Reinhold Messner

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Reinhold Messner
Reinhold Messner in Koeln 2009.jpg
Reinhold Messner nel 2009
Dati biografici
Nome Reinhold Messner
Paese bandiera Italia
Nazionalità
Passaporto
Altezza cm
Peso kg
Alpinismo Alpinismo
Dati agonistici
Specialità
Categoria Alpinisti italiani
Record
Ranking º
Best ranking º
Ruolo
Società
Squadra
Ritirato
Carriera
Giovanili
Squadre di club
Nazionale
Carriera da allenatore
Incontri disputati
Palmarès
[[|]]
Dati agonistici
Specialità
Categoria
Record
Ranking º
Best ranking º
Ruolo
Società
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Ritirato
Carriera
Giovanili
Squadre di club
Nazionale
Carriera da allenatore
Incontri disputati
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Dati agonistici
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Record
Ranking º
Best ranking º
Ruolo
Società
Squadra
Ritirato
Carriera
Giovanili
Squadre di club
Nazionale
Carriera da allenatore
Incontri disputati
Palmarès
 

Reinhold Messner (Bressanone, 17 settembre 1944) è un alpinista, esploratore e scrittore italiano, di madrelingua tedesca.

È salito alla ribalta nel mondo dell'alpinismo per aver riportato in auge l'arrampicata libera in un periodo nel quale era preponderante la progressione artificiale: nel 1968[1], infatti, si rende protagonista del primo VII grado in libera (seguendo la "linea logica") al Pilastro di Mezzo del Sass dla Crusc.

Il suo nome è legato a innumerevoli esplorazioni e arrampicate ma è noto al grande pubblico per essere stato il primo alpinista ad aver scalato tutte le quattordici cime che superano gli 8000 metri sul livello del mare, spesso da versanti o in condizioni di eccezionale difficoltà.

È stato quindi un grande himalaista, capace di darsi sempre nuovi obiettivi e di comunicarli con grande efficacia anche ad un pubblico di non addetti ai lavori. È considerato uno dei sostenitori del cosiddetto "stile alpino" nelle grandi montagne himalayane, per lo più oggetto allora di spedizioni con molti scalatori e notevolmente dispendiose. Fondamentali a tal proposito due imprese: nel 1978 è il primo uomo a scalare l'Everest senza l'ausilio di ossigeno, effettuando l'ascesa insieme a Peter Habeler; mentre nel 1980 raggiunge la medesima vetta in solitaria.

Tra le altre imprese, le traversate dell'Antartide e della Groenlandia senza il supporto di mezzi a motore né cani da slitta e la traversata del Deserto del Gobi.

Messner è autore di molti libri e dal 1999 al 2004 è stato Membro del Parlamento Europeo eletto come indipendente nella lista dei Verdi italiani. Agricoltore, si dedica alla gestione del Messner Mountain Museum, un complesso museale dedicato a tutti gli aspetti della montagna nel centro delle Alpi, a Bolzano, Solda, Castel Juval (dove Messner abita dal 1983), Monte Rite (Cibiana di Cadore) e il Castello di Brunico.

Indice

[modifica] La vita e le imprese

Reinhold Messner nel 2004.
Messner nel 1968 mentre apre una nuova via sul Pilastro di Mezzo del Sass dla Crusc, nelle Dolomiti

Messner nasce secondogenito di nove fratelli a Bressanone nel 1944, da famiglia di lingua tedesca. A soli 5 anni compie le prime ascensioni in compagnia del padre. All'età di tredici anni inizia a scalare le vette della Val di Funes in cui cresce; allarga quindi l'attenzione alle Dolomiti e successivamente alle intere Alpi. In seguito, dopo il diploma di geometra studia all'Università di Padova.

Ispirato da Hermann Buhl, sin dagli anni sessanta è uno dei primi e più convinti sostenitori di uno stile di arrampicata che non utilizzi ausili esterni (equipaggiamento minimo e leggero, senza portatori, sherpa, né ossigeno supplementare): una filosofia alpinistica volta a non invadere le montagne, ma solamente ad arrampicarle. Tra gli altri alpinisti che successivamente seguiranno le idee di Reinhold Messner già dagli anni sessanta, il fratello Günther e Peter Habeler, che divenne in seguito suo compagno di imprese.

