Illyricum

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Illirico
Informazioni generali
Nome ufficiale (LA) Illyricum
Capoluogo Aquileia (?[1]) e poi Salona
Dipendente da Repubblica romana, Impero romano
Suddiviso in Dalmatia e Pannonia dal 14/20
Amministrazione
Forma amministrativa Provincia romana
Evoluzione storica
Inizio 167-155 a.C.
Causa prime campagne militari contro gli Illiri
Fine 14-20[2]
Causa divisione operata da Tiberio
Preceduto da Succeduto da
regni degli Illiri Dalmatia e Pannonia
Cartografia
La provincia (in rosso cremisi) nell'anno 20
La provincia (in rosso cremisi) nell'anno 20

L'Illirico (in latino: Illyricum) era un'antica provincia della Repubblica romana che all'inizio del periodo imperiale fu suddivisa nella regione augustea della Regio X Venetia et Histria (ad est del fiume Adige[3]), oltre alle due nuove province di Pannonia e Dalmazia, certamente in seguito alla rivolta dalmato-pannonica e probabilmente agli inizi del principato di Tiberio.[2] Comprendeva inizialmente i territori dell'attuale Croazia e Albania settentrionale, in seguito ampliati alla vicina Bosnia, Serbia occidentale, Slovenia meridionale, Ungheria occidentale ed Austria orientale-meridionale.

Statuto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Province romane e Governatori romani dell'Illyricum.

La provincia potrebbe essere stata costituita attorno agli anni 156-155 a.C. Sappiamo che la provincia dell'Illirico fu asseganta nel 27 a.C. al Senato (Procurator Augusti[4]).[5] Quasi un ventennio più tardi al termine delle campagne degli anni 14-9 a.C., sotto l'alto comando prima di Agrippa e poi di Tiberio, Augusto trasferì l'Illirico alla giurisdizione del princeps, affidandolo ad un legatus Augusti pro praetore.[6]

L'Illirico potrebbe essere poi stato diviso, subito dopo la rivolta dalmato-pannonica del 6-9, nei due distretti militari dell'Illyricum Superior e Illyricum Inferior. Questa nuova riorganizzazione, potrebbe essere stata poi formalmente attuata sotto Tiberio, quando inviò il figlio Druso minore negli anni 18-20[7] e l'Illirico fu diviso nelle nuove province romane di Dalmazia e Pannonia.[2] Vero è anche che esistono alcune iscrizioni che menzionano ancora l'Illirico al tempo dell'Imperatore Claudio,[8] o Nerone,[9] sebbene vi fosse già stata l'effettiva divisione provinciale al tempo di Tiberio.

EVOLUZIONE DELL'ILLYRICUM
prima della
conquista romana
Illiria
(Illiri e Dalmati)
Pannonia
(Pannoni)
dal 167/155 a.C.
Illyricum
Pannonia
dal 9 a.C.
Illyricum
dal 7-9 d.C.
Illyricum Superior
(distretto militare?)
Illyricum Inferior
(distretto militare?)
dal 14-20 d.C.[2]
Pannonia01.png
Dalmatia
Pannonia
dal 103
Pannonia02.png
Dalmatia
Pannonia superiore
Pannonia inferiore
dal 293
Dalmatia
Praevalitana
Pannonia superiore
Pannonia Savia
Pannonia Valeria
Pannonia inferiore
dal 324-337
Pannonia03 en.png
Dalmatia
Praevalitana
Pannonia prima
Pannonia Savia
Pannonia Valeria
Pannonia secunda

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'Illirico nella sfera di influenza romana (229-156/155 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Il regno degli Illiri della regina Teuta, prima della conquista romana.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima guerra illirica, Seconda guerra illirica e Terza guerra illirica.
229-228 a.C.

L'area illirica cominciò ad entrare nella sfera di influenza romana a partire da quest'anno, quando la potenza degli Illiri (della regina Teuta) ed il contemporaneo aumento della loro pirateria, aveva generato una forte preoccupazione nei mercanti romani per i loro traffici attraverso l'Adriatico. Un'ambasceria inviata alla regina Teuta non ebbe alcun effetto[10], al contrario un membro dell'ambasciata romana rimase ucciso. L'incidente provocò la guerra, tanto che il console Gneo Fulvio Centumalo fu inviato con 200 navi, mentre il collega Postumio Albino avanzava con un esercito di terra formato da 20.000 legionari e 2.000 cavalieri. I Romani riuscirono, quindi, ad occupare le isole di Faro e Corcira, le città di Apollonia e Epidamnus, fino al fiume Drilo.[11] La guerra durò due anni al termine dei quali la regina Teuta veniva deposta, ponendo al suo posto il figlio Pinnes, sotto il controllo dell'alleato romano, Demetrio di Faro, mentre Centumalo ottenne il meritato Trionfo[12].

221 a.C.

Viene condotta dai Romani una prima campagna contro gli Istri da parte dei consoli Publio Cornelio Scipione Asina e Marco Minucio Rufo.[13]

219 a.C.

