Dobbiaco
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Dobbiaco (in tedesco Toblach) è un comune di 3.263 abitanti[1] della Provincia Autonoma di Bolzano. Dobbiaco è un comune delle Tre Cime, assieme ai comuni di Sesto e San Candido[2].
Dobbiaco si trova a 1.256 metri sopra il livello del mare, in Val Pusteria, la cosiddetta valle verde, protetto a sud dalle pareti rocciose delle Dolomiti (Cima Nove, Monte Serla) mentre dall'altro lato troviamo la catena delle Alpi dei Tauri Occidentali e delle Alpi Carniche (Cornetto di Confine, Corno Fana), le quali vanno a formare la conca di Dobbiaco.
Indice |
[modifica] Geografia fisica
[modifica] Territorio
Grazie alla sua posizione strategica, durante l'epoca medioevale Dobbiaco era un centro di scambi internazionali: infatti il paese è situato sull'incrocio tra le più importanti vie di comunicazione che portano da Venezia fino alla Baviera e quella che dalla Valle dell'Adige porta alla Valle della Drava.
Dobbiaco è divisa in due parti dallo spartiacque alpino della sella di Dobbiaco ed è inoltre bagnata dal fiume Drava: questo nasce a est del paese e, pur essendo la sua sorgente un modesto rigagnolo, costituisce il corso d'acqua più lungo appartenente (sia pure per un piccolo tratto) alla Repubblica Italiana. Siccome il fiume è immissario del Danubio, Dobbiaco, benché politicamente italiana, si trova in parte al di là del territorio geografico dell'Italia.
Altro fiume importante, che scorre attraverso il paese, è la Rienza, che nasce ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo e, passando per il lago di Dobbiaco, percorre tutta la val Pusteria fino a Bressanone, ove sfocia nell'Isarco, per poi confluire nell'Adige. Il fiume appartiene perciò al bacino del Mar Adriatico.
Il paese è suddiviso in due zone denominate Dobbiaco Vecchia, che si trova in posizione maggiormente elevata (1.256 m s.l.m.[3]) e precisamente all'interno della valle San Silvestro (l'omonimo rio è un affluente della Rienza) e Dobbiaco Nuova, sorta agli inizi del Novecento in prossimità della stazione ferroviaria e costituita proprio a cavallo della sella. Le due zone sono nettamente separate dal transito della statale della Pusteria.
Il territorio comunale ha una superficie di 126,3 km², ma soltanto 11,5 km² di questi sono insediati[4].
Alcune aree del territorio comunale di Dobbiaco sono comprese nel parco naturale Dolomiti di Sesto e nel parco naturale Fanes - Sennes e Braies.
[modifica] Clima
| Per approfondire, vedi la voce stazione meteorologica di Dobbiaco. |
Dobbiaco è classificata climaticamente come zona F, 4503, 1256.
All'interno del paese inoltre è ubicata la stazione meteorologica di Dobbiaco, la quale è ufficialmente riconosciuta dall'organizzazione meteorologica mondiale ed è inoltre il punto di riferimento per lo studio del clima della corrispondente area alpina.
| DOBBIACO | Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Anno |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Temp. max. media (°C) | -0.4 | 2.2 | 6.1 | 10.3 | 15.0 | 18.8 | 21.4 | 20.5 | 17.7 | 12.1 | 4.6 | -0.4 | 10.7 |
| Temp. min. media (°C) | -8.7 | -7.3 | -3.8 | 0.0 | 3.9 | 7.3 | 9.2 | 8.8 | 6.1 | 1.9 | -3.3 | -7.8 | 0.5 |
| Piogge (mm) | 27.6 | 33.9 | 40.7 | 45.1 | 79.1 | 92.8 | 109.1 | 101.9 | 66.5 | 54.7 | 48.2 | 31.6 | 731.2 |
| Giorni di pioggia (≥ 1 mm) | 4 | 4 | 6 | 7 | 11 | 12 | 12 | 12 | 8 | 6 | 6 | 5 | 93 |
| Giorni di gelo (Tmin ≤ 0°C) | 30 | 26 | 25 | 15 | 4 | 1 | 0 | 0 | 2 | 10 | 23 | 29 | 165 |
| Umidità relativa (%) | 71 | 67 | 64 | 64 | 65 | 62 | 60 | 63 | 66 | 69 | 72 | 74 | 66.4 |
[modifica] Storia
| Le origini del nome |
| Il toponimo è attestato nel 827 come vico Duplago, in seguito germanizzato in Doublach (893) e successivamente in Toblach (1020). Il nome è probabilmente preromano e la sua etimologia non è conosciuta con sicurezza, in quanto da una parte viene esclusa una derivazione dalla radice *tob- ("burrone")[5], e dall'altra si afferma che il suffisso (-acu, -ago, in ted. -ach) possa essere di derivazione pretedesca[6].