Messner ha scritto una delle più importanti pagine della storia dell'alpinismo[2]. In un tempo nel quale l'arrampicata libera aveva perso terreno a favore della progressione artificiale, Messner ripudia ogni artefatto umano. Interrompe questa tendenza con una serie di realizzazioni in arrampicata libera e anche attraverso una sua efficace argomentazione che trova massima eco nel celebre articolo L'assassinio dell'impossibile uscito su La rivista mensile del Cai nel 1968. Nel luglio del '68, con suo fratello Gunther sale il Pilastro di Mezzo al Sass dla Crusc. L'anno dopo assieme a Hans Frisch il Grande Muro (250 m, VII).

Nel 1970 effettua la sua prima scalata di una delle principali vette dell'Himalaya: il Nanga Parbat. L'impresa è funestata dalla morte del fratello minore Günther, travolto da una slavina due giorni dopo aver raggiunto la cima, durante l'ultima parte della discesa di fortuna (privi di corde e in precarie condizioni fisiche) che avrebbe dovuto riportarli a valle. Reinhold Messner, che durante quell'episodio estremo perde sette dita dei piedi in seguito al congelamento, diventerà per anni oggetto di polemiche infamanti, accusato di aver abbandonato Günther ben prima della discesa, sacrificandolo alla propria ambizione; solo a distanza di 30 anni l'infondatezza delle critiche rivoltegli sarà dimostrata grazie al ritrovamento del corpo del fratello laddove Messner aveva sempre affermato fosse scomparso[3][4]. Nel 2010 è stato girato un film sulla tragedia, intitolato Nanga Parbat, diretto da Joseph Vilsmaier.

Nel 1972 sposa la giornalista tedesca Uschi Demeter, dalla quale divorzierà nel 1977.

Nel 1975, completa con Peter Habeler, la prima ascesa senza ossigeno supplementare del Gasherbrum I. Nel 1978 ripete, sempre con Habeler, l'impresa sull'Everest, diventando uno degli alpinisti più famosi del mondo. La scalata dell'Everest senza l'ausilio di bombole di ossigeno era considerata fino ad allora impossibile per l'uomo, tanto che Messner e Habeler vengono accusati di aver utilizzato di nascosto delle mini-bombole. Tuttavia, nel 1980, Messner mette a tacere le polemiche quando il 20 agosto raggiunge di nuovo la vetta dell'Everest senza l'ausilio di ossigeno, e in solitaria. Durante l'ascesa deve anche affrontare la caduta in un crepaccio. Una continua agonia scriverà, in seguito, una prova fisica mai prima affrontata.

Nel 1981 nasce la prima figlia, Leila. La madre è la fotografa canadese Nena Holguin.

Dopo il 1980, Messner continua a conquistare numerose vette himalaiane, spesso aprendo nuovi percorsi, o tentando per primo l'ascesa in inverno, sempre proponendo un approccio all'alpinismo basato sul suo stile di arrampicata leggera. Nel 1986 diviene il primo uomo ad aver conquistato tutti i quattordici ottomila (salendo anche alcune cime più di una volta). Nel dicembre dello stesso anno con il raggiungimento della vetta del Monte Vinson completa l'ascesa selle Seven Summits[5].

Nel 1990 lui e Arved Fuchs sono i primi uomini ad attraversare l'Antartide a piedi o con gli sci, passando per il Polo Sud, senza l'ausilio di mezzi motorizzati o animali (in imprese precedenti erano stati utilizzati i cani da slitta).

Nel 2004, a quasi 60 anni, attraversa a piedi il deserto del Gobi.

Nella sua carriera, Messner ha effettuato oltre cento spedizioni e 3500 scalate.

Nel 1999 inizia l'impegno politico, diventando parlamentare europeo per i Verdi, ricevendo oltre 20 000 preferenze nella circoscrizione nord-est.

Nel 2004, in seguito all'espulsione dal partito dovuta a una sua pubblicità per i fucili Beretta[6], non si ricandida alle successive elezioni.

Dal 2004 l'attenzione di Messner è dedicata principalmente a un progetto di apertura dei musei della montagna. Ha dichiarato:

« Ho avuto la grande fortuna di aver trovato dopo la carriera di scalatore un nuovo obiettivo, quello dei musei di montagna, altrimenti ancora oggi rincorrerei queste sensazioni. Con i musei non rischio la vita, soltanto il fallimento economico. »

Il 10 marzo 2006, insieme a Alex Zanardi, è testimonial della Cerimonia di apertura dei IX Giochi Paralimpici invernali di Torino 2006.

