Bryonia dioica

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Vite bianca
Bryonia dioica Sturm64.jpg
Bryonia dioica Jack.
Deutschlands Flora in Abbildungen Jacob Sturm (1796)
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Cucurbitaceae
Famiglia Cucurbitaceae
Sottofamiglia Cucurbitoideae
Tribù Benincaseae
Sottotribù Benincasinae
Genere Bryonia
Specie B. dioica
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Rosidi
(clade) Euasteridi I
Famiglia Cucurbitaceae
Nomenclatura binomiale
Bryonia dioica
Jacq., 1774
Sinonimi
  • Bryonia acuta
    Desf., 1799
  • Bryonia acuta var. sicula
    (Guss.) Fiori & Paol., 1903
  • Bryonia cretica subsp. dioica
    (Jacq.) Tutin, 1968
  • Bryonia digyna
    Pomel, 1874
  • Bryonia ruderalis
    Salisb., 1796, nom. illeg.
  • Bryonia sicula
    Guss., 1844.
  • Bryonia viciosorum
    Paul. in sched., nom. nud.
Nomi comuni

Fescera

La Vite bianca (Bryonia dioica Jacq., 1774) è una pianta erbacea, perenne, appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae, originaria dell'Europa centrale e meridionale dell'Asia occidentale e dell'Africa settentrionale.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Vegeta in ambienti ruderali, boschi a mezz'ombra, siepi, dal mare alla regione sub-montana.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Pianta verde, con radice grossa, carnosa, amara, ramificata e fusto gracile, rampicante 2–4 m, angoloso, ramoso, ispido, con peli corti radi e ghiandolosi, munito di cirri filiformi ravvolti a spirale alla sommità.
Foglie picciolate, palmate, con 5 lobi grandi, ovali, con il lobo mediano più grande degli altri, a volte stretto e allungato, con margine ondulato e denticolato, superficie ruvida, callosa, con peli radi e rigidi.
Fiori dioici riuniti in piccoli racemi ascellari, con pedicelli uguali o più brevi del picciolo, sessili. Fiori maschili con calice campanulato, corolla gialliccia, con lacinie ovali ed ottuse, più lunghe del calice, 5 stami, dei quali uno solitario e gli altri saldati in due coppie con filamento brevissimo, antere uniloculari, largamente ovali. Fiori femminili, con calice a tubo globoso e strozzato al di sopra dell'ovario, corolla gialliccia, come nei maschili, ovario ovoide diviso in tre false logge dalle placente parietali, multiovulato, con stilo semplice rinchiuso e tre stimmi papillosi.
Frutto a bacca rossa a maturazione delle dimensioni di un pisello, verde nei primi stadi, semi ovoidali, compressi, strettamente marginati e chiazzati di nero.

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

Può essere confusa con Tamus communis ma quest'ultimo è tutto glabro ha foglie a forma di cuore interissime e lucide, si arrampica per avvolgimento destrorso, ha fiori più piccoli, con perigonio di sei tepali, semi sferici bianco-gialli con albume corneo. La radice può essere confusa con quella di Phytolacca spp. ma questa, ha fasci rotondi e filiformi, formano grosse linee circolari e non raggiate.[1]

Principi attivi[modifica | modifica wikitesto]

Le radici contengono due glucosidi la brionina e brionidina, un olio essenziale, sostanza pectiche e resinose (brioresina) olio, gomme ecc. i semi contengono un olio grasso ma data la loro tossicità non è impiegabile a scopi alimentari.[2]

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Tutta la pianta è velenosa soprattutto le bacche. Le radici essiccate o più raramente fresche venivano utilizzate, a bassissime dosi, come purgante drastico, inoltre veniva utilizzata contro malattie respiratorie come la pertosse e nei processi infiammatori polmonari (Huchard), può provocare flusso emorroidario e mestruale data la congestione provocata sugli organi pelvici.[2] In generale la pianta è irritante anche per contatto con la pelle in casi di sovradosaggi, può provocare vomito, dolori colici, diarree sanguigne, ematuria e può condurre alla morte per arresto cardiorespiratorio. Oggi dato i suoi inconvenienti non viene più utilizzata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Lodi, Piante Officinali Italiane, Bologna, Edizioni Agricole Bologna, 1957, p. 791.
  2. ^ a b Giovanni Negri, Erbario Figurato, p. 231.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Lodi, Piante Officinali Italiane, Bologna, Edizioni Agricole Bologna, 1957, p. 791.
  • Giovanni Negri, Erbario Figurato, Milano, Ulrico Hoepli Editore Milano, 1979, p. 459, ISBN 88-203-0279-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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