Una tesi ha affermato l'origine del nome Dobbiaco, da Duplagum, ovvero due-acque, in quanto nelle vicinanze del paese si trovano sia i due laghi (il lago di Dobbiaco ed il lago di Landro), che le sorgenti di due importanti fiumi (la Drava e la Rienza)[7]. |
[modifica] Preistoria
I primi insediamenti a Dobbiaco si possono far risalire con buona approssimazione alla tarda età del ferro.
[modifica] Periodo romano
Nel V secolo a.C. vi furono penetrazioni nel territorio da parte di tribù celtiche, le quali a partire dal II secolo a.C. si fusero con le popolazioni locali costituendo così il regno del Norico; tale Regno, però, nel 15 a.C. decise di sottomettersi ai Romani, in quanto non aveva forze tali per difendersi dagli attacchi; circa nello stesso periodo i Romani fondarono la stazione di Littamo, presso il vicino paese di San Candido. Nel I secolo d.C. i Romani costruirono la strada della Val Pusteria, il cui itinerario non è ancora stato del tutto rintracciato (tuttavia tra le poche informazioni assodate, si sa che la strada romana attraversava il ponte delle Grazze[7]).
[modifica] Dal Medioevo al 1800
Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, Dobbiaco assieme al nord d'Italia passò sotto il dominio di germani, ostrogoti e longobardi[8].
Nel IV secolo al latino popolare si affiancò sempre più un linguaggio celto-illirico, il quale finì per sostituirsi ad esso e divenire in seguito la lingua ladina.
Nel 612, quando il duca Tassilone sconfisse definitivamente le orde slave, grazie alla battaglia finale tenutasi nei pressi della Costa Nosellari di Dobbiaco (da qui il nome di un colle: Viktoriabühel), la Pusteria entrò a far parte della Baviera.
I baiuvari furono i responsabili della diffusione del cristianesimo nell'area della Pusteria, attraverso l'operato del duca Tassilone III, il quale nel 769 fondò a San Candido un'abbazia benedettina; nel periodo successivo iniziarono a nascere le comunità locali, tra le quali naturalmente anche quella di Dobbiaco, ed inoltre vi fu la ripresa dello sfruttamento agricolo delle terre.
Negli anni successivi i monaci di San Candido iniziarono la costruzione della chiesa parrocchiale di Dobbiaco, per la cura delle anime della popolazione. Tale chiesa venne dedicata a San Giovanni Battista, santo a cui erano devoti, appunto, i monaci Benedettini dell'abbazia San Candido.
Il Ducato bavaro negli anni si espanse anche oltre la sella di Dobbiaco, entrando in contatto con il popolo dei franchi, i quali nel 773 sotto la guida di Carlo Magno, conquistarono il regno Longobardo, annettendolo al regno dei Franchi.
In questo periodo venne usato per la prima volta (31 dicembre 827) il nome di Dobbiaco, nell'accezione di vicus Duplago o più semplicemente come Duplago; successivamente, intorno al 1020, comparve il nome di Topplach ed in un documento del 1158 viene attestata per la prima volta la denominazione Toblach[7].
Nel periodo a cavallo del millennio, Enrico II e Corrado II iniziarono a realizzare le diocesi dei principi Vescovi, e nel 1091 Dobbiaco e la Pusteria furono assegnate al Principe-Vescovo di Bressanone. I Principi-Vescovi decisero di cedere i loro poteri laici alle famiglie aristocratiche della contea, e quindi Dobbiaco e la val Pusteria passarono ai conti di Gorizia-Tirolo.
Nel 1363 Margharethe Maultasch, vedova del duca Ludovico di Baviera, cedette assieme ai suoi titoli nobiliari la contea a Rodolfo IV d'Asburgo. Con la Pace di Schärding, la Baviera rinunciò in seguito al Tirolo, e attorno al 1500, con la fine della casa dinastica dei Conti di Gorizia, la Pusteria tornò ai Conti del Tirolo. Da allora le sorti del Tirolo furono competenza di Vienna.
Dopo l'incoronazione a imperatore del Sacro Romano Impero, Massimiliano I dichiarò guerra alla Repubblica di Venezia e decise di attaccarla da Dobbiaco attraverso la valle di Landro. Lo stesso infatti si recò a Dobbiaco sia nel 1508 che nel 1511, per impartire le direttive di guerra.
[modifica] Dalla rivoluzione francese al 1918
Nel periodo tra il 1792 e il 1815, con le guerre napoleoniche, il Tirolo cadde sotto il dominio della Baviera, ma si rifiutò di stare sotto di essa, e insorse. L'Austria però perse e venne quindi suddivisa in tre parti: per un breve periodo Dobbiaco passò al Regno Italico[9], mentre San Candido, fu assegnato alle province Illiriche, e la parte restante della Pusteria, fino al paese di Villabassa, al Regno di Baviera. A seguito della sconfitta di Napoleone, il 26 giugno 1814, il Congresso di Vienna del 1815 riconsegnò all'Austria le Venezie, la Lombardia e il Tirolo, Dobbiaco compresa.
