Aquincum

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Aquincum
(oltre a Contra Aquincum, Transaquincum, Albertfalva e Campona)
Resti della fortezza legionaria di Aquincum
Resti della fortezza legionaria di Aquincum fondata dai romani in occasione delle guerre suebo-sarmatiche del 89-97.
Periodo
di attività
fortini ausiliari dal 50 ca.[1] al V secolo;
fortezza legionaria dall'89 al V secolo.
Località moderna Budapest, nella zona di Óbuda e Viziváros
Unità presenti forti ausiliari alare a Viziváros, Albertfalva e Campona:
Ala I Auriana Hispanorum dai tempi di Claudio;[2]
Ala I Tungrorum Frontoniana dal 69? all'105 circa (prima a Óbuda fino all'89 e poi a Campona[3]);[4]
Ala I Britannica milliaria civium Romanorum (sotto Domiziano e Traiano);[5]
Ala I Hispanorum Arvacorum (da Claudio a Domiziano a Viziváros[3]);[6]
Ala I Thracum veterana sagittaria (da Traiano[7] a Treboniano Gallo; prima ad Albertfalva[7] e poi a Campona da Antonino Pio[3]);[8]
Ala Auriana (a Óbuda da Vespasiano a Domiziano);[9]

forti di Transaquincum (da Marco Aurelio?) e Contra Aquincum (da Marco Aurelio):
Coh.VII Breucorum Antoniana (sotto Marco Aurelio,[10][11] Settimio Severo e Caracalla a Contra Aquincum);[12]
cohors II Astrurum et Callaecorum (sotto Antonino Pio e Marco Aurelio);[13]
Coh.X milliaria Maurorum (sotto Marco Aurelio/Commodo,[14] poi va a Szazhalombatta[15]);
Coh.I Ulpia Pannoniorum Antoniana (da Commodo a Caracalla);[16]
Coh.I Vindelicorum (breve passaggio);[17]

fortezza legionaria a Óbuda:
Legio V Alaudae dall'89 al 92;
II Adiutrix[18] dal 92 agli inizi del V secolo;[19]
durante il II secolo (per brevi periodi, anche solo con vexill. quando la II Adiutrix era in campagna militare), la X Gemina (dal 105 al 118/119),[20] la IV Flavia,[21] la I Adiutrix[22] e la XIII Gemina.[23]

Dimensioni castrum fortezza legionaria in località Óbuda, di 415 x 415 metri (pari a 16,6 ettari),[3] ricostruita sotto Adriano di 520 x 460 metri (pari a 23,0 ettari),[3] e ancora ricostruita nel 330 di 720 x 300 metri (pari a 21,6 ettari);[3]

forte di cohors in località Viziváros (da Claudio a Domiziano);[3] fortino a Transaquincum di 76 x 78 metri (da Marco Aurelio al IV secolo);
fortino a Contra Aquincum di 86 x 84 metri (da Marco Aurelio al IV secolo);
forte alare di 167 x 190 metri (pari a 3,2 ettari),[3] ricostruito sotto Traiano di 186 x 210 metri (pari a 3,9 ettari) ad Albertfalva (da Vespasiano a Adriano?);[3]
forte alare di 187 x 200 metri (pari a 3,75 ettari) a Campona (da Domiziano al IV secolo).[3]

Provincia
romana
Pannonia inferiore
Status località municipio nel 124;
Colonia[24] attorno al 202[25] e capitale di provincia o dal 103/104, oppure dal 212/214
Battaglie nei pressi nel 92 quando fu distrutta una legione (legio V Alaudae o legio XXI Rapax?);
durante le guerre marcomanniche;

Aquincum è l'antica città romana alla periferia dell'attuale Budapest, nella zona di Óbuda, sulla riva destra del Danubio. A partire dal principato dell'imperatore Domiziano, qui sorse una fortezza legionaria per fronteggiare le popolazioni germaniche dei Quadi e sarmatiche degli Iazigi. Divenne la capitale della nuova provincia della Pannonia inferiore, o a partire dalla divisione operata da Traiano del 103 (anche se è più probabile sia stata Sirmio sulla Sava), o forse dopo la nuova suddivisione operata da Caracalla nel 212-214, fino alla riorganizzazione provinciale operata da Diocleziano.

