Jean-Antoine Carrel

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Jean-Antoine Carrel (Valtournenche, 16 gennaio 182925 agosto 1890) è stato un alpinista italiano. Originario della Valtournenche (Valle d'Aosta), fu uno dei primi scalatori italiani delle Alpi, il primo a salire sulla vetta del Cervino dal versante italiano ed un personaggio caratteristico dell'epoca risorgimentale dell'Italia. Pastore, cacciatore, contadino ed artigiano, ma soprattutto grande arrampicatore, il primo valdostano il cui l'animo da conquistatore di vette sia diventato leggendario.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Classe 1829, nato nel villaggio di Avouil nel comune di Valtournenche, ebbe gli anni giovanili segnati dal servizio militare, che coincise con le guerre d'Indipendenza (1848 - 1859): si batté a San Martino e ricevette i gradi di sergente; da allora per i suoi paesani fu bersagliere. Il soprannome ben si adattava ad una persona che era in realtà un leader per natura, orgoglioso ma serio ed affidabile: aveva fatto della conquista della Gran Becca, come il Cervino viene chiamato dai valtornains, lo scopo della sua vita e considerava la sfida a questa montagna come una faccenda personale. Tentò varie volte di avvicinarsi alla vetta, anche in compagnia dell'abbé Gorret, un seminarista valdostano, amante della montagna e che molto fece per la gente delle sue valli, e di suo fratello Jean-Jacques Carrel.

Nel 1861 Carrel conobbe al Breuil Edward Whymper, un giovane arrampicatore inglese anch'egli affascinato dal Cervino, che lo richiese più volte come guida e compagno di salita in vetta.

Tra i due personaggi, così diversi, l'uno chiuso montanaro, orgoglioso e fervente nazionalista, l'altro estroverso appassionato di arrampicate e straniero, si instaurò una sorta di competizione. Egli dapprima contattò Carrel per scalare il Cervino, ma non trovarono un accordo perché Jean-Antoine voleva con sé anche il fratello Jean-Jacques. Whymper tentò ugualmente con una guida bernese raggiungendo un punto mai toccato prima, ma i due Carrel, per dimostrargli le loro capacità, superarono il record dell'inglese e raggiunsero la Crête du Coq (4032 m) dove scolpirono un'iscrizione nella roccia.

Il 1862 fu l'anno del famoso tentativo dell’irlandese John Tyndall, che con due guide svizzere ed il Carrel come portatore scalò quello che divenne il Pic Tyndall, arrestandosi al passaggio detto dell'Enjambée. Tyndall chiese il parere di Carrel, dato che le guide svizzere (in precedenza dimostratesi assai altezzose) proponevano di rinunciare a proseguire oltre, ma l'orgoglioso valdostano rispose: "chiedete alle vostre guide, io non sono che un portatore". Per la cronaca l'irlandese non apprezzò molto questo sussulto di campanilismo ed negli anni seguenti espresse giudizi poco gratificanti sul conto del Carrel.

Il Cervino ricevette altri assalti negli anni successivi, tutti respinti a colpi di cattivo tempo, ma nel luglio del 1865, mentre si trovava in quota ad attrezzare la via per una probabile "prima" dell'allora ministro Quintino Sella, apparvero in vetta i primi conquistatori: Carrel riconobbe i pantaloni bianchi di Whymper proprio mentre con altri compagni di cordata tentavano, per conto dell'appena nato Club Alpino Italiano l'ascesa alla vetta dal ben più difficile versante italiano.e, preso dallo sconforto, si ritirò con tutti i suoi.

Ci volle tutta l'eloquenza dell’abbé Gorret e dell'ingegner Giordano (per l'occasione il plenipotenziario di Quintino Sella) per convincerlo a tentar almeno la prima della parete sud-ovest, quella italiana, che due giorni dopo fu regolarmente vinta, malgrado le difficoltà tecnicamente superiori a quelle affrontate dai primi conquistatori saliti dal versante svizzero.

I rapporti con Whymper, che si erano fatti tesi in piena competizione per la vetta del Cervino, si ricomposero anche in virtù della profonda stima che l'inglese nutriva per la guida valdostana: infatti lo ingaggiò per una spedizione sulle Ande ecuadoriane. Fecero insieme la prima ascensione del Chimborazo (6130 m) e la quinta del Cotopaxi (5943 m), più varie altre cime tra i 4000 ed i 5000 metri. Durante questa spedizione i due alpinisti fecero anche la conoscenza del mal di montagna, che il nostro campione si rifiutò di curare con dei farmaci, ritenendo più che sufficiente alla bisogna un po' di caro vecchio vin brûlé. Al rientro in Inghilterra, Whymper profuse grandi lodi per la guida valdostana, che umilmente tornò alla sua principale occupazione di agricoltore, dato che del mestiere di guida non si poteva vivere, specialmente con dodici figli a carico.

La Croix Carrel, che ricorda il punto in cui morì, lungo la via italiana al Cervino

Jean-Antoine Carrel salì il Cervino cinquantun volte, portando in vetta alpinisti di tutto il mondo. Morì coraggiosamente, così come era vissuto, scendendo dalla sua montagna: dopo aver lottato duramente contro un'interminabile tempesta, trasse in salvo il suo cliente, il giovane musicista torinese Leone Sinigaglia, e il portatore Carlo Gorret, e infine cedette allo sfinimento. Nel punto in cui Carrel spirò è stata collocata una croce dedicata alla sua memoria, la cosiddetta Croix Carrel.

Lungo la via al Cervino, da lui tante volte percorsa, sorge ora un rifugio alpino che porta il suo nome: Rifugio Jean Antoine Carrel.

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