Dalla metà del secolo XIX, il turismo iniziò a svilupparsi anche nel paese di Dobbiaco, anche grazie alla costruzione di una nuova linea ferroviaria nel 1871, la quale collegava Vienna alla Val d'Adige, percorrendo la Val Pusteria (la Südbahnlinie). Ulteriore causa dell'incremento turistico fu l'edificazione di un nuovo e grande albergo (il Grand Hotel), oggi centro culturale e congressi. Con il passare degli anni la fama del paese come luogo di cura e meta di soggiorno aumentò: durante il secolo XIX, infatti, sia Dobbiaco che San Candido divennero delle frequentate mete terapeutiche, come anche attestato dalla lirica di Sergio Corazzini Toblack. Durante quest'epoca si diffuse inoltre sempre più l'alpinismo, con la conquista delle maggiori vette da parte degli scalatori[10].
Nel marzo 1905, anche per favorire il fiorente turismo, venne autorizzato il progetto di un collegamento ferroviario tra Cortina d'Ampezzo e Dobbiaco, la ferrovia delle Dolomiti; con lo scoppio del primo conflitto mondiale il progetto si arenò, così come il turismo, poiché le Dolomiti diventarono un enorme teatro di guerra, i cui attori furono l'Impero Austro-Ungarico e il Regno d'Italia. In realtà, i lavori per la realizzazione di una linea di tipo decauville iniziarono sia da un lato che dall'altro, ma esclusivamente per permettere l'arrivo al fronte del materiale bellico e logistico.
Durante il conflitto la situazione fu delicata, soprattutto per Dobbiaco, in quanto la valle di Landro rappresentò una porta aperta per le truppe italiane; basti pensare che dal monte Cristallo (dove venne installato un osservatorio di artiglieria italiana) si potevano tenere sotto sorveglianza i movimenti di Dobbiaco Vecchia. Il 28 febbraio 1916 iniziarono i primi bombardamenti sul paese, i quali provocarono lo sfollamento della popolazione. Il paese subì gravi danneggiamenti, in particolare Dobbiaco Nuova: l'obiettivo militare principale era la ferrovia. Le bombe però colpirono anche Dobbiaco Vecchia, compreso il cimitero e la chiesa, la quale venne colpita da una granata il 7 luglio 1916. Necessità belliche di procurarsi il bronzo per i mortai portarono alla requisizione di quattro antiche campane dal campanile della chiesa. Fortunatamente per il paese, con la disfatta di Caporetto (nel 1917) il fronte si allontanò. L'Armistizio di Villa Giusti ricomprese Dobbiaco nella zona assegnata all'Italia fino al monte di Dobbiaco. Con il trattato di Saint Germain (1919), il confine non fu posto alla sella di Dobbiaco, bensì 12 chilometri più ad est[11]. In seguito, per ricordare i caduti del conflitto venne edificato nei pressi della Croda dell´Acqua (ted. Nasswand) un cimitero militare per i soldati dell´Impero austro-ungarico di lingua diversa da quella tedesca.
[modifica] Dal 1918 al 1945
Solamente dopo la fine della guerra, nella primavera del 1919, si mise nuovamente mano al collegamento ferroviario tra Cortina e Dobbiaco ed infatti, attraverso il lavoro del genio militare, se ne completò la costruzione: la ferrovia delle Dolomiti venne attivata nel giugno del 1921, usando inizialmente per la trazione le locomotive abbandonate dagli austriaci. Si trattava di un impianto a scartamento ridotto, in principio gestito da una direzione militare e successivamente dal Regio Circolo Ferroviario di Bolzano.
Durante il periodo fascista, soprattutto per l'operato di Ettore Tolomei, venne attuata un'opera di italianizzazione all'interno della regione: naturalmente ne pagò le conseguenze la popolazione di madrelingua tedesca, in quanto fu proibito l'uso della lingua e vi fu l'abolizione della scuola in madrelingua tedesca. Poiché Dobbiaco è situata nelle vicinanze del confine di stato, dal '39 vennero erette delle opere di fortificazione al fine di impedire, o comunque rallentare, un'invasione dell'Italia da parte dei nazisti. Sono stati così realizzati lo Sbarramento Dobbiaco e lo Sbarramento della Val di Landro, facenti parte del Vallo Alpino in Alto Adige[12].
Nonostante ciò, a Dobbiaco e in tutto l'Alto Adige non vi furono quasi combattimenti durante la Seconda Guerra Mondiale. Attualmente rimane di stanza a Dobbiaco il 6º Reggimento Alpini, presso la caserma Piave; inoltre c'è una piccola base dell'aeronautica militare, nei pressi dell'aeroporto. Nonostante non vi si combatté, a Dobbiaco entrò in funzione un piccolo sottocampo del campo di transito di Bolzano, che ospitava circa 300 persone, liberate poi dagli americani soltanto l'8 maggio 1945.
