Orchidaceae

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Orchidaceae
PhalaenopsisOphrysPaphiopedilumMaxillaria.jpg
Alcune specie di Orchidaceae
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Ordine Orchidales
Famiglia Orchidaceae
Juss., 1789
Classificazione APG
Ordine Asparagales
Famiglia Orchidaceae
Sottofamiglie

Le Orchidacee (Orchidaceae Juss., 1789) sono una famiglia di piante monocotiledoni, appartenenti all'ordine delle Orchidales (o Asparagales secondo la classificazione APG[1]).

I loro fiori sono comunemente chiamati orchidee.

Questa famiglia è costituita da piante erbacee perenni, alcune delle quali sono in grado di assorbire dall'acqua presente nell'ambiente le sostanze necessarie alla loro sopravvivenza tramite le radici aeree (autotrofia) e capaci anche di nutrirsi assimilando sostanze da organismi in decomposizione (sapròfite).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Orchidaceae.png

La maggior parte delle specie è originaria delle zone tropicali o sub-tropicali di Asia, America centrale e Sudamerica; solo il 15% di esse cresce spontaneamente nelle zone temperate e fredde. Al di là di questo dato la famiglia può comunque ritenersi cosmopolita essendo diffusa nei cinque continenti, con un areale che si estende da alcuni territori a nord del circolo polare artico, sino alla Patagonia e all'Isola Macquarie, prossime all'Antartide.

Le Orchidaceae sono in grado di adattarsi ad ogni genere di habitat fatta eccezione per i deserti e i ghiacciai.

La maggior parte delle specie tropicali cresce sui tronchi degli alberi o sulle rocce (piante epifite).

In Italia ne crescono spontaneamente circa 29 generi, per circa 189 tra specie e sottospecie.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Orchidee selvatiche in Italia.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Fiore[modifica | modifica sorgente]

Disposizione schematica dei petali (P) di un fiore di orchidea: sépali (S) - labello (L)
Parti del fiore di una Ophrys sp.

I fiori hanno una tipica struttura alata, con un perigonio di tre sepali superiori e tre petali inferiori; uno di questi, detto labello, si differenzia per formato dagli altri in modo da attirare gli insetti impollinatori. Le dimensioni e il colore del labello, unitamente alla forma dello sperone cavo in cui si prolunga la sua base, mutano a seconda delle diverse specie.

Ogni fiore possiede organi maschili (androceo) e femminili (gineceo), riuniti in un solo corpo colonnare detto ginostemio, talvolta prolungato in un rostello carnoso. Il polline è agglutinato in masse a forma di clava (pollinodi), che si attaccano mediante la base gelatinosa (retinacolo o viscidio) alla testa degli insetti pronubi, permettendo così l'impollinazione dei fiori successivamente visitati.

Quasi tutti i fiori di orchidea al momento dello sviluppo compiono una torsione di 180° (resupinazione), così che il petalo posteriore diviene inferiore e il sepalo anteriore diviene superiore. I sepali e i petali laterali sono quasi sempre uguali tra di loro, mentre il petalo centrale (il labello) è sempre diverso e può assumere svariate forme; nello stesso tempo può o meno contenere nettare.

Pseudobulbo di orchidea epifita
Morfologia di alcune specie della flora europea
Vanda - ibrido

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie delle Orchidacee sono sempre intere e malgrado la loro natura polimorfa hanno una struttura lineare, che a volte può apparire carnosa e di forma tubolare; spesso alla base si sviluppano degli pseudobulbi i quali possono assumere forma corta e arrotondata, appiattita ed ovoidale, oppure lunga e cilindrica; sono tutti organi questi che hanno una funzione di assimilatori di riserva.

La disposizione delle foglie è alternata o distica: solo di rado si presentano opposte. Possono presentarsi in coppia oppure solitarie e, all'apice degli pseudobulbi, a volte possono anche essere – specie nelle piante che crescono in piena terra - inguainate alla base; possono anche formare delle rosette basali da cui spunta il fiore. Nelle specie saprofitiche le foglie possono essere ridotte a semplici scaglie.

