Vindobona

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Coordinate: 48°12′39″N 16°22′13″E / 48.210833°N 16.370278°E48.210833; 16.370278

Vindobona
Vindobona 250-300.svg
Mappa della fortezza legionaria di Vindobona.
Periodo di attività forte ausiliario sotto Domiziano,[1] dall'89 ca. al 95/97;[1]
fortezza legionaria dal 95 agli inizi V secolo.[1]
Località moderna Vienna
Unità presenti Ala I Flavia Domitiana Britannica milliaria c.R.[2] e
Ala I Thracum Victrix[3] dall'89 ca. al 97;[1]
vexill. XV Apollinaris[4] dal 92 al 97?
Legio XIII Gemina[5] dal 95 al 101;[1]
Legio XIV Gemina[6] dal 101 al 118/119;[1]
Legio X Gemina[7] dal 118/119 agli inizi del V secolo;[1]
vexill. legio II Italica[8] (guerre marcomanniche?);
vexill. legio I Adiutrix[9] (guerre marcomanniche?);
Coh.I Aelia equitata sagittaria[10] (guerre marcomanniche?).
Dimensioni castrum 500x455 metri, pari a 18,5 ha[1]
Provincia romana Pannonia superiore
Status località municipium attorno al 202.[11]
Battaglie nei pressi durante le guerre marcomanniche nel 170

Vindòbona è l'antico nome latino dell'attuale città di Vienna, capitale austriaca e dell'antica fortezza legionaria posizionata lungo il fiume Danubio, di fronte alle tribù germaniche di Marcomanni e Naristi, diventando un importante centro commerciale, trovandosi in prossimità della frontiera germanica e lungo la via dell'Ambra. Fu, inoltre, uno dei principali centri militari e civili (canabae) dell'intera provincia romana della Pannonia superiore.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi limes pannonicus e limes danubiano.

Dai Flavi a Traiano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagne suebo-sarmatiche di Domiziano, dinastia dei Flavi e Imperatori adottivi.

Fu sede di un importante forte ausiliario, installato in questa località dai tempi di Domiziano (89 circa) in seguito alla crisi scoppiata lungo la frontiera settentrionale con le vicine tribù suebe di Marcomanni e Quadi a cui poco dopo si aggiunsero anche quelle sarmatiche degli Iazigi (89-97). La fortezza legionaria potrebbe essere sorta in concomitanza con la terza ed ultima fase delle guerre suebo-sarmatiche (95-97) quando le operazioni militari furono affidate al futuro imperatore, Traiano, i cui successi furono determinarono non solo l'acclamazione ad Imperator, ma l'attribuzione allo stesso ed a Nerva del titolo onorifico di Germanicus e l'adozione al trono.

In seguito a questi successi venne posizionata a Vindobona la Legio XIII Gemina[5] che qui rimase fino al 101, quando partì per la conquista della Dacia, dove poi rimase fino all'abbandono della provincia avvenuta sotto Aureliano. Fu rimpiazzata dalla Legio XIV Gemina[6] che qui rimase fino al 118/119, quando fu trasferita nella vicina Carnuntum, in sostituzione della legio XV Apollinaris partita per il fronte orientale (Cappadocia. La legione che fu inviata a sostituire la XIV a Vindobona, e che qui rimase fino al crollo del limes danubiano nel V secolo, fu la Legio X Gemina.[7]

Da Antonino Pio alle guerre marcomanniche[modifica | modifica wikitesto]

Nel 170 i Marcomanni sfondarono il limes danubiano proprio in prossimità di Vindobona o Carnuntum (linea verde), riuscendo a penetrare fino in Italia ad Aquileia (vedi guerre marcomanniche).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi guerre marcomanniche e Dinastia degli Antonini.

