Alpi Giulie

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Coordinate: 46°20′N 13°45′E / 46.333333°N 13.75°E46.333333; 13.75

Alpi Giulie
Alpi Giulie
Il monte Tricorno
Continente Europa
Stati Italia Italia
Slovenia Slovenia
Catena principale Alpi e Prealpi Giulie (nelle Alpi)
Cima più elevata Monte Tricorno (2.864 m s.l.m)
Massicci principali Catena Jôf Fuârt-Montasio
Catena del Canin
Catena Mangart-Jalovec
Catena della Škrlatica
Catena del Tricorno
Catena Nero-Tolminskikuk-Rodica
Tipi di rocce rocce sedimentarie

Le Alpi Giulie (in sloveno Julijske Alpe, in tedesco Julische Alpen, in friulano Alps Juliis) sono una sottosezione[1] delle Alpi e Prealpi Giulie, costituendo la porzione terminale orientale dello spartiacque alpino italiano.

Cominciano a Tarvisio, con i massicci del Monte Santo di Lussari, del Mangart, lo Jôf di Montasio, lo Jôf Fuart e il Monte Canin. Dopo il Passo del Predil entrano in territorio sloveno (il lato cisalpino era italiano con la Venezia Giulia dal 1918 fino al 1947) ove si elevano i massicci del Monte Trigorno (in sloveno Triglav), della Škrlatica, del Monte Nero e del Monte Nevoso.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Le Alpi Giulie secondo l'AVE sono individuate dal numero 58.

Secondo la Partizione delle Alpi del 1926 le Alpi Giulie sono la sezione n. 20 delle Alpi suddivise in:

  • Alpi Giulie settentrionali
  • Alto Carso
  • Carso Carniolino[2].

L'AVE definisce come Alpi Giulie il 58o gruppo delle Alpi Orientali e ne indica un'estensione paragonabile alle Alpi Giulie, Prealpi Giulie e Prealpi Slovene occidentali della SOIUSA.

Secondo la Suddivisione Orografica Internazionale Unificata del Sistema Alpino (SOIUSA) le Alpi Giulie insieme alle Prealpi Giulie costituiscono una sezione delle Alpi Sud-orientali. La SOIUSA inoltre attribuisce alle Alpi Giulie la seguente classificazione:

Delimitazioni[modifica | modifica wikitesto]

Confinano:

Ruotando in senso orario i limiti geografici sono: Sella di Camporosso, Passo di Rateče, fiume Sava Dolinka, torrente Selška Sora, Passo di Collepietro, Valle della Baccia, Tolmino, fiume Isonzo, torrente Uccea, Sella Carnizza, Val Resia, Canal del Ferro, Val Canale, Sella di Camporosso.

Suddivisione[modifica | modifica wikitesto]

Il monte Škrlatica.
I laghi di Fusine e il monte Mangart.
Le ripide pareti rocciose del Tricorno.
Il monte Due Pizzi visto da Malborghetto. Sulla sinistra si intravede il monte Piper (1960)

In accordo con le definizione della SOIUSA le Alpi Giulie si suddividono in cinque supergruppi e dodici gruppi[3]:

