Tusculum

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Tusculum, conosciuta anche come Tuscolo in italiano, era il nome romano di una delle più grandi e antiche città dei Colli Albani, sita nel territorio dei Castelli Romani. Fu distrutta nel 1191 e mai più ricostruita; le sue rovine si trovano sul monte omonimo a 670 metri sul livello del mare, sulla parte nord del cratere esterno del vulcano laziale a circa sei km da Frascati. Il sito è collocabile amministrativamente tra i comuni di Monte Porzio Catone, Monte Compatri e Grottaferrata e ricade all'interno dei confini del Parco regionale dei Castelli Romani.

Cavea del teatro

Indice

[modifica] Territorio

Un fiume importante scaturiva dai Colli Albani, nasceva da Alba e portava le sue acque fino all'Aniene all'altezza di Ponte Mammolo: era il fiume Albula per i Latini, detto anche Tuscus amnis (fiume etrusco), lungo il quale scorreva il confine tra gli etruschi e le città latine controllate dai re Tarquini, da cui deriverebbe il nome degli abitanti della parte a monte del fiume, i Tusculamnes. Oggi tale fiume è ridotto ad una marrana (detta Acqua Mariana), realizzata da Papa Callisto II, e proseguiva per via Tuscolana fino ad arrivare a S. Giovanni, Viale di Caracalla ed infine al Tevere. A metà degli anni '50, per favorire l'urbanizzazione dei quartieri Appio Latino e Tuscolano, venne deviata nell'Almone, poco dopo il casale di Roma Vecchia. Di questo stesso fiume c'era una parte chiamata Vertumno. Questo fiume bagnava tre città latine, Tusculum, Gabii e Collatia. Secondo Plutarco proprio a questo fiume è legata la leggenda dei gemelli fondatori di città che risale al 500 a.C.

Questa leggenda racconta che un giorno sul focolare della reggia di Tarchezio, tirannico re di Alba Longa, era apparso un dio sotto forma di fallo infuocato (Priapo); spaventato dal prodigio egli si recò in Etruria da un oracolo-indovino di nome Teti, che impose di far unire il dio con una fanciulla vergine, poiché sarebbe nata una prole destinata a compiere grandi imprese e che avrebbe dato vita ad una stirpe superiore. Tarchezio ordinò quindi alla figlia di congiungersi con il dio. La figlia del re si fece tuttavia sostituire da una schiava, ma venne scoperta dal padre: le due donne furono imprigionate ed il re ordinò di uccidere i gemelli nati da quell'unione. Il servo Tarazio, che doveva eseguire l'ordine, disobbedì, deponendo la cesta con i gemelli sulle acque di un fiume dove verranno poi salvati da una lupa ed imbeccati dagli uccelli. Nella versione romanizzata il finale cambia in quanto il servo, presi i gemelli, partì da Alba per arrivare all'ansa del fiume Tevere compiendo un percorso di 120 stadi (pari a 22 km) come ci ricorda Dionisio di Alicarnasso. Arrivato sul Tevere depose la cesta nel punto in cui la corrente era più forte presso la riva, ma i gemelli, tuttavia, si salvarono.

[modifica] Storia

[modifica] Tusculum antico

Le urne cinerarie trovate a nei pressi della città di Tusculum, sono datate tra l'VIII ed il VII secolo a.C., esse sono una chiara dimostrazione della presenza di un abitato del periodo latino, della antica cultura laziale.

Telegono, figlio della maga Circe e di Ulisse, era considerato il mitico fondatore di Tusculum, mentre dalla figlia, di nome Mamilia, si pensava derivasse la "gens Mamilia", un'importante famiglia di Tusculum prima e successivamente di Roma.

Quando Tuscolo entra nella storia è una realtà indipendente che si regge con una monarchia, culto e costituzione propri con capo un sacerdote la cui autorità gli viene dal culto del focolare, come per le altre città-stato vicine del popolo dei latini. A quel tempo lo spirito latino s'impose per tutte le città che avevano origine comune, formando una specie di federazione di carattere religioso presieduta da Alba Longa, la Lega Latina. Ogni anno a primavera, durante le ferie latine, tutti i rappresentanti della lega si ritrovavano sulla cima del Monte Albano (Monte Cavo), sui Colli Albani, per sacrificare a Iuppiter Latiaris.

