Marmarole

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Marmarole
Marmarole
Le Marmarole d'inverno
Continente Europa
Paesi bandiera Italia
Catena principale Dolomiti Cadorine, nelle Dolomiti
Cima più elevata Cimon del Froppa (2932 m s.l.m)


le Marmarole care al Vecellio,
rifulgan, palagio di sogni,
eliso di spiriti e di fate

Giosuè Carducci, Ode Cadore






Le Marmarole sono un gruppo dolomitico situato nel centro Cadore, in provincia di Belluno. Sono attraversate dall'impegnativa Alta via n. 5 detta del Tiziano.

Indice

[modifica] Caratteristiche

Ai piedi del Ciastelin, panoramica verso il Comelico

Dal punto di vista geomorfologico le Marmarole costituiscono l'unica vera catena montuosa della regione dolomitica. La si può immaginare, in prospettiva, come una muraglia che partendo dalla Forcella Grande alla base della Cima Bel Pra, corre ininterrotta per 13 km da Ovest verso Est per terminare sul Monte Ciarido, sopra l'altopiano di Pian dei Buoi.

Le Marmarole Occidentali comprendono i monti distribuiti secondo la caratteristica forma di anfiteatro rivolto verso Nord, sviluppata attorno alla Val di Mezzo Grande, compresi fra la Forcella Grande e la Forcella Vanedel. Di questo sottogruppo sono da citare la Torre dei Sabbioni (m 2.531) e il Corno del Doge (m 2.615). Alla testata della citata valle sorge il Bivacco Voltolina, modello Fondazione Antonio Berti.

Le Marmarole Centrali presentano una leggera inclinazione verso Nord con un singolare contrasto morfologico degli opposti versanti: il meridionale a precipizio sulla Val d'Oten, il settentrionale con andamento più dolce e solcato da alcuni profondi valloni. A servizio di questo sottogruppo sul versante settentrionale sorgono il bivacco Musatti, modello Fondazione Antonio Berti, e lo storico bivacco "Rifugio Tiziano", punti di appoggio per l'Alta via n.5. Sul versante meridionale esistono i Rifugi San Marco, Galassi e Chiggiato.

Le Marmarole Orientali iniziano alla Forcella Baion ed sono costituite dalle interessanti e slanciate guglie del Ciastelin e del Ciarido, elevazioni più modeste rispetto a quelle degli altri sottogruppi ma affascinanti in ugual misura. Il versante meridionale è servito dagli ottimi rifugi Ciareido e Baion.

Sono montagne belle e poco frequentate, rese celebri nell'arte dal sommo pittore Tiziano Vecellio.

L'esplorazione alpinistica è iniziata verso il 1890 da Ludwig Darmstädter[1] e proseguita nel primo dopoguerra da Berto Fanton e fratelli. Dal secondo dopoguerra le Marmarole diventano principale centro dell'attività alpinistica del gruppo Ragni di Pieve di Cadore.

Da Pieve di Cadore si può ammirare la parte centrale ed orientale del Gruppo montuoso, ben distinguendo in particolare la caratteristica Croda Bianca, la Cresta degli Invalidi e il Cimon del Froppa (un bellissimo panorama si ammira dal Parco Roccolo presso il belvedere). Anche salendo da Belluno presso il Ponte Cadore si possono notare queste bellissime e selvagge montagne da dove facilmente riconoscibili sono anche il Ciastelin ed il Ciarido. Queste stesse cime, con la caratteristica torre Il Pupo, sono ben visibili anche da Lorenzago di Cadore.

[modifica] Classificazione

Secondo la SOIUSA le Marmarole sono un gruppo alpino con la seguente classificazione:

[modifica] Suddivisione

Il gruppo viene poi suddiviso in tre sottogruppi:

  • Sottogruppo del Bel Pra (dette anche Marmarole Occidentali)
  • Sottogruppo delle Marmarole Centrali
  • Sottogruppo del Ciastelin (dette anche Marmarole Orientali)

[modifica] Delimitazioni

Le Marmarole sono delimitate a nord e a est dalla val d'Ansiei, da Palus San Marco passando per Auronzo di Cadore ai Treponti, a sud dalla valle del Piave dai Treponti a Calalzo, e dalla val d'Oten da Calalzo a Forcella Piccola fino alla Forcella Grande, e infine a ovest dalla val di San Vito da Forcella Grande a Palus San Marco.

