Truppe ausiliarie dell'esercito romano
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Le truppe ausiliarie ( “Truppe d'appoggio”, in latino auxilia) furono un corpo dell'esercito romano reclutato fra le popolazioni sottomesse non ancora assimiliate costituito da contingenti non in possesso della cittadinanza romana.
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[modifica] Storia
[modifica] Le truppe ausiliari in epoca repubblicana
Gli alleati di Roma cominciarono molto presto, nella storia di Roma repubblicana a giocare una parte rilevante nelle campagne annuali delle guerre su grande scala.
I cittadini di Roma fornivano la fanteria pesante di elite sotto forma di legionari, ma in altri tipi di combattimenti non erano così abili. In particolare, non erano abili cavalieri e le loro proprie truppe di cavalleria erano inferiori negli scontri contro le popolazioni nomadi cresciute in sella.
C'erano altre differenze notevoli. In alcune parti dell' area mediterranea popolazioni locali avevano sviluppato dei metodi di attacco speciali. Fra questi erano gli arcieri delle parti orientali del Mediterraneo ed i frombolieri delle isole Baleari. Inoltre contro le agili tribù montane e contro la fanteria leggere, i legionari erano troppo lenti ed impacciati. L'esigenza del Romani di dotarsi di questi corpi specializzati e di questi metodi di combattimento divenne urgente fin dal III secolo AC.
Non era sempre possibile ottenere le abilità richieste da parte del cerchio degli alleati accettati ed a volte divenne necessario assumere dei mercenari. La riforma militare di Gaio Mario introdusse un nuovo concetto: tutte le forze straniere, qualunque fosse la loro condizione, divennero auxilia, ovvero truppe sussidiare ai cittadini legionari.
Con estensione del dominio ed influenza di Roma su più popolazioni, essa fu in grado di richiedere truppe ai paesi conquistati e così aumentarono le varie specialità delle truppe ausiliarie. Quello che era un'eccezione nel terzo secolo AC, presto divenne un fatto riconosciuto e molti e variegati popoli ed eserciti combatterono con i legionari nella maggior parte delle guerre importanti in qualità di Auxilia.
[modifica] La riorganizzazione Augustea
Augusto, dopo la battaglia di Azio del 31 a.C., si vide costretto a decidere non soltanto quante legioni dovessero essere trattenute in servizio, ma anche quante truppe di auxilia fosse necessario inquadrare permanentemente nell’esercito. I loro reparti erano sottoposti al legato della legione pur rimanendo nettamente distinti da questa.
Gli auxilia costituivano la seconda componente fondamentale dell’esercito. In base al grado di specializzazione delle forze legionarie ed ai loro limiti tattici, è chiaro che gli auxilia non erano solo delle forze aggiuntive, ma complementari rispetto alle legioni.
E’ certo che durante il suo principato le truppe romane erano appoggiate da un numero considerevole di unità ausiliarie. Sappiamo, infatti, che furono impiegate per sedare la rivolta in Pannonia del 6-9 d.C., non meno di 70 cohortes di fanteria e 14 alae di cavalleria, pari ad un contingente ausiliario di circa 50.000 armati, a sua volta equivalente al numero di legionari impiegati (10 legioni di 5.000 armati ciascuna). Da questa affermazione si suppone che il numero totale di ausiliari sotto le armi, durante il principato di Augusto, fosse pari al numero di legionari (28 legioni da circa 5.000 armati l'una) = a 150.000 armati ciascuno.
Probabilmente molte di queste unità non esistevano prima della battaglia di Azio, ma i nomi di alcuni squadroni di cavalleria fanno pensare che siano stati reclutati in Gallia dagli ufficiali di Cesare.
Gli ausiliari erano reclutati dalle province come la Gallia, l'Hispania, la Batavia, la Tracia, la frontiera con la Germania, il Nord Africa e le province asiatiche.