Indice

[modifica] Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce limes danubiano.

[modifica] Da Claudio a Traiano

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Dinastia Giulio-Claudia, Campagne daciche di Domiziano, Campagne suebo-sarmatiche di Domiziano e Conquista della Dacia.

Fu sede di un importante forte ausiliario di un'ala di cavalleria (190 x 250 metri circa), installato in località Viziváros già dai tempi di Claudio (49-50),[1] su un precedente sito celtico. La costruzione di tale postazione militare fu resa necessaria quando Vannio, re dei Quadi e dei Marcomanni (dal 19 al 50 ca.), fu cacciato dai suoi stessi sudditi, grazie anche all'aiuto del re degli Ermunduri, un certo Vibilio, e dei Lugi. In questa circostanza l'imperatore Claudio, preoccupato per i disordini venutisi a creare a nord del fiume Danubio, pur rifiutandosi di intervenire direttamente in questa contesa, ordinò al governatore della Pannonia, un certo Sesto Palpellio Istro, “di disporre una legione con un corpo scelto di milizie ausiliarie sulla riva del Danubio” per proteggere i perdenti e dissuadere i barbari vittoriosi dalla tentazione di invadere la provincia. Fu così che, proprio in questa circostanza, furono "aperti" sia i forti ausiliari di Aquincum e Brigetio, sia la fortezza legionaria di Carnuntum lungo il limes danubiano.

Nel 73 l'cohors I Tungrorum Frontoniana costruì un nuovo forte (140 x 180 metri circa) nell'odierna zona di Óbuda, che sembra essere stato distrutto durante la seconda fase della guerra suebo-sarmatica nel 92-93 e dove fu posizionata in questi primi anni (almeno fino alla metà degli anni 80). In seguito a questi eventi venne dislocata un'unità di equites singulares, che qui rimasero almeno fino al III secolo.[26]

Per diversi secoli Aquincum svolse la funzione di base legionaria (415 x 415 metri, pari a circa 16,6 ha[3]), presumibilmente a partire dall'89, durante la prima fase della guerra suebo-sarmatica, iniziata da Domiziano e conclusa da Traiano nel 97.

La prima legione che qui fu acquartierata per pochi anni, attorno alla fine del I secolo (dall'89 al 92), potrebbe essere stata la legio V Alaudae o la legio XXI Rapax, una delle quali fu completamente distrutta in seguito ad un'invasione dei Sarmati Iazigi. Venne quindi inviata in sostituzione la II Adiutrix, che qui rimase fino al V secolo. Quest'ultima unità partecipò in toto o anche solo con alcune sue vexillationes a numerose campagne militari dei secoli successivi, ad es.:

La fortezza fu poi ricostruita ed ampliata agli inizi del regno di Adriano (nel 118/199, al termine della crisi sarmatica, le cui dimensioni ora erano di 520 x 460 metri.[3]

[modifica] Dagli Antonini ai Severi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Dinastia degli Antonini, guerre marcomanniche e Dinastia dei Severi.

Questa fortezza legionaria fu coinvolta sia nella guerra che scoppiò "a cavallo" dei regni di Adriano[27] ed Antonino Pio degli anni 136-142 (al termine della fu celebrato: Rex Quadis datus[28]), sia in quella ben più devastante, che scoppiò al tempo di Marco Aurelio contro le vicine popolazioni germaniche dei Quadi (a nord-ovest, in Slovacchia) e sarmatiche degli Iazigi (ad est, nella piana del Tibisco) tra il 170[29] ed il 182.[30]

Il castrum di Aquincum fu importante base militare per condurre gli attacchi da ovest ad est (vedi freccia rossa), contro le popolazioni degli Iazigi, durante la prima fase delle guerre marcomanniche degli anni 172-175.

