Phalaenopsis

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Phalaenopsis
PhalaenopsisSpp2.jpg
Ibridi di Phalaenopsis
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Sottoclasse Liliidae
Ordine Asparagales
Famiglia Orchidaceae
Sottofamiglia Epidendroideae
Tribù Vandeae
Sottotribù Aeridinae
Genere Phalaenopsis
Blume, 1825
Classificazione APG
Ordine Asparagales
Famiglia Orchidaceae

Phalaenopsis Blume, 1825 è un genere di orchidee epifite che comprende circa cinquanta specie, tutte originarie dell'Asia e degli arcipelaghi dell'Oceano Pacifico e dell'Oceano Indiano.

Il nome Phalaenopsis deriva dalle parole greche phalaen (farfalla) e opsis (simile a) e indica la somiglianza del fiore alla forma delle farfalle.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di piante epifite, ovvero in natura crescono sulla corteccia degli alberi, dalle grandi e carnose foglie e dai fiori multicolori, talvolta di dimensioni notevoli (anche più di 10 cm di diametro), spesso molto duraturi sia sulla pianta che da recisi.
Le Phalaenopsis sono piante a sviluppo monopodiale, ossia presentano un solo "piede" vegetativo. Non sono provviste di pseudobulbi ma possiedono un semplice rizoma dal quale si originano grandi foglie opposte, persistenti, ovali, simmetriche rispetto alla linea longitudinale. Il colore della vegetazione varia a seconda della specie, ma generalmente le foglie sono di colore verde scuro.
I fiori variamente colorati, hanno aspetti molto differenti fra specie e specie ma possono vantare spesso grandi dimensioni e sempre una notevole bellezza esotica. Sono situati lungo gli steli floreali, i quali si sviluppano dal fusto, e crescono in direzione della luce.Questi steli, lunghi generalmente 15 cm, presentano dagli 8 ai 10 fiori. Dai nodi degli steli possono nascere nuovi "steletti" o i cosiddetti "keiki" .
Le grosse radici aeree, all'apparenza robuste ma in realtà molto delicate, sono verdi o biancastre per via dello strato protettivo che le riveste, detto velamen, e presentano attività fotosintetica. Le radici nascono dal fusto e, quando sono in fase di crescita, l'estremità non è ancora provvista di velamen, il quale crescerà via via con l'allungamento della radice stessa.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Il genere Phalaenopsis comprende le seguenti specie e sottospecie:[1]

Ibridi[modifica | modifica sorgente]

Sono stati descritti i seguenti ibridi:[1]

  • Phalaenopsis × amphitrite Kraenzl. (P. sanderiana × P. stuartiana)
  • Phalaenopsis × gersenii (Teijsm. & Binn.) Rolfe (P. sumatrana × P. violacea)
  • Phalaenopsis × intermedia Lindl.
  • Phalaenopsis × leucorrhoda Rchb.f.
  • Phalaenopsis × rolfeana H.R.Sweet
  • Phalaenopsis × singuliflora J.J.Sm.
  • Phalaenopsis × valentinii Rchb.f.
  • Phalaenopsis × veitchiana Rchb.f.

Coltivazione[modifica | modifica sorgente]

