Epipactis

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Elleborine
Epipactis helleborine flowers2 220703.jpg
Epipactis helleborine (Elleborina comune)
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Sottoclasse Liliidae
Ordine Orchidales
Famiglia Orchidaceae
Sottofamiglia Epidendroideae
Tribù Neottieae
Genere Epipactis
Zinn, 1757
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Monocotiledoni
Ordine Asparagales
Famiglia Orchidaceae
Sinonimi

Limodorum

Specie
(Vedi : Specie di Epipactis )

Epipactis Zinn, 1757 è un genere di piante Spermatofite Monocotiledoni appartenenti alla famiglia delle Orchidaceae, dall’aspetto di piccole erbacee perenni dai delicati fiori.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il termine Epipactis si trova per la prima volta negli scritti di Dioscoride Pedanio (Anazarbe in Cilicia, 40 circa - 90 circa) che fu un medico, botanico e farmacista greco antico che esercitò a Roma ai tempi dell'imperatore Nerone. L'origine di questo termine è sicuramente greco, purtroppo però l'etimologia esatta ci rimane oscura (qualche testo lo traduce con “crescere sopra”)[1].
Il nome comune del genere (“Elleborine”) deriva dal fatto che inizialmente Linneo aveva adottato per questo genere il nome di Helleborus, in seguito abbandonato.
L'attuale denominazione del genere ("Epipactis”) è stata invece scientificamente definita dal botanico e anatomista germanico Johann Gottfried Zinn (6 dicembre 1727 – 6 aprile 1759), membro tra l'altro dell'Accademia delle Scienze di Berlino, in una pubblicazione specifica sul genere Epipactis nel 1757.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Sono piante erbacee perenni, alte normalmente da pochi centimetri fino a circa 100 cm. Possono essere sia glabre che pubescenti. Nell'ambito della famiglia delle Orchidaceae questo genere è considerato terricolo. La forma biologica comune a tutte le specie europee è geofita rizomatosa (G rizh), ossia sono delle piante con un particolare fusto sotterraneo, detto rizoma, che ogni anno si rigenera con nuove radici e fusti avventizi. Queste piante, contrariamente ad altri generi delle orchidee, non sono “epifite”, ossia non vivono a spese di altri vegetali di maggiori proporzioni (hanno cioè un proprio rizoma); ma partecipano ad un particolare tipo di associazione simbiotica chiamata micorriza (per questo alcune specie hanno delle foglie molto ridotte o non colorate di verde) in quanto non hanno bisogno della clorofilla.

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici generalmente sono secondarie da rizoma e a volte sono piuttosto carnose.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea consiste in un rizoma che può anche essere stolonifero.
  • Parte epigea: la parte aerea è fogliosa, eretta e semplice (poco o per nulla ramosa) e di sezione cilindrica.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie sono intere a forma ovato-lanceolata oppure ellittico-lanceolata. Sono sessili e amplessicauli e normalmente sono carenate centralmente. La disposizione delle foglie è distica. La superficie delle foglie si presenta con diverse nervature parallele. Le specie con foglie a scarsità di clorofilla sono sfumate di blu o violaceo.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

L'infiorescenza è un racemo terminale e lineare con fiori perlopiù penduli e pedicellati; la disposizione è leggermente unilaterale. Alla base del pedicello di ogni fiore possono essere presenti delle brattee erbacee a forma lanceolata. I fiori sono resupinati, ruotati cioè sottosopra tramite torsione del pedicello.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

I fiori sono ermafroditi ed irregolarmente zigomorfi, pentaciclici (perigonio a 2 verticilli di tepali, 2 verticilli di stami perlopiù atrofizzati, 1 verticillo dello stilo)[2]. Il colore dei fiori può essere biancastro, verde, rossastro o purpureo oppure bruno.

