Bombus

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Bombus
Bumblebee closeup.jpg
Bombus pascuorum
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Phylum Arthropoda
Subphylum Tracheata
Superclasse Hexapoda
Classe Insecta
Sottoclasse Pterygota
Coorte Endopterygota
Superordine Oligoneoptera
Sezione Hymenopteroidea
Ordine Hymenoptera
Sottordine Apocrita
Sezione Aculeata
Superfamiglia Apoidea
Famiglia Apidae
Sottofamiglia Apinae
Tribù Bombini
Michener, 1944
Genere Bombus
Latreille, 1802
Specie
  • vedi testo

Bombus Latreille, 1802 è un genere di insetti imenotteri della famiglia Apidae, comunemente noti come bombi. È l'unico genere della tribù Bombini.

Come le api, raccolgono il nettare ed il polline per nutrire i loro piccoli. Sono tra gli insetti impollinatori più importanti ed utili per l'uomo.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

I bombi sono caratterizzati da una livrea gialla e nera a bande, anche se ne esistono delle specie tutte nere o con delle bande arancioni, sono generalmente più grossi e pelosi delle comuni api ed hanno, generalmente, le bande di colore più larghe.

La principale caratteristica di questi imenotteri è senz'altro la soffice peluria che li ricopre e che li fa apparire pelosi.

I bombi sono poco aggressivi; le regine e le operaie sono in grado però di pungere ed il loro pungiglione, non avendo seghettatura, permette loro di pungere anche più di una volta a differenza delle api comuni.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

I bombi sono insetti sociali che vivono in piccole colonie, formate da pochi esemplari, che non sopravvivono generalmente all'inverno. Gli unici esemplari che sopravvivono all'inverno sono le femmine fecondate, che dopo la morte della colonia, cercheranno un luogo riparato dove trascorrere i rigori della stagione invernale. In primavera la femmina fecondata si sveglierà dal letargo e cercherà subito dei fiori per rifocillarsi e cominciare a creare la nuova colonia. In genere si tratta di piccole cavità nel terreno o negli alberi come tane abbandonate, tronchi di alberi cavi, fessure tra muri di pietra, ecc… La femmina provvederà a costruire una piccola cella di cera dalla caratteristica forma ad anfora nella quale depositerà alcune uova e che riempirà di cibo. Queste prime uova danno origine a femmine sterili che si occuperanno, come operaie, della raccolta di cibo per la colonia e di aiutare la madre nella costruzione di nuove celle. A partire dalla metà dell'estate compaiono le prime femmine in grado di riprodursi, queste deporranno uova non fecondate che danno origine ai maschi. I maschi feconderanno le nuove femmine nate alla fine dell'estate e che andranno a sviluppare la nuova colonia l'anno successivo.
Tra i bombi esistono anche casi di parassitismo sociale, in cui la specie parassita depone le proprie uova tra quelle dell'ospite, affidando l'onere delle cure parentali alle operaie della specie ospite. (B. barbutellus, B. insularis, B. vestalis).[1]

Nidi[modifica | modifica sorgente]

I bombi creano delle colonie più o meno come le api anche se il numero di individui che compongono la comunità è sensibilmente inferiore, sia perché i bombi non creano colonie che durano più di una stagione e sia perché la femmina fecondata si limita a costruire un piccolo nido per l'inizio della comunità, che normalmente va dai 50 fino ad un massimo di 300 del B. terrestris . Anche se nella maggior parte dei casi i bombi non conservano il loro nido per più di una stagione, alcune specie tropicali vivono nei loro nidi per alcuni anni (in questo caso le comunità possono diventare sensibilmente più grandi).

Al termine dell'estate l'ultima generazione di bombi di un determinato nido contiene delle regine che passeranno l'inverno in un posto sicuro e temperato pronte per dar vita ad una nuova colonia l'anno successivo. Le regine vivono normalmente un anno, è possibile che specie tropicali siano anche più longeve. A fine estate, la regina della colonia perde il feromone con cui assegna alle altre la propria superiorità, nascono così individui fertili che depongono uova non fecondate che daranno poi origine ai maschi riproduttori che le feconderanno. La regina intanto viene uccisa dalle operaie, che però moriranno con l'arrivo dei primi freddi.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Bombo

I bombi si nutrono del nettare e del polline dei fiori che visitano. Estraggono il nettare dai fiori grazie alla loro lunga lingua e lo immagazzinano nel loro gozzo. Alcune specie di bombi (per esempio B. occidentalis e B. affinis) si comportano in maniera diversa e perforano il fiore alla base della corolla per accedere al nettare. In quest'ultimo caso il bombo non viene a contatto con il polline; queste specie ricevono comunque il polline da altri fiori nei quali sono costretti ad una visita normale.

