Dobbiaco

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Dobbiaco
Panorama di Dobbiaco
Dobbiaco - Stemma
Nome ufficiale: Dobbiaco/Toblach
Stato: bandiera Italia
Regione: Trentino-Alto Adige
Provincia: stemma Bolzano
Coordinate: 46°44′07.35″N 12°13′20.20″E / 46.735375, 12.222278Coordinate: 46°44′07.35″N 12°13′20.20″E / 46.735375, 12.222278
Altitudine: 1.256 m s.l.m.
Superficie: 126,3 km²
Abitanti:
3.263 2007
Densità: 26 ab./km²
Frazioni: Carbonin, Santa Maria, Valle San Silvestro 
Comuni contigui: Auronzo di Cadore (BL), Braies, Cortina d'Ampezzo (BL), Innervillgraten (AT-7), San Candido, Sesto, Valle di Casies, Villabassa
CAP: 39034
Pref. telefonico: 0474
Codice ISTAT: 021028
Codice catasto: D311 
Class. climatica: zona F, 4503 GG
Nome abitanti: dobbiacensi/Toblacher o Toblinger 
Santo patrono: San Giovanni Battista 
Giorno festivo: 28 maggio 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia
Il territorio comunale.
La montagna che sovrasta il paese di Dobbiaco, Cima Nove.
Una vista panoramica del paese di Dobbiaco, dalla frazione di Santa Maria.
Una panoramica di Dobbiaco nel 1898.

Dobbiaco /doˈbːjaːko/ (in tedesco Toblach /ˈtoːblax/) è un comune di 3.263 abitanti[1] della Provincia Autonoma di Bolzano; è un comune delle Tre Cime, assieme ai comuni di Sesto e San Candido[2].

Dobbiaco si trova a 1.256 metri sopra il livello del mare, in val Pusteria, la cosiddetta valle verde, protetto a sud dalle pareti rocciose delle Dolomiti (Cima Nove, Monte Serla) mentre dall'altro lato troviamo la catena delle Alpi dei Tauri occidentali e delle Alpi Carniche (Cornetto di Confine, Corno Fana), le quali vanno a formare la conca di Dobbiaco. Dobbiaco è anche detta la porta sulle Dolomiti.[3]

Indice

[modifica] Geografia fisica

[modifica] Territorio

Dobbiaco giace in una posizione strategica, essendo situata sull'incrocio tra le più importanti vie di comunicazione che portano da Venezia fino alla Baviera e dalla Valle dell'Adige alla Valle della Drava.

Dobbiaco è divisa in due parti dallo spartiacque alpino della sella di Dobbiaco ed è inoltre bagnata dal fiume Drava: questo nasce a est del paese e, pur essendo ancora, a poca distanza dalla sorgente, un modesto rigagnolo, ha la particolarità di confluire nel Danubio, il corso d'acqua più lungo il cui bacino sia compreso (sia pure per un piccolo tratto) nel territorio della Repubblica Italiana. Occupando anche un territorio al di là dello spartiacque, Dobbiaco, benché politicamente italiana, si trova in parte al di là del territorio fisico dell'Italia, che di norma è interamente compreso nel bacino del Mediterraneo (la Drava e il Danubio appartengono invece al bacino del Mar Nero).

Altro fiume importante, che scorre attraverso il paese, è la Rienza, che nasce ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo e, passando per il lago di Dobbiaco, si accinge a percorrere tutta la val Pusteria fino a Bressanone, ove sfocerà nell'Isarco, che a sua volta confluisce nell'Adige. Questo fiume appartiene perciò al bacino del Mar Adriatico.

Il paese è suddiviso in due zone denominate "Dobbiaco Vecchia", che si trova in posizione maggiormente elevata (1.256 m s.l.m.[4]) e precisamente all'interno della valle San Silvestro (l'omonimo rio è un affluente della Rienza) e "Dobbiaco Nuova", sorta agli inizi del Novecento in prossimità della stazione ferroviaria e costituita proprio a cavallo della sella. Le due zone sono nettamente separate dal transito della statale della Pusteria.

Il territorio comunale ha una superficie complessiva di 126,3 km², di cui 11,5 km² sono occupati da insediamenti abitativi[5].

Alcune aree del territorio comunale di Dobbiaco sono comprese nel parco naturale Dolomiti di Sesto e nel parco naturale Fanes - Sennes e Braies.

[modifica] Clima

Per approfondire, vedi la voce stazione meteorologica di Dobbiaco.

Dobbiaco è classificata climaticamente come zona F, 4503, 1256.

All'interno del paese inoltre è ubicata la stazione meteorologica di Dobbiaco, la quale è ufficialmente riconosciuta dall'organizzazione meteorologica mondiale ed è inoltre il punto di riferimento per lo studio del clima della corrispondente area alpina.


DOBBIACO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) -0,4 2,2 6,1 10,3 15,0 18,8 21,4 20,5 17,7 12,1 4,6 -0,4 0,5 10,5 20,2 11,5 10,7
T. min. mediaC) -8,7 -7,3 -3,8 0,0 3,9 7,3 9,2 8,8 6,1 1,9 -3,3 -7,8 -7,9 0 8,4 1,6 0,5
Giorni di gelo (Tmin ≤ 0 °C) 30 26 25 15 4 1 0 0 2 10 23 29 85 44 1 35 165
Precipitazioni (mm) 27,6 33,9 40,7 45,1 79,1 92,8 109,1 101,9 66,5 54,7 48,2 31,6 93,1 164,9 303,8 169,4 731,2
Giorni di pioggia (≥ 1 mm) 4 4 6 7 11 12 12 12 8 6 6 5 13 24 36 20 93
Umidità relativa (%) 71 67 64 64 65 62 60 63 66 69 72 74 70,7 64,3 61,7 69 66,4

[modifica] Storia

Le origini del nome

Il toponimo è attestato nel 827 come in vico Duplago, in seguito germanizzato in Douplach (993) e successivamente in Toblach (1020). Il nome potrebbe essere preromano e la sua etimologia non è conosciuta con sicurezza[6], in quanto da una parte viene esclusa una derivazione dalla radice *tob- ("burrone")[7], e dall'altra si afferma che il suffisso (-acu, -ago, in ted. -ach) possa essere di derivazione pretedesca[8].

Una tesi ha affermato l'origine del nome Dobbiaco, da Duplagum, ovvero due-acque, in quanto nelle vicinanze del paese si trovano sia i due laghi (il lago di Dobbiaco ed il lago di Landro), che le sorgenti di due importanti fiumi (la Drava e la Rienza)[9].

[modifica] Preistoria

I primi insediamenti a Dobbiaco si possono far risalire con buona approssimazione alla tarda età del ferro, e probabilmente i primi abitanti della zona furono gli illiri.[10]

[modifica] Periodo romano

Nel IV secolo a.C. vi furono penetrazioni nel territorio da parte di tribù celtiche, le quali a partire dal II secolo a.C.[senza fonte] si fusero con le popolazioni locali costituendo così il regno del Norico;[10] tale regno, però, nel 15 a.C.[11] decise di sottomettersi ai Romani, in quanto non aveva forze tali per difendersi dagli attacchi; circa nello stesso periodo i Romani fondarono la stazione di Littamum,[12] presso il vicino paese di San Candido. Nel I secolo d.C. i Romani costruirono la strada della Val Pusteria, il cui itinerario non è ancora stato del tutto rintracciato (tuttavia tra le poche informazioni assodate, si sa che la strada romana attraversava il ponte delle Grazze-Gratscher Brücke, grazie al rivenimento di una pietra miliare databile attorno al 247, anno della proclamazione del re Filippo II a re[9][13]).

[modifica] Dal Medioevo al 1800

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, Dobbiaco passò sotto il dominio di popoli germanici (Ostrogoti e Bavari).