Contro Marcomanni, Naristi e Quadi dovette combattere per oltre un quindicennio durante il periodo delle guerre marcomanniche sotto gli imperatori Marco Aurelio ed il figlio Commodo. Nei suoi pressi sarebbe avvenuta una battaglia nel 170, quando le orde barbariche sfondarono il fronte danubiano spingendosi fino in Italia, assediando la stessa Aquileia e distruggendo Oderzo. Nello scontro si racconta che furono sconfitti 20.000 armati romani.[12] Lungo questo tratto di fronte, Marco Aurelio combatté una lunga ed estenuante guerra, prima "ripulendo" i territori della Gallia cisalpina, Norico e Rezia (170-171), poi contrattaccando con una massiccia offensiva in territorio germanico, che richiese diversi anni di continui scontri fino al 175 (prima expeditio germanica).[13] Aurelio Vittore racconta, infine, che lo stesso Marco Aurelio sarebbe morto proprio a Vindobona (sul fronte marcomannico, durante la secunda expeditio germanica), il 17 marzo del 180,[14] contrariamente a quanto narra invece Tertulliano (contemporaneo agli avvenimenti), che pone il luogo di morte nei pressi di Sirmium (sul fronte sarmata).[15]

La crisi del III secolo[modifica | modifica wikitesto]

Invasioni in Occidente di Franchi, Alamanni, Marcomanni, Quadi, Iazigi e Roxolani degli anni 258-260.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Invasioni barbariche del III secolo e anarchia militare.

Pare che l'imperatore Eliogabalo stesse preparando una spedizione militare contro i Marcomanni (di fronte a Vindobona e Carnuntum), poiché un oracolo gli aveva riferito che questa guerra sarebbe stata portata a termine da un membro della sua dinastia: questa notizia sembra suggerire la presenza di nuove infiltrazioni barbariche lungo i confini della Pannonia superiore e una conseguente controffensiva romana.[16] Vindobona anche in seguito subì numerosi attacchi durante l'intero III secolo ad opera di Marcomanni, Naristi e Quadi, a cui si aggiunsero anche Vandali e Iutungi.

Sembra, infatti, che nuove incursioni dei Marcomanni colpirono il limes pannonico negli anni 258-260, provocando un nuovo spopolamento delle campagne dell'intera provincia e la penetrazione fino a Ravenna prima di essere fermata, proprio mentre l'imperatore Valeriano era impegnato sul fronte orientale contro i Sasanidi di Sapore I.[17] Il figlio Gallieno fu così costretto a concedere ad alcune tribù di Marcomanni di insediarsi nella Pannonia romana a sud del Danubio, probabilmente per ripopolare le campagne devastate dalle invasioni dei decenni precedenti, e - cosa curiosa - contrasse un matrimonio secondario con la figlia di un loro principe.[18]

Un decennio più tardi, negli anni 270 e 271 il fronte danubiano nei pressi di Vindobona vide nuove incursioni da parte di Alamanni, Marcomanni, Iutungi, Iazigi e Vandali Asdingi. Nel primo anno di guerra furono gli Iutungi ad invadere sia la Rezia sia il Norico. L'anno successivo un'importante invasione congiunta di Alemanni, Marcomanni e forse ancora di alcune bande di Iutungi. Aureliano, anche questa seconda volta, fu costretto ad accorrere in Italia, ora che questi popoli avevano già forzato i passi alpini. Raggiunta la Pianura padana a marce forzate percorrendo la via Postumia, fu inizialmente sconfitto dalla coalizione dei barbari presso Piacenza, a causa di un'imboscata, ma nel prosieguo della campagna riuscì a battere i barbari una prima volta lungo la via Flaminia sulle sponde del fiume Metauro, e poi una seconda volta, in modo risolutivo, sulla strada del ritorno nei pressi di Pavia.[19] In seguito a quest'ultima invasione, si provvedette (fu forse al tempo di Diocleziano) a sbarrare la strada a possibili e future invasioni, fortificando il corridoio che dalla Pannonia e dalla Dalmazia immette in Italia attraverso le Alpi Giulie: il cosiddetto Claustra Alpium Iuliarum.[20]

Dalla riforma tetrarchica alla caduta dell'Impero romano d'Occidente[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tetrarchia, Invasioni barbariche del IV secolo e Notitia Dignitatum.

Fu più volte attaccata nel IV-V secolo ad opera di Vandali, Unni e Marcomanni. Nella primavera del 357 la consueta coalizione di genti tra Marcomanni, Quadi e Iazigi, tornò ad agitarsi sul Danubio, invadendo e saccheggiando i territori compresi tra la Rezia e le due Pannonie. Le razzie furono arginate da Costanzo II, che operò sia militarmente sia diplomaticamente, anche assegnando nuove aree d'insediamento ad alcune tribù della coalizione.