Si racconta che quando gli ambasciatori romani avuta la sensazione che Annibale stesse cercando a tutti i costi la guerra,[14] informarono il Senato romano che, di fronte alla minaccia di una nuova guerra, prese le misure necessarie per consolidare le proprie conquiste ad oriente, in Illiria.[15] Quello stesso anno (nel 219 a.C.) il console Emilio Paolo insieme a Livio Salinatore sbarcarono ancora un volta in Illiria per combattere contro Demetrio di Pharos, che si era alleato a Filippo V di Macedonia. La guerra portò per la seconda volta gli eserciti romani alla vittoria,[16] occupando nuovamente Issa, Pharos, Apollonia, Corcira, Epidamnus, Oricum, Dimale (appartenente alla tribù dei Partini) e Atintania. E il Senato romano confermava il protettorato di Roma sull'Illiria, ponendovi a capo ancora una volta Pinnes, oltre ad un certo Scerdilaidas.

214 a.C.

I Romani vengono assediati ad Orico e Apollonia da Filippo V di Macedonia. Il console Valerio Levino con 50 navi da guerra riesce a sconfiggere l'esercito assediante macedone presso Apollonia, mettendo in fuga il re.[17]

181 a.C.

Venne fondata dai Romani Aquileia,[18] nel territorio degli antichi Carni, quale importante avamposto militare:[19]

« Nello stesso anno [181 a.C.] fu dedotta nel territorio dei Galli la colonia di Aquileia. 3.000 fanti ricevettero 50 iugeri ciascuno, i centurioni 100, i cavalieri 140. I triumviri che fondarono la colonia furono Publio Scipione Nasica, Gaio Flaminio e Lucio Manlio Acidino[20]»
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XL, 34.2-3.)
178-177 a.C.

Aulo Manlio Vulsone intraprendeva una nuova guerra contro le popolazioni dell'Istria, ed aveva come alleato un certo Catmelo, re dei Norici, forte di 3.000 armati[21]. L'anno successivo Gaio Claudio Pulcro occupava in Istria gli oppida di Nesazio, Mutila e Faveria (177 a.C.) meritandosi il trionfo.[22]

171 a.C.

Caio Cassio Longino, sulla strada del ritorno dalla Macedonia, compiva distruzioni e saccheggi nell'Istria contro le popolazioni di Istri, Iapodi e Carni. Il suo obbiettivo era, molto probabilmente, di intimidire le popolazioni vicine ad Aquileia.

Dalla costituzione della provincia romana dell'Illirico a Cesare (156/155-59 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Domini di Genzio e la terza guerra illirica.
168-167 a.C.

Roma incoraggiò i mercanti Italici ad operare in Illiria sotto la protezione della repubblica romana, mentre il pretore Lucio Anicio Gallo, batteva il re dei pirati illiri dell'isola di Lisso, un certo Genzio,[23] che si era alleato a Perseo di Macedonia[24] e che disponeva di una forza di ben 15.000 armati. In questa guerra i romani ottennero l'aiuto degli illiri Partini e Gallo il Trionfo[25]. Roma, infine, siglava un trattato di alleanza (della durata di settant'anni) con Issa. Al termine di queste operazioni i Romani erano riusciti ad occupare le terre a nord, nell'Istria fino al fiume Arsia, mentre a sud avevano sottomesso la zona fino al fiume Narenta. Ciò significava che l'obiettivo futuro era di congiungere le due zone via terra. E forse in questa occasione potrebbe essere avvenuta la creazione della provincia dell'Illirico romano.

158 a.C.

Issa, alleata dei Romani protestava che i suoi recenti possedimenti di Epetion (Stobrec) e Tragurion (Traù) attorno alla baia di Salona erano stati oggetto di attacchi da parte dei Dalmati della zona. I Romani erano costretti ad inviare un esercito due anni più tardi (nel 156 a.C.). Sempre questo stesso anno i Romani assediavano per la prima volta Siscia lungo il fiume Sava in Pannonia, battendo sia le popolazioni della Dalmazia, sia gli alleati Scordisci.

156-155 a.C.

Sempre Aquileia costituì la base principale delle operazioni militari dei consoli Lucio Cornelio Lentulo Lupo, Gaio Marcio Figulo[26] e Publio Cornelio Scipione Nasica Corculo,[27] durante questo biennio, contro le tribù dei Dalmati.[26] Si racconta infatti che il console Publio Cornelio Scipione Nasica Corculo, che aveva il compito di ridurre la zona compresa tra i fiumi Arsia e Narenta sotto il dominio romano, qui portò le sue armate, riuscendo ad occupare e distruggere la loro capitale, Delminium e meritandosi il Trionfo.[28][29] In seguito a questi eventi potrebbe essere nata la provincia dell'Illirico.

135 a.C.

Ardirei e Pleraei attaccarono la provincia romana dell'Illirico compiendo saccheggi a ripetizione. Roma fu costretta ad intervenire inviando il console Servio Fulvio Flacco alla testa di 10.000 fanti e 600 cavalieri, che compì un raid nelle loro terre a scopo dimostrativo[30].

129 a.C.

