
  27. ^ Il Tempo.it: Venezia: ha offeso il buon nome della città, 1º novembre 2008. URL consultato l'8 novembre 2008.
  28. ^ Nuovavenezia.repubblica.it: Il Consiglio comunale approva mozione contro Emilio Fede, 4 novembre 2008. URL consultato l'8 novembre 2008.
  29. ^ Video della puntata di Sipario Notte
  30. ^ Indagati anche Emilio Fede e Lele Mora, 14 gennaio 2001. URL consultato il 18 gennaio 2001.
  31. ^ Domanda di autorizzazione ad eseguire perquisizioni domiciliari, 14 gennaio 2001. URL consultato il 18 gennaio 2001.
  32. ^ Corriere della Sera - Ruby 2: Fede, Mora e Minetti a giudizio
  33. ^ Le Novae - Mora, Fede e Minetti a giudizio. Per il tribunale le ragazze “sono parti offese”
  34. ^ Ruby bis:7 anni a Mora e Fede, 5 a Minetti in La Repubblica, 19 luglio 2013.
  35. ^ Il Fatto quotidiano Emilio Fede, la valigetta in Svizzera
  36. ^ larepubblica.it - Fede e la valigetta con 2,5 milioni di euro "Mai portato quei contanti in Svizzera"
  37. ^ Ansa - Emilio Fede tenta di portare 2,5mln in Svizzera
  38. ^ Fede e la valigetta con 2,5 milioni di euro "Mai portato quei contanti in Svizzera" - Repubblica.it
  39. ^ ^ Mancano i soldi, ma le scorte no. Ecco tutti i potenti da proteggere", da "Il Tempo" del 20/09/2013

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Direttore del TG1 Successore
Franco Colombo 1981-1982 Albino Longhi
Predecessore Direttore di Videonews Successore
/// 1989-1992 Clemente Mimun
Predecessore Direttore di Studio Aperto Successore
/// 1991-1993 Vittorio Corona
Predecessore Direttore del TG4 Successore
/// 1991-2012 Giovanni Toti
Predecessore Direttore de La Discussione Successore
Antonio Falconio dal 2013 in carica

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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