Ciononostante, per diverso tempo fu forte la pressione dei popoli slavi su questa regione, e si sa che nel 609 i Vendi risalirono la valle della Drava, giunsero a San Candido e la conquistarono, sconfiggendo il duca Garibaldo II, che era da poco succeduto al padre, Tassilo I. Ma la riscossa fu immediata, e fu proprio nei pressi di Dobbiaco che, quello stesso anno (o quello successivo), i baiuvari sconfissero le orde slave, in una battaglia decisiva tenutasi nei pressi della Costa Nosellari di Dobbiaco, il che originò il nome di Viktoribühel dato ad un terreno soprelevato dove tale scontro si sarebbe tenuto. La presenza slava nella regione permase comunque ancora per qualche tempo come testimonia sia la toponomastica (Windischmatrei) sia la documentazione esistente (tra l'altro, uno dei primi documenti in cui si cita il nome di Douplach[i], nel 993, riguarda l'affitto di alcuni masi di proprietà dell'imperatore Ottone III cuidam sclavo Zebegoi "a uno slavo di nome Zebegoi")[14].

I Bavari furono i responsabili della diffusione del cristianesimo nell'area della Pusteria, attraverso l'operato del duca Tassilone III,[15] il quale nel 769 contribuì a fondare a San Candido un'abbazia benedettina; nel periodo successivo iniziarono a nascere le comunità locali, tra le quali naturalmente anche quella di Dobbiaco, ed inoltre vi fu la ripresa dello sfruttamento agricolo delle terre[senza fonte].

Nell'VIII secolo i monaci di San Candido fondarono piccoli villaggi autonomi, oltre alla costruzione della chiesa parrocchiale di Dobbiaco,[16] per la cura delle anime della popolazione. Tale chiesa venne dedicata a San Giovanni Battista, santo a cui erano devoti, appunto, i monaci benedettini dell'abbazia San Candido.

Il Ducato bavaro negli anni si espanse anche oltre la sella di Dobbiaco, entrando in contatto con il popolo dei Franchi, i quali nel 773 sotto la guida di Carlo Magno, conquistarono il Regno longobardo, annettendolo al Regno franco.

In questo periodo venne usato per la prima volta (31 dicembre 827) il nome di Dobbiaco, nell'accezione di vicus Duplago o più semplicemente come Duplago; successivamente, intorno al 1020, comparve il nome di Topplach ed in un documento del 1158 viene attestata per la prima volta la denominazione Toblach[9].

Intorno all'anno Mille, Enrico II e Corrado II iniziarono a realizzare le diocesi dei principi Vescovi, e nel 1091 Dobbiaco e la Pusteria furono assegnate al Principe-Vescovo di Bressanone.[12] I Principi-Vescovi decisero di cedere i loro poteri laici alle famiglie aristocratiche della contea, e quindi Dobbiaco e la val Pusteria nel 1271 passarono ai conti di Gorizia-Tirolo[12].

Nel 1363 Margharethe Maultasch, vedova del duca Ludovico di Baviera, cedette assieme ai suoi titoli nobiliari la contea a Rodolfo IV d'Asburgo. Con la Pace di Schärding, la Baviera rinunciò in seguito al Tirolo, e attorno al 1500, con la fine della casa dinastica dei Conti di Gorizia, la Pusteria tornò ai Conti del Tirolo. Da allora le sorti del Tirolo furono competenza di Vienna.

In quegli anni gli Asburgo iniziarono ad entrare in contatto con il forte vicino di casa, la Serenissima Repubblica di Venezia, la quale rifiutò il passaggio del re Massimiliano I che intendeva recarsi a Roma per farsi incoronare dal Papa imperatore del Sacro Romano Impero. Egli decise quindi di ripiegare sulla proclamazione a imperatore del Sacro Romano Impero in pompa magna nel duomo di Trento il 4 febbraio 1508.

L'imperatore contribuì fortemente alla crescita e al consolidamento di tutto l'impero, ma il rifiuto del suo passaggio per i territori della Venezia costituirono il casus belli per cui decise di attaccare la Repubblica. L'offensiva avvenne da due direttrici: sia da sud, su Rovereto e la Valsugana, che da est, dal Cadore: gli attacchi in questa seconda direzione passarono presso Dobbiaco, attraverso la valle di Landro e la Val del Boite. Numerosi furono i tentativi di conquista del castello di Botestagno per aprirsi la strada per il Cadore: le truppe del maniero si arresero una prima volta il 22 febbraio 1508, grazie ad un aggiramento delle truppe per il passo Tre Croci, lasciando così passare le truppe asburgiche, che successivamente si dovettero ritirare. La resa definitiva del castello avvenne solamente il 17 ottobre 1511, quando l'esercito dell'imperatore poteva disporre di migliori artiglierie.[17]

Dobbiaco in quegli anni fu quindi utilizzata per ammassare le truppe, per organizzare e pianificare gli attacchi, ma anche per ospitare i comandanti in capo delle forze imperiali per il settore orientale: il duca Erich von Braunschweig nel 1508 e Leonhard von Völs nel 1511. Anche l'imperatore stesso si recò a Dobbiaco, sia nel 1508 che nel 1511, per impartire le direttive di guerra; per ringraziare Dio della vittoria, Massimiliano si propose di erigere una "via dolorosa" a Dobbiaco, che fu costruita solo dopo la sua morte, nel 1519, da due suoi fedeli mandatari: Kaspar e Christoph Herbst.[17]

[modifica] Dalla rivoluzione francese al 1918

Aeromobili bavaresi della 9a squadriglia in arrivo alla stazione di Dobbiaco, durante la Prima Guerra Mondiale.

Nel periodo tra il 1792 e il 1815, con le guerre napoleoniche, il Tirolo cadde sotto il dominio della Baviera, ma si rifiutò di stare sotto di essa, e insorse. L'Austria però perse e venne quindi suddivisa in tre parti: per un breve periodo Dobbiaco passò al Regno Italico[18], mentre San Candido, fu assegnato alle province Illiriche, e la parte restante della Pusteria, fino al paese di Villabassa, al Regno di Baviera. A seguito della sconfitta di Napoleone, il 26 giugno 1814, il Congresso di Vienna del 1815 riconsegnò all'Austria le Venezie, la Lombardia e il Tirolo, Dobbiaco compresa.

Dalla metà del secolo XIX, il turismo iniziò a svilupparsi anche nel paese di Dobbiaco, anche grazie alla costruzione di una nuova linea ferroviaria nel 1871, la quale collegava Vienna alla Val d'Adige, percorrendo la Val Pusteria (la Südbahnlinie). Ulteriore causa dell'incremento turistico fu l'edificazione di un nuovo e grande albergo (il Grand Hotel), oggi centro culturale e congressi. Con il passare degli anni la fama del paese come luogo di cura e meta di soggiorno aumentò:[19] durante il secolo XIX, infatti, sia Dobbiaco che San Candido divennero delle frequentate mete terapeutiche, come anche attestato dalla lirica di Sergio Corazzini Toblack. Durante quest'epoca si diffuse inoltre sempre più l'alpinismo, con la conquista delle maggiori vette da parte degli scalatori[20].

Nel marzo 1905, anche per favorire il fiorente turismo, venne autorizzato il progetto di un collegamento ferroviario tra Cortina d'Ampezzo e Dobbiaco, la ferrovia delle Dolomiti; con lo scoppio del primo conflitto mondiale il progetto si arenò, così come il turismo, poiché le Dolomiti diventarono un enorme teatro di guerra, i cui attori furono l'impero austro-ungarico e il Regno d'Italia. In realtà, i lavori per la realizzazione di una linea di tipo decauville iniziarono sia da un lato che dall'altro, ma esclusivamente per permettere l'arrivo al fronte del materiale bellico e logistico.

Durante il conflitto la situazione fu delicata, soprattutto per Dobbiaco, in quanto la valle di Landro rappresentava un'ipotetica "porta aperta" per le truppe italiane per inoltrarsi nel territorio nemico; dal monte Cristallo (dove venne installato un osservatorio di artiglieria italiana)[21] si potevano tenere sotto sorveglianza i movimenti di Dobbiaco Vecchia. Il 28 febbraio 1916 iniziarono i primi bombardamenti sul paese, i quali provocarono lo sfollamento della popolazione. Il paese subì gravi danneggiamenti, in particolare Dobbiaco Nuova: l'obiettivo militare principale era la ferrovia. Le bombe però colpirono anche Dobbiaco Vecchia, compreso il cimitero e la chiesa, la quale venne colpita da una granata il 7 luglio 1916. Necessità belliche di procurarsi il bronzo per i mortai portarono alla requisizione di quattro antiche campane dal campanile della chiesa.[21] Fortunatamente per il paese, con la disfatta di Caporetto (nel 1917) il fronte si allontanò. L'Armistizio di Villa Giusti ricomprese Dobbiaco nella zona assegnata all'Italia fino al monte di Dobbiaco.[22] Con il trattato di Saint Germain (1919), il confine non fu posto alla sella di Dobbiaco, bensì 12 chilometri più ad est.[23] In seguito, per ricordare i caduti del conflitto venne edificato nei pressi della Croda dell´Acqua (ted. Nasswand) un cimitero militare per i soldati dell´impero austro-ungarico di lingua diversa da quella tedesca.

