Kilimangiaro

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Kilimangiaro
Mt. Kilimanjaro 12.2006.JPG
Stato Tanzania Tanzania
Regione Kilimangiaro
Distretto Rombo
Altezza 5895 m s.l.m.
Catena Stratovulcano (quiescente) della Rift Valley
Ultima eruzione Nessuna in epoca storica.
Coordinate 3°04′33″S 37°21′12″E / 3.075833°S 37.353333°E-3.075833; 37.353333Coordinate: 3°04′33″S 37°21′12″E / 3.075833°S 37.353333°E-3.075833; 37.353333
Altri nomi e significati Chilimangiaro, Kilimanjaro, Kilimandscharo
Data prima ascensione 6 ottobre 1889
Autore/i prima ascensione Hans Meyer, Ludwig Purtscheller e Yohanas Kinyala Lauwo
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Tanzania
Kilimangiaro

Il Kilimangiaro[1] o Chilimangiaro[2] (in inglese e in swahili: Kilimanjaro), con i suoi tre coni vulcani Kibo, Mawenzi e Shira, è uno stratovulcano in fase di quiescenza, situato nella Tanzania nord-orientale. Con i suoi 5895 metri slm[1] è la montagna più alta del continente africano e uno dei vulcani più alti del mondo.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

È uno stratovulcano formato da tre crateri: il più antico, Shira, ad ovest, con una altitudine di 3962 metri, il Mawenzi ad est, con una altitudine di 5149 metri e, tra i primi due, Kibo, che è il più recente e mostra tuttora segnali di attività, in forma di fumarole. Tra il Kibo e il Mawenzi giace una piattaforma di circa 3600 ettari, chiamata “la sella dei venti”, che costituisce la maggiore area di tundra di altura in Africa.

Nel 2003 gli scienziati hanno constatato che una certa quantità di magma si trova a soli 400 metri sotto il cratere: si teme quindi che il vulcano possa collassare (o esplodere) come fece il Monte Sant'Elena (Stati Uniti) nel 1980.

Anche se non si hanno informazioni precise su quando sia avvenuta l'ultima eruzione, alcune leggende locali fanno pensare che ce ne sia stata una circa 170 anni fa.

La sommità del vulcano è ricoperta da un ghiacciaio perenne (il Ghiacciaio di Rebmann).

Vista dall'alto del Kilimangiaro

Nome[modifica | modifica sorgente]

Non è noto da dove provenga il nome Kilimangiaro, ma esistono varie teorie. Gli esploratori europei adottarono questo nome nel 1860, affermando che questo era il nome della montagna in lingua swahili, supponendo che Kilimangiaro si potesse scomporre in Kilima (Swahili per "collina", "piccola montagna") e Njaro[3] che, per alcune teorie, è un'antica parola Swahili per bianco o splendente[4], mentre per altri è una parola di origine non Swahili; ad esempio nel linguaggio Kichagga la parola jaro significa "carovana".

Il problema di tutte queste teorie è che non sono in grado di spiegare perché viene utilizzato il diminutivo Klima, invece della parola più appropriata per indicare montagna, cioè mlima. Un approccio differente suppone che Kilimanjaro derivi dal Kichagga kilemanjaare o kilemajyaro che significa "che sconfigge uccello/leopardo/carovana". Tuttavia questa teoria non può spiegare perché il nome Kilimanjaro non era in uso in Kichagga prima delle esplorazioni europee di metà Ottocento.[5]

Nel 1880 la montagna, chiamata Kilimandscharo in tedesco, divenne una parte dell'Africa Orientale Tedesca dopo che Karl Peters ebbe persuaso i capi locali a firmare i trattati (la diffusa storia che la regina Vittoria donò la montagna a Guglielmo II di Germania è falsa).[6]
Nel 1889 il Picco Uhuru sul Kibo fu nominato Kaiser-Wilhelm-Spitze, nome utilizzato nell'Impero tedesco fino alla sua sconfitta nel 1918, quando i territori divennero parte del Tanganika, governato dagli inglesi, e il nome venne abbandonato.


Kilimangiaro

Ambiente[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parco nazionale del Kilimangiaro.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Cfr. il lemma "Kilimangiaro sulla Treccani.
  2. ^ Cfr. il lemma "Chilimangiaro" sul DOP.
  3. ^ "Kilima-Njaro" (alternate name in 1907), The Nuttall Encyclopædia, 1907, FromOldBooks.com, 2006, webpage: FOB-Njaro.
  4. ^ "SRTM TANZANIA IMAGES" (Kilimanjaro or Kilima Njaro description), NASA, August 28, 2005, webpage: NASA-Tanzania.
  5. ^ Hutchinson, J. A.: The Meaning of Kilimanjaro
  6. ^ Briggs, Philip (1996): "Guide to Tanzania; 2nd edition." Bradt Guides.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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