Teuta

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Teuta
regina degli Illiri
In carica 230 a.C. - 228 a.C.
Successore Pinnes
Nascita Illiria ?
Morte Illiria ?
Casa reale Illiri

Teuta (... – ...) fu una regina degli Illiri, un agglomerato di tribù balcaniche dedite ad attività prevalentemente piratesche. Scontratasi con Roma (in seguito all'eccidio di romani a Fenice), che proprio in quel momento iniziarono a espandere in maniera significativa la loro influenza nel medio e basso Adriatico, ne fu sconfitta.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Teuta era la moglie di Agrone, figlio di Pleurato e re degli Illiri che, avendo sconfitto gli Etoli, per eccessi nei festeggiamenti venne colpito da pleurite e morì nel giro di pochi giorni.[1] Teuta, dalla sua capitale Scodra (Albania), utilizzando un consiglio formato dai philoi del defunto re, assunse la reggenza nel nome di Pinnes, figlio del re e di un'altra sua moglie, Triteuta.

Regno (230-228 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Il fatto di essere donna in una società tipicamente patriarcale limitava l'effettivo potere della regina che si vide costretta ad accettare un maggior grado di libertà dei sudditi nella loro comune attività navale: la pirateria. La povertà del territorio e la poca terra coltivabile avevano in pratica reso necessario agli Illiri, per la loro stessa sopravvivenza, l'esercizio continuativo della pirateria. Questa attività, d'altra parte era largamente praticata da tutti i popoli -romani compresi- in tutto il Mediterraneo. E le coste occidentali dell'Adriatico videro la pirateria continuare con una certa regolarità se ancora nel XV secolo i Narentani operavano spesso vittoriosamente contro Venezia. La regina Teuta, però, non si limitò a gestire la pirateria dei sudditi fingendo di non poterlo fare; si comportò anche come Capo di Stato e:

« raccolti una flotta e un esercito non inferiori ai precedenti, li inviò in spedizione, dopo aver indicato ai capi che tutta la costa era territorio nemico[2] »
(Polibio, Storie, II, 4, Rizzoli, Milano, 2002. Trad.: M.Mari)

La flotta e l'esercito degli Illiri guidato da Scerdilaida, fratello di Agrone, saccheggiarono le isole greche vicine a Corcira e conquistarono Fenice, dove tuttavia rimasero uccisi diversi mercanti italici.[3] La presa della città e il grande bottino che ne fu tratto convinsero gli Illiri limitare, per il momento, l'attività e a tornare alle loro terre. L'episodio, inoltre, portò alla regina Teuta l'alleanza degli Epiroti e degli Acarnani terrorizzati da quella dimostrazione di forza.

« Gli Illiri anche nelle epoche precedenti danneggiavano continuamente coloro che navigavano dall'Italia [...] I Romani, che nel periodo precedente non prestavano attenzione a chi lanciava accuse contro gli Illiri [...] nominarono ambasciatori in Illiria Gaio e Lucio Coruncanii »
(Polibio, Storie, II, 8, Rizzoli, Milano, 2002. Trad.: M.Mari)

Teuta, visti i risultati del saccheggio delle coste greche decise di aumentare la pressione ma per un certo tempo fu frenata a causa della ribellione nell'Issa. Il rafforzamento militare di Agrone, prematuramente deceduto, l'invio di flotta ed esercito in terre ricche per autofinanziarsi, il blocco dei commerci anche italici (e quindi soggetti ai romani) nel basso Adriatico ebbero tutta l'apparenza dell'inizio di uno sforzo "imperialista" degli Illiri volto al controllo delle coste greche dell'Epiro e della Macedonia e dei relativi commerci con l'Italia.

Polibio presenta inoltre Teuta come una donna scostante che riceve gli ambasciatori romani con fare "arrogante e superbo". Alle richieste degli ambasciatori rispose che per quanto riguardava lo Stato illirico si sarebbe stati attenti a che gli interessi di Roma non subissero danni. Ma i privati cittadini Illiri non potevano essere fermati nelle operazioni in mare. Il più giovane degli ambasciatori romani rispose a sua volta:

« ...cercheremo, con l'aiuto divino, di costringerti con forza e rapidamente a correggere le consuetudini dei re verso gli Illiri »
(Polibio, Storie, II, 8, Rizzoli, Milano, 2002. Trad.: M.Mari)

Teuta in risposta fece uccidere il giovane ambasciatore al momento dell'imbarco. Naturalmente quando la notizia giunse a Roma, il Senato votò immediatamente la guerra per la successiva primavera 229 a.C., provvedendo ad arruolare le legioni e organizzare la flotta.