  • Catena Jôf Fuârt-Montasio (A)
    • Gruppo dello Jôf Fuârt (A.1)
      • Sottogruppo dello Jôf Fuârt (A.1.a)
      • Sottogruppo del Riobianco (A.1.b)
    • Gruppo del Montasio (A.2)
      • Sottogruppo del Montasio (A.2.a)
      • Sottogruppo del Monte Cimone (A.2.b)
      • Costiera Jôf di Dogna-Monte Piper-Jôf Miezegnot (A.2.c)
  • Catena del Canin (B)
    • Gruppo del Canin (B.3)
      • Sottogruppo del Monte Leupa (B.3.a)
      • Sottogruppo della Cima del Lago (B.3.b)
      • Nodo del Monte Canin (B.3.c)
      • Costiera del Monte Sart (B.3.d)
      • Costiera del Monte Guarda (B.3.e)
  • Catena Mangart-Jalovec (C)
    • Gruppo del Mangart (C.4)
      • Dorsale Bucher-Picco di Mezzodì (C.4.a)
      • Nodo del Mangart (C.4.b)
      • Dorsale delle Ponze (C.4.c)
    • Gruppo Jalovec-Bavški Grintavec (C.5)
      • Nodo dello Jalovec (C.5.a)
      • Dorsale della Loska stena (C.5.b)
      • Dorsale del Pelci (C.5.c)
      • Dorsale del Bavški Grintavec (C.5.d)
      • Dorsale delle Mojstrovke (C.5.e)
  • Catena della Škrlatica (D)
    • Gruppo Prisank-Razor (D.6)
    • Gruppo dello Škrlatica (D.7)
      • Nodo dello Škrlatica (D.7.a)
      • Monti di Martuljek (D.7.b)
  • Catena del Tricorno (E)
    • Gruppo del Tricorno (E.8)
      • Nodo del Tricorno (E.8.a)
      • Sottogruppo Lepo Spicje-Komenske gore (E.8.b)
      • Monti di Stara Fuzina (E.8.c)
    • Gruppo Pokljuka-Mežakla (E.9)
      • Monti della Pokljuka (E.9.a)
      • Costiera della Mežakla (E.9.b)
  • Catena Nero-Tolminskikuk-Rodica (F)
    • Monti inferiori di Bohinj (F.10)
      • Dorsale Bogatin-Vogel (F.10.a)
      • Dorsale Rodica-Črna prst (F.10.b)
      • Dorsale del Možic (F.10.c)
    • Gruppo del Monte Nero (F.11)
      • Nodo del Monte Nero (F.11.a)
      • Costiera del Polovnik (F.11.b)
    • Gruppo Ratitovec-Jelovica (F.12)
      • Sottogruppo del Ratitovec (F.12.a)
      • Sottogruppo della Jelovica (F.12.b)

Per maggior completezza la SOIUSA individua nelle Alpi Giulie anche due settori: le Alpi Giulie Occidentali (o Alpi del Montasio) formate dai primi due supergruppi (Catena Jôf Fuârt-Montasio e Catena del Canin) e le Alpi Giulie Orientali formate dagli altri quattro supergruppi.

Vette[modifica | modifica wikitesto]

Le principali cime sono:

Rifugi[modifica | modifica wikitesto]

Il Jof di Miezegnot visto da Malborghetto (1960)

Per favorire l'ascesa alle vette e l'escursionismo le Alpi Giulie sono dotate di diversi rifugi:

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Nel detto ampiamente usato per insegnare la partizione delle Alpi italiane Ma con gran pena le reca giù le Alpi Giulie sono rappresentate dalla nona sillaba: Giu.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In accordo con le definizioni della SOIUSA. La voce, quando non diversamente specificato, segue questa classificazione.
  2. ^ La sezione della Partizione delle Alpi era più ampia delle definizioni della SOIUSA. In particolare comprendeva l'Alto Carso ed il Carso Carniolino che le moderne classificazioni escludono dal sistema alpino e le inseriscono nelle Alpi Dinariche. Inoltre le Prealpi Slovene occidentali sono viste come parte delle Prealpi Slovene.
  3. ^ Tra parentesi sono riportati i codici SOIUSA dei supergruppi, gruppi e sottogruppi.
  4. ^ Triglavski don na Kredarici. URL consultato il 16 giugno 2013.
  5. ^ Dom Petra Skalarja na Kaninu. URL consultato il 16 giugno 2013.
  6. ^ Bernardinis Armando. URL consultato il 16 giugno 2013.
  7. ^ Tičarjev dom na Vršiču (1620 m). URL consultato il 16 giugno 2013.
  8. ^ Dom na Komni. URL consultato il 16 giugno 2013.
  9. ^ Bivacco Olimpia CALLIGARIS (smantellato). URL consultato il 16 giugno 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]