Brigetio

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Coordinate: 47°44′01.64″N 18°11′38.92″E / 47.733789°N 18.194144°E47.733789; 18.194144

Brigetio
Legionslager Brigetio - Übersicht.png
La fortezza legionaria di Brigetio.
Periodo di attività forti ausiliari dal 49/50[1] al III secolo;
fortezza legionaria dal 97 al IV secolo;
sede della Classis Flavia Histrica da Vespasiano.[2]
Località moderna Komárom-Brigetio (fortezza legionaria), a Komárom-Brigetio (forte ausiliario);
Unità presenti forte ausiliario (Komaron):
cohors I Thracum civium Romanorum[3] (dall'50 al 118?);

fortezza legionaria (Komárom):
legio XI Claudia[4] dal 97 al 106;
Legio XXX Ulpia Victrix[5] dal 106 al 118/119;
legio XIV Gemina[6] e legio X Gemina[7] (agli inizi del II secolo);
vexill. legio IV Flavia Felix[8] (più volte nel II secolo);
Legio I Adiutrix dal 90-97[9] (in modo discontinuo fino al 118/119) al IV secolo.[10]

forte ausiliario (Almásfüzitő):
cohors I Aelia sagittaria milliaria[11] (da Adriano a Commodo?);
ala III Thracum (da Marco Aurelio[12] a Gordiano III,[13] Decio[14] e Claudio II[15]);

forte ausiliario (Celamantia):
cohors I Hispanorum (da Antonino Pio a Commodo?);[16]
cohors VII Breucorum equitata[17] (da Settimio Severo[18] a Gordiano III[19]);

Classis Flavia Histrica dai tempi dei Flavi.[2]

Dimensioni castrum fortezza legionaria: 540 x 430 metri (pari a 23,22 ha);
forti ausiliari: 175 x 176 metri a Celamantia;
Provincia romana Pannonia superiore e poi inferiore
Status località municipium[20] sotto Traiano;[21]
Colonia Brigetio[22] attorno al 214
Battaglie nei pressi durante le guerre marcomanniche nel 166/167

Brigetio (odierna Komárom) era una località appartenente all'antica tribù degli Azali, di chiara origine illirica, ma con connotazioni anche celtiche, tanto che l'origine del suo nome deriverebbe proprio dal celtico *brig-, il cui significato sarebbe di "fortezza". Si trova nel territorio della moderna Ungheria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Limes pannonicus e limes danubiano.

Da Augusto/Tiberio a Traiano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dinastia Giulio-Claudia, Campagne daciche di Domiziano, Campagne suebo-sarmatiche di Domiziano e Conquista della Dacia.

Fu sottoposta alla conquista romana con la fine del regno di Augusto o l'inizio di quello di Tiberio. Divenne forte di unità ausiliarie, a partire dalla fine del regno di Claudio (49-50),[1] quando furono costruite numerose vie di comunicazione in Pannonia come quella che collegava Sirmium/Singidunum con Brigetio.[23] La costruzione di tale postazione militare fu resa necessaria quando Vannio, re dei Quadi e dei Marcomanni (dal 19 al 50 ca.), fu cacciato dai suoi stessi sudditi, grazie anche all'aiuto del re degli Ermunduri, un certo Vibilio, e dei Lugi. In questa circostanza l'imperatore Claudio, preoccupato per i disordini venutisi a creare a nord del fiume Danubio, pur rifiutandosi di intervenire direttamente in questa contesa, ordinò al governatore della Pannonia, un certo Sesto Palpellio Istro, “di disporre una legione con un corpo scelto di milizie ausiliarie sulla riva del Danubio” per proteggere i perdenti e dissuadere i barbari vittoriosi dalla tentazione di invadere la provincia.[24] Fu così che, proprio in questa circostanza, furono "aperti" sia i forti ausiliari di Aquincum e Brigetio, sia la fortezza legionaria di Carnuntum lungo il limes danubiano. Sembra che qui risiedette la cohors I Thracum civium Romanorum.

Al termine delle terza ed ultima fase delle guerre suebo-sarmatiche, iniziate sotto Domiziano e portate a termine da Traiano, non ancora imperatore romano nel 97, fu trasformata in fortezza legionaria in pietra (misurava 540 x 430 metri, pari a circa 23,0 ettari), rappresentando uno dei principali centri della Pannonia superiore in seguito alla suddivisione operata da Traiano nel 103.[25] Qui risiedette inizialmente la legio XI Claudia (presumibilmente dal 95-97 al 106), anno in cui fu inviata in Mesia inferiore al termine delle campagne di Traiano contro i Daci, dove lì rimase. La sostituì, quindi, la Legio XXX Ulpia Victrix, che qui rimase invece fino al 118-119, quando partì definitivamente per la Germania inferiore, al termine delle guerre contro gli Iazigi di Adriano.