Gaio Sempronio Tuditano attaccava le popolazioni degli Istri di Iapodi e Liburni dall'Italia Settentrionale (dal suo "quartier generale" di Aquileia), battendo, inoltre, le popolazioni Alpine dei Carni e dei Taurisci (della zona di Nauporto), e meritandosi per questi successi il Trionfo.[31][32]

Il mondo romano, ed in particolare l'Illirico verso la fine del II secolo a.C.
119 a.C.

Lucio Cecilio Metello compiva una campagna vittoriosa contro i Dalmati, celebrando l'anno seguente il trionfo[31] e meritandosi il titolo vittorioso di Delmaticus.[33]

115 a.C.

il console Marco Emilio Scauro, operò in Gallia cisalpina sia contro i Liguri ad ovest, sia contro i Carni ed i Taurisci ad est, utilizzando in questo secondo caso Aquileia, come "quartier generale".[31][34]

113 a.C.

il console Gneo Papirio Carbone fu inviato a fronteggiare un'invasione di genti germanico-celtiche (tra cui i Cimbri), le quali erano penetrate nell'Illirico e poi nel Norico. Carbone, a capo di un esercito che aveva come quartier generale Aquileia,[35] fu però sconfitto presso Noreia.

78 a.C.

Il proconsole dell'illirico, un certo Gaio Cosconio, combatteva i Delmatae, guerra che terminò nel 76 a.C. con la presa di Salona, ora definitivamente in mano ai Romani[36]. Vent'anni più tardi venivano inviati cittadini romani in questa stessa città. Narona era invece utilizzata come base militari per le spedizioni nell'entroterra dalmata.

Da Cesare ad Augusto (58-35 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conquista della Gallia.
59 a.C.

Durante il suo consolato (59 a.C.), Cesare, con l'appoggio degli altri triumviri (Pompeo e Crasso), ottenne con la Lex Vatinia del 1º marzo[37] il proconsolato delle province della Gallia cisalpina[3] e dell'Illirico per cinque anni e il comando di un esercito composto da tre legioni[38]. Poco dopo un senatoconsulto aggiunse anche quella della Gallia Narbonense[39], il cui proconsole era morto all'improvviso, e il comando della X legione[40].

Il mondo romano nel 58 a.C. prima della conquista della Gallia.
58 a.C.

Il fatto che a Cesare sia stata assegnata inizialmente la provincia dell'Illirico come parte del suo imperium, e che all'inizio del 58 a.C. ben tre legioni fossero state dislocate ad Aquileia, potrebbe indicare che egli intendesse cercare proprio in quest'area gloria e ricchezze con cui accrescere il suo potere e la sua influenza militare e politica. Cesare aveva infatti bisogno di importanti vittorie militari così da costruirsi un suo potere personale con il quale controbilanciare quello che Pompeo si era costruito con le vittorie ottenute in Oriente. A tal fine progettava probabilmente una campagna oltre le Alpi Carniche fin sul Danubio, sfruttando la crescente minaccia delle tribù della Dacia (corrispondente grosso modo all'odierna Romania), che si erano riunite sotto la guida di Burebista, il quale aveva poi guidato il suo popolo alla conquista dei territori dislocati ad ovest del fiume Tibisco, oltrepassando il Danubio e sottomettendo l'intera area su cui si estende l'attuale pianura ungherese, ma soprattutto avvicinandosi pericolosamente all'Illirico romano e all'Italia. Le sue armate si erano però fermate all'improvviso, forse per il timore di un possibile intervento diretto di Roma nell'area balcano-carpatica. Così, invece di continuare nella sua marcia verso occidente, Burebista era tornato nelle sue basi in Transilvania, rivolgendo poi le proprie mire ad Oriente: attaccò i Bastarni e infine assediò e distrusse l'antica colonia greca di Olbia (nei pressi dell'attuale Odessa).[41]

56 a.C.-54 a.C.

Gaio Giulio Cesare avrebbe voluto intraprendere una campagna contro le popolazioni illiriche della zona a sud di Aquileia, ma nuove sollevazioni in Gallia lo costrinsero a tornare nel paese dei Celti. Sappiamo, infatti, di un nuovo soggiorno di Cesare ad Aquileia nell'inverno del 57-56 a.C. e di operazioni militari/diplomatiche condotte dallo stesso proconsole nei pressi di Salona attorno al 3 marzo di quell'anno,[42] come pure nel 54 a.C. contro il popolo dei Pirasti che abitavano l'Illirico meridionale.[43]

48 a.C.

Fu solo quest'anno che Cesare riuscì ad inviare contro i Dalmati, due legioni sotto il comando di un certo Q.Cornifico. Quest'ultimo riuscì a battere i Liburni della zona di Iader in uno scontro navale, mentre il suo collega A.Gabinio, a capo di quindici coorti e tremila cavalieri, dopo essere penetrato nel territorio dei Delmatae, lungo il fiume Cigola, subiva una dura sconfitta, perdendo ben cinque coorti. I combattimenti continuarono però fino all'inverno nella zona di Salona con alterne fortune.

46 a.C.

