Helleborus

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Helleborus
Lenteroos rood plant.jpg
Helleborus oriëntalis
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Magnoliidae
Ordine Ranunculales
Famiglia Ranunculaceae
Genere Helleborus
L., 1753
Nomi comuni

Elleboro

Specie
  • Vedi testo

Helleborus L., 1753 è un genere appartenente alla famiglia Ranunculaceae, noto col nome comune di elleboro; originario dell'Europa, del Caucaso e dell'Asia Minore.[1]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

I fiori dell'elleboro sono formati da 5 sepali che sono diversamente colorati ed assumono spesso un aspetto petaloide. Questi sepali circondano e proteggono dei nettari che derivano dalla trasformazione dei veri petali. I sepali rimangono persistenti dopo l'impollinazione e studi condotti in Spagna suggeriscono che il calice persistente possa contribuire allo sviluppo dei semi[2].

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

Il genere, che dà il nome a una delle tribù delle Ranuncolaceae, quella delle Helleboreae, comprende circa 30 specie erbacee perenni (di cui una decina sono spontanee sul nostro territorio), alcune con radici rizomatose, con fioritura invernale o ai primi tepori primaverili, con fiori di vari colori.

Specie[modifica | modifica sorgente]

Helleborus lividus var. corsicus
Helleborus orientalis
Elleboro in Appennino
  • Helleborus abchasicus A. Braun 1853
  • Helleborus argutifolius Viv. , origine Corsica
  • Helleborus bocconei Ten. subsp. bocconei
    • Helleborus bocconei Ten. subsp. istriacus (Schiffn.) Soldano & F. Conti
    • Helleborus bocconei Ten. subsp. siculus (Schiffn.) Merxm. & Podl.
    • Helleborus bocconei Ten. subsp. multifidus (Vis.) Soldano & F. Conti
  • Helleborus caucasicus A. Braun 1853
  • Helleborus chinensis Maxim. 1889
  • Helleborus cyclophyllus Boiss.
  • Helleborus dumetorum Waldst. & Kit.
    • Helleborus dumetorum subsp. dumetorum
  • Helleborus foetidus L. , origine Europa centro-meridionale
  • Helleborus guttatus A. Br. & Sauer
  • Helleborus hyemalis L. 1753 (= Eranthis hyemalis (L.) Salisb.)
  • Helleborus lividus var. corsicus
  • Helleborus niger L. 1753 , origine Europa centrale
  • Helleborus odorus Waldst. & Kit.
  • Helleborus orientalis Lam. 1789 , origine Balcani
  • Helleborus polychromus Kolak.
  • Helleborus purpurascens Waldst. & Kit.
  • Helleborus ranunculinus Smith
  • Helleborus serbicus Adam.
  • Helleborus thibetanus Franch. 1886
  • Helleborus trifolius L. 1753
  • Helleborus vesicarius Aucher. 1841
  • Helleborus viridis L. 1753 , origine Europa centro-occidentale
    • Helleborus viridis subsp. viridis
      • Helleborus viridis var. thibetanus (Franch.) Finet & Gagnep. 1904

Inoltre esistono diversi ibridi tra cui:

  • Helleborus x ballardiae B. Mathew 1993
  • Helleborus x ericsmithii B. Mathew 1988

In Italia sono spontanee le seguenti specie[3]:

  • Helleborus foetidus L. diffuso in luoghi sassosi e cespugliosi, dal fusto ramoso alto oltre i 50 cm, foglie lungamente picciolate, con una decina di segmenti lanceolati dal margine seghettato, le brattee sono ovali e di colore verde pallido, i fiori campanulati, pendenti, sono di colore verdastro marginati di rosso-brunastro, la pianta emana un odore nauseabondo. È il più utilizzato per la coltivazione in vaso e nei luoghi molto ombrosi.
  • Helleborus viridis L. noto anche con il nome di Elleboro verde o Elleboro falso, velenosa, emana un odore fetido, spontanea dei luoghi cespugliosi ed erbosi dalle zone collinari fino a quella alpina al margine dei boschi, pianta erbacea perenne rizomatosa alta 20-50 cm, ha grandi foglie basali, presenti fino alla cima degli scapi florali come brattee, pedate divise cioè in 3 segmenti principali, di cui il mediano libero e intero mentre i 2 laterali sono al loro volta divisi in segmenti lanceolati, i fiori odorosi, sono grandi di colore verde o rossiccio, con sepali patenti con fioritura invernale-primaverile i frutti sono follicoli oblunghi, uniti alla base in gruppi di 3-8 e muniti di rostri, contengono numerosi semi di forma allungata
  • Helleborus niger L. noto anche con il nome di Rosa di Natale, Elleboro nero e Erba rocca, pianta erbacea perenne alta 8-35 cm, velenosa, emana un odore acre, ha un rizoma corto e ingrossato di colore nerastro, ricco di radici, le foglie sono basali, lungamente picciolate, di grandi dimensioni, da oblungo-cuneate a lanceolate, coriacee a margine seghettato, di colore verde scuro, scapi floreali di colore rossiccio, con brattee ovali, sessili, i fiori sono singoli o a coppie, grandi apicali a forma di coppa, di colore bianco, rosa o rosso-porpora, con piccoli petali, tubulosi, e numerosi stami, con fioritura da gennaio ad aprile, i frutti sono follicoli rigonfi, muniti di rostri, e contengono numerosi semi oblunghi; vive nei luoghi erbosi e boscosi delle Alpi (dalla Val d'Aosta al Friuli), incerto per l'Appennino, in pericolo per le indiscriminate raccolte in natura, soprattutto in Brianza, dove esiste il deprecabile costume di farne mazzi per i cimiteri. Spesso coltivato, da non confondere con l'elleboro bianco che si riferisce a specie di un altro genere il Veratrum album.

Uso[modifica | modifica sorgente]

Come pianta ornamentale per decorare roccaglie e giardini spontanei, in vaso per gli appartamenti, e per la produzione industriale del fiore reciso.

Proprietà medicinali[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Helleborus niger

Pianta molto velenosa, sia per ingestione che per uso esterno, molto difficile da dosare, se ne sconsiglia vivamente l'uso

  • La polvere ricavata dalle radici e dai rizomi raccolti in primavera o in autunno, e fatti essiccare rapidamente ha proprietà cardiotoniche, narcotiche, emetiche e curative degli edemi, è anche un purgante drastico
  • Per uso esterno si usa come revulsivo in alcune malattie della pelle
  • L'estratto fluido delle radici e rizoma dell'Helleborus viridis ha proprietà sedative e irritanti dell'intestino con effetto purgativo drastico
  • Petronio Arbitro dice nel suo Satyricon [88,4]:"Chrysippus, ut ad inventionem sufficeret,ter elleboro animum detersit." Crisippo(di Soli), filosofo stoico del III sec. a.C.[Diogene Laerzio 7,198] dunque, "per affinare la sua capacità percettiva (inventio), per tre volte si schiarì la mente con [una pozione di] elleboro". Fonte:Ed.BUR 1996, traduzione di Andrea Aragosti.

L'elleboro è un allucinogeno noto sin dall'antichità [Plinio 25,47]. La notizia dell'uso di pozioni di elleboro da parte di Crisippo è riferita anche da Luciano [Vera hist. 2,18]. Simili notizie si trovano in: Plinio [25,52] in riferimento a Carneade, Gellio [17,15] e Valerio Massimo [8,7]. Per la relazione fra lucidità teoretica ed elleboro vedi Stobeo [Ecl. 2,24] Fonte: Op. Cit. nota 256 di A.Aragosti.

Metodi di coltivazione[modifica | modifica sorgente]

Helleborus foetidus

La coltivazione non presenta molte difficoltà. Il luogo prescelto per la coltivazione non dovrà essere eccessivamente soleggiato. Il terreno dovrà essere fertile, ben drenato, con concimazioni periodiche, preferibilmente organiche.

La messa a dimora avviene in settembre-ottobre a 30-40cm di distanza, avendo cura di non interrare la sommità degli apparati radicali a più di 2-3cm di profondità.

Se lasciati indisturbati, con le giuste condizioni, si possono riprodurre spontaneamente. In generale gli ellebori mal sopportano i trapianti.

La specie Helleborus foetidus è quella che meglio si adatta alle posizioni più ombreggiate.

La semina non è complicata, ma richiede cura e soprattutto tempo. I primi risultati non si vedranno prima di tre anni. Risultati più immediati si hanno con la divisione dei cespi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Helleborus in The Plant List. URL consultato il 12 gennaio 2013.
  2. ^ Herrera, C. M. (2005). Post-floral perianth functionality: contribution of persistent sepals to seed development in Helleborus foetidus (Ranunculaceae). Amer. J. Bot. 92: 1486-1491
  3. ^ Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]