[modifica] Dal 1918 al 1945

Il treno della ferrovia delle Dolomiti, presso il passaggio a livello di Villa Alba.
L'opera 9, uno dei bunker difensivi dello Sbarramento Dobbiaco.

Solamente dopo la fine della guerra, nella primavera del 1919, si mise nuovamente mano al collegamento ferroviario tra Cortina e Dobbiaco ed infatti, attraverso il lavoro del genio militare, se ne completò la costruzione: la ferrovia delle Dolomiti venne attivata nel giugno del 1921, usando inizialmente per la trazione le locomotive abbandonate dagli austriaci. Si trattava di un impianto a scartamento ridotto, in principio gestito da una direzione militare e successivamente dal Regio Circolo Ferroviario di Bolzano.

Durante il periodo fascista, soprattutto per l'operato di Ettore Tolomei, venne attuata un'opera di italianizzazione all'interno della regione: naturalmente ne pagò le conseguenze la popolazione di madrelingua tedesca, in quanto fu proibito l'uso della loro lingua e vi fu l'abolizione della scuola in madrelingua tedesca. Poiché Dobbiaco è situata nelle vicinanze del confine di stato, dal '39 vennero erette delle opere di fortificazione al fine di impedire, o comunque rallentare, un'invasione dell'Italia da parte dei nazisti. Sono stati così realizzati lo Sbarramento Dobbiaco e lo Sbarramento della Val di Landro, facenti parte del Vallo Alpino in Alto Adige[24].

Nonostante ciò, a Dobbiaco e in tutto l'Alto Adige non vi furono quasi combattimenti durante la Seconda Guerra Mondiale. Attualmente rimane di stanza a Dobbiaco il 6º Reggimento Alpini, presso la caserma Piave; inoltre c'è una piccola base dell'aeronautica militare, nei pressi dell'aeroporto. Nonostante non vi si combatté, a Dobbiaco entrò in funzione un piccolo sottocampo del campo di transito di Bolzano, che ospitava circa 300 persone, liberate poi dagli americani soltanto l'8 maggio 1945.[25][26] [27]

[modifica] Dal 1945 ad oggi

Nel 1948 fu sottoscritto lo Statuto di Autonomia tra la regione Trentino-Alto Adige e il governo italiano, con cui si tutelano le minoranze linguistiche e si garantisce la pacifica convivenza dei tre gruppi linguistici (tedesco, italiano e ladino).

Nel dopoguerra il paese ebbe nuovamente un nuovo sviluppo economico, grazie anche alle Olimpiadi invernali di Cortina del 1956. A titolo di cronaca durante le olimpiadi il dobbiacense Eugenio Monti vinse una medaglia d'argento nel bob a due.

La ferrovia delle Dolomiti cessò i suoi servizi alle ore 18.20 del 17 maggio 1964, quando da Cortina partì l'ultimo convoglio viaggiatori[28].

Attualmente il tracciato della ferrovia fra Dobbiaco e Cortina viene mantenuto in efficienza come percorso di sci di fondo durante l'inverno e come pista ciclabile nelle stagioni estive.

[modifica] Simboli

Lo stemma del comune di Dobbiaco è suddiviso verticalmente in due bande colorate, bianca e rossa; al centro lo stemma ha un cerchio ulteriormente scisso nei colori rosso e bianco.

L'origine dello stemma e del suo motivo araldico risalgono alla nobile famiglia che un tempo risiedeva nel Castello di Dobbiaco: il Castello degli Herbst[5].

Lo stemma è graficamente praticamente identico, salvo per la disposizione inversa dei colori bianco e rosso, allo stemma del comune austriaco di Oberkappel.

[modifica] Onorificenze

Il comune di Dobbiaco è stato premiato nella primavera 2008 a Roma da Legambiente quale Comune Rinnovabile, ovvero municipalità che a livello nazionale utilizza, raffrontato al numero di abitanti, la maggior percentuale di energia rinnovabile per far fronte al bisogno di calore ed energia elettrica. Questo premio è dovuto alla centrale termica, all'azienda elettrica e ai pannelli solari e impianti fotovoltaici dei singoli cittadini. Da notare come, fra i primi dieci classificati, cinque siano comuni altoatesini.

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] Monumenti

[modifica] Castello degli Herbst

Il castello degli Herbst.

Nel centro cittadino, dietro la chiesa parrocchiale, si trova il castello Herbstenburg, letteralmente "la fortezza degli Herbst": una struttura imponente, difesa da alte mura merlate.

Il castello, che in precedenza era un vecchio torrione veneziano, fu comprato nel 1500 dai fratelli Christoph e Kaspar Herbst, del ducato di Krania, nell'odierna Slovenia, inviati a Dobbiaco dall'Imperatore Massimiliano I d'Asburgo, che al suo interno fissarono la sede del loro giudicato. Caspar Herbst era un uomo di cultura e d'affari, al servizio dell'imperatore dal 1477, che arrivò a Dobbiaco ai primi del '500, probabilmente anticipando la venuta dell'imperatore. Christoph Herbst era invece un uomo d'armi e giunse a Dobbiaco a seguito del conflitto con la repubblica di Venezia.

Il castello fu utilizzato dall'imperatore Massimiliano I d'Asburgo una prima volta nel 1508 per indire la dietaAugusta e per tentare un primo inutile attacco al castello di Botestagno. Ma fu soprattutto nel 1511 che l'imperatore vi soggiornò per alcuni mesi, ospite dei suoi fedeli servitori Herbst, per proseguire la battaglia contro la repubblica di Venezia.

Il castello negli anni fu adibito a fortificazione, con massicci torrioni angolari e merlatura perimetrale; fu dotato di un cunicolo sotterraneo segreto che portava alla cosiddetta "Torre Rossa". Una leggenda del paese racconta di una sera di festeggiamenti al castello, nella quale il signore Christoph Herbst, in preda ai fumi del vino, senza alcuna ragione fece rinchiudere uno sconosciuto nelle prigioni sotterranee, per poi lasciarlo morire. La coscienza sporca di Christoph e le notti insonni della moglie convinsero i due ad attraversare tutta l'Italia per recarsi a Roma per chiedere il perdono dei propri peccati. Giunti nella città eterna, fecero voto di portare attorno al collo una catena di ferro come segno di penitenza fino alla loro morte. A testimonianza dell'accaduto, ancora oggi nella chiesa di Dobbiaco sono raffigurati i due nobili in preghiera e con una catena di ferro al collo.

Dopo la morte dei fratelli Herbst (1538), i quali non ebbero discendenti, il castello divenne proprietà dei fratelli Gössl di San Candido, in seguito di Hans Karl von Frak, e nel 1605 della casata dei Walther, i quali si fregiarono del titolo di "Walther von Herbstenburg". Nel 1747 l'edificio venne acquistato dai Signori Klebelsberg di Brunico, poi dai Baroni Bossi Fedrigotti del ramo Belmonte e all'inizio del XX secolo dai Baroni Bossi Fedrigotti del ramo Ochsenfeld. Poco prima della seconda guerra mondiale fu acquisito dalla Contessa Sayn-Wittgenstein, che lo lasciò in eredità ai nipoti, i Baroni Goldegg-Lindenburg. Infine, nel 1960, il castello fu comprato e rinnovato dal Marchese Stefano Cavalcabò Misuracchi Fratta, l'attuale proprietario[9].

Nel 1906 all'interno della tenuta furono ritrovati numerosi scheletri. A seguito di tale scoperta, gli storici ipotizzarono che una delle numerose alluvioni avesse sommerso le prigioni interne al castello, sommergendole di acqua e massi[senza fonte].