Il proconsole Publio Vatinio, fu inviato nell'Illirico da Cesare per combattere i Delmatae della dorsale dinarica, al comando di tre legioni ed un forte contingente di cavalleria. Nel corso di quell'anno, facendo di Narona il suo quartier generale, occupò sei oppida del nemico, anche se l'inverno, ormai alle porte, lo costrinse a ritirarsi prima della vittoria finale. Sconfisse anche l'esercito pompeiano guidato da Marco Ottavio in Illirico, vittoria per cui ricevette una ovatio.

44 a.C.

Publio Vatinio, veniva attaccato dai Delmatae, venuti a conoscenza della morte di Cesare. Nel corso di questi attacchi furono distrutte cinque coorti di legionari, costringendo lo stesso governatore a ripiegare su Dyrrhachium, al di fuori della sua giurisdizione, in quanto facente parte di un'altra provincia, che per di più apparteneva a Marco Giunio Bruto, uno degli uccisori di Cesare.

42 a.C.

Con la disfatta degli uccisori di Cesare e la creazione di un nuovo triumvirato, Ottaviano ed Antonio si divisero l'area Illirica. Ad Ottaviano toccava la parte settentrionale, ad Antonio quella meridionale.

39 a.C.

Gaio Asinio Pollione penetrava nel territorio dei Partini, conducendo una gloriosa campagna contro di loro e battendoli nella zona circostante Dyrrachium. Gli Iapodi, frattanto, nella parte nord dell'Illirico, avevano effettuato numerose incursioni contro Tergeste ed Aquileia, mentre la colonia di Pola era stata distrutta l'anno precedente; i pirati Liburni infestavano l'Adriatico ed i Dalmati erano ancora indipendenti e pericolosi. Questa situazione costrinse Ottaviano ad intraprendere, egli stesso, una serie di campagne nella zona ad est di Aquileia, pochi anni più tardi.

La conquista dell'Illirico sotto Ottaviano Augusto (35 a.C.-6 d.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagne militari di Ottaviano in Illirico (35-33 a.C.) e Campagne dalmato-illiriche (13-9 a.C.).
35-33 a.C.

A partire da questi anni Ottaviano, che aveva il potere sull'Occidente romano, decise di intraprendere la conquista dell'entroterra dell'Illirico, penetrando lungo la valle del fiume Sava ed occupando la roccaforte di Siscia. In seguito a questi eventi fondò le colonie di Iader, Narona, Salona (anche se ono è da escudere siano state fondate al tempo di Cesare), oltre a Pietas Iulia (Pola) e Emona (Lubiana).

16 a.C.

Il proconsole dell'Illirico, Publio Silio Nerva, riuscì a respingere nuovi attacchi di alcune tribù della vicina Pannonia e Norico, tra cui i Taurisci e occupare i territori del Norico meridionale, sottomettendo anche i Camuni ed i Triumplini.[44]

13 a.C.

Il progetto di Augusto venne portato a termine vent'anni più tardi, una volta divenuto padrone incontrastato del mondo romano. Egli voleva sottomettere l'intera area compresa tra l'Adriatico, il fiume Drava e le terre dei Dardani e dei Mesi. La campagna cominciò nel 13 a.C., ma la scomparsa prematura di Agrippa, lasciò il nuovo compito nelle mani del figliastro del Princeps: Tiberio Claudio Nerone. Egli condusse gli eserciti romani per 4 anni contro le popolazioni di Dalmati e Breuci, avvalendosi anche dell'aiuto di validi generali come Marco Vinicio e Lucio Calpurnio Pisone in Tracia.

12 a.C.

Tiberio sottomise i pannoni Breuci, grazie all'alleanza della potente tribù celtica (sottomessa l'anno precedente) degli Scordisci[45]. Per questi successi gli furono decretati gli ornamenta triumphalia.

11 a.C.

Ancora Tiberio fu impegnato prima con i Dalmati, che si erano ribellati, e poco dopo ancora contro i Pannoni che avevano approfittato della sua assenza, impegnando Tiberio contemporaneamente su due fronti. Al termine di questa campagna l'intera area delle futura provincia di Dalmazia era sotto il controllo romano.

10 a.C.

Ci fu un'invasione di Daci a sud del Danubio, con loro gravi razzie nei territori di Pannoni e Dalmati. Fornendo loro ril pretesto per ribellarsi nuovamente, anche a causa dei tributi troppo elevati. Tiberio, che si era recato in Gallia insieme al patrigno Augusto, fu costretto a tornare sul teatro delle operazioni, per affrontare e battere nuovamente le popolazioni illiriche.

9 a.C.

Quest'anno Tiberio lo dedicò alla riorganizzazione della nuova provincia dell'Illirico. E sembra che nel corso di quest'anno o negli anni successivi, l'allora governatore dell'Illirico, Marco Vinicio (come riporta un'iscrizione trovata a Tuscolo, vicino a Frascati):

(LA)
« Marcus Vinicius Publi filius consul XVvir sacris faciundis praetor quaestor legatus propraetore Augusti Caesaris in Illyrico primus trans flumen Danivium progressus Dacorum et Basternarum exercitum acie vicit fugavitque Cotinos Osos (...)s et Anartios sub potestatem Imperatoris Caesaris Augusti et populi Romani redegit »
(IT)
« Marco Vinicio, figlio di Publio, ricoprì la carica di Console, quindicesimo uomo sacro, Pretore, Questore, legato Augusto pro pretore (ovvero governatore) nell'Illirico, primo ad aver attraversato il fiume Danubio, condusse un esercito contro le schiere di Daci e Bastarni che vinse, e batté anche Cotini, Osii, (...) (si trattava dei celti Boi? o degli Eravisci?) e Anartii e li condusse sotto il dominio di Augusto e del popolo romano. »
( AE 1895, 122 )
6 d.C.