Il 1º agosto 2009, a 64 anni e dopo 25 di fidanzamento, si sposa con la compagna Sabine Eva Stehle; la cerimonia si è svolta nel comune di Castelbello-Ciardes[7]. Con lei Messner ha avuto tre figli: Magdalena (1988), Simon (1991), e Anna (2002).

[modifica] I quattordici ottomila

Messner è stato il primo uomo ad aver conquistato i quattordici ottomila. Le ascensioni avvennero nelle seguenti date:

[modifica] Riconoscimenti

[modifica] Bibliografia

[modifica] Libri di Reinhold Messner

Reinhold Messner è autore di numerosi libri in lingua tedesca, la maggior parte dei quali tradotti in molte altre lingue, tra cui l'italiano.

  • Reinhold Messner, Ritorno ai monti, Athesia, 1975.
  • Reinhold Messner, Everest, 1978.
  • Reinhold Messner, Settimo Grado.
  • Reinhold Messner, Il limite della vita.
  • Reinhold Messner, Orizzonti di Ghiaccio, 1982.
  • Reinhold Messner, Corsa alla vetta, 1986.
  • Reinhold Messner, L'arrampicata libera di Paul Press, De Agostini, 1987.
  • Reinhold Messner, La libertà di andare dove voglio, Garzanti Libri, 1992.
  • Reinhold Messner, Le più belle montagne e le più famose scalate, 1992.
  • Reinhold Messner; Horst H., Hermann Buhl, in alto senza compromessi, CDA & Vivalda, 1998.
  • Reinhold Messner, Yeti. Leggenda e verità, Feltrinelli, 1999.
  • Reinhold Messner, Annapurna. Cinquant'anni di ottomila, CDA & Vivalda, 2000.
  • Reinhold Messner, Salvate le Alpi, Bollati Boringhieri, 2001.
  • Reinhold Messner, Non troverai i confini dell'anima, 2001.
  • Reinhold Messner, Montagne, immagini, pensieri, De Agostini, 2002.
  • Reinhold Messner, Vertical. Cento anni di arrampicata sulla roccia, Zanichelli, 2003.
  • Reinhold Messner; Tappeiner J., Re Ortles, Tappeiner, 2004.
  • Reinhold Messner, La montagna nuda. Il Nanga Parbat, mio fratello, la morte e la solitudine, Corbaccio, 2004.
  • Reinhold Messner, K2 Chogori. La grande montagna, Corbaccio, 2004.
  • Reinhold Messner; Thomas Huetlin, La mia vita al limite, Corbaccio, 2006.
  • Reinhold Messner, Nanga Parbat La montagna del destino, Mondadori, 2008.
  • Reinhold Messner, Grido di pietra. Cerro Torre, la montagna impossibile, Corbaccio, 2009.
  • Reinhold Messner, La montagna a modo mio, Corbaccio, 2009.
  • Reinhold Messner, Avventura ai poli - l'eterna corsa ai confini del mondo, Mondadori, 2010.
  • Reinhold Messner, Dolomiti - patrimonio dell'umanità, Tappeiner, 2010.
  • Reinhold Messner, Razzo rosso sul Nanga Parbat, Corbaccio, 2010.
  • Reinhold Messner, Tempesta sul Manaslu, Priuli & Verlucca, 2011.

[modifica] Libri su Reinhold Messner

[modifica] Filmografia

Reinhold Messner ha partecipato alla realizzazione di diversi film e produzioni televisive sia nel ruolo di interprete che con altre mansioni.

[modifica] Note

  1. ^ Reinhold Messner. «L'assassinio dell'impossibile». La Rivista, Club Alpino Italiano, 1968.
  2. ^ Meridiani Montagne, op. cit.
  3. ^ La montagna nuda, op. cit.
  4. ^ Luke Harding. (EN) DNA resolves climbing mystery after 30 years. The Guardian, 22 ottobre 2005. URL consultato il 25 marzo 2011.
  5. ^ Statistiche di Reinhold Messner su 7summits.com. URL consultato il 2 dicembre 2011.
  6. ^ Stefano Montefiori. Il "cacciatore" Messner divide i Verdi. Corriere della sera, 13 maggio 1999. URL consultato il 25 marzo 2011.
  7. ^ Redazione. La svolta di Messner: si è sposato a 64 anni. il Giornale, 23 luglio 2009. URL consultato il 25 marzo 2011.
  8. ^ Redazione. Piolet d'Or, i vincitori e l'alpinismo del futuro. 12 aprile 2010. URL consultato il 6 settembre 2011.

[modifica] Altri progetti

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