Tiesto transparente phalaenopsis.JPG

Queste orchidacee di solito sono coltivate in serra calda o anche in casa.
Crescono molto bene a temperature alte (anche fino a 28 °C, d'estate) con un alto tasso d'umidità (oltre il 65-70%), ma in realtà si abituano anche alle temperature delle nostre abitazioni. Più è alta la temperatura, maggiore deve essere l'umidità dell'aria.
Le Phalaenopsis amano una luce molto intensa ma schermata, specialmente nelle ore più calde dei giorni estivi, e per tale ragione trovano collocazione, in casa, davanti a una finestra esposta a sud-est o a sud-ovest, con la protezione di una tendina. In serra, a loro vanno riservati gli ambienti meno esposti ai raggi solari ma comunque molto luminosi. Per verificare che la luce sia sufficiente alla pianta, occorre osservare il colore delle foglie: se diventano di un verde chiaro, o se presentano bruciature ovali, allora occorre aumentare l'ombreggiatura; se invece le foglie diventano troppo scure, e se si indeboliscono afflosciandosi, allora occorre invece dare più luce alla pianta.
L'innaffiatura va effettuata preferibilmente con acqua demineralizzata poiché le radici aeree sono molto sensibili a eccessi di sali. Un buon metodo per capire quando innaffiare è dato dal colore delle radici: quando queste si asciugano cambiano lentamente colore passando dal verde acceso al grigio. È consigliato innaffiare la mattina, in modo tale che il substrato non rimanga bagnato troppo a lungo. Infatti le Phalaenopsis soffrono molto i ristagni idrici che provocano morte delle radici per asfissia con insorgenza di muffe, causando la morte della pianta. Il concime va somministrato raramente dopo l'innaffiatura, diluendo le dosi indicate sulle confezioni, poiché le radici delle Phalaenopsis sono molto sensibili all'eccesso di concime. In inverno, le piante non vanno concimate. Il concime, se somministrato a terriccio asciutto, reca gravi danni alle radici, quindi bisogna sempre innaffiare abbondantemente la pianta prima della concimazione.
In presenza di ottima illuminazione e buone condizioni di crescita le Phalaenopsis possono fiorire meravigliosamente anche due volte in un anno (in un periodo che varia da specie a specie) la fioritura può durare anche più di quattro settimane. Finita la fioritura, è possibile tagliare gli steli floreali al di sotto dell'ultimo nodo che precede il primo fiore oppure eliminare completamente lo stelo. Nel primo caso la pianta potrà emettere ramificazioni dal vecchio stelo e produrre numerosi ma più piccoli fiori. Nel secondo caso invece la pianta provvederà a creare un nuovo stelo che richiede molte più energie alla pianta ma che sembra assicurare una fioritura più spettacolare e duratura.

Poiché in natura le Phalaenopsis crescono sopra i rami degli alberi, il substrato di coltivazione deve essere leggero e a grossa pezzatura: si può usare la corteccia a scaglie grosse (il bark), o anche il polistirolo, assicurando in ogni modo un grande drenaggio utile a scongiurare pericolosi ristagni idrici. Sono consigliati vasi di plastica trasparente, i quali hanno il triplice scopo di trattenere l'umidità, di far assorbire alle radici la luce necessaria (nelle Phalaenopsis la fotosintesi avviene anche per mezzo delle radici) e di permettere al coltivatore di tenere d'occhio lo stato di esse.
Il rinvaso va eseguito solo se le radici fuoriescono eccessivamente dal vaso o se il substrato di coltivazione risulti particolarmente deteriorato (compatto e friabile) o infetto da muffe o insetti parassiti. Nell'eseguire il rinvaso, occorre sostituire interamente il vecchio substrato stando molto attenti a non danneggiare le radici sane ma eliminando quelle morte(marroni) con strumenti ben puliti.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Se ben coltivate le Phalaenopsis danno luogo a nuovi getti lungo il colletto o sugli steli floreali, in corrispondenza dei nodi, dando origine a quelli che sono chiamati Keiki, vale a dire una nuova piantina che una volta che è diventata sufficientemente grande e dotata di numerose radici proprie, può essere staccata dalla pianta madre ed essere rinvasata autonomamente.
La semina di queste orchidee è particolarmente difficile e, sebbene possa essere effettuata con molte precauzioni, richiede comunque tempi lunghi. Le capsule formatesi dopo l'impollinazione del fiore impiegano circa sei mesi a maturare e contengono varie migliaia di piccolissimi semi, che non contenengono alcun nutrimento. Le piante aumentano le probabilità di riprodursi aumentando il numero dei semi ma la buona riuscita della moltiplicazione in natura dipende da un fungo, grazie ad una simbiosi chiamata Micorriza, in cui il fungo produce come sostanze di scarto zuccheri ed altro che vengono utilizzati dalle orchidee neonate per crescere fino alla creazione delle prime radici.
Il miglior metodo per moltiplicare artificialmente le Phalaenopsis tramite semina è seminare in vitro su un terreno di coltura sterile che sia in grado di fornire ai germogli quelle sostanze di cui hanno bisogno.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Phalaenopsis in World Checklist of Orchidaceae, Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 12 marzo 2014.

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