Tutto veniva messo in discussione con lo scoppio di una rivolta presso tutte le genti pannoniche e della Dalmazia. Le campagne che si susseguirono durarono 4 anni, con l'impiego di non meno di 70.000/80.000 soldati romani. La rivolta fu infine soffocata nel sangue.

Dalla grande rivolta alla creazione delle province di Dalmazia e Pannonia (6-14/20 d.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Le ultime fasi della riconquista dell'area Illirica sotto l'alto comando di Tiberio, prima della divisione in due nuove province: Dalmazia e Pannonia, avvenuta probabilmente tra il 14 ed il 20[2].
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rivolta dalmato-pannonica del 6-9.
9-20?

Al termine della rivolta dalmato-pannonica, o più probabilmente un decennio più tardi, sotto il principato di Tiberio, l'area dell'Illirico romano era divisa in due nuove province:

Precedentemente la nuova provincia di Mesia era stata scorporata, forse inizialmente solo come distretto militare, dalla vicina provincia di Macedonia, (in seguito divisa in Superior ed Inferior).

I Romani, memori della recente fatica per riportare l'intera area sotto il loro dominio, decisero di lasciare a guardia della nuova provincia due legioni (la Legio XI a Burnum e la VII a Tilurium[46]) anche come "riserva strategica" a ridosso del limes danubiano, oltre a fondare numerose colonie.

Si provvedette alla costruzione di nuovi acquedotti, strade ed opere civili in generale (compresa la ristrutturazione della Via Egnatia, che da Durazzo, conduceva a Bisanzio, la futura Costantinopoli). Importanti giacimenti di rame, argilla e soprattutto di argento erano controllati da unità militari ausiliarie contro le scorrerie dei predoni montanari della zona. Le esportazioni principali erano vino, formaggio, olio e il pesce dal lago di Scutari e dal lago di Ocrida.

Un ambizioso progetto di costruzioni fu iniziato in Illirico dal legato Publio Cornelio Dolabella (il console del 10), quando i legionari furono impiegati nella costruzione di almeno quattro strade, alcune delle quali penetravano nell'interno, nel territorio dei Ditoni e dei Desiziati, contribuendo ad affrettare la pacificazione di queste regioni turbolente ed a collegarle con la vicina Mesia.

Dalmazia e Pannonie fino a Diocleziano (14/20-285)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dalmazia (provincia romana), Pannonia superiore e Pannonia inferiore.

Per maggiori approfondimenti del periodo si rimanda alle voci: Dalmazia, Pannonia superiore e Pannonia inferiore. Ricordiamo inoltre che a partire da Claudio il Gotico (268-270), fino a Diocleziano (284-305), numerosi furono i cosiddetti Imperatori illirici, le cui origini erano di una regione assai vasta che comprendeva l'antica Illiria fino al tratto centrale del limes danubiano. La Historia Augusta ci tramanda che venne istituito, sicuramente al tempo dell'imperatore Valeriano (253-260), un comando militare che sovrintendeva a tutti gli eserciti delle province romane di Tracia, due Mesie, Dalmazia, due Pannonie e tre Dacie (dux totius Illyrici).[47] Il primo comandante di questo prestigioso ufficio militare fu il futuro imperatore, Claudio il Gotico, che sembra fosse secondo solo all'imperatore stesso. Claudio esercitò questo comando per dieci anni a protezione del limes danubiano, contro la ormai devastante pressione dei Goti (dal 258 al 268 circa).

Dalla riforma tetrarchica all'Impero d'Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tetrarchia, Pannonia (diocesi) e Prefettura del pretorio dell'Illirico.

Con Diocleziano, imperatore illirico, (284-305) si provvedette alla ristrutturazione dell'Impero romano introducendo una serie di riforme istituzionali derivanti dalla precedente crisi del III secolo. L'imperatore Diocleziano rese famosa la Dalmazia costruendovi per sé un palazzo a pochi chilometri a sud di Salona, ad Aspalathos (Spalato).

La diocesi di Pannonia o dell'Illirico fu istituita nel 314 in seguito alle riforme provinciali di Diocleziano e Costantino. Faceva originariamente parte della Prefettura del pretorio d'Italia, e in seguito entrò a far parte della prefettura del pretorio dell'Illirico. Nel 337 con la morte di Costantino fu creata la Prefettura del pretorio dell'Illirico. Dopo la divisione di quest'ultima nel 379, entrò a far parte di nuovo nella Prefettura d'Italia con la denominazione di Diocesi d' Illirico.