Prima guerra illirica contro Roma (229-228 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Il regno di Teuta e lo scenario delle operazioni militari della prima guerra illirica (229 - 228 a.C.)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima guerra illirica.

Non ignara del pericolo Teuta allestì una flotta ancora maggiore della precedente e la mandò nuovamente verso Corcira, le isole vicine e la costa dell'Epiro, strategicamente importanti nell'approssimarsi dello scontro con Roma. Entrarono in gioco le alleanze fra i Greci e ne scaturì una battaglia navale presso le isole Paxos con l'intervento anche di Achei, Etoli, Apolloniati da una parte, e gli Acarnani -come da alleanza- a fianco degli Illiri. Corcira dovette accettare la presenza di una guarnigione comandata da Demetrio di Faro.

« Nello stesso periodo, di quelli che detenevano la carica consolare, Gneo Fulvio salpava da Roma con duecento navi, mentre Aulo Postumio[4] partiva con le forze di terra »
(Polibio, Storie, II, 11, Rizzoli, Milano, 2002. Trad.: M.Mari)

Demetrio di Faro, all'avvicinarsi della flotta romana a Corcira,

« essendo al centro di calunnie e temendo Teuta mandava messaggi ai Romani promettendo sia di consegnare nelle loro mani la città sia di rimettere loro tutti gli affari su cui aveva il controllo. I Corciresi [...] consegnarono la guarnigione degli Illiri, in accordo col volere di Demetrio e, invitati a farlo, di comune accordo si rimisero alla protezione dei Romani »
(Polibio, Storie, II, 11, Rizzoli, Milano, 2002. Trad.: M.Mari)

I Romani, riuscirono quindi a crearsi a Corcyra una base per le operazioni sulla costa orientale dell'Adriatico e la flotta si avviò verso Apollonia mentre l'esercito guidato da Postummio, 20.000 fanti e 2.000 cavalieri, veniva traghettato da Brindisi. Gli Illiri che stavano assediando Epidammo, alla notizia dell'arrivio dei romani intrapresero la fuga. I romani avanzarono verso la capitale di Teuta accogliendo sotto la loro protezione, man mano, Epidamno, gli Ardiei, i Partini, gli Atintani e gli Issei.

Teuta dovette fuggire, rifugiandosi con pochi fedelissimi a Rizone nelle Bocche di Cattaro, che era lontana dal mare e ben fortificata. I romani lasciarono Demetrio a capo di un esteso dominio composto da protettorati controllati da guarnigioni. La maggior parte della flotta e dell'esercito tornò in Italia con Gneo Fulvio mentre Postumio, con il resto degli uomini e delle navi si trattenne in qualità di "consigliere militare" per organizzare le forze armate delle popolazioni protette.

In primavera Teuta mandò degli ambasciatori a Roma e concluse così dei patti che vedevano la regina illirica ritirarsi dalla maggior parte delle terre illiriche, pagare tributi ai romani e, soprattutto impegnarsi a rinunciare alla bassa Illiria e a ogni intervento militare marittimo a sud di Lisso.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Polibio, Storie, II, 4.
  2. ^ Significativo l'uso del termine "nemico" fatto da Polibio che era stato ipparco della cavalleria greca e quindi provetto uomo d'armi. In un'azione puramente piratesca si parlerebbe di "preda"; un nemico di conseguenza presuppone una nazione, un popolo e quindi una politica.
  3. ^ Piero Treves, Teuta, Enciclopedia Italiana (1937) - Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani
  4. ^ Qui Polibio commette un errore in quanto il console Postumio si chiamava in realtà Lucio Postumio Albino e non Aulo Postumio.
  5. ^ Polibio, Storie, II, 12

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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