Nel 509 a.C. il popolo di Roma proclamò la Repubblica e l'ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo, chiese aiuto al genero, Ottavio Mamilio, dittatore di Tusculum che mobilitò la Lega Latina contro Roma. Ottavio Mamilio, che era il cittadino più importante di Tusculum e il più ascoltato dal popolo delle trenta città della Lega Latina, morì nella Battaglia del Lago Regillo che ebbe luogo il 496 a.C. in una valle non lontana dalla città di Tusculum, dove i Romani sconfissero la Lega Latina a causa dell'intervento dei Dioscuri. Infatti, sempre secondo la leggenda, Castore e Polluce vennero pregati dal console romano Postumio, capo della cavalleria, che promise loro templi e celebrazioni se avessero abbandonato il popolo di Tusculum a favore dei romani. Il giorno seguente di fronte alle truppe romane apparvero due giovani gemelli, belli e forti, che misero in fuga l'esercito della Lega Latina. Conseguenza di questa battaglia fu lo stabilirsi dell'accordo, tra Roma e le città latine, detto "Foedus Cassianum" del 493 a.C.

Nel 460 a.C. i sabini comandati da Appio Erdonio occuparono il Campidoglio. Soltanto Tuscolo, tra le città latine accorse con le sue truppe, comandate dal dittatore Lucio Mamilio, in aiuto dei Romani ed insieme alle forze del console Publio Valerio Volusi Publicola figlio di Publio Valerio Publicola, liberarono Roma. Roma fu riconoscente ai tuscolani per l’aiuto ricevuto e conferì a Lucio Mamilio la cittadinanza romana anche perché, come scrisse Tito Livio, solo da essi ricevette aiuto "...solum auxilium Tusculanis venit". Da quell'anno la città divenne una fedele alleata di Roma che aiutò in molte occasioni contro i suoi nemici.

Nel 459 a.C. gli Equi attaccarono Tuscolo e ne conquistarono la rocca. La riconoscenza dei romani per il determinante aiuto dato dai Tuscolani nella appena conclusa guerra servile fece muovere Roma in aiuto della città attaccata. La rocca fu riconquistata con le truppe di Lucio Quinzio Cincinnato che sconfisse gli Equi nella battaglia del monte Algido.

Nel 381 a.C. Tusculum divenne "municipium".

[modifica] Tusculum romana

Moneta romana di L. Servius Rufus (44-43 a.C.) con i Dioscuri a sinistra e la rocca dell'antica Tuscolo a destra

Tuscolo, per le sue caratteristiche orografiche, per l'amenità dei luoghi e per la salubrità del clima, venne spesso scelta dai ricchi romani come luogo di soggiorno estivo, i famosi "tusculani recessus" di cui parla il poeta Marco Valerio Marziale, testimoniati dai numerosi resti di manufatti romani sparsi intorno per le contrade di Tuscolo. Si trattava di ville grandiose e magnificenti che portavano il nome dei facoltosi romani che le fecero edificare. Cicerone ci dice che "Catoni...certe licuit Tusculi se in otio delectare salubri et propinquo loco" mentre Seneca ci ricorda che "nemo Tusculanum vel Tiburtinum paraturus salubritatis causa et aestivi recessus, quoto anno empturus sit, disputat". Fra le principali ville si ricordano quelle di: Lucullo, Cicerone, Sallustio, Catone il Censore, Catone l'Uticense, Marco Porcio Catone, Bruto, Lucio Cornelio Silla, Antonio, Pompeo, Crasso, Tiberio, Cocceio Nerva, Solonia Matidia, Sulpicio Galba, Commodo, Rufino Vinicio Opimiano, Metilio Regolo, Gabinio, Lucceio. Delle famiglie residenti si ricordano: i Passieni, i Lentuli, i Metelli, i Quintili, i Flavi. Marco Tullio Cicerone scrisse nel 45 a.C. nella propria villa di Tusculum le Tusculanae Quaestiones.