La Diocesi di Pannonia era una delle due diocesi dell'Illirico romano a non essere di cultura greca (l'altra era la Dacia), e entrò a far parte dell'Impero romano d'Occidente alla morte di Teodosio I nel 395. Nel 437 Galla Placidia, per ricompensare Teodosio II per aver messo sul trono occidentale il figlio di lei Valentiniano III, cedette l'estremità orientale della Pannonia II (con le città di Sirmio e Bassiana) all'Impero romano d'Oriente.[48] Il resto della Pannonia era stato ceduto agli Unni da Ezio in cambio dell'appoggio militare degli Unni all'Impero in Gallia. La Pannonia II divenne così la tredicesima provincia dell'Illirico orientale e Sirmio divenne per qualche tempo la capitale della prefettura dell'Illirico (orientale), ma venne ceduta da Teodosio II agli Unni in seguito alle vittoriose campagne balcaniche di Attila del 441-442.

Secondo altri studiosi, tuttavia, tutto l'Illirico occidentale sarebbe stato ceduto all'Impero d'Oriente. Essi citano come prova:[49]

  • un passo delle Variae di Cassiodoro in cui viene affermato che Galla Placidia, perdendo l'Illirico, acquistò una nuora (Valentiniano III si sposò con la figlia di Teodosio II).
  • un passo di Giordane che afferma che "Valentiniano III viaggiò da Roma a Costantinopoli per sposare Eudocia, figlia dell'Imperatore Teodosio, e, per ricompensare il suocero, cedette tutto l'Illirico." (Giordane, Romana, 139)
  • Polemio Silvo nel 448 elenca tra le province dell'Illirico anche quelle dell'Illirico occidentale
  • il fatto che gli imperatori d'Oriente avessero concesso in Pannonia terre ai Goti, Unni, Gepidi e altri barbari, prova che la Pannonia apparteneva all'Oriente.
  • nel panegirico di Sidonio Apollinare del 467, Roma si rivolge a Costantinopoli elencando tra le province in suo possesso la Sicilia, la Gallia e il Norico, ma non Dalmazia e Pannonia.

Tuttavia Procopio afferma che la Dalmazia era governata da uomini (come il comes Marcellino) dipendenti dall'Impero romano d'Occidente, e ciò contrasta con la cessione della Dalmazia all'Impero d'Oriente. Uno studioso (Wozniak) ha tentato di conciliare Procopio con le altre fonti sostenendo che la Dalmazia, pur appartenendo nominalmente all'Impero d'Oriente, de facto apparteneva a quello d'Occidente:

« Tra il 437, anno del passaggio dell'Illirico all'Oriente, e il 454, Salona e la Dalmazia costiera sembrano essere ritornate o rimaste sotto il controllo amministrativo romano-occidentale, sebbene formalmente sotto la sovranità romano-orientale... Sebbene la Dalmazia fosse stata ceduta formalmente all'Oriente come parte della cessione dei diritti romano-occidentali sull'Illirico (437), il controllo amministrativo della Dalmazia costiera sembra essere rimasto nelle mani del governo di Ravenna. Anche se solo occasionalmente esercitato, la sovranità legale di Costantinopoli sulla Dalmazia fu tenuta in riserva come diritto da rivendicare in caso di necessità. »
(Wozniak 1981:354-355. Citato in McGeorge, p. 37.)

Comunque la Dalmazia, sebbene legata all'Occidente, mostrò, a partire dal 460 circa, tendenze scissioniste dal governo di Ravenna. Il comes di Dalmazia Marcellino infatti non riconobbe Libio Severo come nuovo imperatore d'Occidente, staccando la Dalmazia dall'Impero e governandola come una sorta di vero e proprio dominio personale. Successivamente un altro comes di Dalmazia, Giulio Nepote, era riuscito a diventare imperatore d'Occidente, anche se dopo solo un anno venne deposto e costretto a fuggire in Dalmazia, dove regnò fino al 480. La Dalmazia, insieme alla Gallia settentrionale, fu una delle due parti dell'Impero occidentale a soccombere alcuni anni dopo la deposizione dell'ultimo imperatore d'Occidente.

Nel Norico (che nonostante la presunta cessione all'Oriente, Sidonio Apollinare nel 467 la cita tra le province dell'Occidente) invece il crollo del gettito fiscale dell'Impero d'Occidente aveva causato una progressiva diminuzione delle truppe poste alla sua difesa, che spesso ricevevano con irregolarità la paga. Ciò espose la regione ai saccheggi e alle devastazioni dei Rugi e di altre popolazioni barbariche, come Eruli, Ostrogoti, Alamanni e Turingi. A un certo punto - tra il 460 e il 470 - l'Impero cessò di pagare le truppe della regione del tutto, ma ciò non lasciò il Norico esposto completamente senza difese alle incursioni dei Barbari. Infatti i soldati del posto, essendo motivati a difendere la propria famiglia e i propri possedimenti dalle incursioni, continuarono a difendere le guarnigioni dai Barbari, portando alla formazione di vere e proprie milizie cittadine, che però, anche se riuscirono a ritardarla, non riuscirono a evitare la caduta del Norico in mano ai Rugi.

Il Re ostrogoto d'Italia Teodorico il Grande conquistò la Pannonia agli inizi del VI secolo, e potrebbe aver rifondato la diocesi.