Le truppe ausiliarie, come le legioni, avevano i loro nomi e numeri ed erano organizzate fin dall’inizio del principato come segue:
- in coorti di fanteria agli ordini di praefecti cohortis (composte da 6 centurie di 80 uomini ciascuna, 6 centurioni di cui un centurione princeps) per un totale di 480 fanti, spesso muniti di armi da lancio (arcieri, frombolieri e lanciatori di giavellotto) per completarsi con la fanteria pesante legionaria;
- in alae di cavalleria (divise in 16 turmae da 32 uomini, 16 decurioni ed un decurione princeps) sotto praefecti equitum per un totale di 512 cavalieri, che fornivano alle legioni truppe di ricognizione e di inseguimento, oltre a costituire elemento d’urto sui fianchi dello schieramento nemico;
- in coorti miste, equitatae, costituite da 6 centurie di 80 fanti ciascuna e 4 turmae di cavalleria di 32 cavalieri ciascuna, per un totale di 480 fanti e 120 cavalieri, la cui origine risalirebbe al tipico modo di combattere dei Germani, come descritto da Cesare nel suo De Bello Gallico.[1]
Sappiamo che tali unità, almeno fino a Nerone-Vespasiano, erano composte da circa 500 uomini (quingenarie). Solo in seguito queste unità cominciarono ad raddoppiare il numero degli effettivi fino ad i 1.000 armati (milliarie).
Tutte queste unità ausiliarie erano comandate da un prefetto (praefectus cohortis il comandante di fanteria, e praefectus equitum quello della cavalleria), spesso capo tribù o primus pilum di legione, tranne nel caso di coorti di cittadini romani. In quest'ultimo caso il comandante era un tribunus militum (dell’ordine equestre). Gli ausiliari erano reclutati sia fra coloro che non avevano la cittadinanza romana (nelle province meno romanizzate), sia fra cittadini romani volontari (in questo caso i soldati erano equiparati ai legionari). Gli ufficiali subordinati come i decuriones delle turmae di cavalleria ed i centurioni delle coorti, erano cittadini romani che potevano in seguito aspirare ad essere promossi alla carica di "centurioni di legione".
Augusto riordinò anche il sistema d'arruolamento offrendo loro, una volta reclutati in servizio permanente e non più solo in occasione di campagne militari, una paga mensile e un equipaggiamento uniforme, pari a circa un terzo di quanto percepiva un legionario. Stabilì anche che rimanessero di stanza nella loro regione di reclutamento per un periodo di 25 anni, e al momento del congedo (honesta missio) ottenevano:
- la cittadinanza romana
- la legalizzazione di qualsiasi matrimonio contratto da quel momento
- i loro figli potevano così aspirare al servizio nelle legioni.
[modifica] Le modifiche successive all'ordinamento augusteo
Verso la fine del I secolo d.C. si crearono i numeri (o cunei se formati da cavalieri), cioè quei reparti militari la cui consistenza non superava le 500 unità. Questo permetteva di arruolare facilmente gli elementi barbarici, che all'interno dell'esercito romano conservavano la propria lingua, la propria uniforme, le proprie armi, il proprio modo di combattere. Alla fine diventeranno loro i veri auxilia infatti dal III secolo in poi, con l'unificazione civile di tutti gli abitanti con la Constitutio Antoniniana dell'imperatore Caracalla, la differenza di rango tra legioni e auxilia divenne obsoleta.
Erano armati alla leggera ed erano un corpo di lancieri, atti a proteggere i fianchi dei più pesantemente armati legionari, con uno scudo ovale ed una lancia.
[modifica] Elenco delle unità ausiliarie
Per un elenco dettagliato di tutte le unità (coorti peditatae, equitatae ed Ali di cavalleria):
| Per approfondire, vedi la voce Elenco delle truppe ausiliarie romane. |
[modifica] Note
- ^ Gaio Giulio Cesare, De Bello Gallico, IV, 2, 3-4; IV, 12.
[modifica] Bibliografia
- G.L.Cheesman, The Auxilia during the first two century A.D., Oxford 1914.
- Y.Le Bohec, L'esercito romano, Roma 1992.
- G.Webster, The roman imperial army of the first and second centuries A.D., Oklahoma 1998.
- K.R.Dixon & P.Southern, The roman cavalry, Londra 1992.
- A.K.Goldsworthy, The roman army at war 100BC-200AD, Oxford 1998.
- L.Keppie, The making of the roman army, Londra 1998.
- N.Field & A.Hook, Roman Auxiliary Cavalryman AD 14-193, Oxford 2006.
- Alessandro Milan, Le forze armate nella storia di Roma antica, Roma 1993.
- J.J.Wilkes, Dalmatia, Londra 1969.
- Géza Alföldy, Noricum, Londra & Boston 1974.

