Funes (Italia)

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Funes
comune
Funes/Villnöß
Funes – Stemma
La frazione di San Pietro
La frazione di San Pietro
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
Provincia Stemma Südtirol.svg Bolzano
Amministrazione
Sindaco Robert Messner (SVP) dal 16/05/2010
Territorio
Coordinate 46°39′00″N 11°41′00″E / 46.65°N 11.683333°E46.65; 11.683333 (Funes)Coordinate: 46°39′00″N 11°41′00″E / 46.65°N 11.683333°E46.65; 11.683333 (Funes)
Altitudine 1.132 m s.l.m.
Superficie 81,38 km²
Abitanti 2 556[1] (31-12-2010)
Densità 31,41 ab./km²
Frazioni Colle (Coll), San Giacomo (St. Jakob), San Pietro (St. Peter) (sede comunale), Santa Maddalena (Sankt Magdalena), San Valentino (St. Valentin), Tiso (Teis)
Comuni confinanti Bressanone, Chiusa, Laion, Ortisei, San Martino in Badia, Santa Cristina Valgardena, Velturno
Altre informazioni
Cod. postale 39040
Prefisso 0472
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 021033
Cod. catastale D821
Targa BZ
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona F, 4 264 GG[2]
Nome abitanti Funesini (IT); Villnösser (DE)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Funes
Il territorio comunale
Il territorio comunale
Sito istituzionale
Val di Funes
Villnößtal
Panoramica della vallata verso ovest
Panoramica della vallata verso ovest
Stato Italia Italia
Regione Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
Provincia Bolzano Bolzano
Località principali Funes, Chiusa
Fiume rio Funes
Sito internet

Funes (Villnöß[3] in tedesco) è un comune italiano di 2.552 abitanti della provincia autonoma di Bolzano in Trentino-Alto Adige, e con la località principale San Pietro, comprende le località di Tiso, San Valentino, San Giacomo, Colle e Santa Maddalena che si trovano nell'omonima valle (in tedesco Villnößtal), percorsa dal rio Funes.

Il comune di Funes appartiene anche ai paesi Alpine pearls, in italiano Perle delle Alpi, e rientra di diritto nei comuni dolomitici.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Maddalena

La valle di Funes si dirama, tra Bressanone e Chiusa, e da Chiusa (523 m s.l.m.) verso est, fino all'ultimo centro abitato, Santa Maddalena (St. Magdalena, 1.339 m s.l.m.) uno dei punti d'accesso al Parco naturale Puez-Odle.

Sulla parete meridionale dell'inizio vallata si trova il paese di Gudon, con il Castel Summersberg, un edificio risalente al 1270, formato inizialmente da una torre quadrangolare. Oggi quest'edificio dà un’idea fedele di una tipica prigione giudiziaria del tardo medioevo, ricordando i processi agli anabattisti e ai Luterani[4]. Sempre a Gudon, si trova un piccolo museo che conserva alcuni attrezzi agricoli, oggi anche caduti nel dimenticatoio.

Per arrivare nella vallata vi è principalmente un'unica strada, che nei primi tratti attraversa una gola stretta e profonda, di pareti di porfido o di filladi quarzifere. La valle, e quindi la strada, si inizia ad allargare dopo il centro abitato di San Pietro, dove si iniziano anche a scrutare le prime cime dolomitiche: le Odle di Eores a nord-est e le cime delle Odle di Funes a sud-est. Inoltre nelle Odle di Funes, si possono andare a distinguere alcune cime: la Grande Fermeda e la Piccola Fermeda, il Sass Rigais, la Furchetta e la Torre di Campill. Le Odle sono infatti il maggior punto panoramico, che accompagna tutta la vallata nel suo lato meridionale: il Sass Rigais con i suoi 3.025 m s.l.m. è la cima più alta della catena.

Esiste anche una strada secondaria che mette in collegamento la vallata con la valle di Eores e il passo delle Erbe. Da questa strada parte il Sentiero attrezzato Günther Messner.