[modifica] Torre Rossa

Il nome originario della torre è Hornberger Turm, dal nome del suo costruttore, originario della Carinzia, il quale la edificò nel 1430 per scopi difensivi. Successivamente il nome fu tramutato in Torre Rossa, in quanto le sue pareti esterne furono ridipinte di tale colore.

La torre attualmente ha una foggia insolita: non è particolarmente alta e si sviluppa con una forma quadrata e piuttosto tozza. La sua esigua altezza è dovuta al fatto che nel IX secolo il rio della vicina frazione di San Silvestro straripò, provocando un'alluvione nella parte vecchia del paese. Nel corso dei secoli, diversi furono i proprietari dell'edificio, tra cui Konrad Kurz nel 1559 e Heinrich Winkelhofen nel 1580, fino all'acquisto nel 1736 da parte di membri della famiglia nobiliare Taschler, i quali ne sono gli attuali proprietari.

La Torre Rossa fu importante sia durante il periodo degli Herbst (in quanto collegata al castello da loro acquistato), sia successivamente durante il periodo dei fratelli Künigl.

Rispetto all'impianto originario, lo stabile ha perso alcune strutture difensive ai suoi angoli: vi erano infatti quattro rondelle angolari di cui oggi se ne può solamente intuire la originaria presenza. Inoltre, come accennato sopra, nel passato vi era un passaggio sotterraneo che univa la torre al castello degli Herbst, costruito per consentire un'eventuale fuga da un assedio al castello: non sono mai stati effettuati scavi di tipo esplorativo del cunicolo, per constatarne le dimensioni e il tragitto, oltre all'attuale solidità[9].

In una delle sale della torre, la Sala dei Cavalieri, si trovava un quadro di Tiziano; purtroppo non se ne sa più nulla, in quanto il fabbricato è ora in mano a privati[senza fonte].

[modifica] Grand Hotel

Il Grand Hotel di Dobbiaco.
L'ostello della gioventù, nel Grand Hotel di Dobbiaco

Il complesso del Grand Hotel fu edificato nel 1877. Oltre ad essere stato il primo albergo di Dobbiaco, fu anche uno dei primi della val Pusteria, e all'epoca era ritenuto uno degli hotel più all'avanguardia. Il nome originario era Südbahnhotel in quanto, secondo il piano originario, assieme ad esso si doveva costruire anche la linea ferroviaria Südbahn che avrebbe collegato Lienz e Fortezza.

L'edificio vide fra i suoi ospiti molti nobili, tra cui il principe ereditario tedesco Federico Guglielmo, il re Alberto di Sassonia, la principessa ereditaria austriaca granduchessa Stephanie ed infine il re Milan di Serbia.

Durante il primo conflitto mondiale l'albergo subì alcuni danni, mai riparati; alla fine della guerra il complesso fu quindi totalmente abbandonato. Nel 1934 l'edificio, messo all'asta, venne comprato dall'Istituto di Credito Fondiario delle Tre Venezie. Ma la sua rinascita dovette attendere ancora molti anni: da allora, infatti, la struttura cambiò diversi proprietari, tra cui lo stesso Stato Italiano, finché nel 1991 il complesso passò alla provincia di Bolzano, che ne curò il restauro, conservandone la struttura originale ma cambiandone la destinazione[9].

Oggi il Grand Hotel è adibito a diverse funzioni: centro congressi e culturale, ostello della gioventù, il Centro Vacanze, bar, centro visite dei parchi naturali, scuola di musica, servizio per i giovani, centro di formazione, appartamenti sociali e una casa per ferie della curia. Fiore all'occhiello del complesso è la sala auditorium Gustav Mahler, in funzione dal 1999 con 378 posti[29] ed una buona acustica, dove si tengono numerosi concerti musicali, oltre a svariate conferenze.

[modifica] Edificio comunale

Lo stabile che attualmente ospita la sede del comune del paese è stato eretto nel 1550 dai Conti Künigl di Casteldarne[senza fonte], che amministrarono la giustizia e la riscossione delle tasse a Dobbiaco e a Monguelfo dal 1533 fino al 1826 (salvo una breve interruzione tra il 1810 ed il 1814, quando il territorio passò all'amministrazione del Regno d'Italia)[30].

L'asciutto ed elegante edificio è a pianta quadrata, e fu usato dai conti durante tutta la loro giurisdizione. Oggi, oltre ad essere sede comunale, ospita una locale banca.

La chiesa parrocchiale di Dobbiaco, dedicata a San Giovanni.
La cappella del Santo Sepolcro di Lerschach, che conclude la Via Crucis.

[modifica] Luoghi di culto

[modifica] Chiesa di San Giovanni Battista

La chiesa di San Giovanni Battista è il principale edificio religioso del paese. Sorge sui resti, oggi non più visibili, di quella costruita dai benedettini nella prima metà del IX secolo. L'attuale struttura, progettata dall'architetto dobbiacense Rudolf Schraffl, risale al 1764-1774. La torre campanaria, che si trova sul lato nord-ovest della navata centrale, fu completata soltanto nel 1804.

La parrocchiale di Dobbiaco è considerata la più importante e riuscita chiesa barocca della val Pusteria. Risparmiata dagli appesantimenti, dagli orpelli indiscriminati e dagli svolazzi rococò che affliggono molte chiese dell'Alta Pusteria edificate nel medesimo stile, il suo impianto offre all'esterno linee leggere e forme ben proporzionate. Gli affreschi del soffitto, raffiguranti la storia di San Giovanni Battista, così come la pala dell'altare e la maggior parte degli altri dipinti, sono opera di Franz Anton Zeiler. A Johann Perger si devono invece i bei complessi scultorei dell'altare maggiore e del tabernacolo. Tre sono i San Giovanni rappresentati: infatti oltre al Battista sono raffigurati San Giovanni Nepomuceno (nella statua antistante alla chiesa) e San Giovanni evangelista.

La scelta di San Giovanni Battista come patrono della chiesa è attribuibile alla profonda devozione che per questo santo aveva l'Ordine dei Benedettini, che fin dall'VIII secolo era presente nella vicina San Candido[31].

Fino alla metà del XX secolo, nelle immediate vicinanze della chiesa parrocchiale si trovava una esatta copia in miniatura dello stesso edificio religioso[senza fonte].

Il 7 luglio 1916 una granata austriaca cadde sul luogo di culto, causando gravi danni. A seguito dell'accaduto, l'ordigno venne incassato nella parete laterale destra della chiesa, a ricordo dell'episodio.[32]

[modifica] Via Crucis delle cappelle della passione

La Via Crucis delle cappelle della passione costituisce il cosiddetto Sacro Monte, ovvero cinque cappelle con il rilievo in marmo, attribuite a Michael Parth, raffiguranti la passione di Cristo. Le cappelle furono costruite nel 1519 su commissione degli Herbst, signori di Dobbiaco. Fanno parte della Via Crucis anche l'originale cappella dei marchesi di Gorizia, nella chiesa parrocchiale, e la cappella rotonda di Lerschnach.

Le stazioni si snodano lungo il paese, fino a raggiungere la cappella di Lerschach, consacrata a San Giuseppe, il cui tabernacolo di forma circolare è stato edificato sui resti di una precedente chiesetta romanica. La cappella fu voluta da Massimiliano I, così come le altre cappelle della Via Crucis, e ricevette la propria consacrazione solo nel 1568, dal vescovo ausiliare di Bressanone Giovanni von Spaur; le sue campane e quelle di altri edifici religiosi furono messe all´asta per volere di Giuseppe II[33].

[modifica] Santuario di Santa Maria

Il santuario è collocato nell'omonima frazione (che in tedesco è Aufkirchen, ovvero, tradotto letteralmente, chiesa collocata in alto: si trova infatti a 1.322 m, un chilometro ad ovest di Dobbiaco Vecchia. La chiesa fu edificata nel 1457, e nella prima metà del '300 divenne un'importante meta di pellegrinaggio; nel 1877 fu sottoposta ad un restauro radicale in stile neogotico.[34]

Nel 1983, nel corso di ulteriori interventi, affiorarono affreschi del '400 raffiguranti vari santi e alcuni stemmi nobiliari, a conferma dell'importanza del santuario nella devozione dei tirolesi.

Il campanile è affrescato con un'inconsueta ed enorme immagine di San Cristoforo che porta sulle spalle Gesù Bambino, e con i blasoni di Gorizia e del Tirolo, probabilmente realizzati da Simone da Tesido all'inizio del '500.