[modifica] Dal 1945 ad oggi
Nel 1948 fu sottoscritto lo Statuto di Autonomia tra la regione Trentino-Alto Adige e il governo italiano, con cui si tutelano le minoranze linguistiche e si garantisce la pacifica convivenza dei tre gruppi linguistici (tedesco, italiano e ladino).
Nel dopoguerra il paese ebbe un nuovo sviluppo economico, grazie anche alle Olimpiadi invernali di Cortina del 1956, durante le quali il dobbiacense Eugenio Monti vinse una medaglia d'argento nel bob a due.
La ferrovia delle Dolomiti cessò i suoi servizi alle ore 18.20 del 17 maggio 1964, quando da Cortina partì l'ultimo convoglio viaggiatori[13].
Attualmente il tracciato della ferrovia fra Dobbiaco e Cortina viene mantenuto in efficienza come percorso di sci di fondo durante l'inverno e come pista ciclabile nelle stagioni estive.
[modifica] Simboli
Lo stemma del comune di Dobbiaco è suddiviso verticalmente in due bande colorate, bianca e rossa; al centro lo stemma ha un cerchio ulteriormente scisso nei colori rosso e bianco.
L'origine dello stemma e del suo motivo araldico, risalgono alla nobile famiglia che un tempo risiedeva nel Castello di Dobbiaco: il Castello degli Herbst[4].
[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica] Monumenti
[modifica] Il castello degli Herbst
Nel centro cittadino, dietro la chiesa parrocchiale, si trova il castello degli Herbst, una struttura imponente difesa da alte mura merlate.
Il castello, che in precedenza era un vecchio torrione veneziano, fu comprato nel 1500 dai fratelli Cristoph e Kaspar Herbst, del ducato di Krania, inviati a Dobbiaco dall'Imperatore Massimiliano I d'Asburgo, che al suo interno fissarono la sede del loro giudicato. Successivamente il castello fu adibito a fortificazione, e fu dotato di un cunicolo sotterraneo segreto che portava alla cosiddetta "Torre Rossa".
Una leggenda del paese racconta di una sera di festeggiamenti al castello, nella quale il signore Cristoforo Herbst, in preda ai fumi del vino, senza alcuna ragione fece rinchiudere uno sconosciuto nelle prigioni sotterranee, per poi lasciarlo morire. La coscienza sporca di Cristoforo e le notti insonni della moglie convinsero i due ad attraversare tutta l'Italia per recarsi a Roma per chiedere il perdono dei propri peccati. Giunti nella città eterna, fecero voto di portare attorno al collo una catena di ferro come segno di penitenza fino alla loro morte. A testimonianza dell'accaduto, ancora oggi nella chiesa di Dobbiaco sono raffigurati i due nobili in preghiera e con una catena di ferro al collo.
Il castello fu inoltre utilizzato nel 1511 come quartier generale dall'imperatore Massimiliano I d'Asburgo, che ivi convocò la dieta d´Augusta.
Nel 1906 all'interno della tenuta furono ritrovati numerosi scheletri. A seguito di tale scoperta, gli storici ipotizzarono che una delle numerose alluvioni avesse sommerso le prigioni interne al castello, sommergendole di acqua e massi.
Dopo i fratelli Herbst, i quali non ebbero discendenti, il castello divenne proprietà dei fratelli Gössl di San Candido, in seguito di Hans Karl von Frak, e nel XVII secolo della casata dei Walter. Nel 1747 l'edificio venne acquistato dai Signori Klebelsberg di Brunico, e poi dai Baroni Bossi Fedrigotti. Poco prima della seconda guerra mondiale fu acquisito dalla Contessa Sayn-Wittgenstein. Infine, nel 1960, il castello fu comprato e rinnovato dal Marchese Stefano Cavalcabò Misuracchi Fratta[7].
[modifica] La Torre Rossa
Il nome originario della torre è Hornberger Turm, dal nome del suo costruttore, originario della Carinzia, il quale la edificò nel 1430 per scopi difensivi. Successivamente il nome fu tramutato in Torre Rossa, in quanto le sue pareti esterne furono ridipinte di tale colore.