Si racconta, infatti, che sia Marco Aurelio, sia il figlio Commodo, combatterono una lunga ed estenuante guerra contro le popolazioni barbariche, prima respingendole e "ripulendo" i territori della Gallia cisalpina, Norico e Rezia (170-171), poi contrattaccando con una massiccia offensiva in territorio germanico, che richiese diversi anni di scontri, fino al 175. Questi avvenimenti costrinsero lo stesso imperatore a risiedere per numerosi anni lungo il fronte pannonico, senza mai far ritorno a Roma. La tregua apparentemente sottoscritta con queste popolazioni, in particolare Marcomanni, Quadi e Iazigi, durò però solo un paio d'anni. Alla fine del 178 l'imperatore Marco Aurelio era costretto a fare ritorno nel castrum di Brigetio da dove, nella successiva primavera del 179, fu condotta l'ultima campagna.[31] La morte dell'imperatore romano nel 180 pose presto fine ai piani espansionistici romani e determinò l'abbandono dei territori occupati della Marcomannia,[32] sebbene il figlio Commodo, continuò a combattere a fasi alterne nella piana del Tibisco negli anni successivi (almeno fino al 188/189). Anche Aquincum costituì un'importante base strategica per condurre attacchi contro le popolazioni degli Iazigi da occidente, anche con la costruzione in questi anni del forte ausiliario di Contra Aquincum, sulla sponda sinistra del Danubio, opposta alla fortezza legionaria.

Sotto Settimio Severo, in occasione di un suo viaggio lungo il limes danubiano (nel 202), il vicino agglomerato civile ottenne lo status di colonia, che oggi corrisponde al quartiere di Óbuda (nell'odierna Budapest, capitale dell'Ungheria).

[modifica] La invasioni del III secolo fino alla riorganizzazione di Diocleziano

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Invasioni barbariche del III secolo e anarchia militare.

Sotto l'imperatore Caracalla (attorno al 213), anche alcune iscrizioni sembrano essere attinenti con possibili spedizioni punitive contro i Daci liberi del Banato, compresi tra la Pannonia inferiore ad occidente e la Dacia ad oriente.[33] E sempre allo stesso anno sarebbero da attribuire anche due altre incursioni in Dacia e in Pannonia inferiore, lungo il tratto danubiano attorno ad Aquincum, ad opera di Carpi e Vandali.[34]

L'anno successivo (nel 214) Caracalla partì nuovamente per il fronte danubiano, poiché al principio dell'anno o forse già alla fine del precedente, si erano verificate nuove incursioni tra Brigetio ed Aquincum da parte di Quadi e sarmati Iazigi.[35] L'imperatore, in seguito a questi eventi e nel tentativo di cercare di mantenere inalterata la situazione clientelare lungo il Danubio,[36] fu costretto a giustiziare il re dei Quadi, Gabiomaro, per le resistenze che si erano create da parte di questo popolo, alleato dei Romani dai tempi di Marco Aurelio ma che recentemente si era rivoltato al potere romano, invadendo al principio dell'anno le due Pannonie.[37] Caracalla riuscì, infine, a battere anche gli Iazigi, alleati probabilmente a Quadi e Vandali, assumendo l'appellativo di "Sarmaticus", come si racconta nella biografia del fratello Geta[38] In seguito a questi avvenimenti, la Pannonia inferiore fu ampliata, includendo ora anche la fortezza legionaria di Brigetio, oltre a quella di Aquincum (che divenne capitale), in modo che ognuna delle due Pannonie potesse disporre di due legioni.[39]

Nel 228, sotto il regno di Alessandro Severo, gli Iazigi portarono una nuova incursione lungo il limes della Pannonia inferiore,[40] ed ancora negli anni 231-232. Nel respingerne questa nuova incursione fu decisivo l'intervento del futuro imperatore Marco Clodio Pupieno Massimo.[40][41]

Invasioni in Occidente di Franchi, Alamanni, Marcomanni, Quadi, Iazigi e Roxolani degli anni 258-260.

Pochi anni più tardi, negli anni 236-237, Massimino Trace, condusse nuove campagne contro i sarmati Iazigi della piana del Tibisco. Egli aveva un sogno: quello di emulare il grande Marco Aurelio e conquistare la libera Germania Magna.[42] Il suo quartier generale fu posto a Sirmio, al centro del fronte pannonico inferiore e dacico. Così infatti riporta la Historia Augusta:

« Portate a termine le campagne in Germania [contro gli Alemanni], Massimino si recò a Sirmio, per preparare una spedizione contro i Sarmati, e programmando di sottomettere a Roma le regioni settentrionali fino all'Oceano. »
(Historia Augusta - I due Massimini, 13.3.)