[modifica] Sentiero di meditazione a San Pietro in Monte

Sulla collina boscosa sovrastante la frazione di Santa Maria sorge l'antica chiesetta di San Pietro in Monte, ricostruita nel 1996 a partire da un cumulo di pietre in rovina. La chiesa è realizzata in uno stile sobrio che ben si accorda al bosco circostante, ed è raggiungibile in circa venti minuti da Santa Maria, seguendo un sentiero di meditazione: si tratta di un tracciato nel bosco, attrezzato di corrimani, panchine e piazzole, in cui sono stati posti monoliti granitici con piccole statue in bronzo. L'intero ciclo è ispirato alla vicenda biblica di San Pietro.

Il primo riferimento alla chiesa è dell´anno 1329. Sotto Giuseppe II viene sconsacrata e chiusa al pubblico, le campane vengono messe all'asta e l'antico altare gotico trasferito nel Castello di Ambras, presso Innsbruck.

All'interno della chiesa è conservato un San Cristoforo del XVI secolo.

[modifica] Chiesetta vecchia di Franadega

La chiesetta si trova nei pressi del maso Taschler, in località Franadega. La data di origine della cappella non è nota, né determinabile: è noto invece che la parte più recente risale al 1595, così come si può leggere da una pietra posta presso la porta di accesso.[34]

Un tempo la chiesetta si trovava su un percorso che collegava Monguelfo a Dobbiaco, passando per la Valle di Casies.

[modifica] Società

[modifica] Ripartizione linguistica

Dall'ultimo censimento del 2001, gli abitanti di Dobbiaco si sono dichiarati in maggioranza di madrelingua tedesca[35]:

% Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Astat informazioni N.17 - agosto 2002
{{{bs}}}% madrelingua bosniaca
86,28% madrelingua tedesca
{{{en}}}% madrelingua inglese
{{{fr}}}% madrelingua francese
13,65% madrelingua italiana
{{{hr}}}% madrelingua croata
{{{hu}}}% madrelingua ungherese
0,07% madrelingua ladina
{{{mk}}}% madrelingua macedone
{{{ro}}}% madrelingua rumena
{{{sh}}}% madrelingua serbo-croata
{{{sl}}}% madrelingua slovena
{{{sq}}}% madrelingua albanese
{{{sr}}}% madrelingua serba

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Cultura

[modifica] Biblioteche

  • Biblioteca ecclesiastica, in via Herbstenburg
  • Biblioteca locale - Örtliche Bibliothek, in piazza delle scuole

[modifica] Scuole

Dobbiaco ha due scuole dell'infanzia, due primarie, due secondarie di primo grado, rispettivamente in lingua italiana e in lingua tedesca. I tre cicli scolastici sono stati recentemente raggruppati in istituti separati per lingua: uno italiano e uno tedesco.

Anche nella frazione di Valle San Silvestro è presente una scuola materna e una elementare in lingua tedesca.

La statua di Gustav Mahler in piazza a Dobbiaco.

[modifica] Cinema

Nel seguito si riportano alcuni film che hanno avuto almeno alcune scene girate nei dintorni di Dobbiaco (val di Landro compresa):

[modifica] Personalità legate a Dobbiaco

[modifica] Gustav Mahler a Dobbiaco

Da Dobbiaco Nuova si può raggiungere attraverso una comoda passeggiata la località Carbonin Vecchia (ted. Altschluderbach) dove si può trovare il maso Trenker (località da non confondersi con la frazione di Dobbiaco Carbonin): qui il compositore Gustav Mahler trascorse i mesi estivi dal 1908 al 1910, e vi compose la Nona sinfonia, la Decima (incompiuta) e il celebre Canto della terra (ted. Lied von der Erde), alla cui esecuzione, però, l'autore non ha mai avuto la possibilità di assistere.[37] All'interno del maso è possibile visitare la stanza dove il musicista soggiornò con la moglie Alma.

Dal maso è possibile raggiungere un parco faunistico, dove sono ospitate alcune specie di animali montani della zona. Sempre all'interno del parco si trova la cosiddetta casetta di composizione, un piccolo edificio in legno in cui l'autore Mahler si ritirava in solitudine a creare la sua musica.[38]

« Dobbiaco è straordinaria, ti tempra corpo e anima. »

Il 2 ottobre 1957 si tenne al maso Trenker una cerimonia a memoria di Mahler e dei suoi soggiorni a Dobbiaco; in quella occasione fu anche apposta una targa commemorativa.

In suo ricordo, dal 1981 ogni anno si tiene a Dobbiaco un festival musicale, le cosiddette "Settimane musicali in memoria di Gustav Mahler" o più semplicemente "Settimane Mahleriane", che oltre ad un ciclo di conferenze offre un ricco calendario di concerti. A Mahler è dedicata la sala auditorium del centro congressi Grand Hotel e una statua nella piazza principale del paese, eretta nel 1983, ad opera dello scultore sloveno Bojan Kunaver.

A poca distanza dal maso Trenker, lungo il sentiero 27, si trovano le sorgenti idrominerali dei Bagni di Maia, citate per la prima volta nel 1273 e apprezzate anche dall'imperatore Massimiliano I, il quale vi soggiornò nel 1511 per rimettersi in salute. Lo stabilimento è oggi chiuso, anche se resta a disposizione dei visitatori una piccola cappella con una fonte d'acqua[39].

[modifica] Eventi

Il festival delle mongolfiere, a Dobbiaco.
Un krampus che sfila lungo le vie del centro di Dobbiaco durante la festa di San Nicolò.
  • Gennaio:
  • Giugno:
    • La Cortina-Dobbiaco maratona: gara di corsa[44]
    • Il Festival Internazionale di Canto Corale "Alta Pusteria"[45]
  • Agosto:
    • La tradizionale marcia notturna Dobbiaco: si tiene ogni 14 agosto
    • Il Grande Corteo di Costumi Tradizionali: il 15 agosto
  • Settembre:
    • La Tre Cime Alpin Marathon[48]
  • Novembre:
    • Il Kirchtagsmichl (traducibile in "Michelino del giorno di festa"), festa di 3 giorni di origine bavarese

[modifica] Frazioni

Il paese di Dobbiaco ha tre frazioni: Carbonin, Santa Maria e Valle San Silvestro.[49]

[modifica] Carbonin

Più che un centro abitato è un luogo di villeggiatura, costituito da un piccolo complesso di caseggiati nei pressi del lago di Landro, alla fine della val di Landro. La località è sostanzialmente costituita da una casa per ferie, denominata Residence Ploner.

[modifica] Santa Maria

È un piccolo centro abitato che sorge a 1.337 m attorno al più noto santuario mariano della Pusteria. La prima annotazione della località risale al 1262. Etimologicamente la dizione tedesca Aufkirchen, con la sua radice auf sta a indicare la chiesa collocata in alto: una bella chiesetta tardo gotica del 1475.

[modifica] Valle San Silvestro

È un piccolo centro che sorge sulla destra orografica dell'omonima valletta, a 1.440 m s.l.m., lungo il vecchio tracciato che collegava Dobbiaco, attraverso Franadega, alla valle di Casies. Il toponimo tedesco Wahlen contiene la radice walch, che costituisce la versione germanica del termine romano. Appare quindi assai probabile che anche a Valle risiedesse fino al X secolo una popolazione romana. Il piccolo paese appartenne fino a poco dopo la prima guerra mondiale (1919) alla giurisdizione di Sillian. L'omonimo torrente che scorre ai piedi del centro abitato è esondato più volte nel corso dei secoli, danneggiando gravemente Dobbiaco.

[modifica] Altre località del territorio

[modifica] Candelle

Insediamento di masi sparsi, afferenti alla frazione di Valle San Silvestro, siti a nord-est di tale frazione. Il termine tedesco Kandellen è documentato nel 1730 come Kamedelle, dialettalmente Kondäll. Tale toponimo è riferibile alla radice latina cubitellus, che significa gomito: proprio a forma di gomito appare il piccolo altipiano dove Candelle si sviluppa.