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le specie tropicali hanno spesso radici aeree carnose o fini, rivestite di un velo radicale detto velamen che consente alla pianta di assorbire l'umidità atmosferica, che si sviluppano alla base delle foglie o fra di esse, e che possono presentare differenti modificazioni e adattamenti alla vita epifitica o saprofitica.

Le Orchidaceae europee e mediterranee sono invece, con poche eccezioni, specie terricole, con apparato radicale sotterraneo, costituito da rizotuberi o bulbi, da cui si dipartono radichette o radici filiformi. La forma dei rizotuberi può essere tondeggiante o ovaliforme (come per esempio nei generi Ophrys, Orchis e Serapias), o più o meno suddivisa in digitazioni (Dactylorhiza, Platanthera, Spiranthes); in alcune specie sono presenti dei veri e propri rizomi, con radici filamentose (Listeria, Epipactis), in altre possono essere presenti radici coralliformi (Corallorhiza).

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

La riproduzione delle Orchidaceae può essere sia sessuata che asessuata.
La riproduzione sessuata può avvenire sia per impollinazione incrociata, cioè con trasporto del polline dall'antera di un fiore sullo stigma del fiore di un altro individuo, sia per autoimpollinazione, cioè il polline passa dall'antera allo stigma dello stesso fiore.

Impollinazione incrociata[modifica | modifica sorgente]

L'impollinazione incrociata è la modalità di riproduzione più frequente tra le Orchidaceae ed è prevalentemente entomofila, cioè affidata agli insetti. Molte specie di orchidee hanno un rapporto specie-specifico con il loro insetto impollinatore, o insetto pronubo. Paradigmatico di questa stretta interdipendenza è il caso della cosiddetta "orchidea di Darwin" (Angraecum sesquipedale), una specie caratterizzata da uno sperone lungo circa 30 cm, per la quale Charles Darwin postulò l'esistenza di un insetto impollinatore dotato di una spirotromba di analoghe dimensioni[2]. A distanza di circa 40 anni dalla formulazione di una tale ipotesi fu effettivamente scoperto che l'impollinatore era uno sfingide, Xanthopan morgani, dotato di una spirotromba di dimensioni corrispondenti[3].
Nonostante in casi sporadici si siano osservate impollinazioni da parte di coleotteri, ditteri, lepidotteri e ortotteri[4], la maggior parte degli insetti pronubi delle orchidee appartengono all'ordine degli Imenotteri, nella stragrande maggioranza dei casi alla superfamiglia degli Apoidei.
Gli insetti impollinatori possono essere attratti con tre differenti meccanismi:

  • attrazione alimentare: è il meccanismo messo in atto dalle specie in grado di produrre il nettare, ricco di sostanze zuccherine, molto appetibili per gli insetti; il nettare (botanica)|nettare è solitamente custodito all'interno dello sperone, la cui forma limita l'accesso ad alcune specie di insetti; il prelievo del nettare (botanica)|nettare porta l'insetto a contatto con le masse polliniche, che aderiscono al corpo dell'insetto mediante specifici organi adesivi detti viscidii o retinacoli.
  • mimetismo: è il meccanismo messo in atto dalle specie non nettarifere, che attraggono gli insetti o grazie ad un'apparenza del fiore simile a quella di specie nettarifere (è quanto avviene, per esempio, in alcune specie di Orchis come O. mascula) o grazie ad un aspetto del labello che per forma, colore e pelosità ricorda la femmina dell'insetto impollinatore (tale meccanismo è comune a molte specie di Ophrys); le specie che utilizzano il mimetismo sessuale producono spesso feromoni simili a quelli delle femmine dell'insetto impollinatore, inducendo il maschio ad un tentativo di accoppiamento definito pseudo-copulazione; nel far ciò l'insetto entra in contatto con le masse polliniche che aderiscono alla testa (pseudo-copulazione cefalica) o all'addome (pseudo-copulazione addominale).[5]
  • trappola di odori: è il meccanismo tipico della scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus) che attrae gli insetti nel fondo del labello a forma di tasca grazie a particolari sostanze profumate; nel tentativo di uscire dalla tasca il corpo degli insetti si cosparge di polline vischioso.