  • Formula fiorale: per queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:
P 3+3, [A 1, G (3)] (infero)[3]
Descrizione del fiore
  • Perigonio: il perigonio è composto da 2 verticilli con 3 tepali ciascuno (3 interni e 3 esterni) di forma più o meno lanceolata, liberi e generalmente patenti; il primo verticillo (esterno) ha 3 tepali uguali di tipo sepaloide (simili ai sepali del calice del perianzio) con apice acuto; nel secondo verticillo (interno) il tepalo centrale (chiamato “labello”) è notevolmente più sviluppato degli altri due laterali che possono presentarsi più o meno simili a quelli esterni oppure di dimensioni minori e colori diversi.
  • Labello: il labello è diviso in due sezioni: la porzione posteriore del labello (basale, chiamata ipochilo) è concava e stretta (o anche saccata), mentre quella anteriore (apicale, chiamata epichilo) è generalmente allargata con varie increspature di forma orbiculare, acuminata, apiculata, triangolare o oblanceolata. Nel mezzo tra l'ipochilo e l'epichilo è presente una strozzatura che normalmente rende libero di oscillare l'epichilo. Il labello non è speronato come in altri generi della stessa famiglia, mentre invece può possedere due “calli” rugosi nei pressi della base. La parte nettarifera si trova nel ipochilo.
Descrizione del ginostemio
  • Ginostemio: lo stame con la rispettiva antera biloculare è concresciuto con lo stilo e forma una specie di organo colonnare chiamato ginostemio[4]. L'ovario è infero ed è peduncolato. La forma può essere piriforme-globosa come fusiforme ed è formato da tre carpelli fusi insieme. Il polline è più o meno incoerente ed è conglutinato in due masse cerose polliniche bilobe (una per ogni loculo dell'antera); queste masse sono prive di “caudicole” (filamento di aggancio all'antera).

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è una capsula a forma ellittica con più coste contenente moltissimi, minuti semi. Anche le capsule, come i fiori, sono pendule. I semi molto leggeri vengono dispersi dal vento e sono privi di albume.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Le piante di questo genere si riproducono prevalentemente tramite impollinazione: la maggior parte sono piante nettarifere, quindi è possibile una impollinazione entomofila (vespe, api e ditteri).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

La distribuzione geografica di queste piante è “paleoartica”, un'area che va dall'Himalaya all'Africa settentrionale e dall'Asia fino all'Europa estendendosi fino alla parte più settentrionale dell'America boreale. Nei nostri territori le poche specie di questo genere frequentano i luoghi boschivi ed erbosi in genere umidi della fascia montuosa che va dalle regioni dell'ulivo fino a quelle del faggio.

Delle specie spontanee della flora italiana 10 vivono sull'arco alpino. La tabella seguente mette in evidenza alcuni dati relativi all'habitat, al substrato e alla diffusione delle specie alpine[5].

Specie Comunità
vegetali
Piani
vegetazionali
Substrato pH Livello trofico H2O Ambiente Zona alpina
E. atrorubens 14 collinare
montano
subalpino
Ca Ca-Si basico basso secco B6 C3 F2 F7 G4 I1 I2 tutto l'arco alpino
E. autumnalis 14 collinare Ca-Si acido basso secco I2 Prealpi Vicentine
E. helleborine 14 collinare
montano
subalpino
Ca Ca-Si basico basso medio B6 F7 I1 I2 tutto l'arco alpino
E. h. orbicularis 11 montano
subalpino
Ca basico basso secco B6 F7 I1 TO
E. leptochila 14 collinare
montano
Ca basico basso medio I2 BG BS TN
E. microphylla 14 collinare
montano
Ca basico basso secco I2 I3 TO BG TN BZ BL UD
E. muelleri 11 collinare
montano
Ca basico basso umido B6 F2 F7 G4 I1 I3 tutto l'arco alpino
E. palustris 11 collinare
montano
Ca Ca-Si basico basso secco E1 F3 tutto l'arco alpino
E. persica pontica 14 montano
subalpino
Ca-Si acido basso secco I2 BL
E. thesaurensis 14 collinare Ca-Si acido basso secco I2 VR

Legenda e note alla tabella.
Per il “substrato” con “Ca-Si” si intendono rocce di carattere intermedio (calcari silicei e simili); vengono prese in considerazione solo le zone alpine del territorio italiano (sono indicate le sigle delle province).