[modifica] Costanosellari

Complesso d'edifici masali che si sviluppano sulle pendici rivolte a mezzogiorno del monte che collega Dobbiaco con San Candido. L'attuale dizione tedesca di Haselsberg viene citata nel 1404 come Halsberg e nel 1780 come Haslberg, dialettalmente Haslspärk. Etimologicamente riferibile alla radice tedesca hasala o hasele, entrambe dizioni dal preciso significato di "arbusto di nocciolo".

[modifica] Fienili

Si tratta di un raggruppamento di edifici masali situati sopra l'abitato di Valle San Silvestro. L'attuale dizione tedesca Stadlern deriva dalla più antica denominazione risalente al XV secolo di Stoedelin o dialettalmente Schtadlan: significano appunto fienili, granai, piccole costruzioni rurali.

[modifica] Franadega

Insediamento masale molto antico in frazione Valle San Silvestro, sito sulla destra orografica del rio Kühbach. La denominazione tedesca è Frodeign, citata già nel 1300 con il nome arcaico di Frumdaigen, la cui etimologia potrebbe essere riferita alla radice vrongedige interpretabile come soggetto alla signoria di: insomma un gruppo di masi sottoposti ad una signoria poderale.

[modifica] Grazze

Insediamento, al confine occidentale del comune, in orografica destra della Rienza. Qui fu trovata nel 1955 una pietra miliare romana dell'epoca dell'imperatore Decio (249-251). L'attuale denominazione tedesca è Gratsch, che si trova nelle prime citazioni del XIII secolo come Curats, Coratsch, Geretsch, termini che possono avere come fonte sia il latino quadratus (inteso come un appezzamento di terra chiaramente delimitata), sia lo slavo gradisc (ovvero una zona fortificata). Quest'ultima ipotesi è più verosimile se si ipotizza che in quella zona si attestarono gli slavi per parare l'assalto dei baiuvari nel VII secolo.

[modifica] Melate

Questa piccola località ha radice etimologica risalente all'epoca preromana con il significato di "insediamento romano" collegato ai prati alpini che lo circondano. In effetti il gruppo di masi costituenti Melate è sito a 1.414 m s.l.m., sopra la frazione di Santa Maria.

[modifica] Monte Rota

È il ben noto insediamento sito a monte della frazione di Santa Maria. L'attuale dizione tedesca Ratsberg, o più correttamente Radsberg, derivano dall'antico Ratsperch che significa "prati umidi": definizione assolutamente logica se si conoscono i bellissimi prati di montagna e le torbiere che si estendono vicino all'abitato, tanto che molti di essi sono stati individuati quali biotopi naturali e sottoposti alla specifica tutela.

[modifica] Schönhube

Ameno gruppo di masi a nord ovest della frazione di Santa Maria, in prossimità del confine comunale con Villabassa. La dizione tedesca Schönhube e la dialettale Schienhuibe contengono entrambi la radice Schön, da interpretarsi però non tanto come bello esteticamente quanto come gratificante in termini di resa gestionale dell'azienda agricola. Con il termine Huobe si intende mezzo maso, il che sta ad esplicitare che la Schönhube era primariamente costituita da un unico maso ampliatosi nei secoli e suddiviso poi in piccole unità. Si ha notizia di una consegna di prodotti agricoli provenienti da Schenhuben al monastero di San Candido nel 1140.

[modifica] Seghe

Questa gradevole località è sita all'imbocco della valle di Landro, a metà strada tra Dobbiaco Nuova ed il lago di Dobbiaco. La moderna denominazione Säge era preceduta da quelle più antiche del XVIII secolo Saag e Saagerbau e, del secolo successivo, Sage e Saghäuser. Tutti questi nomi sono però concordi nell'indicare che in tale luogo vi fosse una segheria.

La centrale di teleriscaldamento.
Le montagne di segatura che andranno ad alimentare la centrale di teleriscaldamento.
La centrale di teleriscaldamento e in primo piano l'aeroporto.

[modifica] Economia

[modifica] Centrale di teleriscaldamento

Dato che il 42% del territorio dell'Alto Adige è ricoperto da boschi e foreste, ed è fiorente una attività di trasformazione del legno[50], negli ultimi anni si sta cercando di sfruttare al meglio tale fonte di energia pulita e rinnovabile, ovvero il legname. Dal 1998 esiste a Dobbiaco una centrale di teleriscaldamento, a cui si è collegata anche la rete del limitrofo comune di San Candido. Il 24 settembre 1999 Dobbiaco e San Candido sono due dei sei soci fondatori del Consorzio Biomassa Alto Adige[51].

Il 25 giugno 2005 la centrale è stata ampliata e radicalmente ristrutturata con il nuovo gruppo per la produzione combinata di energia termoelettrica: un impianto che nel suo genere è il maggiore d'Europa[52]. L'impianto produce e diffonde energia termica eco-compatibile per i comuni di Dobbiaco e San Candido e per le loro frazioni.

Il sistema di produzione di energia sfrutta come materia prima il cippato di legno, ovvero gli scarti delle segherie o del disboscamento. Usando questo come combustibile si produce energia termica, che a sua volta riscalda un fluido di lavoro che si vaporizza e si espande in una turbina; quest'ultima è collegata ad un alternatore che genera energia elettrica. Contemporaneamente, la parte residuale dell'energia termica prodotta dalla combustione del cippato di legno è impiegata per riscaldare un olio diatermico che fluisce all'interno di un circuito di produzione del vapore utilizzato nel teleriscaldamento propriamente detto; il calore così trasportato è quello che infine verrà utilizzato per riscaldare le case dei due paesi. I punti vincenti di una tale centrale sono l'utilizzo di materie prime rinnovabili, che provengono da scarti di altre lavorazioni (il cippato è proveniente, oltre che dalle segherie locali, anche dalle importazioni, persino dalla Finlandia), e non ultimo una minima emissione di gas di scarico, grazie all'utilizzo combinato di un filtro elettrico e uno di condensazione.

La centrale ha una potenza di 18 megawatt e brucia annualmente circa 1.402.500 metri cubi di biomassa[52].

La rete di teleriscaldamento deve far sì che il vapore arrivi molto caldo alle case. Perciò, in entrambi i paesi esistono due condotte molto ben isolate: una in mandata ed una in ritorno. L'utilizzatore finale potrà utilizzare il suo vecchio impianto interno, ed avrà il vantaggio di avere sempre l'acqua ben calda e immediatamente disponibile, oltre che non dover più sostenere i costi di acquisto e manutenzione di caldaie e cisterne.

Per un impiego più efficiente, vengono utilizzati degli scambiatori di calore, in modo che l'acqua di ritorno possa andare a scaldare quella di andata[senza fonte].

Nell'anno 2009 Dobbiaco è entrata assieme ad altri tre paesi dell'Alto Adige nella speciale classifica dei Comuni che si sono dotati di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili di Legambiente; i risultati ottenuti sono una percentuale del 269% rispetto al fabbisogno, con 255 kwh di impianti fotovoltaici, 1.279 kwh di mini-idroelettrico, 1.270 mq di pannelli solari termici, teleriscaldamento da due impianti, biomasse da 25 Mw e biogas da 132 kwh.[53]

[modifica] Visite all'impianto

La centrale di teleriscaldamento è stata ri-progettata fin dall'inizio per offrire oltre al calore (per circa 1.200 abitazioni), anche informazione[senza fonte]. Il fatto che la centrale sia interamente visitabile, anche al suo interno, attraverso percorsi guidati che si effettuano settimanalmente, la rendono il primo circuito informativo sulla biomassa in Europa[senza fonte].

[modifica] Produzioni casearie

La produzione lattiero-casearia dobbiacense è caratterizzata dalla presenza di una latteria sociale, costituita in forma cooperativa nel 1883, e pertanto una delle più antiche dell'Alto Adige. Dopo la fusione con l'analoga associazione di San Candido, nel 2004 si è inaugurata la nuova sede della Latteria, permettendo al visitatore di seguire da vicino tutte le fasi della lavorazione del latte. I prodotti caseari della cooperativa sono soprattutto formaggi, come ad esempio la Stanga di Dobbiaco, tipico di Dobbiaco, e il formaggio Alta Pusteria, entrambi inseriti nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani.[54] Oltre a questi prodotti, la latteria produce anche burro, Bergkase (formaggio a pasta morbida) e Rigatino (un prodotto molto aromatico).[38]

La latteria conta 180 soci circa, per un totale di 2.500 mucche, che apportano giornalmente circa 30.000 litri di latte.[55]

Una prima parte del percorso si trova nel piccolo museo, ed è incentrata sulla storia e lo sviluppo delle tecniche di lavorazione casearia nel corso dei secoli. Successivamente l'itinerario prevede una visita guidata alla zona di produzione.

