Renato Casarotto

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« Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male. »
(Renato Casarotto)
« Raccontare, parlare, è molto difficile. È sempre duro arrivare così vicino all'essenza della vita e poi, dopo, ritornare indietro e sentirsi imprigionati nelle strettoie del linguaggio, completamente inadeguato a tradurre in simboli i concetti e la totalità dell'esperienza vissuta. Un'esperienza lunga e sofferta che mi ha permesso di capire una verità fondamentale: alla base di tutto, di ogni azione che l'uomo compie, deve esserci sempre l'Amore. »
(Renato Casarotto, Oltre i venti del nord)
Renato Casarotto

Renato Casarotto (Arcugnano, 15 maggio 1948K2, 16 luglio 1986) è stato un alpinista italiano.

Alpinista vicentino tra i più forti del filone classico, scalatore completo ed esperto in arrampicata invernale, era dotato di resistenza e costanza. Casarotto si innamorò dell'alpinismo durante il servizio militare nel Cadore, frequentando nel 1968 un corso di roccia. Con all'attivo notevoli imprese sulle Dolomiti Orientali, si dedicò in particolare alle ascensioni in solitaria.

Tra le sue imprese: la Cima Busazza nelle Dolomiti, le lunghe risalite e concatenamenti sul Monte Bianco in solitaria e d’inverno; il McKinley, negli Stati Uniti, il Fitz Roy in Patagonia; l’Huascarán in Perù; il Broad Peak, sempre da solo, dove per evitare il congelamento passò la notte in piedi a 7500 metri di quota.

Morì in un crepaccio al termine di un tentativo di scalata dello sperone sud-ovest del K2, la Magic Line, a pochi metri dalla salvezza e riuscendo ad avvertire la moglie che lo attendeva al campo.

Indice

[modifica] Biografia

Nel 1973 conosce Goretta Traverso, ragazza che non viene dal mondo di montagna ma che sarà importante in tutte le spedizioni successive, e due anni dopo si sposano. Nel 1974 sulla parete est dello Spiz di Lagunaz, nel gruppo delle Pale di San Lucano apre la via Casarotto-Radin insieme a Piero Radin.

Nel 1975 sale in Civetta la via Andrich-Faè in prima solitaria invernale. Due anni più tardi traccia in solitaria una via sulla Parete nord dello Huascarán dopo 17 giorni di arrampicata, assistito soltanto dalla moglie Goretta al campo base.

Nel 1978 tenta e fallisce (al seguito della Spedizione Messner) la Magic Line (sperone sud-ovest) del K2 e il Makalu nella stagione invernale. Sempre nello stesso anno, in California, sale in solitaria la via di Yvon Chouinard sulla parete sud del monte Watkins.

Nel 1979 in Patagonia sale in solitaria il pilastro nord del Fitz Roy: una prua di granito alta 1500 m e dedica il pilastro a Goretta, che lo aspettava alla base come sempre. Nel 1982 realizza la trilogia del Freney. Senza contatti con la valle e senza depositi di viveri intermedi, per quanto non avesse mai percorso prima quelle vie, sale in successione la parete ovest dell’Aiguille Noire de Peutèrey per la via Ratti-Vitali, il pilastro del Pic Guglielmina per la via Gervasutti-Boccalatte e il pilone centrale per la via Whillans-Bonington. Dopo due intere settimane (tra il 1° e il 15 febbraio), riesce ad uscire dal Pilone durante una tormenta.

Tra il 30 dicembre 1982 e il 9 gennaio 1983 sale in solitaria la parete nord del Piccolo Mangart di Coritenza, nelle Alpi Giulie. Via già aperta dal triestino Cozzolino, considerato dallo stesso Messner, un precursore del settimo grado. Nell'aprile 1984 scala il McKinley per la cresta sud-est (soprannominata The ridge of no return), facendosi strada in un pericoloso labirinto di cornici pericolanti. Nel 1985, in prima invernale solitaria, ripete la via Gervasutti sulla parete est delle Grandes Jorasses.

[modifica] La morte

Nel 1986 è al K2 nel tentativo di risolvere per la terza volta l’ambito problema himalaiano: la Magic Line. Ma a soli 300 metri dalla vetta preferisce prudentemente rinunciare a causa di un cambiamento delle condizioni atmosferiche. In discesa, ormai al sicuro dalle maggiori difficoltà tecniche, per il cedimento di un ponte di neve cade in un crepaccio profondo 40 m, a soli 20 minuti dal campo base.

Riesce a dare l’allarme via radio e viene raggiunto dagli italiani del gruppo di Quota 8000, che ne seguivano la discesa da lontano col binocolo e lo avevano visto scomparire nel crepaccio. È ancora vivo ma ferito gravemente. La notte trascorre febbrilmente, con l’equipe di soccorso che riesce a riportarlo in superficie.

Casarotto tenta qualche passo, ma quasi subito si accascia sul suo zaino, morendo poco dopo per le numerose emorragie interne, tra le braccia di Gianni Calcagno[1]. È il 16 luglio 1986. Viene tumulato in un crepaccio, per restituirlo alla montagna.

Dopo 17 anni, il lento scorrere del ghiacciaio ne lascia riemergere le spoglie, che vengono rinvenute il 2 ottobre 2003 da un gruppo di scalatori kazakhi, che provvedono a trasportarlo al Memorial Gilkey. La moglie, interpellata successivamente, si mostrerà grata per il gesto.

[modifica] Scalate

Qui sotto il lungo elenco di realizzazioni (prime e ripetizioni) di Renato Casarotto:

[modifica] Bibliografia

[modifica] Libri di Renato Casarotto

  • 1986 - Oltre i venti del nord. Dall'Oglio Editore

[modifica] Libri su Renato Casarotto

  • 1996 - Goretta Traverso. Goretta e Renato Casarotto, una vita tra le montagne, De Agostini

[modifica] Citazioni

  • "Lui ora era lì sul ghiacciaio che lo aveva tradito, vegliato dagli amici che attenderanno l'alba e per un atto di pietà restituiranno al mostro la sua vittima. Passai la notte a vegliare su Julie e Goretta: prima del sorgere del sole, risalii fino al ghiacciaio per l'ultimo saluto ad un amico." (Agostino Da Polenza, Everest - K2 Montagne di sogno)
  • "Renato considerava la scalata come uno straordinario mezzo introspettivo, uno strumento per arrivare al nocciolo della vita e trovare una risposta alle grandi domande, ritenendo che il procedere in solitaria lungo una via nuova, oppure in libera dove altri erano riusciti a forzare i passaggi soltanto in artificiale, fosse il massimo. Non amava rischiare e giocare d'azzardo con la vita, ma non era attratto dalle vie facili: egli desiderava compiere un viaggio nell'ignoto, liberare se stesso nell'azione e quindi conoscersi nel modo più profondo. I limiti, affermò una volta, «esistono soltanto perché li poniamo dentro di noi»." (Roberto Mantovani)

[modifica] Curiosità

Per quanto Goretta non fosse un’alpinista, nel 1985 seguirà Casarotto sul Gasherbrum II, prima donna italiana a scalare un 8000.

[modifica] Note

[modifica] Collegamenti esterni

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