La torre attualmente ha una foggia insolita: non è particolarmente alta e si sviluppa con una forma quadrata e piuttosto tozza. La sua esigua altezza è dovuta al fatto che nel IX secolo il rio della vicina frazione di San Silvestro straripò, provocando un alluvione nella parte vecchia del paese. Nel corso dei secoli, diversi furono i proprietari dell'edificio, tra cui la famiglia nobiliare Kurz zu Thurn nel 1559 e i signori di Winkelshofen nel 1580, fino all'acquisto nel 1736 da parte di membri della famiglia nobiliare Taschler, i quali ne sono gli attuali proprietari. La Torre Rossa fu importante sia durante il periodo degli Herbst (in quanto collegata al castello da loro acquistato), sia successivamente durante il periodo dei fratelli Künigl. Rispetto all'impianto originario, lo stabile ha perso alcune strutture difensive ai suoi angoli; come detto sopra, inoltre, nel passato vi era un passaggio sotterraneo che univa la torre al castello degli Herbst, costruito per consentire un'eventuale fuga da un assedio al castello: non sono mai stati effettuati scavi di tipo esplorativo del cunicolo, per constatarne le dimensioni e il tragitto, oltre all'attuale solidità[7].
In una delle sale della torre, la Sala dei Cavalieri, si trovava un quadro di Tiziano; purtroppo non se ne sa più nulla, in quanto il fabbricato è ora in mano a privati.
[modifica] Grand Hotel
Il complesso del Grand Hotel fu edificato nel 1877. Oltre ad essere stato il primo albergo di Dobbiaco, fu anche uno dei primi della val Pusteria, e all'epoca era ritenuto uno degli hotel più all'avanguardia. Il nome originario era Südbahnhotel in quanto, secondo il piano originario, assieme ad esso si doveva costruire anche la linea ferroviaria Südbahn che avrebbe collegato Lienz e Fortezza.
L'edificio vide fra i suoi ospiti molti nobili, tra cui il principe ereditario tedesco Federico Guglielmo, il re Alberto di Sassonia, la principessa ereditaria austriaca granduchessa Stephanie ed infine il re Milan di Serbia.
Durante il primo conflitto mondiale l'albergo subì alcuni danni, mai riparati; alla fine della guerra il complesso fu quindi totalmente abbandonato. Nel 1934 l'edificio, messo all'asta, venne comprato dall'Istituto di Credito Fondiario delle Tre Venezie. Ma la sua rinascita dovette attendere ancora molti anni: da allora, infatti, la struttura cambiò diversi proprietari, tra cui lo stesso Stato Italiano, finché nel 1991 il complesso passò alla provincia di Bolzano, che ne curò il restauro, conservandone la struttura originale ma cambiandone la destinazione[7].
Oggi il Grand Hotel è adibito a diverse funzioni: centro congressi e culturale, ostello della gioventù, bar, centro visite dei parchi naturali, scuola di musica, servizio per i giovani, centro di formazione, appartamenti sociali e una casa per ferie della curia. Fiore all'occhiello del complesso è la sala auditorium Gustav Mahler, con 460 posti ed un'eccellente acustica, dove si tengono numerosi concerti.
[modifica] Luoghi di culto
[modifica] La chiesa di San Giovanni Battista
La chiesa di San Giovanni Battista è il principale edificio religioso del paese. Sorge sui resti, oggi non più visibili, di quella costruita dai benedettini nella prima metà del IX secolo. L'attuale struttura, progettata dall'architetto dobbiacense Rudolf Schraffl, risale al 1764-1774. La torre campanaria, che si trova sul lato nord-ovest della navata centrale, fu completata soltanto nel 1804.
La parrocchiale di Dobbiaco è considerata la più importante e riuscita chiesa barocca della Val Pusteria. Risparmiata dagli appesantimenti, dagli orpelli indiscriminati e dagli svolazzi rococò che affliggono molte chiese dell'Alta Pusteria edificate nel medesimo stile, il suo impianto offre all'esterno linee leggere e forme ben proporzionate. Gli affreschi del soffitto, raffiguranti la storia di San Giovanni Battista, così come la pala dell'altare e la maggior parte degli altri dipinti, sono opera di Franz Anton Zeiller. A Johann Perger si devono invece i bei complessi scultorei dell'altare maggiore e del tabernacolo[14].
Fino alla metà del XX secolo, accanto alla chiesa parrocchiale si trovava una copia in miniatura dell'edificio.
Il 7 luglio 1916 una granata austriaca cadde sul luogo di culto, causando gravi danni. A seguito dell'accaduto, l'ordigno venne incassato nella parete laterale destra della chiesa, a ricordo dell'episodio.
[modifica] Via Crucis delle cappelle della passione
La Via Crucis delle cappelle della passione costituisce il cosiddetto Sacro Monte, ovvero cinque cappelle con il rilievo in marmo, attribuite a Michael Parth, raffiguranti la passione di Cristo. Le cappelle furono costruite nel 1519 su commissione degli Herbst, signori di Dobbiaco. Fanno parte della Via Crucis anche l'originale cappella dei marchesi di Gorizia, nella chiesa parrocchiale, e la cappella rotonda di Lerschnach.
