Pelmo
| Pelmo | |
|---|---|
| Il versante sud-ovest del Pelmo visto dal sentiero 564, sopra Palafavera (Zoldo Alto) | |
| Paese | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Altezza | 3.168 m s.l.m. |
| Catena | Alpi |
| Coordinate | 46°25′13″N 12°07′60″E / 46.4202°N 12.1332°E |
| Data prima ascensione | 19 settembre 1857 |
| Autore/i prima ascensione | John Ball |
| Mappa di localizzazione | |
| Dati SOIUSA | |
| Grande Parte | Alpi Orientali |
| Grande Settore | Alpi Sud-orientali |
| Sezione | Dolomiti |
| Sottosezione | Dolomiti di Zoldo |
| Supergruppo | Dolomiti Settentrionali di Zoldo |
| Gruppo | Gruppo del Pelmo |
| Sottogruppo | Gruppo del Pelmo in senso stretto |
| Codice | II/C-31.II-A.1.a |
Coordinate: 46°25′13″N 12°07′60″E / 46.4202°N 12.1332°E
Il Pelmo (Pélf in ladino) è una montagna delle Dolomiti bellunesi che raggiunge i 3.168 m s.l.m.. Si trova all'altezza del passo Staulanza, separando la Val di Zoldo, la Val Boite (Cadore) e Selva di Cadore con la sua Val Fiorentina.
Indice |
[modifica] Descrizione
La montagna è molto peculiare, perché si articola in due cime principali che sono il Pelmo vero e proprio, a nord, e il Pelmetto (2.990 m) a sud. Altra caratteristica della montagna si può riscontrare dal versante est dove, essendo in vista l'ampio circolo glaciale, appare simile ad un sedile, motivo per cui viene localmente soprannominato al Caregon de 'l Padreterno ("il Trono del Padreterno").[1]
Alla sua base sorgono tre rifugi alpini: il Rifugio Venezia-Alba Maria De Luca (m 1.947, a est), il Rifugio Città di Fiume (m 1.918, a nord-ovest) e il Rifugio Passo Staulanza (m 1.766, a ovest).
Il monte Pelmo è noto anche dal punto di vista paleontologico: ai piedi del Pelmetto, a quota 2.050 m, non lontano dal rifugio Staulanza, è stato rinvenuto dal paleontologo Vittorino Cazzetta un masso con impronte di dinosauri, ora il calco è visibile nel nuovo museo civico di Selva di Cadore intitolato appunto a Vittorino Cazzetta[2].
[modifica] Alpinismo
Il Pelmo è stata la prima cima dolomitica ad essere scalata: il 19 settembre 1857 l'inglese John Ball raggiunse la vetta attraverso quella che fu poi chiamata cengia di Ball. Partito da Borca di Cadore, era accompagnato da una guida locale (pare rispondesse al nome di Giovanni Battista Giaccin detto il Sgrinfia) che però non raggiunse la cima.[3] Ball scrisse poi di aver scelto il Pelmo per la sua prima scalata perché gli era sembrato il più bello tra tutti i monti delle Dolomiti che aveva visto e soprattutto più facile rispetto al maestoso Antelao.[4]
La via diretta Sud-Ovest fu aperta nei giorni tra il 15 ed il 17 settembre 1977 da una cordata italiana formata da Franco Miotto, Riccardo Bee e Giovanni Groaz che giunsero poco sotto al camino finale, ivi ritirandosi per il maltempo. La via è stata compiuta successivamente da Miotto e Bee calatisi dall'alto, e da Giovanni Groaz che con grave rischio risalí dal basso le corde lasciate fisse nel precedente tentativo (200 m nel vuoto), uscendo assieme lungo il camino finale all'inizio di ottobre. Dal canalone di La Fessura si attacca la parete nel centro, dapprima per canali e poi sul lato destro del grande diedro. L'uscita è a sinistra del ciclopico tetto sommitale. Difficoltà: VI+ e vari tratti di A1 e A2 in artificiale. I tratti più difficili e pericolosi (VI e A3) furono risolti da Giovanni Groaz. La prima ripetizione fu di Flavio Appi (Ita), Ronkovic e Rukic (Slo) tra il 15 ed il 17 gennaio 1986. La seconda ripetizione dell'1 e 2 luglio 2006 fu di Alessio Roverato (Ita) e Luca Matteraglia (Ita).