[modifica] Radiounda

La Unda - Società per la Fabbricazione di Apparecchi di Meccanica Fine, fu fondata il 22 agosto 1925, con la licenza di costruzione numero 4, ovvero una delle prime in Italia. L'azienda si costituì con un capitale iniziale di 75.000 lire e 15 dipendenti, dall'allora ventitreenne Max Glauber.

La società ebbe subito una grande notorietà in quanto era famosa per le sue produzioni di alta precisione, soprattutto di condensatori variabili a minima perdita, esportati in Francia, Olanda, Belgio e Svizzera; durante gli anni trenta fu molto affermata, e partecipò a diverse fiere e mostre a Milano.

A seguito degli accordi italo-germanici del 23 giugno 1939, durante la primavera del 1940 Unda Radio si dovette trasferire a Como[56].

[modifica] Turismo

Le tre casette del mondo magico della foresta, circuito informativo sito nel bosco alle spalle del Grand Hotel.

Dobbiaco vanta una tradizione secolare in campo turistico ed offre una importante varietà di offerte vacanziere. La favorevole posizione geografica, la vicinanza alle vette più famose delle Dolomiti (tra cui le rinomate Tre Cime di Lavaredo), il clima e le molteplici attività culturali e sportive, sono alcuni dei motivi che hanno reso il paese una tra le tante località note dell'Alto Adige. Un interessante panorama artistico e naturale si spalanca davanti al visitatore: cappelle, antichi masi, sentieri presso prati coltivati e non, specchi d'acqua, boschi ombrosi ed estesi parchi naturali, i quali sono ricchi di flora e di fauna.

Data la sua importanza come centro turistico, la città offre una capacità ricettiva in alberghi e camping di circa 5.828 posti letto,[57] triplicandone nelle alte stagioni turistiche la sua popolazione.[38] Ogni anno si recano in visita a Dobbiaco 508.980 turisti, di cui circa il 75% sono italiani[5].

[modifica] Principali luoghi di interesse

Un elicottero Agusta-Bell AB 205 in decollo dall'eliporto di Dobbiaco.
Aeromobili della 9a squadriglia bavarese, presso l'aeroporto di Dobbiaco durante la Prima Guerra Mondiale.
La stazione ferroviaria di Dobbiaco.

[modifica] Infrastrutture e trasporti

[modifica] Aeroporto ed eliporto

Per approfondire, vedi la voce Aeroporto di Dobbiaco.

Dobbiaco possiede un piccolo aeroporto, nato come scalo militare, e utilizzato durante la prima guerra mondiale dalle truppe austro-ungariche. Dal dopoguerra sino ai giorni nostri, presso il paese è dislocato un distaccamento aeroportuale dell'Aeronautica Militare. Presso l'aeroporto era possibile ottenere l'abilitazione al traino d'alianti; durante uno di questi esami morì Dante Vecchi[62].

Al giorno d'oggi l'aeroporto è utilizzato per voli turistici: dal 1953 è gestito dalla società Meteor[63]. Nelle stagioni estive è possibile atterrare se si è soci dell'Aeroclub Pusteria[64], mentre in quelle invernali l'aerea dello scalo viene a volte utilizzata come punto di partenza per le numerose competizioni di sci di fondo[65]. La pista d'atterraggio è lunga 700 metri e larga 50[66].

Accanto all'aeroporto c'è un eliporto e una postazione di rifornimento, di cui si servono anche gli elicotteri dell'Aviazione dell'esercito italiano. L'eliporto è pure usato come punto nevralgico per le varie esercitazione militari organizzate dal 6º Reggimento Alpini (sia d'inverno che d'estate) nell'Isola Addestrativa "Val Pusteria" (un'area di 150.000 metri2) per le truppe italiane, quelle NATO e quelle PfP. L'aeroporto viene sfruttato per dare supporto alle esercitazioni di eliassalto (ad esempio con tecnica Fast-Rope), recupero ostaggi ed evacuazione medica[67].

All'aeroporto di Dobbiaco furono girate alcune scene del film Amanti, per volere del regista Vittorio de Sica, utilizzando un aliante monoposto di tipo SG 38 trainato da un monomotore da traino L5 dell'Aeroclub di Bolzano: i due velivoli erano pilotati rispettivamente da Werner von Fischer e da Siegfried Freisinger[68].

[modifica] Mobilità urbana

Dobbiaco è connessa con tutti i maggiori centri abitati della Val Pusteria. A ovest, fino a Fortezza, c'è la ferrovia della Val Pusteria. Verso est, dopo la stazione ferroviaria di San Candido, esiste un collegamento orario gestito dalle Österreichische Bundesbahnen (le ferrovie austriache) fino a Lienz (Austria).

Inoltre la città è collegata con un servizio di autobus di linea con i vicini paesi di San Candido e Sesto, oltre che con Cortina d'Ampezzo.

Nel paese invece è in servizio il Citybus: una piccola corriera che collega Dobbiaco alle sue frazioni.

[modifica] Amministrazione

Attualmente il sindaco è Bernhard Mair, del partito SVP, mentre il vicesindaco è Anton Tschurtschenthaler, della stessa lista.

Sindaco: Bernhard Mair (SVP) dal 09/05/2005
Centralino del comune: 0474 970500
Posta elettronica: info@comune.dobbiaco.bz.it

[modifica] Consiglio Comunale

In seguito alle elezioni amministrative del 2005, in consiglio comunale sono rappresentate tre liste. La maggioranza è stata conquistata dalla Südtiroler Volkspartei, con il 64,88% dei voti e 13 consiglieri. Fa parte della maggioranza anche la lista civica Lista Indipendenti - Tre Cime, con 3 consiglieri (16,77%). All'opposizione resta invece l'altra lista civica, Freie Wählergemeinschaft - Liste Toblach (18,36% e 4 consiglieri).[69]

La Ciclabile delle Dolomiti, d'inverno adibita a pista da sci di fondo.

[modifica] Sport

[modifica] Sport invernale

Dobbiaco ha una particolare rilevanza, anche a livello mondiale, per lo sci di fondo: con oltre 150 chilometri di piste e un'arena dedicata a questo sport (attualmente in fase di restauro), in Italia ne è una vera "capitale".[70] Dall'arena partono tre piste omologate FIS, dedicate agli atleti dobbiacensi che hanno partecipato in passato alle olimpiadi:

Monika, di 5 km (da Monika Schwingshackl),
Nathalie, di 7,5 km (da Nathalie Santer),
Albert, di 10 km (da Albert Walder).

Appena sarà terminata la nuova arena, questa offrirà la possibilità di avere una pista di 4 km per lo ski roll praticabile durante l'estate, oltre ad offrire una palestra di roccia.

Durante l'inverno vi si svolgono molteplici competizioni a livello internazionale, quali gare di Coppa del Mondo di sci di fondo e maratone di sci di fondo. Tra le principali manifestazioni si cita ad esempio la Dobbiaco-Cortina: una gara di 30 chilometri, ormai giunta alla 30a edizione.

La città offre comunque qualche alternativa invernale allo sci di fondo. Infatti sono presenti 2 skilift ed una seggiovia, che danno luogo a due piste da sci di discesa: la Trencker e la Rienza, di livello rosso, ovvero per sciatori intermedi. Precedentemente gli impianti sciistici erano situati nella parte nord del paese (nord-est e nord-ovest), ma sulla fine del XX secolo sono stati spostati nella zona sud-ovest; tra le diverse cause che hanno causato il loro spostamento, si può far riferimento alla loro eccessiva esposizione alla luce solare durante l'arco della giornata.

Altra offerta è una pista naturale da slittino adatta alle famiglie, a Monte Rota, lunga due chilometri.

A Dobbiaco Vecchia è presente un palazzetto per il pattinaggio su ghiaccio, dove si allena anche la squadra locale di hockey su ghiaccio, gli Icebears[71].