Al termine di queste operazioni, che coinvolsero anche la fortezza legionaria di Aquincum, fu conferito a Massimino l'appellativo di "Sarmaticus maximus".[43] Una decina di anni più tardi (negli anni 245-247), fu istituito un comando militare generale e centralizzato per l'intera frontiera del medio e basso Danubio che avrebbe dovuto comprendere, pertanto, le province di Pannonia inferiore, Mesia superiore ed inferiore, oltre alle Tre Dacie, a Sirmio. A capo di questo distretto militare, che coinvolgeva anche Aquincum, fu posto Tiberio Claudio Marino Pacaziano.[44]

Negli anni tra il 258 e 262 il fronte della Pannonia inferiore fu posto sotto continuo assedio da parte delle popolazioni della valle della Tisza, come gli Iazigi ed i Vandali. La cattura di Valeriano da parte dei Persiani generò, inoltre, oltre alla secessione ad occidente dell'Impero delle Gallie, una serie continua di usurpazioni, per lo più tra i comandanti delle provincie militari danubiane (periodo denominato dei "trenta tiranni"[45]). Gallieno, costretto a combattere su più fronti contemporaneamente per difendere la legittimità del suo trono, impiegò buona parte delle armate preposte a difesa dei confini imperiali per contrastare molti di questi generali che si erano proclamati imperatori. Il risultato fu di lasciar sguarniti ampi settori strategici del limes, provocando una nuova invasione da parte dei Sarmati in Pannonia, al punto che sia Aquincum, sia Intercisa furono saccheggiate.[46] E fu solo in seguito ad un successivo intervento dello stesso Gallieno, che gli invasori furono respinti.[47]

Nel novembre del 270, mentre il neo imperatore, Aureliano, si trovava ancora a Roma,[48] per ricevere dal Senato in modo ufficiale i pieni poteri imperiali, una nuova invasione generò il panico, questa volta nelle province di Pannonia superiore ed inferiore, che evidentemente Aureliano aveva sguarnito per recarsi in Italia a respingere l'invasione degli Iutungi. Si trattava questa volta dei Vandali Asdingi, insieme ad alcune bande di Sarmati Iazigi.[49] Anche in questa circostanza il pronto intervento dell'imperatore in persona costrinse queste popolazioni germano-sarmatiche a capitolare ed a chiedere la pace. Aureliano costrinse i barbari a fornire in ostaggio molti dei loro figli, oltre ad un contingente di cavalleria ausiliaria di duemila uomini, in cambio del ritorno alle loro terre a nord del Danubio.[50][51][52] Per questi successi ottenne l'appellativo di Sarmaticus maximus.[53]

Nel 278, l'imperatore Marco Aurelio Probo, fu costretto a volgere le sue armate verso il fronte del medio Danubio, percorrendo il grande fiume e passando in rassegna tutte le truppe del Norico, della Pannonia superiore e inferiore (dove riuscì a battere gli Iazigi ed i Vandali), e della Tracia.[54] Per questi ultimi successi sulle monete fu coniata la frase "RESTITUTOR ILLIRICI" ("restauratore dell'Illirico").[55]

Nel 282, alla morte di Probo, le popolazioni sarmatiche degli Iazigi, che pochi anni prima erano state sottomesse, si unirono ai Quadi e ripresero le ostilità, sfondando il limes pannonico e mettendo in pericolo l'Illirico, la Tracia la stessa Italia.[56][57] Fu così che l'anno successivo, nel 283, il nuovo imperatore Marco Aurelio Caro affidò la parte occidentale dell'impero al figlio maggiore, Marco Aurelio Carino, e si recò in Oriente per affrontare i Sasanidi. Carino, intervenuto con prontezza e determinazione, riuscì ad intercettare le bande di armati germano-sarmatici che avevano sfondato il limes in Pannonia e ne fece grande strage.[58] La Historia Augusta narra infatti:

« [...] in pochissimi giorni [l'imperatore Caro] poté restituire sicurezza alla Pannonia, uccidendo sedicimila Sarmati e catturandone ventimila di ambo i sessi. »
( Historia Augusta - Caro Carino Numeriano, 9.4.)