Da Adriano a Settimio Severo[modifica | modifica wikitesto]

Il castrum di Brigetio fu importante base militare per condurre gli attacchi contro le popolazioni germaniche dei Quadi, durante le guerre marcomanniche degli anni 172-180.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dinastia degli Antonini, guerre marcomanniche e Dinastia dei Severi.

Al termine delle guerre condotte da Adriano in Sarmatia nella piana del Tibisco contro gli Iazigi ed in Moldavia e Valacchia contro i Roxolani, fu installata in modo definitivo la Legio I Adiutrix che qui rimase fino al IV secolo.

Questa importante fortezza legionaria fu coinvolta sia nella guerra che scoppiò "a cavallo" dei regni di Adriano[26] ed Antonino Pio degli anni 136-142 (al termine della fu celebrato: Rex Quadis datus[27]), sia in quella ben più devastante, che scoppiò al tempo di Marco Aurelio contro le vicine popolazioni germaniche dei Quadi (a nord, in Slovacchia) e sarmatiche degli Iazigi (ad est, nella vicina piana del Tibisco) tra il 167[28] ed il 182.[29]

E così Brigetio (nelle cui vicinanze sono stati trovati i resti di una ventina di castrum di varie dimensioni, compresi quelli di Acs e Celemantia, quest'ultimo poco a nord del Danubio) fu certamente al centro delle operazioni militari condotte dalle armate romane in territorio germanico tra il 172 ed il 180. Non a caso lo stesso Marco Aurelio potrebbe aver stazionato in questo importante castra nel 179, come ci racconta nel suo primo libro dei Colloqui con se stesso, intitolato sulla Granua, fiume dell'attuale Slovacchia a nord di Brigetio.[30]

Il limes medio danubiano lungo i confini della Pannonia superiore e inferiore. Brigetio si trovava tra i castra di Carnuntum (ad occidente) e Aquincum (ad oriente).

Si racconta, infatti, che sia Marco Aurelio, sia il figlio Commodo, combatterono una lunga ed estenuante guerra contro le popolazioni barbariche, prima respingendole (nel 167 proprio nella zona di Brigetio ed Arrabona; ed ancora nel 170 quando erano giunte fino ad Aquileia, lungo la via dell'Ambra), poi "ripulendo" i territori di Gallia cisalpina, Norico e Rezia (170-171), ed infine contrattaccando con una massiccia offensiva in territorio germanico e sarmatico, che richiese diversi anni di scontri, almeno fino al 175. Questi avvenimenti costrinsero lo stesso imperatore a risiedere per numerosi anni lungo il fronte pannonico, senza mai far ritorno a Roma. La tregua apparentemente sottoscritta con queste popolazioni, in particolare Marcomanni, Quadi e Iazigi, durò però solo un paio d'anni. Alla fine del 178 l'imperatore Marco Aurelio era costretto a fare ritorno nel castrum di Brigetio da dove, nella successiva primavera del 179, fu condotta l'ultima campagna.[31] La morte dell'imperatore romano nel 180 pose presto fine ai piani espansionistici romani e determinò l'abbandono dei territori occupati della Marcomannia,[32] sebbene il figlio Commodo, continuò a combattere a fasi alterne nella piana del Tibisco negli anni successivi (almeno fino al 188/189).

Il terzo secolo[modifica | modifica wikitesto]

Invasioni in Occidente di Franchi, Alamanni, Marcomanni, Quadi, Iazigi e Roxolani degli anni 258-260.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crisi del III secolo, anarchia militare e Invasioni barbariche del III secolo.

Sarebbero da attribuirsi al 213 circa alcune iscrizioni di un interprete dace, rinvenute a Brigetio, che sembrano conseguenti a possibili spedizioni punitive contro i Daci liberi del Banato, compresi tra la Pannonia inferiore ad occidente e la Dacia ad oriente.[33] La primavera dell'anno successivo vide l'imperatore, Caracalla, partire per il fronte danubiano con destinazione la Pannonia, dove si erano verificate nuove incursioni tra Brigetio ed Aquincum da parte di Quadi e sarmati Iazigi.[34] L'imperatore, nel tentativo di cercare di mantenere inalterata la situazione clientelare lungo il Danubio,[35] ottenne l'alleanza dei Marcomanni, contro i vicini Vandali, ora particolarmente ostili all'Impero romano,[36] giustiziò il re dei Quadi, Gabiomaro, che aveva invaso le due Pannonie e sconfisse anche gli Iazigi, assumendo così l'appellativo di "Sarmaticus".[37] In seguito a questi avvenimenti, la Pannonia inferiore fu ampliata, includendo ora anche la fortezza legionaria di Brigetio, in modo che ognuna delle due Pannonie potesse disporre di due legioni ciascuna,[38] mentre i centri civili di Carnuntum (Colonia Septimia Aurelia Antoniana) e della stessa Brigetio furono elevati al rango di colonie.[39]

