Apoidea

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Gli Apoidea Latreille, 1802, sono una superfamiglia di imenotteri che raggruppa circa 20.000 specie.

Indice

[modifica] Tassonomia

Comprende 9 famiglie, di cui 7 sono rappresentate nell'areale paleartico europeo: Collectidae, Adrenidae, Halictidae, Melittidae, Megachilidae, Anthophoridae e Apidae; di queste solo alcune hanno vita sociale, mentre le altre famiglie non ne hanno alcuna, e perciò sono dette 'api solitarie'.

Agli Apoidea appartengono anche le specie della famiglia Apidae, nella cui sottofamiglia Apinae si ritrova il genere Apis cui appartiene l'ape domestica da miele (Apis mellifera).

[modifica] Descrizione

Le specie appartenenti alle famiglie più primitive (Collectidae, Adrenidae) possiedono una lingua corta che consente loro di bottinare solo fiori che possiedono una corolla poco profonda. Altre (Melittidae, Megachilidae, Anthophoridae), hanno una lingua più adatta alle corolle più profonde.

[modifica] Abitudini

Nelle famiglie più primitive i nidi sono in genere semplici cavità scavate nel suolo o nel legno, mentre le specie più evolute aggiungono materiali per rifinire le pareti. Nelle api solitarie, ciascuna femmina, dopo la fecondazione, costruisce un nido formato da una serie di cellette, poi le riempie di nettare e di polline impastati, fino a formare il cosiddetto “pane delle api”; in ultimo depongono un uovo nella celletta. Le loro larve si sviluppano esclusivamente grazie a queste provviste, senza ricevere alcuna altra cura dalla madre.

Api all'interno di alveare.

Le api solitarie con comportamenti tradizionali si accoppiano quando i maschi, che anticipano le femmine nell'uscita dalla fase pupale, si accorgono di una femmina con feromone, e quindi la sommergono in gran numero per vincere la concorrenza; generalmente i maschi non sono aggressivi nei confronti dei loro simili ad eccezione di alcuni antoforidi e di megachilidi che combattono per allontanare i maschi dal loro territorio.[1]

Le femmine costruiscono individualmente il nido, formato da una decina di celle utilizzate per il cibo e muoiono spesso prima della comparsa della nuova generazione di api.[1] Anche le api solitarie sono lavoratrici a tempo pieno, instancabili nella ricerca di cibo, nella deposizione dell'uovo e nello scavo e nella cura delle celle.

Alcune api solitarie seguono un comportamento parassitario e depongono le uova nei nidi di altre api. Gli inglesi le chiamano "api cuculo" (di solito appartenenti agli antoforidi) e le loro larve sono munite di mandibole, con le quali smembrano le larve ospiti e approfittano delle celle di cibo per nutrirsi.

In alcune specie di api solitarie, però, si cominciano a vedere alcuni comportamenti di carattere sociale; alcune specie particolarmente evolute di Halictidae e di Anthophoridae manifestano tendenze sociali poiché, accanto alle femmine fecondate, vi sono anche femmine operaie sterili. Halictidae presenta quasi tutti i diversi gradi di comportamenti sociali , dalle specie solitarie fino a quelle che formano società complesse e relativamente perenni. La femmina fondatrice di Evylaeus marginatus, ad esempio, vive 5-6 anni nel nido. Per i primi 4 anni nascono, per partenogenesi, solo operaie femmine sterili; a partire dal quinto anno nascono anche maschi e femmine, e queste diverranno future regine. Tutto ciò lascia supporre che, a partire dalle api solitarie, si sia progressivamente originato un raggruppamento di più nidi individuali in una stessa area; successivamente potrebbe essere stata adottata una entrata comune per più nidi individuali e, successivamente, potrebbero essersi instaurati rapporti di cooperazione tra le femmine di uno stesso nido comune.

Alcune Famiglie di Apoidea (Adrenidae, Melittidae, Halictidae ed alcune specie di Anthophoridae e Collectidae) sono terricole, cioè scavano un nido nel terreno, in un ambiente difficile a causa dell'umidità e quindi della proliferazione batterica, e di funghi. Le specie solitarie terricole sono generalmente dotate di una particolare ghiandola addominale (ghiandola di Dufour) che si apre vicino al pungiglione (aculeo),[1] e che secerne sostanze che impermeabilizzano le celle per le larve ed il cibo; alcune specie, invece, ricoprono le pareti delle celle con sostanze resinose vegetali.

Altre specie di Anthophoridae e Collectidae sono lignicole, cioè utilizzano per nidificare le ceppaie, il legname e diversi tipi di fusti vegetali; gli Anthophoridae, generalmente riescono a bucare tramite le loro mandibole il legno e talvolta ad arrecare qualche danno alle travi degli edifici.[1] Altre specie, ancora, utilizzano cavità e substrati di ogni tipo. I Megachilidae, ad esempio, utilizzano il legno ma talvolta anche le anfrattuosità di una pietra, le concavità delle tegole di un tetto, le fessure di un muro,le scarpate, ecc.

Uno sciame d'api sul cavalletto di una bicicletta.

Megachile centocularis utilizza gallerie precentemente scavate negli alberi da insetti xilofagi, come i coleotteri Cerambycidae, ricoprendole con frammenti di foglie di rosa, mentre Osmia rufa utilizza i gusci vuoti delle chiocciole, dentro i quali fabbrica caratteristiche cellette a forma di botte; Calicodoma muraria impasta terra e saliva fabbricando cellette compatte come cemento. Alcune specie come Xylocopa violacea scavano gallerie nel legno vivo o deperente.
Nei bombi, la regina crea una cavità sferica di 3-4 cm di diametro collegata con l'esterno con un foro di qualche cm di lunghezza. La cavità è creata in un riparo utilizzando i materiali disponibili nell'ambiente. Subito dopo essa costruisce un oriolo di cera per conservarvi il miele, che sarà utilizzato solo quando la regina non può uscire dal nido per avversità climatiche. Inoltre la regina predispone un ammasso di polline a forma di otre, sopra il quale depone 8-16 uova che poi ricopre con cera. Fino al momento della schiusa (4-6 giorni dopo la ovodeposizione), la regina resta nel nido, stando sopra l'ammasso di polline in modo da covare le uova.

[modifica] Api nel Cinema

[modifica] Note

  1. ^ a b c d "Le api solitarie", di Suzanne W.T. Batra, pubbl. su "Le Scienze (Scientific American)", num.188, apr.1984, pag.106-115

[modifica] Bibliografia

  • Grimaldi D., Engel, M.S. Evolution of the Insects. Cambridge University Press, 2005 ISBN 0521821495
  • Michener C.D.The Bees of the World, Johns Hopkins University Press, 2000 ISBN 0801861330

[modifica] Voci correlate

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[modifica] Collegamenti esterni


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