A commemorazione della vittoria, nel 284 ricevette l'appellativo di "Germanicus maximus",[59] celebrò un trionfo a Roma e batté moneta dove erano raffigurati alcuni prigionieri barbari con la dicitura "Triumfus Quadorum".[60][61] Anche in questo caso Quadi e Iazigi potrebbero aver compiuto insieme le loro scorrerie nei territori delle due Pannonie, e soltanto l'anno successivo sarebbero stati definitivamente vinti da Diocleziano.[62]

[modifica] Dalla Tetrarchia al V secolo

Le 12 diocesi nella nuova divisione tetrarchica dell'impero romano voluta da Diocleziano attorno al 300, con Aquincum ancora capitale della Pannonia inferiore.
La divisione amministrativa dell'impero in prefetture e diocesi. La cartina, che riproduce la situazione alla fine del IV secolo d.C., mostra la parte occidentale dell'Illirico unita all'Italia (Aquincum inclusa), divisione che avvenne solo nel 395 d.C. Al tempo della tetrarchia, l'Illirico non era diviso.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Tetrarchia, Guerra civile romana (306-324), Invasioni barbariche del IV secolo e Invasioni barbariche del V secolo.

Nel 285, al nuovo ed unico imperatore, Diocleziano, toccò respingere nuove invasioni germano-sarmatiche sia in Mesia sia in Pannonia, ancora una volta favorite dall'aver sguarnito le frontiere del medio-basso tratto danubiano a causa della recente guerra civile. In seguito a tali successi ricevette l'appellativo di "Germanicus maximus" e "Sarmaticus maximus", avendo battuto in modo decisivo Quadi e Iazigi.[62][63][64][65] Alcuni anni più tardi (nel 293), Diocleziano si recò a Sirmio per organizzare una nuova campagna militare per l'anno successivo contro i sarmati Iazigi, insieme a Galerio appositamente creato Cesare dal 1º aprile del 293. L'anno seguente, infatti, ottenne un nuovo significativo successo sulle tribù sarmatiche, tanto da essere acclamato per la terza volta con il titolo di "Sarmaticus maximus", grazie ai successi conseguiti insieme a Galerio.[62][65][66] Costantino I condusse tra gli anni 322 ed il 334 alcune spedizioni oltre il Danubio contro gli Iazigi,[67] che videro coinvolta la stessa fortezza di Aquincum (le cui dimensioni ora furono di 720 x 300 metri, con mura il cui spessore fu raddoppiato a quasi 3 metri). Al termine delle operazioni militari, gli Iazigi della piana del Tibisco, furono sottomessi e attorno ai loro territori fu ordinata la costruzione di un terrapieno su tre linee differenti, della lunghezza di 700 km circa (la cosiddetta diga del Diavolo) a protezione dei nuovi "clientes permanenti dei Romani",[68] che da Aquincum raggiungeva Viminacium.[67]

Qui fu acclamato Augusto, Valentiniano II il 22 novembre del 375.[69] L'anno seguente l'abitato civile di Aquincum fu saccheggiato dai Vandali, ma il limes danubiano resse ancora per alcuni decenni alle devastazioni barbariche, tanto che al tempo della notitia Dignitatum nel 400, la legio II Adiutrix si trovava ancora nell'antico castrum.[19] Nel 409 però cadde sotto i colpi delle armate degli Unni di Attila, che riuscì ad occupare poi tutta la Pannonia nel 433.

[modifica] Sito archeologico

[modifica] La fortezza legionaria di Óbuda

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Fortezza legionaria e canabae.

Di Aquincum restano oggi il vecchio centro militare, il castrum, oltre ad alcuni forti di cavalleria nelle sue vicinanze, come ad Albertfalva (in legno di 167x190 metri, sotto i Flavi; in pietra di 186x210 metri, sotto Traiano/Adriano), Viziváros, Campona (in pietra di 187x200 metri, dove risiedette a partire da Antonino Pio, l'Ala I Thracum veterana sagittaria[11]) ed a Pest (sito dell'antico forte romano di Contra Aquincum, fondato durante le guerre marcomanniche di Marco Aurelio e Commodo) e numerose infrastrutture civili quali terme, anfiteatro, foro ed un acquedotto.