Difesa ed esercito[modifica | modifica wikitesto]

Mappa dell'antica città romana di Aquileia, sede militare romana per almeno due secoli, fino alla grande rivolta dalmato-pannonica del 6-9 d.C..
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Esercito romano e limes danubiano.

Il fatto che a Cesare sia stata assegnata inizialmente la provincia dell'Illirico come parte del suo imperium, e che all'inizio del 58 a.C. ben tre legioni fossero state dislocate ad Aquileia (la VII, l'VIII e la IX), potrebbe indicare che egli intendesse cercare proprio in quest'area gloria e ricchezze con cui accrescere il suo potere e la sua influenza militare e politica. Cesare aveva infatti bisogno di importanti vittorie militari così da costruirsi un suo potere personale con il quale controbilanciare quello che Pompeo si era costruito con le vittorie ottenute in Oriente. A tal fine progettava probabilmente una campagna oltre le Alpi Carniche fin sul Danubio, sfruttando la crescente minaccia delle tribù della Dacia (corrispondente grosso modo all'odierna Romania), che si erano riunite sotto la guida di Burebista, il quale aveva poi guidato il suo popolo alla conquista dei territori dislocati ad ovest del fiume Tibisco, oltrepassando il Danubio e sottomettendo l'intera area su cui si estende l'attuale pianura ungherese, ma soprattutto avvicinandosi pericolosamente all'Illirico romano e all'Italia. Le sue armate si erano però fermate all'improvviso, forse per il timore di un possibile intervento diretto di Roma nell'area balcano-carpatica. Così, invece di continuare nella sua marcia verso occidente, Burebista era tornato nelle sue basi in Transilvania, rivolgendo poi le proprie mire ad Oriente: attaccò i Bastarni e infine assediò e distrusse l'antica colonia greca di Olbia (nei pressi dell'attuale Odessa).[41]

L'occupazione romana dell'Illirico fece di Burnum (l'attuale Chistagne), un sito militare fin dalla fine del I secolo a.C., con la costruzione di un grande castrum destinato ad ospitare almeno una delle legioni impegnate in quest'area, come ci racconta Plinio il vecchio.[50] Già alla fine delle campagne illiriche di Ottaviano (35-33 a.C.) qui è attestata la Legio XX Valeria Victrix. Intorno al 10 d.C. questa legione lasciò il presidio dalmata per passare in Germania e fu rimpiazzata dalla Legio XI.

Ottaviano era, inoltre, deciso ad occupare l'alta valle del fiume Sava. Si racconta che l'esercito mosse (nel 35 a.C.) da Senia, lungo il fiume Kupa, occupando prima e non senza difficoltà, la fortezza di Terponus degli Arupini, poi quella di Metulum (vicino a Ogulin), capitale degli Iapodi. E mentre un contingente fu lasciato nella capitale, il grosso dell'esercito proseguiva, seguendo l'alta valle della Kupa in direzione di Segesta, capitale dei Segestani e futura Siscia. Questa località, di importanza strategica fondamentale per un'avanzata verso est, cadde dopo 30 giorni di duro assedio.[51][52] Una volta conquistata questa importante roccaforte, Ottaviano vi lasciò 25 coorti agli ordini di Gaio Fufio Gemino, e tornò a Roma.[53] Al termine di tra duri anni di campagne militari nell'area, Ottaviano lasciò, sembra in modo permanente, a presidio di Emona e Siscia, un paio di guarnigioni legionarie.

E ancora, la legione VII fu posizionata a Tilurium al termine della grande rivolta, prima della divisione dell'Illirico in Venetia et Histria, Dalmazia e Pannonia.[54]

Bigeste (Ljubuški, poco a nord-ovest di Narona), forte militare ausiliario dove soggiornò la Cohors equitata I Belgarum,[55] o la Cohors I Bracaraugustorum[56] o la Cohors VIII Voluntariorum[57] o la Cohors III Alpinorum.[58] o la Cohors I Lucensium.[59]

Geografia politica ed economica[modifica | modifica wikitesto]

Maggiori centri provinciali[modifica | modifica wikitesto]

Le città principali erano:

  • Epidaurus (Ragusavecchia - Cavtat appena a sud di Ragusa - Dubrovnik), era l'antica città illirica di Zaptal, che cambiò nome con la conquista romana in Epidaurum a partire dal 228 a.C. Nel corso della guerra civile tra Cesare e Pompeo si schierò a favore del primo e fu assediata da M. Ottavio, ma si salvò per l'arrivo del console Publio Vatinio. In seguito divenne colonia romana e durante le guerre gotiche fu occupata dalla flotta mandata da Giustiniano I.
  • Issa o Cissa (Lissa - Vis);
  • Pietas Iulia (Pola), sorta forse su un antico castelliere, fu conquistata dai Romani nel 177 a.C., succedendo all'antica Nesactium, massimo centro degli Istri, situata a una decina di km dall'attuale abitato. Divenne colonia romana nel 46-45 a.C. Distrutta dopo la battaglia di Azio, fu ricostruita per volere della figlia di Augusto, Giulia. Pola fu città e fiorente porto commerciale (30.000 abitanti), dotata di prestigiose strutture urbane (fra cui un ampio foro, un arco trionfale, un anfiteatro e due teatri) ed ornata di templi cui si aggiunsero, nei primi secoli dell'era volgare, alcune basiliche cristiane.