La neve, d'inverno, ricopre spesso e volentieri questa valle. Il turismo è fiorente, grazie alla tranquillità del luogo e alla possibilità di sciare, ciaspolare (meta ambita risulta il Col di Poma), e slittare (due sono le principali piste che partono da malga Zannes: una per malga Gampen e l'altra per la malga delle Odle).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Della preistoria, vale a dire prima del 5000 a.C., poco o nulla si sa sulla valle di Funes. Dell'età della pietra, invece, sono stati rinvenuti fagelli con punte di selci. Dopo tale epoca, nella cosiddetta protostoria, in Val Di Funes si diffusero le coltivazioni agricole e l'allevamento del bestiame. Dell'età del bronzo e dell'età del ferro sono stati fatti ritrovamenti principalmente nelle frazioni di San Pietro e di Tiso.

L'insediamento umano stabile di Funes fu compiuto prima dai Reti, che vennero latinizzati dai Romani, dopo la loro conquista, a costituire la lingua romancia, e poi dai Germani, e questa colonizzazione può essere rilevata in altre valli dolomitiche[5].

Funes apparteneva originariamente alla parrocchia di Albes, insieme a Laion, Gudon, Val Gardena e Colfosco. Nel villaggio principale di San Pietro nel 1029 fu eretta una chiesa, e la località aveva inoltre un suo proprio pastore di anime.

La frazione di Tiso è stata menzionata stata la prima volta nel 1157 come Tisis, ed anche di tale località c'erano diverse grafie della sua denominazione topografica: Tys, Tays, Theiss e Thaiss.

Intorno al 1500 d.C., si consolidò, a causa dei molti immigrati bavaresi o baiuvari, com'erano detti al tempo, la lingua tedesca che diede così origine al dialetto di Funes, in cui però molte parole possono essere derivate anche dal romancio.

Nel 1505 Funes fu staccata da Albes ed ottenne il primo parroco.

Il comune di Funes è stato istituito nel 1810, congiuntamente ai comuni di Gudon e Tiso, sotto il dominio bavarese, e l'Austria confermò poi tale autonomia comunale nel 1817. Gudon e Tiso vennero unificate nel 1854, per poi essere di nuovo separate quindici anni più tardi, e Tiso rimase un comune autonomo fino al 1929, che fu però riunito come frazione a Funes.

Il maso Ranuihof, di proprietà dei conti von Enzenberg, è un raro esempio di una tenuta agricola e venatoria settecentesca, riccamente adornata di affreschi. Nel 1988 è stata restaurata a cura della Fondazione Messerschmitt.[6]

Durante il corso della prima guerra mondiale la val di Funes non fu particolarmente toccata. Tuttavia sulla dorsale della montagna, dal rio Funes al monte Cappello (Haube), furono erette alcune strutture fortificate, in particolare nella frazione di Tiso furono erette alcune trincee e bunker per controllare la sottostante Val d'Isarco da cui eventuali invasori potevano risalire. Durante la seconda guerra mondiale le stesse strutture vennero riutilizzate, ma non più per scopi militari, ma come riparo per la popolazione durante i bombardamenti da parte degli alleati.[7]

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo è attestato dal 1070 come "Volnescis, Volnesse, Valnez, Vulnez" e probabilmente è di origine preromana, da un originario *folnés.[8] In un documento storico del 1058 apparve per la prima volta il nome di Funes.

L'origine del toponimo tedesco Villnöß è probabilmente dalla parola ladina Villes nöes, che significa grosso modo "casolari nuovi", cioè "nuovo villaggio".

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma rappresenta tre pile rovesciate d’argento su sfondo azzurro; le tre punte simboleggiano il gruppo delle Odle in testa alla Valle di Funes. Lo stemma è stato adottato nel 1967.[9]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Vista della vallata

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Valentino[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Valentino in Pardell era già stata citata nel 1303, ma probabilmente anche prima nel 1090, è in stile romanico. Inizialmente a tetto piatto, nel 1480 la volta fu trasformata ad una navata, e dotata di un coro poligonale in stile gotico.