Resti di edifici romani sono tuttora presenti e visitabili sul territorio di Budapest. Vi è anche un museo, il Museum Aquicense. È uno dei siti archeologici in cui è stato rinvenuto un quadrato del Sator sul cui significato non c'è ancora accordo tra gli studiosi.

[modifica] Contra Aquincum

Pianta del forte di Contra Aquincum
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce castrum.

Contra Aquincum era un forte ausiliario situato sulla riva sinistra del Danubio, vicino all'attuale Ponte Elisabetta dell'epoca delle guerre marcomanniche (fine del II secolo). La sua funzione era quella di garantire un sicuro attraversamento del fiume. Si trattava di un fortino rettangolare, le cui dimensioni erano di 86 x 84 metri, con torri sui lati a forma di "ferro di cavallo". Fu probabilmente costruita qui una seconda fortezza nel 294 sotto Diocleziano,[70] considerando che il luogo fu occupato dai Romani fin dalla seconda metà del II secolo.[10] Di Contra Aquincum sono ancora visibili la parte settentrionale del muro e due torri, nella loro posizione originale, ed è stato anche sede di un piccolo museo, chiuso nel 1987.

[modifica] Transaquincum

Pianta del forte di Transaquincum e Ponte Romano

Anche il forte di Transaquincum era situato sul lato sinistro del Danubio, ma fu costruito a nord di Contra Aquincum, di fronte al palazzo del governatore (costruito da Adriano.[71]) verso la fine del II secolo al tempo delle guerre marcomanniche. Il forte era di forma rettangolare (anche se oggi non è più visibile di 76 x 78 metri), oltre un altro ponte, le cui arcate sono state trovate sul fondo del fiume attorno al 1800. Rimase attivo almeno fino al IV secolo.

[modifica] Albertfalva

Forte Budapest-Albertfalva, lavori di scavo risultati.

Il forte ausiliario di Albertfalva fu insediato tra la fortezza legionaria di Óbuda ed il forte ausiliario di Campona. Fu di grande importanza strategica lungo questo tratto di limes danubiano. Potrebbe essere stato fondato attorno al 90, per un'unità di 500 armati. La fortezza era circondata da insediamenti civili, tanto da coprire un'area complessiva di ben 72 ettari, ed essere considerato secondo solo ad Aquincum.

Il forte di Albertfalva fu originariamente costruito in legno, con torri ed un doppio fossato. Il forte fu distrutto dagli attacchi dei vicini sarmati Iazigi, ma ricostruito più volte. Traiano lo ricostruì attorno al 106 in pietra, ponendovi una seconda unità di cavalleria. Le nuove dimensioni del forte furono ora di 190 x 210 metri. Nel 178 alcuni suoi edifici edifici furono distrutti di nuovo nel corso delle guerre marcomanniche. Tra il 259 ed il 260 il forte fu raso al suolo sotto i continui attacchi degli Iazigi e non fu più ricostruito. Nei suoi pressi è stato trovato un cimitero di un'Ala di cavalleria ricco di lapidi e statue. Alcune parti del forte e dell'insediamento civile sono stati scavati dagli archeologi ungheresi, anche se rimane ancora molto da portare alla luce.

[modifica] Campona

Campona era un forte ausiliario che si trovava nei pressi di Nagytétényssä, lungo il fiume Danubio a meno di 10 km a sud di Albertfalva. La prima costruzione risalirebbe all'imperatore Domiziano. Qui fu posizionata un'unità di cavalleria, l'Ala I Tungrorum Frontoniana, che fu trasferita da Aquincum. La fortezza agli inizi del II secolo fu ricostruita in pietra, e le sue dimensioni erano ora di 178 x 200 metri, circondato da un triplice fossato. Fu gravemente danneggiato dai sarmati Iazigi attorno al 333 e ricostruito. In questa circostanza due ingressi laterali furono chiusi e la torri ricostruite a "ferro di cavallo". L'archeologia moderna ha dimostrato che questo forte era ancora in uso attorno al 400. I bastioni della porta orientale e meridionale sono stati restaurati ed oggi oggetto di visita da parte dei turisti.