Le stazioni si snodano lungo il paese, fino a raggiungere la cappella di Lerschach, consacrata a San Giuseppe, il cui tabernacolo di forma circolare è stato edificato sui resti di una precedente chiesetta romanica. La cappella fu voluta da Massimiliano I, così come le altre cappelle della Via Crucis, e ricevette la propria consacrazione solo nel 1568, dal vescovo ausiliare di Bressanone Giovanni von Spaur; le sue campane e quelle di altri edifici religiosi furono messe all´asta per volere di Giuseppe II[15].
[modifica] Il santuario di Santa Maria
Il santuario è collocato nell'omonima frazione (che in tedesco è Aufkirchen, ovvero, tradotto letteralmente, chiesa collocata in alto: si trova infatti a 1.322 m, un chilometro ad ovest di Dobbiaco Vecchia. La chiesa fu edificata nel 1457, e nella prima metà del '300 divenne un'importante meta di pellegrinaggio; nel 1877 fu sottoposta ad un restauro radicale in stile neogotico.
Nel 1983, nel corso di ulteriori interventi, affiorarono affreschi del '400 raffiguranti vari santi e alcuni stemmi nobiliari, a conferma dell'importanza del santuario nella devozione dei tirolesi.
Il campanile è affrescato con un'inconsueta ed enorme immagine di San Cristoforo che porta sulle spalle Gesù Bambino, e con i blasoni di Gorizia e del Tirolo, probabilmente realizzati da Simone da Tesido all'inizio del '500.
[modifica] Sentiero di meditazione a San Pietro in Monte
Sulla collina boscosa sovrastante la frazione di Santa Maria sorge l'antica chiesetta di San Pietro in Monte, ricostruita nel 1996 a partire da un cumulo di pietre in rovina. La chiesa è realizzata in uno stile sobrio che ben si accorda al bosco circostante, ed è raggiungibile in circa venti minuti da Santa Maria, seguendo un sentiero di meditazione: si tratta di un tracciato nel bosco, attrezzato di corrimani, panchine e piazzole, in cui sono stati posti monoliti granitici con piccole statue in bronzo. L'intero ciclo è ispirato alla vicenda biblica di San Pietro.
Il primo riferimento alla chiesa è dell´anno 1329. Sotto Giuseppe II viene sconsacrata e chiusa al pubblico, le campane vengono messe all'asta e l'antico altare gotico trasferito nel Castello di Ambras, presso Innsbruck.
All'interno della chiesa è conservato un San Cristoforo del XVI secolo.
[modifica] Chiesetta vecchia di Franadega
La chiesetta si trova nei pressi del maso Taschler, in località Franadega. La data di origine della cappella non è nota, né determinabile: è noto invece che la parte più recente risale al 1595, così come si può leggere da una pietra posta presso la porta di accesso.
Un tempo la chiesetta si trovava su un percorso che collegava Monguelfo a Dobbiaco, passando per la Valle di Casies.
[modifica] Società
[modifica] Appartenenza linguistica
Dall'ultimo censimento del 2001, gli abitanti di Dobbiaco si sono dichiarati in maggioranza di madrelingua tedesca[16]:
| Appartenenza linguistica (censimento 2001) |
86,28% madrelingua tedesca |
| 13,65% madrelingua italiana | |
| 0,07% madrelingua ladina |
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Cultura
[modifica] Biblioteche
- Biblioteca ecclesiastica, in via Herbstenburg
- Biblioteca locale - Örtliche Bibliothek, in piazza delle scuole
[modifica] Scuole
Dobbiaco ha due scuole dell'infanzia, due primarie, due secondarie di primo grado, rispettivamente in lingua italiana e in lingua tedesca. I tre cicli scolastici sono stati recentemente raggruppati in istituti separati per lingua: uno italiano e uno tedesco.
Anche nella frazione di Valle San Silvestro è presente una scuola materna e una elementare in lingua tedesca.
[modifica] Cinema
Tra i film girati nei dintorni di Dobbiaco, si ricordano:
- Guerra e pace: film storico del 1956, con Vittorio Gassman
- Amanti: del 1968, regia di Vittorio de Sica, con Marcello Mastroianni
- La Pantera rosa: del 1962, regia di Blake Edwards, con Peter Sellers
- Mercoledì delle ceneri: di Larry Peerce, del 1973, con Liz Taylor
- La svastica nel ventre: film erotico nazista, del 1977, di Mario Caiano
- Agente 007 - Solo per i tuoi occhi: del 1981, diretto da John Glen, con Roger Moore
[modifica] Personalità legate a Dobbiaco
[modifica] Gustav Mahler a Dobbiaco
Da Dobbiaco Nuova si può raggiungere in breve la località Carbonin Vecchia (ted. Altschluderbach, da non confondersi con Carbonin), dove si trova il maso Trenker: qui il compositore Gustav Mahler trascorse i mesi estivi dal 1908 al 1910, e vi compose la Nona sinfonia, la Decima (incompiuta) e il celebre Canto della terra (ted. Lied von der Erde), alla cui esecuzione, però, l'autore non ha mai avuto la possibilità di assistere[17]. All'interno del maso è possibile visitare la stanza dove il musicista soggiornò con la moglie Alma.