All’esterno si trovano una cassetta per l’elemosina, dove sta scritta la data 1576, accompagnata da un affresco di San Cristoforo risalente al XV secolo.

Durante i lavori di restauro nel 1975, furono ritrovati sulla parete interna della navata, i residui di un antico dipinto (risalente al periodo precedente alla costruzione della volta), rappresentante la lotta tra San Giorgio e il drago, appartenente alla Scuola del Maestro Hans von Bruneck. Ma il vero gioiello di questa chiesa è invece sicuramente il trittico (del 1500 circa).

Chiesetta di San Giovanni in Ranui[modifica | modifica wikitesto]

Vista della chiesetta di San Giovanni

La chiesa, situata subito dopo il paese di Santa Maddalena, fu commissionata da Michael von Jenner nel 1744, è in arte barocca, e gode di fama grazie alle sue dolci linee e da una collocazione in solitudine, in una amena posizione. Nel medioevo accanto alla chiesa, si trovava un'omonima residenza di proprietà dei Signori von Jenner, che veniva utilizzata come sede per la caccia.

Per poterla visitare, si possono chiedere le chiavi presso l’adiacente maso Ranuihof.

Chiesa di Santa Maddalena[modifica | modifica wikitesto]

La prima citazione relativa alla chiesa di Santa Maddalena si può far risalire al 1394. La navata della chiesa è principalmente costituita da un edificio "a sala", quindi tipicamente tardo-gotico, con una volta a costoloni asimmetrica.

L'arredamento interno della chiesa si può invece far risalire al XVIII secolo, ed è in stile barocco.

Chiesa di San Giacomo[modifica | modifica wikitesto]

La prima citazione relativa alla chiesa di San Giacomo pellegrino si può far risalire al 1349. Tutto l'edificio è circondato da un muretto, con l'accesso mediante una porta ad arco a tutto sesto. Sorge lungo un antichissimo sentiero che da Funes va in valle Isarco.[10]

Al suo interno la chiesa custodisce un bel trittico in stile gotico risalente al 1517. L'aspetto che si può vedere attualmente si può invece far risalire al periodo attorno al 1500.

È nata come chiesa per pellegrini di passaggio, poi è stata abbellita con le offerte dei pellegrini.

Chiesa di San Pietro e Paolo[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione dell'edificio religioso della parrocchia dedicata ai santi Pietro e Paolo, era in origine in stile classicista, ma con la ristrutturazione un aspetto barocco. Le sue fondamenta si possono invece datare attorno all'anno 1058.

Chiesa di Tiso[modifica | modifica wikitesto]

Il colle del Santo Sepolcro

Presso la frazione di Tiso si trova una chiesa in stile neo-gotico, risalente al XIX secolo, dedicata al Sacro Cuore. Una prima chiesa nella medesima località venne citata già precedentemente, ovvero nel 1313. Accanto alla chiesa parrocchiale sorge una cappella dove, al suo interno, è stata ricostruita la grotta di Lourdes.

Poco fuori il paese, verso la valle dell'Isarco, si trova il colle del Santo Sepolcro con una piccola cappella al cui interno si trova un'immagine di Maria con le sette spade, la Madonna dei sette dolori.

Chiesa di Nave[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Nave, località poco al di sotto di Tiso, in stile altogotico risale al XV secolo ed è consacrata a San Bartolomeo. L'edificio ha al suo interno un trittico e alcune statue, come quelle di Maria con il Bambino, di San Bartolomeo e di San Floriano.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[11]

Ripartizione linguistica[modifica | modifica wikitesto]

La sua popolazione è in larga maggioranza di madrelingua tedesca:

 % Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Astat Censimento della popolazione 2011 - Determinazione della consistenza dei tre gruppi linguistici della Provincia Autonoma di Bolzano-Alto Adige - giugno 2012
97,69% madrelingua tedesca
1,99% madrelingua italiana
0,32% madrelingua ladina

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Presso la frazione di Tiso, si trova il museo mineralogico di Tiso (Mineralienmuseum Teis), nota località in quanto vi si sono ritrovati dei minerali in quarzo e ametista definiti le "geodi di Tiso".