[modifica] Tusculum medioevale

Con la caduta dell'Impero anche Tusculum perse parte della sua prosperità e iniziò lentamente a decadere, pur rimanendo sempre una temibile fortezza. Pare inoltre che l'evangelizzazione della città fosse iniziata dagli Apostoli San Pietro e San Paolo nel loro periodo di permanenza a Roma, attorno al 64 d.C. Sull'Acropoli dell'antica città si insediò, a partire dal X secolo, la famiglia dei Conti di Tuscolo, che signoreggiò per almeno un secolo su questa parte del Lazio, dall'alto della rocca tuscolana. Nel 1004 San Nilo da Rossano arrivò a Tusculum, installandosi nel romitorio di Sant'Agnese sulle pendici del colle, e venendo accolto con tutti gli onori da Gregorio I dei Conti di Tuscolo che gli cedette il terreno su cui oggi sorge l'Abbazia di San Nilo a Grottaferrata.

Nel 1167 si affrontarono sotto Tusculum, in località Prata Porci, le milizie tedesche dell'imperatore Federico Barbarossa e le truppe civiche romane, che furono sbaragliate. I tedeschi furono ospitati dai tuscolani, e questo attirò sulla cittadina le ire dei romani che nel 1191 la presero d'assalto radendola al suolo. Il "tenimentum tusculanum", cioè il territorio della distrutta Tusculum, venne donato al papa che procedette a distribuirlo fra varie chiese e conventi di Roma e dintorni. Oggi nell'area del vecchio tenimentum sorgono Monte Compatri Frascati, Grottaferrata, Monte Porzio Catone.

[modifica] Dalla distruzione ai nostri giorni

Dopo la distruzione della città di Tuscolo il suo territorio fu trasformato in zona boschiva ed a pascoli. I materiali edili degli edifici distrutti della città vennero riutilizzati dagli abitanti dei vicini paesi, così da completarne la distruzione.

Lapide del Teatro di Tuscolo della Regina Maria Cristina

Nel 1806 iniziò la prima campagna di scavi archeologici nel territorio di Tuscolo finanziata da Luciano Bonaparte che risiedeva nella Villa Rufinella. I reperti archeologici scavati furono inviati in Francia e venduti sul mercato antiquario. Nel 1825 l'archeologo Luigi Biondi riprese gli scavi archeologici su incarico della Regina Maria Cristina, moglie di Carlo Felice re di Sardegna. Nel 1839 e 1840 l'architetto ed archeologo Luigi Canina, chiamato dalla stessa famiglia reale, scavò l'area del Teatro di Tuscolo. I reperti scavati furono spediti al Castello ducale di Agliè in Piemonte, dove sono tuttora custoditi. Nel 1955 e 1956 l'archeologo Maurizio Borda riprese gli scavi e scoprì una necropoli con diverse urne cinerarie.

Dal 1994 al 1999 sono state eseguite le ultime campagne di scavi dall’ archeologo Xavier Dupré Raventós e dalla “Escuela Espanola de Historia y de Arqueologia” di Roma.

[modifica] Bibliografia

  • Franco Arietti, Tuscolo dalle origini al “piccolo Lazio dei Tarquini”, in I° incontro i studio sul tema: Tusculum, Storia, archeologia, cultura ed arte di Tuscolo e del tuscolano, 27-28 maggio - 3 giugno 2000, a cura di Franco Arietti e Anna Pasqualini, Collana del millenario di S. Nilo, Roma 2007, p. 85 ss.
  • Xavier Dupré Raventós, La basilica di Tusculum, in Théorie et Pratique de l'Architecture Romaine. Etudes Offertes à Pierre Gros, XXVI, 2005 (pagg. 69-80)
  • Xavier Dupré Raventos, Scavi archeologici di Tusculum, Roma, 2000 ISBN 88-900486-0-3
  • Maria Cristina Vanarelli, TUSCOLO letteratura, iconografia e mito di una città Palombi&Partner - Roma 2007 ISBN 978-88-6060-109-4
  • Valeria Beolchini, "Tusculum II" [1] Ediz. "L'Erma" di Bretschneider ISBN 88-8265-414-1

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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