Nuovi attacchi furono condotti contro il limes pannonico nel 245 da parte dei Quadi, tanto che l'anno successivo dovette intervenire lo stesso imperatore Filippo l'Arabo, il quale riportò un grande successo contro queste genti germaniche, grazie al quale gli fu attribuito l'appellativo di "Germanicus maximus". E ancora sei anni più tardi, nel 252, ancora i Quadi tornarono ad attaccare in modo crescente il limes pannonico, nella zona di fronte alla fortezza legionaria di Brigetio.[40]

Una nuova invasione si verificò nel 282, alla morte dell'imperatore, Probo, quando le popolazioni sarmatiche degli Iazigi, che pochi anni prima erano state sottomesse, si unirono ai Quadi e ripresero le ostilità, sfondando il limes pannonico e mettendo in pericolo l'intero Illirico, la Tracia e la stessa Italia.[41][42] L'anno successivo, il nuovo imperatore, Marco Aurelio Caro, affidò la parte occidentale dell'impero al figlio maggiore, Marco Aurelio Carino, il quale, intervenuto con prontezza e determinazione, riuscì ad intercettare le bande di armati germano-sarmatici che avevano sfondato ancora una volta il limes in Pannonia e ne fece grande strage.[43] La Historia Augusta narra infatti:

« [...] in pochissimi giorni [l'imperatore Caro] poté restituire sicurezza alla Pannonia, uccidendo sedicimila Sarmati e catturandone ventimila di ambo i sessi. »
(Historia Augusta - Caro Carino Numeriano, 9.4.)

A commemorazione della vittoria, nel 284 ricevette l'appellativo di "Germanicus maximus",[44] celebrò un trionfo a Roma e batté moneta dove erano raffigurati alcuni prigionieri barbari con la dicitura "Triumfus Quadorum".[45][46][47] Anche questa volta Quadi e Iazigi potrebbero aver compiuto in modo coordinato le loro scorrerie nei territori delle due Pannonie. Ma fu solo l'anno successivo (nel 285) che entrambi i popoli furono pesantemente sconfitti dal nuovo impoeratore, Diocleziano, rimanendo tranquilli per alcuni decenni.[48] Quest'ultimo, infatti, al termine di questa nuova fase della guerra suebo-sarmatica, ricevette l'appellativo di "Germanicus maximus" e "Sarmaticus maximus".[48][49][50][51]

Da Diocleziano all'occupazione degli Unni nel V secolo[modifica | modifica wikitesto]

Busto dell'imperatore romano, Costanzo II, che combatté sarmati Iazigi e Quadi nel 358.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tetrarchia, Invasioni barbariche del IV secolo, Campagne suebo-sarmatiche di Costanzo II, Campagne suebo-sarmatiche di Valentiniano I e Tarda antichità.

I Quadi tornarono a compiere incursioni lungo il limes pannonico, nella primavera del 357, nella loro consueta coalizione insieme a Marcomanni e sarmati Iazigi. Essi invasero e saccheggiarono le province di Rezia, Pannonia e Mesia. Le razzie furono arginate da Costanzo II, che operò sia militarmente sia diplomaticamente, anche assegnando nuove aree d'insediamento ad alcune tribù della coalizione. Ammiano racconta, infatti, che l'imperatore decise di recarsi a Brigetio, trasferendovi i propri quartieri generali. Egli era intenzionato a spegnere gli ultimi focolai di guerra presso i Quadi, che si agitavano ancora nelle regioni circostanti. Il loro capo Vitrodoro, figlio del re Viduario, ed il vassallo Agilimundo, oltre ad altri nobili e notabili, che erano a capo di quei popoli, all'apparire dell'esercito nel cuore del loro regno, si gettarono ai piedi dei soldati romani ed ottennero il perdono, consegnando i loro figli come ostaggi e promettendo che sarebbero rimasti fedeli ai patti.[52]