A pochi metri di distanza si trova un parco faunistico, ove sono ospitate alcune specie di animali montani della zona. All'interno del parco sorge la cosiddetta casetta di composizione: un piccolo edificio in legno in cui Mahler si ritirava in solitudine a creare la sua musica.
In suo ricordo, dal 1981 ogni anno si tiene a Dobbiaco un festival musicale, la cosiddetta "Settimana Mahleriana", che oltre ad un ciclo di conferenze offre un ricco calendario di concerti. A Mahler è dedicata la sala auditorium del centro congressi Grand Hotel, e una statua nella piazza principale del paese.
A poca distanza dal maso Trenker, lungo il sentiero 27, si trovano le sorgenti idrominerali dei Bagni di Maia, citate per la prima volta nel 1273 e apprezzate anche dall'imperatore Massimiliano I, il quale vi soggiornò nel 1511 per rimettersi in salute. Lo stabilimento è oggi chiuso, anche se resta a disposizione dei visitatori una piccola cappella con una fonte d'acqua[18].
[modifica] Eventi
- Gennaio:
- Il Dolomiti Balloonfestival: in gennaio il cielo di Dobbiaco si riempie di mongolfiere[19]
- La Pustertal-Skimarathon: gara di fondo, a inizio gennaio[20]
- Febbraio:
- Giugno:
- Luglio:
- Dolomiti Super-Bike: gara di mountain bike[25]
- Le Settimane Musicali Gustav Mahler: in onore del compositore Boemo Gustav Mahler, nel periodo estivo attraggono un pubblico di qualità[26]
- Agosto:
- Settembre:
- La Tre Cime Alpin Marathon[27]
- Dicembre:
- I Krampus: sfilata di personaggi in costume da diavoli, all'inizio di dicembre per la festa di San Nicolò (San Nicola di Mira o San Nicola da Bari)
[modifica] Economia
[modifica] La centrale di teleriscaldamento
Dato che il 42% del territorio dell'Alto Adige è ricoperto da boschi e foreste, ed è fiorente una attività di trasformazione del legno[28], negli ultimi anni si sta cercando di sfruttare al meglio tale fonte di energia pulita e rinnovabile, ovvero il legname. Dal 1998 esiste a Dobbiaco una centrale di teleriscaldamento, a cui si è collegata anche la rete del limitrofo comune di San Candido. Il 24 settembre 1999 Dobbiaco e San Candido sono due dei sei soci fondatori del Consorzio Biomassa Alto Adige[29].
Il 25 giugno 2005 la centrale è stata ampliata e radicalmente ristrutturata con il nuovo gruppo per la produzione combinata di energia termoelettrica: un impianto che nel suo genere è il maggiore d'Europa[30]. L'impianto produce e diffonde energia termica eco-compatibile per i comuni di Dobbiaco e San Candido e per le loro frazioni.
Il sistema di produzione di energia sfrutta come materia prima il cippato di legno, ovvero gli scarti delle segherie o del disboscamento. Usando questo come combustibile si produce energia termica, che a sua volta riscalda un fluido di lavoro che si vaporizza e si espande in una turbina; quest'ultima è collegata ad un alternatore che genera energia elettrica. Contemporaneamente, la parte residuale dell'energia termica prodotta dalla combustione del cippato di legno è impiegata per riscaldare un olio diatermico che fluisce all'interno di un circuito di produzione del vapore utilizzato nel teleriscaldamento propriamente detto; il calore così trasportato è quello che infine verrà utilizzato per riscaldare le case dei due paesi. I punti vincenti di una tale centrale sono l'utilizzo di materie prime rinnovabili, che provengono da scarti di altre lavorazioni (il cippato è proveniente, oltre che dalle segherie locali, anche dalle importazioni, persino dalla Finlandia), e non ultimo una minima emissione di gas di scarico, grazie all'utilizzo combinato di un filtro elettrico e uno di condensazione[31].
La rete di teleriscaldamento deve far sì che il vapore arrivi molto caldo alle case. Perciò, in entrambi i paesi esistono due condotte molto ben isolate: una in mandata ed una in ritorno. L'utilizzatore finale potrà utilizzare il suo vecchio impianto interno, ed avrà il vantaggio di avere sempre l'acqua ben calda e immediatamente disponibile.
Per un impiego più efficiente, vengono utilizzati degli scambiatori di calore, per far sì che l'acqua di ritorno, possa andare a scaldare quella di andata.
[modifica] Visite all'impianto
La centrale di teleriscaldamento è stata progettata fin dall'inizio per offrire oltre al calore (per 1200 abitazioni), anche informazione. Il fatto che la centrale sia interamente visitabile, anche al suo interno, attraverso percorsi guidati che si effettuano settimanalmente, la rendono il primo circuito informativo sulla biomassa in Europa.