Sebbene a Dobbiaco durante la stagione invernale è molto praticato lo sci di fondo, il paese dà pure la possibilità di effettuare passeggiate ed escursioni sulla neve con le ciaspole o senza (Nordic Walking): i percorsi sono ben segnalati e hanno diversi gradi di difficoltà.

[modifica] Salto con gli sci

Dobbiaco è una delle poche località in Alto Adige dotata di strutture adatte alla pratica del salto con gli sci. Il primo trampolino da 20 metri fu costruito nel 1911, il secondo nel 1919, quando venne anche migliorata la struttura del primo.

Poiché gli atleti locali si dimostravano molto attivi, nel 1950 l’ingegner Terschak progettò e fece erigere due nuovi trampolini: tra i saltatori pusteresi dell'epoca si ricorda Enzo Perin, che partecipò anche ai Giochi Olimpici.

Tra il 1970 e il 1972, con l'aiuto del CONI e i finanziamenti della provincia di Bolzano, si realizzarono nuovi trampolini, passando da un'altezza di 30 metri a 60 metri.

Nel 2003 sono stati nuovamente effettuati dei lavori di ristrutturazione, portando la struttura maggiore dai 60 agli 80 metri[72].

[modifica] Sport estivo

Durante le stagioni calde le molteplici piste da sci di fondo si trasformano in altrettante piste ciclabili: molte sono le mete facilmente raggiungibili attraverso queste, ad esempio Cortina, Lienz e Bressanone. Particolare rinomanza ha la ciclabile della Pusteria e quella della Drava, con meta Lienz; una volta effettuato il viaggio d'andata, per il viaggio di ritorno le ferrovie austriache offrono molti convogli ferroviari per il trasporto delle biciclette.

Oltre alle escursioni in bicicletta o mountain bike si possono praticare escursioni in montagna, arrampicate, vie ferrate, pesca e tennis. Ogni anno, l'ultima domenica di luglio si tiene la gara di mountain bike Cortina-Dobbiaco[73], che richiama migliaia di appassionati.

Recentemente, nella zona di Dobbiaco Nuova, dietro alla vecchia piscina, è stato costruito un parco avventura, con diversi percorsi da effettuare passando da un albero all'altro. Il parco è dotato di otto percorsi su 72 elementi, con 16 flying-fox[74].

Il paese ospita anche il campo estivo per addestramento della Scuola Militare Aeronautica Giulio Douhet.

[modifica] Vecchia e nuova piscina

La vecchia piscina si trova nella zona sud del paese, e versa da una decina di anni in condizioni di totale abbandono.

Di recente è stata invece realizzata in sua sostituzione, nella zona sportiva Gries (nella parte di Dobbiaco Vecchia, accanto al palazzetto del ghiaccio) una nuova "piscina naturale", detta anche "laghetto naturale di Dobbiaco": è formata da due vasche, una per principianti e una per nuotatori esperti. La nuova piscina è posizionata in una zona sicuramente più soleggiata durante l'arco della giornata rispetto alla precedente, ed in più ha la grande novità dell'acqua potabile che viene condotta nella piscina, la quale viene purificata in due vasche di depurazione a parte, con l’ausilio di piante di riposizione, facendo quindi a meno dell'utilizzo del cloro[75].

[modifica] Personalità sportive legate a Dobbiaco

Ole Einar Bjorndalen
Nathalie Santer
Saskia Santer
Monika Schwingshackl
Eugenio Monti
Jochen Strobl
Stephanie Santer
Albert Walder

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Note

  1. ^ Dato ISTAT al 31 dicembre 2007, http://demo.istat.it/bil2007/index.html
  2. ^ Per Tre cime per antonomasia si intendono le Tre Cime di Lavaredo montagne tra le più famose delle Dolomiti.
  3. ^ Questo nome gli deriva dal fatto che dal suo territorio comunale, e precisamente da Landro, si gode una magnifica vista panoramica sulle Tre Cime di Lavaredo
  4. ^ AA.VV., Trentino-Alto Adige - Guide d'Italia - Touring Club Italiano, Touring Editore srl, 2006. ISBN 8836539114
  5. ^ a b c Tirol Atlas. URL consultato il 10-01-2009.
  6. ^ Pfister (1991: 297), ricordando le varie forme qui citate, pone il toponimo tra quelli di origine celto-romana in -ago, ma ricorda che, come già osservato da Battisti, "non è da escludere completemente un'origine slava".
  7. ^ Giovan Battista Pellegrini, Dobbiaco, UTET, , 1997. ISBN 8802072280
  8. ^ Renzo Ambrogio et al., Nomi d'Italia. Origine e significato dei nomi geografici di tutti i comuni, De Agostini, , 2004. ISBN 8851107017
  9. ^ a b c d e f Hans Mairhofer, Dobbiaco e dintorni, Athesia, , 1983.
  10. ^ a b Sito Alta Pusteria. URL consultato il 4-03-2009.
  11. ^ Storia di Dobbiaco sul sito della via delle spezie. URL consultato il 4-03-2009.
  12. ^ a b c Storia di Dobbiaco. URL consultato il 4-03-2009.
  13. ^ Ritrovamento pietra miliare al ponte Grazze. URL consultato il 4-03-2009.
  14. ^ Kink (1850: 101). Anche Staffler (1844: 334).
  15. ^ WP su Tassilone III. URL consultato il 5-03-2009.
  16. ^ Ritrovamento pietra miliare al ponte Grazze. URL consultato il 4-03-2009.
  17. ^ a b paragrafo scritto grazie ad un volantilo, edito dal comune di Dobbiaco in occasione dell'anniversario per l'imperatore Massimiliano I. Da tale volantino è stata estratta questa parte, rielaborando frasi e parole.
  18. ^ Il regno italico aveva così il controllo della strada di Alemagna
  19. ^ a b Sito Tre Cime di Lavaredo - storia. URL consultato il 4-03-2009.
  20. ^ Wachtler Michael, L'ascesa inarrestabile del paese di Dobbiaco, Mediateam, , 2000.
  21. ^ a b Peter Kubler, Guerra fra le Tre Cime 1915-1917, Athesia, , 2002.
  22. ^ Le condizioni dell'armistizio prevedevano l'occupazione italiana sino ai monti di Dobbiaco con una clausola di spiegazione ulteriore su quali essi dovessero essere intesi. Probabilmente il senso originario doveva indicare la Sella di Dobbiaco, ma successivamente fu spostato alla conca di San Candido e quello fu il confine assegnato dai trattati di pace del 1919.
  23. ^ Luigi Emilio Longo. Il confine italo-austriaco dopo la prima guerra mondiale con particolare riferimento alla Sella di Dobbiaco. 1989
  24. ^ Alessandro Bernasconi, Le fortificazioni del Vallo Alpino Littorio in Alto Adige, Temi, , 1999. ISBN 8885114180
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  30. ^ Staffler (1844: 307-9). Il primo della famiglia ad ottenere questo incarico fu Caspar von Künigl. L'interruzione si ebbe in seguito al protocollo, firmato a Bolzano da una commissione franco-bavarese il 7 luglio 1810, in virtù del quale venivano ridisegnati i rispettivi confini e gran parte del territorio di Dobbiaco venne di fatto annesso al Regno d'Italia (dipartimento del Piave). Questo regime di fatto si dissolse col ritiro delle truppe francesi nel settembre del 1813, anche se solo nel marzo del 1817 si ebbe ufficialmente il ritorno alla situazione precedente.
  31. ^ Martin Lercher, Le chiese di Dobbiaco, Santa Maria e Valle San Silvestro, Pluristamp, , 2005.
  32. ^ Per avere prova della granata, basta andare a vedere la facciata laterale della chiesa.
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  49. ^ Le notizie riguardanti questo paragrafo sono state tratte da un foglio illustrato, edito dal comune di Dobbiaco, in occasione della festa dell'Imperatore Massimiliano
  50. ^ Gli studi iniziali pensavano di utilizzare soprattutto il legname di scarto di provenienza forestale (confronta l'articolo 1 dell'allegato III del DPCM 8 marzo 2002, che definisce la materia); l'attuale indirizzo concreto si basa, invece, soprattutto sugli sfridi di lavorazione del legno ad opera delle segherie, che lavorano anche legname d'importazione
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[modifica] Bibliografia

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