Attorno al 400 secondo la Notitia Dignitatum era ancora posizionata a Vindobona la legio X Gemina,[21] anche se pochi anni più tardi (tra il 402 ed il 408) orde barbariche di Goti la saccheggiarono (forse solo le canabae e l'abitato civile), come ci tramanda il Codice Teodosiano.[22]

Archeologia del sito[modifica | modifica wikitesto]

Recentemente, presso il centro storico cittadino, sono stati trovati molti resti antichi della città romana (vedi), attualmente esposti al Römermuseum.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h Z.Visy, The ripa pannonica in Hungary, p.144.
  2. ^ AE 1903, 78; CIL III, 4575; CIL III, 4576; CIL III, 15197.
  3. ^ AEA 2003, 62d.
  4. ^ CIL III, 11366 i-k; AE 1907, 142; AEA 2001/02, 105d; AE 2003, 1404 a; AE 2002, 1168.
  5. ^ a b CIL III, 14100,1a-c; AEA 2006, 11; CIL III, 4660,18 e; AE 2003, 1402 a-b; AE 1892, 37 b; AE 2005, 1238; CIL III, 4660,3a-26; CIL III, 11355 a-b; CIL III, 11356; CIL III, 11357 a-b; CIL III, 11358 e-h; CIL III, 11359 b.
  6. ^ a b CIL III, 11361 a-d; CIL III, 46618g-h; CIL III, 11360c; CIL III, 11362 b; AE 1892, 37 c; AE 1973, 420 a-b; AE 2002, 1172; CIL III, 13496; CIL III, 4578; CIL III, 4661,1d-15 (p 2328,42).
  7. ^ a b AE 1936, 82; CIL III, 4659, 1 o-p-q-u (p 2328,42, 2328,196); AE 1892, 37 a; CIL III, 4572; CIL III, 4659, 1ha-6e (p 2328,42, 2328,196); CIL III, 6485 a; CIL III, 11309 (p 2328,40); CIL III, 14360,1; CIL III, 4560 e AE 2002, 1169 dell'epoca di Settimio Severo; CIL III, 11353 b dell'epoca di Caracalla; CIL III, 4558 (p 2328,40) del 249.
  8. ^ CIL III, 5757,1h.
  9. ^ CIL III, 11347 a-b.
  10. ^ CIL III, 11456; AE 2003, 1402 c; CIL III, 04664 a-c; CIL III, 11373.
  11. ^ J.Fitz, The Great age of Pannonia, Budapest 1982, p.14.
  12. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXXI, 2.1.
  13. ^ .Cassio Dione, Storia romana, LXXII.
  14. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, 16.
  15. ^ Tertulliano, Apologeticum, XXV, 5.
  16. ^ Historia Augusta - Eliogabalo, 9.1-2.
  17. ^ Eutropio, Breviarium ab urbe condita, 9.7.
  18. ^ Sesto Aurelio Vittore, De Vita et Moribus Imperatorum Romanorum, 33.1.
  19. ^ Historia Augusta - Aureliano, 18.4; 19.4; Zosimo, Storia nuova, I, 49; Aurelio Vittore, De Vita et Moribus Imperatorum Romanorum, 35.2.
  20. ^ V.A.Maxfield, L'Europa continentale, pp.209-213.
  21. ^ Not.Dign., in partibus Occidentis, XXXIV.
  22. ^ Codice Teodosiano, X, 10.25.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
  • AAVV, a cura di G.Arbore Popescu, Traiano. Ai confini dell’Impero, Venezia 1998.
  • AAVV, a cura di M. Buora e W. Jobst, Roma sul Danubio, Roma 2002.
  • Herwig Friesinger, Der römische Limes in Österreich. Führer zu den archäologischen Denkmälern. in Österreichischen Akademie der Wissenschaften, Wien 2002. ISBN 3-7001-2618-2
  • Michaela Kronberger, Siedlungschronologische Forschungen zu den canabae legionis von Vindobona. Die Gräberfelder (Monographien der Stadtarchäologie Wien Band 1), Wien 2005.
  • A.Mocsy, Pannonia and Upper Moesia, Londra 1974.
  • P.Olivia, Pannonia and the onset of crisis, Praga 1962.
  • M.Pavan, Dall’Adriatico al Danubio, Padova 1991.
  • Christine Ranseder, Michaelerplatz. Die archäologischen Ausgrabungen. Wien Archäologisch 1, Wien 2006. ISBN 3-901232-72-9
  • Z.Visy, The Ripa Pannonica in Hungary, Budapest 2003.

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