Il polline è prelevato dai bombi sia in maniera accidentale, quando si stanno nutrendo del nettare e quindi si strofinano vicino ai pistilli dei fiori che stanno visitando, sia deliberatamente. Si accumula come polvere sul pelo dell'insetto che lo raccoglie poi nelle apposite tasche ai lati delle zampe (corbicula).

Raccolti nettare e polline, i bombi ritornano al loro nido e li depositano in larghe celle per l'uso della comunità, o in celle chiuse come riserva. A differenza delle api i bombi accumulano un'esigua quantità di cibo sufficiente solo per alcuni giorni e sono quindi molto vulnerabili alle carestie. Anche se, dato che sono insetti opportunisti, la carenza di fiori è un problema meno grave di quanto non sia per una colonia di api. Il nettare è stivato dai bombi essenzialmente nella forma in cui è raccolto, a differenza delle api che lo fanno evaporare ottenendo il miele. Si presenta dunque molto acquoso e viene raramente consumato dagli uomini.

Il volo[modifica | modifica sorgente]

Bombo

Secondo una leggenda metropolitana del XX secolo, le leggi dell'aerodinamica non permetterebbero al bombo di volare per il fatto che non avrebbe una sufficiente superficie alare ed una sufficiente frequenza di battito d'ali per sostenere il proprio peso.
L'origine di tale credenza non è facile da rintracciare con certezza. John McMasters riportò un aneddoto riguardante un anonimo studioso svizzero di aerodinamica, il quale durante una festa eseguì alcuni calcoli approssimativi e concluse, presumibilmente scherzando, che tali equazioni dimostravano l'impossibilità di volare da parte del bombo.[2] Successivamente, McMasters ha preso le distanze da tale origine, suggerendo che potrebbe esservi più di una fonte e che la più antica che egli fosse riuscito a trovare sarebbe un riferimento in un testo francese del 1934, Le vol des insectes (Il volo degli insetti) scritto dall'entomologo Antoine Magnan; in esso, l'autore applica le equazioni relative alla resistenza dell'aria agli insetti e ne ottiene che il loro volo sarebbe impossibile, ma aggiunge che "non ci si dovrebbe sorprendere del fatto che i risultati dei calcoli non coincidano con la realtà".[3]

Così Magnan nell'introduzione a Le Vol des Insectes:

Tout d'abord poussé par ce qui se fait en aviation, j'ai appliqué aux insectes les lois de la résistance de l'air, et je suis arrivé avec M. Sainte-Laguë à cette conclusion que leur vol est impossible.

Tradotto:

Spinto da quanto viene fatto nel campo dell'aviazione, ho applicato agli insetti le leggi di resistenza dell'aria ed ho concluso, con il sig. Sainte-Laguë, che il loro volo è impossibile.

Magnan si riferisce qui al suo assistente André Sainte-Laguë, un matematico.

I calcoli che proverebbero l'impossibilità di volare da parte del bombo sono basati su un trattamento lineare semplificato dei profili alari oscillanti. Tale metodo presume oscillazioni di bassa ampiezza senza separazione di flusso; ciò non tiene conto dello stallo aerodinamico, una separazione del flusso d'aria che induce un ampio vortice al di sopra dell'ala, il quale per breve tempo genera una portanza pari ad alcune volte quella del profilo alare durante il volo regolare. Un'analisi aerodinamica più complessa mostra come il bombo possa volare in quanto le sue ali incontrano uno stallo aerodinamico ad ogni ciclo di oscillazione.[4]

Anche John Maynard Smith, un noto biologo con una forte preparazione in campo aerodinamico, ha sottolineato come i bombi non dovrebbero riuscire a mantenersi in volo, in quanto necessiterebbero di una quantità di energia eccessiva a causa della loro piccola superficie alare.