Il poco marcato spigolo nord fu invece superato nel 1924 dalla cordata svizzera Simon-Rossi che ivi aprì la prima via di VI grado delle Alpi[5], un anno prima di Solleder e Lettembauer sulla parete nord-ovest della Civetta. La via sale le placconate della parete nord con percorso complicato, partendo dal nevaio di val d'Arcia per imboccare poi lo spigolo nella parte sommitale (il passo più duro è un camino valutato VI-). Su tutte le pareti del Pelmo si sviluppano numerosi itinerari molto lunghi e di tutte le difficoltà.
Il Pelmetto fu invece raggiunto nel 1896 dalle guide Clemente Callegari (detto il Battistrada) e Angelo Panciera (detto il Mago) col cliente Angelo Panciera.
L'immenso spigolo nord-ovest fu superato da Severino Casara e Walter Visentin nel 1936. Tutt'oggi è una classica salita di media difficoltà con un dislivello di 850 (IV e 1 pp di V).
[modifica] Toponimo e leggende
Il nome della montagna in dialetto zoldano (Pelf) significa peloso ovvero boscoso. Una leggenda della Val di Zoldo racconta infatti che un tempo il Pelmo era una montagna particolarmente verdeggiante e sulla sua sommità, dove oggi si trova il circo glaciale, vi era addirittura un vasto pascolo, molto frequentato dai pastori. Poi, un evento catastrofico fece franare la montagna, scoprendo la nuda roccia e dando alla montagna l'imponente aspetto che ha tutt'oggi. Il racconto sembrerebbe avere un fondo di verità: sono stati individuati due ampi scoscendimenti, ora per lo più nascosti dalla vegetazione, che fanno pensare ad una grandiosa frana; questa avrebbe bloccato il corso del Maè, formando un grande lago che, prosciugatosi, scoprì la piana dove oggi sorge Mareson, frazione di Zoldo Alto[6].
[modifica] Giro del Monte Pelmo
Il giro del Pelmo in senso antiorario parte dal rifugio Passo Staulanza (m. 1773) seguendo il sentiero n. 472 in direzione del Rifugio Venezia (m. 1946)
Il tempo necessario per il raggiungimento di questa prima meta è di circa 2 ore e mezza.
Dal rifugio Venezia si prosegue quindi verso la Forcella Val d'Arcia (m. 2476) lungo il sentiero n. 480[7], da qui il percorso scende lungo i ghiaioni nord del Pelmo fino a ricongiungersi al sentiero n. 472 che riporta al Passo Staulanza.
Tempo totale: ore 6 circa (tempi CAI)
Dislivello: m. 693
[modifica] Galleria fotografica
[modifica] Note
- ^ Una leggenda locale narra che il Padreterno, dopo aver creato l'Antelao, le Marmarole, il Sorapiss, il Cristallo, le Tofane e le altre cime del Cadore, stanco creò il Pelmo per potersi riposare.
- ^ I dinosauri del Pelmetto
- ^ Franco Fini nel suo "Cadore e Ampezzano" cita Antonio Ronzon che scrive come, già nel 1824, un tale Belli Battista Vecchio di Serdes frazione di San Vito di Cadore, cacciatore di camosci, conoscesse il sentiero per la vetta. La questione se i cacciatori locali conoscessero realmente le vie per le cime prima degli alpinisti cittadini, sembra in realtà piuttosto controversa e non documentata.
- ^ Il Pelmo occupa nella storia dell'alpinismo un posto fondamentale: è la prima scalata squisitamente alpinistica in Cadore, anzi di tutte le Dolomiti.
- ^ La prima ascensione dolomitica italiana di VI grado è la Comici-Fabian sul Sorapiss del 1929.
- ^ Paolo Bonetti; Paolo Lazzarin, La val di Zoldo. Itinerari escursionistici, Verona, Cierre Edizioni, 1997.
- ^ Il sentiero 480, che collega il rifugio Venezia al rifugio Città di Fiume, è dedicato a Gino Flaibani, primo presidente della sezione CAI di Fiume ricostituita in Italia dopo gli eventi dell'ultimo conflitto mondiale.
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