[modifica] Galleria

[modifica] Note

  1. ^ a b J.Fitz, Le province danubiane, in Storia dei Greci e dei Romani, vol.16, I principi di Roma. Da Augusto ad Alessandro Severo, Milano 2008, p.495.
  2. ^ CIL III, 14348,1; CIL III, 14349,08; RHP 138.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l Z.Visy, p.147.
  4. ^ AE 1938, 125; iscrizione AE 1986, 590 databile al 73 dell'ala I Frontoniana; RHP 215.
  5. ^ CIL XVI, 47 del 104.
  6. ^ CIL III, 10513; RHP 124; AE 1937, 216; CIL III, 15163; ala I Hisp.Arvacorum era in Pannonia superiore nel 147 come dimostra l'iscrizione CIL XVI, 178.
  7. ^ a b CIL XVI, 175.
  8. ^ CIL III, 10369; CIL XVI, 123 del 167; le iscrizioni Lupa,5085 e RHP,185 sono databili ad epoca di Caracalla; l'iscrizione CIL III, 15154 è dell'epoca di Treboniano Gallo e Volusiano.
  9. ^ CIL III, 14348,1; CIL III, 14349,8; RHP 138.
  10. ^ a b Z.Visy, p.62.
  11. ^ a b CIL XVI, 123.
  12. ^ AE 1955, 14; CIL III, 3757 h-n; CIL III, 10668 h-m.
  13. ^ CIL XVI, 91 (p 215); CIL XVI, 123.
  14. ^ CIL III, 3444; CIL III, 3542; CIL III, 3545; CIL III, 10673 c-d.
  15. ^ AE 2001, 1679; AE 1993, 1299; AE 1986, 593; RHP 383; CIL III, 10375; AE 1999, 1260 a.
  16. ^ CIL III, 6454 epoca di Commodo?; CIL III, 3756 a-e, dell'epoca di Caracalla.
  17. ^ CIL III, 3562.
  18. ^ AE 1992, 1459; AE 1996, 1260; AE 1996, 1261; AE 1936, 163; AE 1937, 183; AE 1953, 8 a; CIL III, 10458; CIL III, 10497; CIL III, 10498; CIL III, 10499; CIL III, 10505; CIL III, 10506; CIL III, 10510; AE 1962, 114; AE 1965, 44; AE 1972, 375; AE 1972, 380 a-b; AE 1965, 45; AE 1965, 47; CIL III, 10511; CIL III, 10515; CIL III, 10520; CIL III, 10524; AE 2004, 1160; AE 2004, 1161; AE 1933, 120; CIL III, 3383 e CIL III, 3384 dell'epoca di Marco Aurelio; CIL III, 10469 dell'epoca di Settimio Severo; CIL III, 10474 dell'epoca di Caracalla; CIL III, 10480 e CIL III, 10489 al tempo di Alessandro Severo; AE 1953, 12 dell'epoca di Volusiano.
  19. ^ a b Not.Dign., in partibus Occidentis, XXXIII.
  20. ^ CIL III, 10479; CIL III, 10517; CIL III, 3550.
  21. ^ CIL III, 10508; CIL III, 10518; AE 1962, 112; AE 1976, 545; CIL III, 3468; CIL III, 3555; CIL III, 3578; CIL III, 10663 a-b.
  22. ^ AE 1962, 113; AE 1967, 366; CIL III, 3552; CIL III, 3557.
  23. ^ CIL III, 6020,1-2.
  24. ^ CIL III, 10536; AE 1934, 118; AE 1965, 119.
  25. ^ J.Fitz, The Great age of Pannonia, Budapest 1982, p.14.
  26. ^ Z.Visy, The ripa pannonica in Hungary, Budapest 2003, p.147.
  27. ^ Historia Augusta, Hadrianus, 23, 13; Aelius Caesar, 3, 2.
  28. ^ Historia Augusta, Antoninus Pius, 5.4; Roman Imperial Coins III, 619.
  29. ^ Historia Augusta - Marco Aurelio, 14.1-5
  30. ^ Cassio Dione, Storia romana, LXXII-LXXIII.
  31. ^ .Cassio Dione, Storia romana, LXXII, 20.2.
  32. ^ AE 1956, 124
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[modifica] Bibliografia

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
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  • Pat Southern, The Roman Empire: from Severus to Constantine (in inglese), Londra & New York, 2001. ISBN 0-415-23944-3
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  • Z.Visy, The Ripa Pannonica in Hungary, Budapest 2003.

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