Autoimpollinazione[modifica | modifica sorgente]

La autoimpollinazione può avvenire con 3 differenti modalità:

  • per semplice distacco dei pollinii che cadono sullo stimma sottostante
  • per curvatura delle caudicole dei pollinii che depositano il polline sullo stimma sottostante - tale meccanismo si osserva per esempio in Ophrys apifera
  • per cleistogamia ovvero per autofecondazione prima ancora che avvenga l'apertura del fiore - tale meccanismo si osserva per esempio in Limodorum abortivum o in Serapias parviflora.

Riproduzione asessuata[modifica | modifica sorgente]

La riproduzione asessuata, ovvero senza necessità di fecondazione, può avvenire:

Simbiosi micorrizica[modifica | modifica sorgente]

Altra caratteristica biologica importante è la necessità, per completare il ciclo biologico di alcune orchidee, della presenza di una micorriza endotrofica che collabori in simbiosi per lo sviluppo del loro seme, il quale al momento della dispersione è privo di albume e con embrione appena abbozzato.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tassonomia delle Orchidaceae.

La famiglia delle Orchidacee veniva suddivisa in passato in due sottofamiglie:

  • Diandrae – caratterizzata dalla presenza di 2-3 stami fertili e impollinabili
  • Monandrae – caratterizzata dalla presenza di un solo stame fertile.

Attualmente le sottofamiglie riconosciute sono cinque[6][7][8], i cui rapporti filogenetici sono riassunti schematicamente dal seguente cladogramma:

Orchidaceae

Apostasioideae Horan. (1847)




Cypripedioideae Kostel. (1831)


 Monandrae 

Vanilloideae Szlach. (1995)




Epidendroideae Lindl. (1821)



Orchidoideae Eaton (1836)







All'interno di ciascuna sottofamiglia si distinguono differenti tribù e sottotribù[9]:

Sottofamiglia Tribù Sottotribù
Apostasioideae -- --
Cypripedioideae -- --
Vanilloideae Pogonieae ---
Vanilleae ---
Epidendroideae Arethuseae Arethusinae
Coelogyninae
Calypsoeae ---
Collabieae Collabiinae
Cymbidieae Catasetinae
Coeliopsidinae
Cymbidiinae
Cyrtopodiinae
Eriopsidinae
Eulophiinae
Maxillariinae
Oncidiinae
Stanhopeinae
Vargasiellinae
Zygopetalinae
Dendrobieae Dendrobiinae
Epidendreae Bletiinae
Chysinae
Coeliinae
Laeliinae
Pleurothallidinae
Ponerinae
Gastrodieae ---
Malaxideae ---
Neottieae ---
Nervilieae Nerviliinae
Epipogiinae
Podochileae Eriinae
Thelasinae
Sobralieae ---
Triphoreae Diceratostelinae
Triphorinae
Tropidieae ---
Vandeae Adrorhizinae
Aeridinae
Agrostophyllinae
Angraecinae
Polystachyinae
Xerorchideae ---
Orchidoideae Chloraeeae ---
Codonorchideae ---
Cranichideae Achlydosinae
Cranichidinae
Galeottiellinae
Goodyerinae
Manniellinae
Pterostylidinae
Spiranthinae
Diseae Brownleeinae
Coryciinae
Disinae
Huttonaeinae
Satyriinae
Diurideae Acianthinae
Caladeniinae
Cryptostylidinae
Diuridinae
Drakaeinae
Megastylidinae
Prasophyllinae
Rhizanthellinae
Thelymitrinae
Orchideae Orchidinae


Alcune specie[modifica | modifica sorgente]

Coltivazione[modifica | modifica sorgente]

Per la maggior parte piante epifite, le orchidacee sono coltivate in particolare nei paesi tropicali e sub-tropicali. Le specie cosiddette terricole (cioè che crescono su un substrato terroso) possono essere coltivate anche nelle zone temperate ma necessitano però di particolari cure e strutture, come serre caldo-umide.