Vent'anni più tardi, nel 374, una nuova incursione di Quadi e Iazigi, costrinse l'imperatore Valentiniano I, a programmare in territorio germanico, dalla fortezza legionaria di Carnuntum, una spedizione dimostrativa che si rivelò assai felice.[53][54] Nel corso di questa campagna militare, la fortezza legionaria di Brigetio fu rinnovata per l'ultima volta. Qui, infine, morì Valentiniano I, al termine delle sue campagne militari contro i Quadi nel 375, come ci racconta Ammiano Marcellino.[55] Il limes danubiano resse ancora per alcuni decenni alle devastazioni barbariche, tanto che al tempo della notitia Dignitatum nel 400, la legio I Adiutrix si trovava ancora nell'antico castrum.[56] Cadde sotto i colpi delle armate degli Unni di Attila, il quale riuscì ad occupare tutta la Pannonia nel 433.

Sito archeologico[modifica | modifica wikitesto]

Di Brigetio possiamo oggi ammirare il castrum legionario, ad est del villaggio di Szőny, dove sono state scoperte nel corso degli scavi: la porta praetoria, la porta decumana, una parte del praetorium, varie opere difensive (torri delle porte, torri laterali, camminamento di ronda, ecc.); una necropoli, numerose abitazioni civili riccamente dipinte nella regione della canabae, insieme a terme, alcuni templi, un anfiteatro (un ovale di 166x97 metri), un foro ed un acquedotto (che portava l'acqua da Tata); oltre a numerosi forti in zona (almeno 19), a testimonianza delle numerose campagne da qui condotte contro i Quadi sotto Domiziano, Traiano, Marco Aurelio (Guerre marcomanniche), Costanzo II e Valentiniano I.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b J.Fitz, Le province danubiane, in Storia dei Greci e dei Romani, vol.16, I principi di Roma. Da Augusto ad Alessandro Severo, p.495.
  2. ^ a b CIL III, 4319.
  3. ^ CIL III, 4316.
  4. ^ CIL III, 4658 b.
  5. ^ CIL III, 4663 a-c (p 2284); CIL III, 10974; CIL III, 11370 a-c.
  6. ^ AE 1944, 105; CIL III, 4299; CIL III, 11029; CIL III, 11363 a (p 2328,42, 2328,43).
  7. ^ CIL III, 4659,1a-c (p 2328,42, 2328,196); CIL III, 11352 a-b (p 2328,42, 2328,197).
  8. ^ CIL III, 4327.
  9. ^ J.R.Gonzalez, Historias de las legiones romanas, p.36.
  10. ^ AE 1935, 98; AE 1977, 625; AE 1937, 137; CIL III, 4286; CIL III, 4297; CIL III, 4306; CIL III, 4308; CIL III, 4310; CIL III, 4313; CIL III, 4315; CIL III, 4324; CIL III, 4326; CIL III, 10976; CIL III, 10979; CIL III, 10983; CIL III, 11003; CIL III, 11008; CIL III, 11017; CIL III, 11021; CIL III, 11024; CIL III, 11026; CIL III, 11031; CIL III, 11034; CIL III, 11035; CIL III, 11036; CIL III, 11037; CIL III, 11038; CIL III, 11039; CIL III, 11041; CIL III, 11345 a-b (p 2328,42); CIL III, 11346 a-b; AE 1944, 127; AE 1947, 33; AE 1944, 126; AE 1944, 111; AE 1944, 118;
    AE 2006, 1049, CIL III, 11018, AE 1944, 121 e CIL III, 10992 dell'epoca di Settimio Severo; CIL III, 4655 i-k (p 2328,196) e CIL III, 10988 dell'epoca di Caracalla; CIL III, 4300 al tempo di Eliogabalo; AE 2006, 1048 e CIL III, 10984 dell'epoca di Alessandro Severo; CIL III, 11326 dell'epoca di Filippo Arabo; AE 1890, 14 e CIL III, 10996 dell'epoca di Massimiano.
  11. ^ CIL III, 11373,1a-1c.
  12. ^ AE 1960, 21 databile al 163.
  13. ^ CIL III, 11327.
  14. ^ CIL III, 4625.
  15. ^ CIL III, 11333.
  16. ^ RHP 370.
  17. ^ AE 1944, 122.
  18. ^ CIL III, 3757 q-u; CIL III, 10668 q-u.
  19. ^ CIL III, 3757 v-w-x; CIL III, 10668 v-w-x.