Principali vie di comunicazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strade romane.

Le principali vie di comunicazioni provinciali erano:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AE 1994, 668.
  2. ^ a b c d e AE 1996, 885.
  3. ^ a b La Gallia Cisalpina corrispondeva ai territori della pianura padana compresi tra il fiume Adige e le Alpi piemontesi; ad est di quest'ultimo fiume iniziava l'Illirico (AE 1994, 668; CIL V, 2156; CIL V, 1864; CIL V, 2826 (p 1095); CIL V, 8650, AE 1994, 675).
  4. ^ CIL V, 2826 (p 1095).
  5. ^ Strabone, Geografia, XVII, 3, 25; Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LIII, 12.4.
  6. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LIV, 34, 4.
  7. ^ CIL VI, 40352.
  8. ^ CIL X, 5182, CIL X, 5180.
  9. ^ AE 1998, 1056, CIL XVI, 4.
  10. ^ Polibio, Storie, II, 8.
  11. ^ Polibio, Storie, II, 11.
  12. ^ Fasti triumphales 525 anni ab Urbe condita.
  13. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 20.12.
  14. ^ Polibio, Storie, III, 15, 12-13.
  15. ^ Polibio, Storie, III, 16, 1.
  16. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 20.13.
  17. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 24.4.
  18. ^ Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, I, 13.2.
  19. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III, 126-127.
  20. ^ CIL V, 873.
  21. ^ Géza Alföldy, Noricum, Londra 1974, p.31.
  22. ^ Fasti triumphales 576 anni ab Urbe condita.
  23. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 44.6.
  24. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 44.8.
  25. ^ Fasti triumphales 586 anni ab Urbe condita.
  26. ^ a b Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 47.9.
  27. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 47.10.
  28. ^ Appiano di Alessandria, Guerra illirica, 11.
  29. ^ Fasti triumphales 598 anni ab Urbe condita.
  30. ^ Appiano di Alessandria, Guerra illirica, 10; Tito Livio, Periochae 56.
  31. ^ a b c Fasti triumphales: AE 1930, 60.
  32. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III, 129.
  33. ^ Appiano di Alessandria, Guerra illirica, 11 e 33; Tito Livio, Periochae 62; Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, IV, 23.2.
  34. ^ Cornelio Nepote, De Viris Illustribus, 72.7.
  35. ^ Appiano di Alessandria, Guerre celtiche, 13; Strabone, Geografia, V, 1.8.
  36. ^ Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, VI, 4; Orosio, Storie, V, 23, 23..
  37. ^ La Lex Vatinia fu proposta dal tribuno della plebe Publio Vatinio, che poi sarà luogotenente di Cesare in Gallia
  38. ^ Le tre legioni affidate a Cesare dalla Lex Vatinia erano la VII, l'VIII e la VIIII
  39. ^ La provincia della Gallia Narbonense era stata costituita nel 121 a.C. e comprendeva tutta la fascia costiera e la valle del Rodano, nelle attuali Provenza (che proprio da provincia deriva il proprio nome) e Linguadoca
  40. ^ Lawrence Keppie (in The making of the roman army, from Republic to Empire, Oklahoma 1998, pagg. 80-81) suppone che la X legione fosse posizionata nella capitale della Gallia Narbonense, Narbona.
  41. ^ a b J.Carcopino, Giulio Cesare, Milano 1981, pp.255-260; A.Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano 1989, pp.432-433.
  42. ^ Cicerone, In P. Vatinium ("Contro Publio Vatinio"), 38; Cesare, Commentarii de bello Gallico, II, 35 e III, 7.
  43. ^ Cesare, Commentarii de bello Gallico, V, 1, 5-9.
  44. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, libro LIV, 20.
  45. ^ Velleio Patercolo, Storia di Roma, II, 39, 3;
    Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LIV, 31, 3.
  46. ^ CIL III, 9733 (p 1475); J.Wilkes, Dalmatia, Londra 1969, pp. 83 e 96.
    Tacito, Annales, IV, 5.
  47. ^ Historia Augusta, Divus Claudius, 15.2.
  48. ^ Morrison, p. 330.
  49. ^ McGeorge, pp. 34-37.
  50. ^ Plinio, Naturalis historia, III, 141.
  51. ^ Floro, Epitome di Storia romana, II, 23, 6-7.
  52. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, XLIX, 37.
  53. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, XLIX, 38.
  54. ^ CIL III, 9733 (p 1475).
  55. ^ AE 2000, 1177; AE 2000, 1180f.
  56. ^ AE 2000, 1178; AE 2000, 1179.
  57. ^ AE 2000, 1180g; CIL III, 6365.
  58. ^ CIL III, 8491; CIL III, 8495 (p 2132, 2322, 2328,121); AE 1950, 109; AE 1950, 110.
  59. ^ CIL III, 8486, CIL III, 8492.
  60. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III.142.
  61. ^ Istituto di Studi romani, Storia di Roma, Le province, vol.17/2, p.256.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti secondarie