Comunità vegetali:
11 = comunità delle macro- e megaforbie terrestri
14 = comunità forestali
Ambienti:
C3 = ghiaioni, morene e pietraie
B6 = tagli rasi forestali, schiarite, strade forestali
E1 = paludi e torbiere basse
F2 = praterie rase, prati e pascoli dal piano collinare al subalpino
F3 = prati e pascoli mesofili e igrofili
F7 = margini erbacei dei boschi
G4 = arbusteti e margini dei boschi
I1 = boschi di conifere
I2 = boschi di latifoglie
I3 = querceti submediterranei

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

Le Orchidaceae sono una delle famiglie più vaste della divisione tassonomica delle Angiosperme; comprende 788 generi e più di 18500 specie[6]. Il genere Epipactis comprende circa 70 specie diffuse in Europa, in Asia e in America, delle quali meno di una decina sono spontanee della nostra flora.
Il Sistema Cronquist assegna la famiglia delle Orchidaceae all'ordine Orchidales mentre la moderna classificazione APG la colloca nel nuovo ordine delle Asparagales. Sempre in base alla classificazione APG sono cambiati anche i livelli superiori (vedi tabella iniziale).

Epipactis insieme al genere Cephalanthera (e altri 6 generi) appartiene alla tribù delle Neottieae, una delle quattro tribù nelle quali la famiglia delle Orchidaceae è stata suddivisa (relativamente alle specie spontanee del nostro territorio). Le altre tribù sono: Cypripedieae, Ophydeae e Malaxideae (o Liparideae).[1].

La somiglianza dei due generi citati (Epipactis e Cephalanthera) inizialmente spinse Linneo a riunirli sotto un'unica denominazione di Serapias helleborine. Genere che però si dimostrò subito vago nella sua estensione e difficile nella separazione degli epipactis dalle helleborine; per cui gli autori successivi pensarono subito di dividere le varie specie nei due generi distinti che ora noi conosciamo.

Qui di seguito è indicata la classificazione scientifica di questo genere:

Famiglia: Orchidaceae definita dal botanico francese Antoine-Laurent de Jussieu (12 aprile 1748 – 17 settembre 1836) nel 1789.
Sottofamiglia: Epidendroideae definita dal botanico Kostel. nel 1831.
Tribù: Neottieae definita dal botanico inglese John Lindley (8 febbraio 1799 – 1º novembre 1865) nel 1826.
Genere: Epipactis Zinn. (1757)

Altre classificazioni propongono denominazioni diverse per la sottofamiglia e per la tribù:

Sottofamiglia[7]: Neottioideae definita dal botanico Kostel. nel 1831.
Sottotribù[8]: Epipactideae definita dal botanico austriaco Stephan Ladislaus Endlicher (24 giugno 1804 – 28 marzo 1849) nel 1830.

Variabilità e Ibridi[modifica | modifica sorgente]

Questo è un genere abbastanza polimorfo per cui le cui specie si presentano in diverse varietà (vedere alla voce Specie di Epipactis le specie più conosciute come Epipactis atrorubens, Epipactis helleborine e Epipactis palustris) e facilmente si creano degli ibridi intraspecifici ma anche intergenerici (vedere sempre alla stessa voce il paragrafo Alcuni ibridi).

Specie spontanee della flora italiana[modifica | modifica sorgente]

Per meglio comprendere ed individuare le varie specie del genere (solamente per le specie spontanee della nostra flora) l’elenco che segue utilizza in parte il sistema delle chiavi analitiche[9].

