Alpi Marittime (provincia romana)

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Alpi Marittime
Informazioni generali
Nome ufficiale (LA) Alpes Maritimae
Capoluogo Cemenelum (Cimiez), poi Eburodonum (Embrun)
Dipendente da Impero romano
Amministrazione
Forma amministrativa Provincia romana
Evoluzione storica
Inizio 14 a.C.[1] (protettorato) e 63 (provincia)
Causa Conquista dell'arco alpino sotto Augusto
Preceduto da Succeduto da
Regno di Odoacre
Cartografia
La provincia romana (in rosso cremisi) nell'anno 120
La provincia romana (in rosso cremisi) nell'anno 120

Le Alpi marittime (in latino Alpes Maritimae) erano una provincia dell'Impero romano, una delle tre piccole province a cavallo delle Alpi, tra la Gallia e l'Italia.

Statuto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Province romane e Governatori romani delle Alpi Marittime.

La provincia venne dedotta con molta probabilità da Nerone nel 63 d.C. in occasione della concessione delle popolazioni ivi stanziate dello ius Latii e della contemporanea elevazione delle confinanti Alpi Cozie e provincia. Per il governo venne assegnato un procurator Augusti di rango centenario. Dopo la riforma dioclezianea, il territorio delle Alpi Marittime venne integrato con le Alpi Cozie e con parte della Gallia Narbonense. La capitale era Cemenelum (odierna Cimiez), presso la città di Nizza, in Francia; nel tardo antico la capitale divenne Eburodonum (odierna Embrun).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Vista di La Turbie con il Trofeo di Augusto e la sottostante chiesa di San Michele

Cassio Dione Cocceiano, racconta che i territori delle Alpi Marittime, abitati dalla popolazione dei liguri Comati, che erano ancora liberi, nel 14 a.C., furono ridotti in schiavitù.[1]

Le popolazioni della provincia delle Alpi Marittime erano divise in tre diverse gentes o tribù, Ligures, Capillati e Montani. Queste ultime raggruppavano tre serie di tribù o gentes: le popolazioni vinte da Augusto e menzionate nel Tropaeum Alpium (Sogionti, Brondionti, Nemaloni, Gallitae, Triullati, Vergunni, Eguituri, Namaturi, Oratelli, Nerusi, Velauni, Sutri); le tribù del litorale, già da tempo sottomesse: (Deciates, Oxibii, Vedianti); le tribù dell’entroterra (Avantici, Biodontici, Sentii). Naturalmente la morfologia amministrativa dell’area subì diverse modifiche durante l’alto Impero, quando una parte delle tribù del litorale (Oxibii, Deciates) furono riunite con la Gallia Narbonense e le tribù più a Nord degli Egdinii, Veamini, Vesubiani, furono donate a Cozio, per tornare più tardi alle stesse Alpi Marittime. Dopo la sottomissione delle popolazioni ad opera di Augusto, quest'ultimo invio nel 14 d.C. un praefectus civitatum per gestire l'integrazione della zona nell'orbe romano. La concessione dello ius Latii alle popolazioni delle Alpi Marittime nel 63/64 d.C. da parte di Nerone, costituì il passo decisivo per il sorgere della regolare provincia procuratoria in luogo della praefectura civitatum, sebbene risulti che i maggiori centri della provincia rimasero sempre nella condizione di civitates.

Difesa ed esercito[modifica | modifica wikitesto]

Le informazioni che possediamo sulla guarnigione di Cemenelum si limitano quasi esclusivamente ai primi due secoli dell’era cristiana: nonostante ciò, delle tre province procuratorie alpine, le Alpi Marittime rimangono la provincia più copiosa di fonti in merito all’esercito. La cohors Ligurum et Hispaniorum,[2] la cohors II Ligurum[3] e la cohors Nauticorum[4] sono le prime unità attestate, già poste in età augusteo-tiberiana sotto il comando del praefectus civitatum. La cohors Gaetulorum[5] è presente ancora in età claudia, mantenendo la filiazione indigena nell’onomastica. La cohors I Ligurum et Hispanorum era di età flavia, l'ultima documentata.