[modifica] Principali elevazioni

Croda Bianca, Cresta degli Invalidi e Cimon da Pieve di Cadore
  • Cimon del Froppa, 2.932 m, Marmarole Centrali
  • Cima Bastioni Sud, 2.926 m, Marmarole Occidentali
  • Cima Bel Pra, 2.917 m, Marmarole Occidentali
  • Pala di Meduce, 2.864 m, Marmarole Centrali
  • Le Selle, 2.851, Marmarole Centrali
  • Croda Bianca, 2.841 m, Marmarole Centrali
  • Cima Scoter, 2.800 m, Marmarole Occidentali
  • Cima Vanedel, 2.797, Marmarole Centrali
  • Campanile San Marco, 2.777 m, Marmarole Centrali
  • Croda Alta di Somprade, 2.645 m, Marmarole Centrali
  • Corno Del Doge, 2.615 m, Marmarole Occidentali
  • Monte Ciastelin, 2.601 m, Marmarole Orientali
  • Torre dei Sabbioni, 2.531 m, Marmarole Occidentali
  • Torre San Lorenzo, 2.504 m, Marmarole Orientali

[modifica] Curiosità e leggende

Il nome Marmarole probabilmente deriva dal greco marmar che significa "splendere", "scintillare" evidentemente per l'abbondante presenza di neve e ghiaccio nel versante settentrionale.

Il campanile San Marco deve il suo nome al più celebre Campanile di Piazza San Marco a Venezia, appena crollato al momento della sua prima ascensione nell'agosto del 1902.

[modifica] Il lago de la femenes.

Lagole, il laghetto de la femenes

Leggenda narra che a Lagole, in riva al lago de la femenes, si recassero le ragazze e le spose dell'antica città di Sabasa. Le sue acque, "così verdi da sembrar scavate nella roccia" conservavano loro giovinezza e beltà. Le Anguane (Anguanes in dialetto Cadorino), che abitavano le grotte lungo il Piave e Molinà, erano talmente gelose di queste donne che un bel giorno catturarono e trucidarono Bianca, la figlia del capo di Sabasa, lungo il sentiero che ancora oggi si chiama dell'assassino, il troi del sassin. Le alte rocce che lo sovrastano da quel giorno presero, e ancora conservano, il nome di Croda Bianca.

Alcuni ipotizzano che le malefiche Anguane non siano altro che la trasformazione, nel periodo cristiano, della divinità paleoveneta Trumus Icatei. Questo culto pagano è testimoniato a Lagole da una stipe votiva con abbondante materiale figurativo ed epigrafico ritrovata durante gli scavi a metà del secolo scorso.



[modifica] I Croderes e la Regina Tanna.

Le Marmarole e il Sorapiss da Misurina

Leggenda vuole che le Marmarolles siano abitate dai Croderes, esseri privi di sentimenti perché dal cuore di pietra, con la loro regina Tanna. Nel giorno del silenzio, una volta l'anno, sul loro regno tutto si ferma, non un distacco di neve della roccia, non una frana di ghiaccio e crode, non una foglia si muove. In questo giorno, infatti, la regina Tanna ritrova i suoi sentimenti per provare nuovamente dolore per la morte del figlio Salvanel e la sua sposa Marcora. Deve infatti epurare il tardimento che l'ha spinta a rendere la natura benigna agli uomini e ad abbandonare le scintillanti Marmarole e i suoi Croderes, per andare in sposa al principe di Aquileja, scelta che ben presto si rivelò infelice. Nel giorno del silenzio Tanna va al palazzo di ghiaccio del Cimon del Froppa, vestita di nero, con un velo sul viso e indossando la corona con il diadema blu e siede fra le bare d'oro del figlio Salvanel e di Marcora. In questo giorno gli uomini posso muoversi liberamente fra le montagne prive di pericoli e lavorare nelle miniere d'oro e argento, come nei giorni del suo tradimento. Poi Tanna ritorna ad essere la regina dei Croderes, fiera delle sue rocce, fredda nella sua bellezza e priva di amore verso gli uomini. La natura ritorna selvaggia e aspra, le slavine e le frane rendono nuovamente le innevate Marmarole inospitali agli uomini.

Il tradimento di Tanna, con la rinuncia alla corona, va visto come un atto simbolico di rinuncia al paganesimo sostituito dal cristianesimo giunto appunto, nelle Dolomiti Orientali, da Aquileia.

Il nome Tanna secondo alcuni studiosi è di origine retica, affine all'accadico, e significa risuonare, eccheggiare.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

  • Danilo De Martin, Il Paesaggio Dolomitico - Panorami dall'altopiano di Pian dei Buoi.
  • Luigina Battistutta, Fiabe e leggende del Cadore, Editrice Santi Quaranta.
  • Enrico De Lotto, Una divinità sanante a Lagole (Calalzo di Cadore) nel III sec. a. C.,Web&Graphic Belluno.
  • Alfréd Toth - Linus Brunner, RAETIC: An extinct Semitic language in Central Europe.

[modifica] Note

  1. ^ Bibliografia

[modifica] Galleria fotografica

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