[modifica] Le produzioni casearie
La produzione lattiero-casearia dobbiacense è caratterizzata dalla presenza di una latteria sociale, costituita in forma cooperativa nel 1883, e pertanto una delle più antiche dell'Alto Adige. Dopo la fusione con l'analoga associazione di San Candido, nel 2004 si è inaugurata la nuova sede della Latteria, permettendo al visitatore di seguire da vicino tutte le fasi della lavorazione del latte. I prodotti caseari della cooperativa sono soprattutto formaggi, come ad esempio la Stanga di Dobbiaco, tipico di Dobbiaco, e il formaggio Alta Pusteria, entrambi inseriti nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani.
Una prima parte del percorso si trova nel piccolo museo, ed è incentrata sulla storia e lo sviluppo delle tecniche di lavorazione casearia nel corso dei secoli. Successivamente l'itinerario prevede una visita guidata alla zona di produzione.
[modifica] Radiounda
La Unda - Società per la Fabbricazione di Apparecchi di Meccanica Fine, fu fondata il 22 agosto 1925, con la licenza di costruzione numero 4, ovvero una delle prime in Italia. L'azienda si costituì con un capitale iniziale di 75.000 lire e 15 dipendenti, dall'allora ventitreenne Max Glauber.
La società ebbe subito una grande notorietà in quanto era famosa per le sue produzioni di alta precisione, soprattutto di condensatori variabili a minima perdita, esportati in Francia, Olanda, Belgio e Svizzera; durante gli anni trenta fu molto affermata, e partecipò a diverse fiere e mostre a Milano.
Purtroppo, a seguito degli accordi italo-germanici del 23 giugno 1939, durante la primavera del 1940 Unda Radio si dovette trasferire a Como[32].
[modifica] Turismo
Dobbiaco vanta una tradizione secolare in campo turistico ed offre una importante varietà di offerte vacanziere. La favorevole posizione geografica, la vicinanza alle vette più famose delle Dolomiti (tra cui le rinomate Tre Cime di Lavaredo), il clima e le molteplici attività culturali e sportive, sono alcuni dei motivi che hanno reso Dobbiaco una tra le località più note dell'Alto Adige. Un interessante panorama artistico e naturale si spalanca davanti al visitatore: cappelle, antichi masi, sentieri presso prati coltivati e non, specchi d'acqua, boschi ombrosi ed estesi parchi naturali, i quali sono ricchi di flora e di fauna.
Data la sua importanza come centro turistico, la città offre una capacità ricettiva in alberghi e camping di quasi 6.000 posti letto, triplicandone nelle alte stagioni turistiche la sua popolazione. Ogni anno si recano in visita a Dobbiaco 508.980 turisti, di cui circa il 75% sono italiani[4].
[modifica] Principali luoghi di interesse
- Le Tre Cime di Lavaredo: è una delle località più note delle Dolomiti; la famosa parete settentrionale è situata interamente nel territorio del comune di Dobbiaco
- Il lago di Dobbiaco: di origine franosa, si trova a pochi chilometri a sud del paese; è adatto per uscite in pedalò o in barca
- L'incontaminata Val di Landro (ted. Höhlensteintal), con il lago di Landro
- Il parco naturale Dolomiti di Sesto ed il parco naturale Fanes - Sennes e Braies
- Il parco fauna di Carbonin Vecchia: ospita una gran varietà di animali alpini (cervi, daini, caprioli, linci, mufloni, cinghiali, fagiani, civette, orsetti lavatori, anatre, oche)
- Il centro visite dei parchi naturali, il mondo magico della foresta e l'oroscopo celtico[33]
- Il Grand Hotel di Dobbiaco[34]
- La tenuta "Herbstenburg": con le sue torri ed erker, è considerata una delle antiche tenute più belle di Dobbiaco
- Il museo storico della prima guerra mondiale a Monte Piana
- Il cimitero di guerra presso Nasswand, nella val di Landro che ospita le spoglie di 1259 caduti[35] appartenenti alle varie nazioni che componevano l'Impero austro-ungarico, caduti nel corso dei combattimenti della Prima Guerra Mondiale
- La chiesa parrocchiale: ritenuta la chiesa barocca meglio conservata della Val Pusteria
- Il santuario di Santa Maria: noto sin dai tempi lontani come meta di pellegrinaggio
- La Via Crucis storica più antica di tutto il Tirolo: si snoda tra le vie del paese
- Il circuito informativo della Centrale termica a biomassa di Dobbiaco: un impianto di teleriscaldamento, alimentato con gli scarti di segheria; la centrale offre il riscaldamento centralizzato ai comuni di Dobbiaco e San Candido[31]
- Mondolatte Tre Cime: la latteria sociale di Dobbiaco e San Candido[36]