Geografia politica ed economica[modifica | modifica wikitesto]

L’organizzazione in provincia comportò in primo luogo la scelta di una città come residenza del governatore: su quale fosse la capitale nelle Alpi Marittime, il dibattito è tuttora aperto, anche se l’opinione comune considera Cemenelum (Cimiez) caput provinciae e sede del concilium per l’alto e il medio impero. La Notitia Galliarum (XVII, 1) testimonia che in epoca tardoantica questa funzione venne assunta da Eburodonum (l'attuale Embrun), forse in relazione all’alterazione dei confini provinciali. Fatto determinante per la designazione a capitale provinciale di Cemenelum, che in origine faceva parte della Gallia Cisalpina (I Liguri Vedianti non sono compresi fra i popoli vinti nel Tropaeum Alpium), era l’ubicazione sull’asse della Via Julia Augusta, lungo il litorale del Mar Ligure, posizione che assicurava il controllo dell’importante via di comunicazione fra le Gallie e l’Italia.

I maggiori centri della provincia rimasero sempre nella condizione di civitates, senza assumere mai la posizione di municipia o coloniae. Nell’amministrazione cittadina, i magistrati locali si ornarono comunque di nomi come aedilis, IIvir e decurio. Allo stesso modo, l’evidenza epigrafica attesta molti magistrati che si fregiarono dei tria nomina e dell’iscrizione ad una tribù; è quindi lecito supporre un’appropriazione indebita della cittadinanza, come nel caso della popolazione alpine orientali menzionate nella tabula Clesiana.

Maggiori centri provinciali e resti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

I maggiori centri della provincia erano:

  • Cemenelum (quartiere Cimiez di Nizza), era un centro lungo la via Julia Augusta che proveniva da La Turbie. Inizialmente potrebbe aver fatto parte della provincia Narbonense, in seguito delle Alpi Marittime. La città era dotata di un anfiteatro per 5.000 spettatori, delle terme, e contava almeno 10 000 abitanti. Sembra che in città vi fosse addirittura una guarnigione di 1.000 a 1.500 uomini, pari a due o tre coorti, una delle quali era forse la Coh. Ligurum. Dopo la cristianizzazione del IV secolo, e nonostante le invasioni barbariche, il sito continuò ad esistere.

Principali vie di comunicazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strade romane.

Le principali vie di comunicazioni provinciali erano:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LIV, 24.3.
  2. ^ AE 1981, 604; CIL V, 7889 (p 931); CIL V, 7891 (p 931); CIL V, 7896 (p 931); CIL V, 7900.
  3. ^ CIL V, 7902.
  4. ^ CIL V, 7884; CIL V, 7888 (p 931); CIL V, 7892.
  5. ^ CIL V, 7898; AE 1981, 603; AE 1964, 243.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • AAVV, Cambridge Ancient History. L'impero romano da Augusto agli Antonini, Milano, 1975, Vol. VIII.
  • Davide Faoro, Novità sui Fasti equestri della Rezia, in Quaderni friulani di archeologia n.XVII, Trieste 2007, pp.97-120.
  • Michael Grant, Gli imperatori romani, Roma, Newton & Compton, 1984, ISBN 88-7819-224-4.
  • Mario Attilio Levi, Augusto e il suo tempo, Milano 1994.
  • Santo Mazzarino, L'Impero romano, Bari, Laterza, 1976, Vol. I, ISBN 88-420-2401-5.
  • (EN) Chris Scarre, Chronicle of the Roman Emperors, Londra, 1995, ISBN 0-500-05077-5.
  • Howard Scullard, Storia del mondo romano, Milano, Rizzoli, 1992, ISBN 88-17-11903-2.
  • Pat Southern, Augustus, Londra-N.Y. 2001.
  • Antonio Spinosa, Augusto. Il grande baro, Milano, Mondadori, 1996, ISBN 88-04-41041-8.
  • Antonio Spinosa, Tiberio. L'imperatore che non amava Roma, Milano, Mondadori, 1991, ISBN 88-04-43115-6.
  • Ronald Syme, L'aristocrazia augustea, Milano, Rizzoli, 1992, ISBN 88-17-11607-6.
  • (EN) Ronald Syme, The Roman Revolution, Oxford, 2002, ISBN 0-19-280320-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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