In realtà, nel corso di esperimenti di aerodinamica con altri insetti lo stesso Smith trovò che la viscosità dell'aria vista dagli insetti, che sono di piccole dimensioni, faceva sì che persino le loro piccole ali potessero muovere un elevato volume di aria, e ciò riduce la quantità di energia necessaria a mantenersi il volo.[5]

Il ronzio[modifica | modifica sorgente]

Un'altra caratteristica tipica dei bombi è il loro ronzio. Il loro volo è piuttosto "rumoroso" ed in passato si pensava che il rumore fosse dovuto all'incessante batter d'ali dell'insetto. In realtà il ronzio tipico di quest'insetto è provocato dalla vibrazione dei muscoli del volo. Questo è possibile grazie al fatto che i muscoli non sono accoppiati alle ali ma fanno vibrare l'intero addome dell'insetto, caratteristica questa che i bombi condividono con le api, e che sviluppano inoltre il calore necessario all'insetto per le sue funzioni biologiche, se il bombo ha freddo "vibra" per riscaldarsi. Questo processo è particolarmente avvertibile nei bombi in quanto questi insetti devono riscaldarsi per poter volare, specialmente in caso di temperature ambientali particolarmente basse, e riescono a raggiungere temperature prossime ai 30 °C all'interno del loro torace.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

I bombi si possono facilmente trovare nelle zone temperate o ad alte altitudini nelle zone più calde. Vi sono comunque alcune specie tropicali. Alcune rare specie (Bombus polaris e Bombus arcticus) sono in grado di resistere a temperature molto basse e si possono trovare in zone dal clima molto freddo dove normalmente non sono presenti altri tipi di imenotteri. Una delle ragioni per cui questo è possibile è perché i bombi sono in grado di regolare la loro temperatura corporea, oltre che tramite il riscaldamento permesso dall'esposizione ai raggi solari, grazie al loro meccanismo di "vibrazione" interno che permette loro di creare calore e ad un efficacissimo sistema di raffreddamento tramite irraggiamento dal proprio addome (chiamato eterotermia). Anche alcuni altri insetti hanno simili capacità.[6]

Status e conservazione[modifica | modifica sorgente]

Vista la sensibilità dei bombi agli insetticidi ed ai fitofarmaci, oltre che a causa della continua distruzione del loro habitat, il numero di questi utilissimi imenotteri è in continuo calo[7].

Uso in agricoltura[modifica | modifica sorgente]

I bombi sono sempre più utilizzati in agricoltura per l'impollinazione di molte piante da frutto e ortaggi. Molto spesso solo i bombi sono in grado di impollinare efficacemente alcune piante, come il pomodoro, che altrimenti risultano incredibilmente difficili da impollinare. Sempre più produttori si attrezzano creando appositi spazi nelle serre per ospitare delle arnie di bombi in modo da aumentare la resa della coltivazione. I bombi però sono molto sensibili ai fitofarmaci ed agli insetticidi, e quindi il loro utilizzo deve essere programmato nell'ambito di una coltura a basso uso di sostanze chimiche.

L'utilizzo dei bombi in agricoltura però è limitato all'impollinazione, in quanto, non dovendo sopravvivere all'inverno i bombi non accumulano grosse quantità di miele e non sono quindi utilizzati, in sostituzione delle api, per la sua produzione.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Descritto da Pierre André Latreille nel 1802, il genere Bombus comprende oltre 250 specie, suddivise in 38 sottogeneri.[8][9]
Le specie presenti in Europa sono:[10]

Nel territorio italiano sono note 45 specie di Bombus.[senza fonte]


Alcune specie[modifica | modifica sorgente]


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ricciarelli D'Albore 2000, op. cit., p.5
  2. ^ John H. McMasters, The flight of the bumblebee and related myths of entomological engineering in American Scientist, vol. 77, marzo/aprile 1989, pp. 146–169. citato in Jay Ingram, The Barmaid's Brain, Aurum Press, 2001, pp. 91–92, ISBN 1-85410-633-3.
  3. ^ Jay Ingram, The Barmaid's Brain, Aurum Press, 2001, pp. 91–92, ISBN 1-85410-633-3.
  4. ^ Bumblebees finally cleared for takeoff, Cornell Chronicle, 20 marzo 2000. URL consultato il 26 gennaio 2008.
  5. ^ John Maynard Smith, Flight in Birds and Aeroplanes - Science Video. URL consultato il 20 giugno 2010.
  6. ^ Heinrich, B. (1981) Insect Thermoregulation
  7. ^ "Sos Impollinatori, Frutta e Verdura a rischio estinzione" in Quotidiano.net. URL consultato il 15 agosto 2011.
  8. ^ Cameron S.A., Hines H.M. and Williams P.H, A comprehensive filogeny of the bumblee bees (Bombus) in Biological Journal of the Linnean Society 2007; 91: 161–188.
  9. ^ Bombus in Hymenoptera Online Database. URL consultato il 26 ottobre 2011.
  10. ^ (EN) Taxon details: Bombus in Fauna Europaea version 2.6.2, Fauna Europaea Web Service, 2013. URL consultato il 26/10/2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]