Il museo è nato dalla passione di un collezionista, Paul Fischnaller nato nel 1934, che assieme alla moglie Anna ha dedicato la sua vita alla ricerca di minerali e cristalli.[12]

L’esposizione museale fa ammirare ai suoi visitatori molti reperti provenienti da Tiso, ma anche dalla Svizzera, dalla Valle d'Aosta e dal Monte Bianco.

A Santa Maddalena è aperto dal dicembre del 2009 il nuovo Museo e Centro Visite del Parco Puez Odle. Il museo, situato in un edificio a due piani architettonicamente interessante e funzionale ha la missione di favorire le conoscenze del patrimonio geologico, biologico e culturale delle valli intorno al gruppo Puez-Odle. Le sezioni principali sono divise in tre spazi espositivi:[13]

  • "Toccare le montagne", dedicato alla geologia delle Dolomiti;
  • "Meraviglie della natura", dedicato alle diverse specie biologiche dell'ambiente dolomitico e alpino;
  • "Conquistare le montagne",dedicato all'alpinismo e particolarmente alla personalità di Reinhold Messner, nato in Val di Funes.

Il museo è caratterizzato da un approccio laboratoriale, particolarmente adatto alle giovani generazioni, che hanno modo di toccare, provare, guardare da vicino, usare, confrontare ciò che viene mostrato. Inoltre nel "Cinema della montagna" vengono proiettati film sui parchi naturali dell'Alto Adige, seguendo una programmazione giornaliera e settimanale diversa.[13]

Persone legate a Funes[modifica | modifica wikitesto]

Economia e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Panorama invernale della Val di Funes 1.jpg
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Panorama invernale della Val di Funes

Funes per la sua attenzione a favorire il turismo sostenibile e la mobilità dolce fa parte del consorzio delle Perle delle Alpi.[14]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il capoluogo della valle è San Pietro (1.125 m s.l.m.) con la chiesa parrocchiale dedicata all'omonimo santo.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2005 2010 Robert Messner SVP Sindaco
2010 in carica Robert Messner SVP Sindaco

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Il cognome Funes è tipico della parte bassa della vicina provincia di Belluno e non se ne trova traccia nella valle omonima.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Giuliano Gasca Queirazza Funes, in Dizionario di toponomastica, Storia e significato dei nomi geografici italiani. Torino, UTET, 2010, p. 340. ISBN 88-02-07228-0
  4. ^ Hans Fink, Die "Lutherische Kirche" in Villnöß, in «Der Schlern», 61, 1987, pp. 640ss.
  5. ^ http://www.funes.eu/de/gemeindeinfo/geschichte.asp
  6. ^ Werner Köfler, Adelige Jagdhöfe in Tirol (Messerschmitt-Stiftung, 4), Innsbruck-Vienna-Bolzano, Tyrolia-Athesia, 1989. ISBN 3-7022-1702-9
  7. ^ Informazioni estratte da tabelle turistiche poste in loco.
  8. ^ AA.VV., "Nomi d'Italia". Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2004
  9. ^ (EN) Heraldry of the World: Villnöss-Funes
  10. ^ AA.VV., "Guida alle chiese di Funes". Lana (BZ), Tappeiner Casa Editrice, 2001
  11. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  12. ^ Sito ufficiale del museo
  13. ^ a b Sito del Centro Visite Parco Puez Odle
  14. ^ Sito ufficiale Perle delle Alpi

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Josef Tarneller, Edgar Moroder, Eisacktaler Höfenamen: von Deutschnofen über das Schlerngebiet, Gröden und Villnöss bis Theis sowie von Felthurns bis Wangen, Lana, Tappeiner, 1984. ISBN 88-7073-027-1
  • (DE) Karl Gruber, Kirchenführer von Villnöß, Lana, Tappeiner, 2001.
  • (DE) Anselm Pernthaler, Beiträge zur Geschichte der Gemeinde Villnöss, Chiusa, 1910.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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