Orchidofilia[modifica | modifica sorgente]

Esistono delle "Società specializzate" il cui compito è non solo di essere un punto di riferimento autorevole per gli appassionati e gli studiosi di questo settore, ma anche di premiare gli esemplari più belli.
I tre principali metodi riconosciuti a livello internazionale per la premiazione delle orchidee sono:
1) Metodo inglese, la cui sigla è R.H.S. seguito dalla Royal Horticultural Society;
2) Metodo americano, la cui sigla è A.O.S., seguito dalla American Orchid Society;
3) Metodo tedesco, la cui sigla è D.O.G., seguito dalla Deutsche Orchideengesellschaft.

Usi terapeutici[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Sin dall'antichità dai tuberi radicali delle orchidee, bolliti, seccati e polverizzati, si ricava il "salep", ossia una farina commestibile, una specie di fecola, ricca di amidi, proteine, zuccheri e cumarina, che nella credenza popolare si pensava avesse proprietà contro la infertilità maschile e femminile, proprio per le sembianze conformazionali dei tuberi con gli organi riproduttivi maschili. Si usava anche come emolliente e veniva consigliato nelle infiammazioni della mucosa e nelle diarree infantili [10]. Nella medicina popolare inoltre si credeva che la "scarpetta di Venere" (Cypripedium calceolus) avesse proprietà antispasmodiche [10]. Ad oggi è stato appurato che i reali poteri terapeutici delle Orchidaceae sono scarsi o nulli, inoltre si tratta di una famiglia di piante protette a livello internazionale ed in via di estinzione, per cui ne è vietata la raccolta.

Orchidea

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ The Angiosperm Phylogeny Group, An update of the Angiosperm Phylogeny Group classification for the orders and families of flowering plants: APG II in Botanical Journal of the Linnean Society 2003; 141: 399–436.
  2. ^ Darwin 1862, op. cit., p.115
  3. ^ Rothschild L.W. & Jordan K, A revision of the lepidopterous family Sphingidae in London and Aylesbury, Hazell, Watson and Viney 1903: 30-32.
  4. ^ Micheneau C. et al, Orthoptera, a new order of pollinator in Annals of Botany 2010; 105(3): 355-364.
  5. ^ Ledford H., The flower of seduction in Nature 2007; 445: 816-817.
  6. ^ Cameron K., Chase M., Whitten W., Kores P., Jarrell D., Albert V., Yukawa T., Hills H., Goldman D, A phylogenetic analysis of the Orchidaceae: evidence from rbcL nucleotide in Am. J. Bot. 1999 86: 208-224.
  7. ^ Freudenstein JV, Senyo DM, Chase MW., Phylogenetic implications and comparative utility of 26S and ITS2 sequences in Orchidaceae in American Journal of Botany 2000; 87: 127–128.
  8. ^ Freudenstein, John V., van den Berg, Cassio, Goldman, Douglas H., Kores, Paul J., Molvray, Mia, Chase, Mark W., An expanded plastid DNA phylogeny of Orchidaceae and analysis of jackknife branch support strategy in Am. J. Bot. 2004 91: 149-157.
  9. ^ Pridgeon, A.M., Cribb, P.J., Chase, M.A. & Rasmussen, F. eds., Genera Orchidacearum voll. 1-6, Oxford Univ. Press, 1999-2010.
  10. ^ a b Roberto Michele Suozzi, Le piante medicinali, Roma, Newton&Compton, 1994, pag.60.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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