  20. ^ AE 1944, 110; AE 1997, 1267; CIL III, 10338; CIL III, 4388; CIL III, 4322; CIL III, 4330; CIL III, 4334; CIL III, 4336; CIL III, 11045; AE 1944, 110; AE 1944, 108; AE 1962, 43; AE 1997, 1267; AE 2006, 1047; AE 2006, 1049; CIL III, 4281; AE 1944, 104 e AE 1984, 723.
  21. ^ CIL III, 10534.
  22. ^ CIL III, 4335.
  23. ^ J.Fitz, Le province danubiane, in Storia dei Greci e dei Romani, vol.16, I principi di Roma. Da Augusto ad Alessandro Severo, p.496.
  24. ^ Tacito, Annales, XII, 29.
  25. ^ Mócsy, pp.92-93.
  26. ^ Historia Augusta, Hadrianus, 23, 13; Aelius Caesar, 3, 2.
  27. ^ Historia Augusta, Antoninus Pius, 5.4.
  28. ^ Historia Augusta - Marco Aurelio, 14.1-5
  29. ^ Cassio Dione, Storia romana, LXXII-LXXIII.
  30. ^ Marco Aurelio, Colloqui con se stesso, libro I.
  31. ^ Cassio Dione, Storia romana, LXXII, 20.2.
  32. ^ AE 1956, 124
  33. ^ Pavel Oliva, Pannonia and the onset of crisis in the roman empire, p. 338 e 355.
  34. ^ Historia Augusta- Caracalla, 5.3; Mócsy, p. 198-199.
  35. ^ Erodiano, Storia dell'Impero dopo Marco Aurelio, IV, 7.3.
  36. ^ Cassio Dione, Storia romana, LXXVII, 20.3.
  37. ^ Historia Augusta - Geta, 6.6.
  38. ^ Oliva, p. 142 e 152, nota 39.
  39. ^ László Borhy, Brigetio accampamento dei legionari e municipium sul Danubio, in Traiano ai confini dell'Impero, p. 88; Oliva, p. 340.
  40. ^ Mócsy, p. 203.
  41. ^ Eutropio, Breviarium ab urbe condita, 9.18.
  42. ^ Scarre, p. 194.
  43. ^ Historia Augusta - Caro Carino e Numeriano, 8.1.
  44. ^ CIL XI, 6956.
  45. ^ C.Scarre, p.194
  46. ^ M.Grant, p. 259.
  47. ^ Southern, p. 218.
  48. ^ a b Mócsy, p. 268.
  49. ^ M.Grant, p.265
  50. ^ CIL 14, 128 (p. 613).
  51. ^ Scarre, p. 197.
  52. ^ Ammiano Marcellino, Storie, XVII, 12.21.
  53. ^ Zosimo, Storia nuova, IV, 16-17.
  54. ^ Anselmo Baroni, Cronologia della storia romana dal 235 al 476, p. 1033.
  55. ^ Ammiano Marcellino, Storie, XXX 5,15 - XXX 6.
  56. ^ Not.Dign., in partibus Occidentis, XXXIII.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
  • AAVV, a cura di G.Arbore Popescu, Traiano. Ai confini dell'Impero, Venezia 1998.
  • AAVV, a cura di M. Buora e W. Jobst, Roma sul Danubio, Roma 2002.
  • L. Barkóczi, Brigetio, in Diss. Pann. 2.22, (1951) (summary of investigations to 1944);
  • L. Barkóczi, Antiquitas Hungarica (1949) pp.67-77.
  • L. Barkóczi, Folia Archaeologica 13 (1961) pp.95-115.
  • L. Barkóczi, Acta Antiqua Acad. Scient. 13, (1965) pp.215-57.
  • J.Fitz, Le province danubiane, in Storia dei Greci e dei Romani, vol.16, I principi di Roma. Da Augusto ad Alessandro Severo, Milano 2008.
  • (EN) Michel Grant, Gli imperatori romani, storia e segreti, Roma, 1984, ISBN 88-541-0202-4.
  • A.Mocsy, Pannonia and Upper Moesia, Londra 1974.
  • P.Olivia, Pannonia and the onset of crisis, Praga 1962.
  • M.Pavan, Dall'Adriatico al Danubio, Padova 1991.
  • I.Paulovics, Funde und Forschungen in B.Laureae Aquincenses II, in "Diss. Pann. 2.11" (1941) pp.118 ss..
  • (EN) Chris Scarre, Chronicle of the roman emperors, New York, 1999, ISBN 0-500-05077-5.
  • (EN) Pat Southern, The Roman Empire: from Severus to Constantine, Londra & New York, 2001, ISBN 0-415-23944-3.
  • L. Tóth, Brigetio (Szöny) Komárom, Hungary, in The Princeton encyclopedia of classical sites, Princeton 1976 (online).
  • Z.Visy, The Ripa Pannonica in Hungary, Budapest 2003.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Località geografiche[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]