  • Gruppo 1A: l'ovario è fusiforme (2 – 3 volte più lungo che largo);
  • Epipactis autumnalis Doro – Elleborina autunnale: l'altezza di questa pianta va da 25 a 40 cm; il colore dei fiori è verde chiaro con labello biancastro; il tipo corologico è Endemico; l'habitat tipico sono i boschi freschi a mezza ombra; si trova solo nelle Prealpi Vicentine; la diffusione altitudinale è da 600 fino a 800 m s.l.m..
  • Epipactis ioessa Bongiorni, De Vivo, Fori & Romolini: l'altezza di questa pianta va da 15 a 25 cm; il colore dei fiori è verde con sfumature violacee con labello verde chiaro sfumato di viola; il tipo corologico è Endemico; l'habitat tipico sono i boschi ombrosi e freschi; si trova solo in Basilicata; la diffusione altitudinale è di circa 1500 m s.l.m..
  • Epipactis meridionalis H.Baumann & R.Lorenz : l'altezza di questa pianta va da 30 a 40 cm; il colore dei fiori è verde chiaro con sfumature rosacee; il tipo corologico è Endemico; l'habitat tipico sono i boschi di faggete; si trova nell'Italia del sud; la diffusione altitudinale è da 500 fino a 1900 m s.l.m..
  • Epipactis palustris (L.) Crantz – Elleborina palustre: l'altezza di questa pianta va da 20 a 50 cm; il colore dei fiori è bruno scuro con labello bianco a striature rosse e macchie gialle al centro; il tipo corologico è Circunmboreale; l'habitat tipico sono le paludi e i prati umidi; la diffusione sul territorio italiano è quasi totale (a parte le isole); la diffusione altitudinale è fino a 1600 m s.l.m..
  • Gruppo 1B: l'ovario è piriforme-globoso (lungo al massimo 2 volte la larghezza);
  • Gruppo 2A: i “calli” dell'epichilo sono più o meno lisci;
Gruppo polimorfo:
  • Epipactis greuteri H.Baumann & Künkele – Elleborina di Greuter: l'altezza di questa pianta va da 20 a 60 cm; i fiori sono verde biancastro con sfumature violacee con il labello verde chiaro-rosato; il tipo corologico è Sud Est - Europeo; l'habitat tipico sono i sottoboschi di latifoglie; in Italia questa pianta si trova in Calabria; la diffusione altitudinale è da 800 fino a 1400 m s.l.m..
  • Epipactis helleborine (L.) Crantz – Elleborina comune: l'altezza di questa pianta va da 30 a 60 cm; le foglie medie del fusto sono più lunghe della distanza internodale corrispondente; i fiori sono verdastri con labello color bianco-crema; il tipo corologico è Paleotemperato; l'habitat tipico sono i boschi di latifoglie; la diffusione sul territorio italiano è totale; la diffusione altitudinale è fino a 1500 m s.l.m..
Sottospecie:
  • E. h. aspromontana (Bartolo, Pulv. & Robatsch) H.Baumann & R.Lorenz – Elleborina dell'Aspromonte: l'altezza di questa pianta va da 30 a 60 cm; i fiori sono verdastri con sfumature rosato-violacee; il tipo corologico è Endemico; l'habitat tipico sono i boschi umidi di latifoglie; la diffusione sul territorio italiano è relativa solo al sud; la diffusione altitudinale è da 1100 fino a 1400 m s.l.m..
  • E. h. latina W.Rossi & E.Klein – Elleborina latina: l'altezza di questa pianta va da 35 a 50 cm; i fiori sono verde-giallastro all'esterno e violaceo all'interno, il labello è più rosato; il tipo corologico è Subendemico; l'habitat tipico sono i margini aridi dei boschi; la diffusione sul territorio italiano è nell'Appennino centrale e meridionale; la diffusione altitudinale è da 200 fino a 1600 m s.l.m..
  • E. h. orbicularis (K.Richt.) E.Klein – Elleborina a foglie distanti: l'altezza di questa pianta va da 15 a 60 cm; i fiori sono verde pallido con sfumature brune, il labello è porporino chiaro; il tipo corologico è Orofita – Sud Ovest Europeo; l'habitat tipico sono i margini dei boschi; in Italia questa orchidea si trova solo nelle Alpi; la diffusione altitudinale è circa fino a 1500 m s.l.m..
  • E. h. schubertiorum (Bartolo, Pulv. & Robatsch) Kreutz: l'altezza di questa pianta va da 30 a 100 cm; i fiori sono verdastri con sfumature rosate, il labello è roseo-biancastro; il tipo corologico è Endemica; l'habitat tipico sono i boschi di conifere e latifoglie; in Italia questa orchidea si trova in Calabria e in Puglia; la diffusione altitudinale è da 600 fino a 1000 m s.l.m..
  • Epipactis leptochila Godfr. - Ellaborina a labello sottile: l'altezza di questa pianta va da 20 a 70 cm; le foglie hanno una lamina molto sottile e tenue; i fiori sono verde chiaro con labello bianco; il tipo corologico è Europeo; l'habitat tipico sono i boschi di faggete; la diffusione sul territorio italiano è discontinua sia sulle Alpi che sugli Appennini; la diffusione altitudinale arriva fino a circa 1500 m s.l.m..
  • Epipactis muelleri Godfr. - Elleborina di Mueller: l'altezza di questa pianta va da 20 a 65 cm; le foglie hanno una lamina coriacea e scanalata; i fiori sono verdi; il tipo corologico è Europeo; l'habitat tipico sono i boschi di querce e carpini; la diffusione sul territorio italiano è discontinua (in parte nelle Alpi centrali e in parte nell'Appennini); la diffusione altitudinale arriva fino a circa 1500 m s.l.m..
  • Epipactis persica (Soó) Nannf.: non è presente in Italia.
Sottospecie:
  • E. p. gracilis (B.Baumann & H.Baumann) W.Rossi: l'altezza di questa pianta va da 15 a 45 cm; i fiori sono verdi chiaro labello rosato; il tipo corologico è Sud Est Europeo; l'habitat tipico sono i boschi di latifoglie; in Italia è presente ovunque ma rara; la diffusione altitudinale è da 450 fino a 1800 m s.l.m..
  • E. p. pontica (Taubenheim) H.Baumann & R.Lorenz: l'altezza di questa pianta va da 10 a 35 cm; i fiori sono verdi con il labello colorato di verde e sfumature rosate; il tipo corologico è Steno-Mediterraneo; l'habitat tipico sono i boschi freschi e ombreggiati di faggete; in Italia è presente in modo discontinuo; la diffusione altitudinale è da 800 fino a 1500 m s.l.m..
  • Gruppo 2B: i “calli” dell'epichilo sono tubercolati e rugosi, e comunque sempre ben evidenti;
  • Gruppo 3A: ogni pianta possiede 6 – 11 foglie abbastanza sviluppate (mediamente 3 cm di larghezza per 7 cm di lunghezza);
  • Gruppo 3B: ogni pianta possiede 3 – 6 foglie non molto grandi (0,8 cm di larghezza per 3 cm di lunghezza);
  • Epipactis microphylla (Ehrh.) Sw. – Elleborina minore: l'altezza di questa pianta va da 20 a 50 cm; il colore dei fiori è verdastro, arrossato all'apice dei tepali; il tipo corologico è Europeo - Caucasico; l'habitat tipico sono i macereti, i prati aridi e boscaglie su substrato calcareo; la diffusione sul territorio italiano è quasi totale; la diffusione altitudinale è fino a 1200 m s.l.m..
  • Epipactis savelliana Bongiorni, De Vivo & Fori – Elleborina di Savelli: l'altezza di questa pianta va da 20 a 30 cm; il colore dei fiori è verde-biancastro con sfumature giallastre; il tipo corologico è Endemico; l'habitat tipico sono i boschi di faggete in zone ombreggiate; in Italia si trova sulla Majella; la diffusione altitudinale è fino a 1000 m s.l.m..


Di recentissimo ritrovamento sono altre due orchidee, ancora da studiare a fondo:

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

Il genere di questa voce in altri testi, può essere chiamato con nomi diversi. Quello che segue è un possibile sinonimo:

  • Limodorum Ludw. ex Kuntze (1891)

Generi simili[modifica | modifica sorgente]

  • Cephalanthera Richard – Cefalantera: è senz'altro il genere più vicino a quello delle “elleborine”. Le differenze più marcate sono nell'ovario che è sessile (e non pedicellato), i fiori sono eretti (e non penduli) e infine la resupinazione (rotazione sottosopra dei fiori) è causata dalla torsione dell'ovario e non del pedicello come nel genere Epipactis.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Specie di Epipactis.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Giardinaggio[modifica | modifica sorgente]

L'unico uso che si fa di queste piante è quello nel giardinaggio rustico e roccioso. Sono piante che hanno bisogno di quote non molto alte, ricche di humus su un sottosuolo calcareo relativamente umido. Le specie che più frequentemente vengono usate sono la Epipactis palustris e la Epipactis atrorubens.

Altre notizie[modifica | modifica sorgente]

In alcune aree è una pianta protetta quindi ne è vietata la raccolta.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  2. ^ Pignatti, op. cit., Vol. 3 pag. 700
  3. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 23 maggio 2009.
  4. ^ 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  5. ^ AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004.
  6. ^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - pag. 807
  7. ^ ZipcodeZoo.com. URL consultato il 25 maggio 2009.
  8. ^ Crescent Bloom. URL consultato il 25 maggio 2009.
  9. ^ Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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