Scavi archeologici di Tusculum

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Scavi archeologici di Tusculum
Sito archeologico
Tusculum
Rovine dell'antico teatro romano
Rovine dell'antico teatro romano
Civiltà latino-etrusca, poi romana
Localizzazione
Stato Italia Italia
Provincia Roma

Gli scavi archeologici di Tusculum sono un'area di scavo archeologico posta sul sito dell'antica città pre-romana, romana e medioevale di Tusculum, collocata sul colle del Tuscolo nei Colli Albani, e ricadente in gran parte nel comune di Monte Porzio Catone (ma in parte anche nei territori di Grottaferrata e Monte Compatri), in provincia di Roma nel Lazio, nell'area dei Castelli Romani.

Tusculum, le cui origini si fanno risalire almeno all'VIII secolo a.C., fu rasa al suolo nel 1191 e da allora abbandonata: i primi scavi iniziarono nell'Ottocento e varie campagna di scavo si sono protratte fino all'ultima, terminata nel 2001. Il sito, posto all'interno del perimetro del Parco regionale dei Castelli Romani, è attualmente di proprietà della Comunità Montana Castelli Romani e Prenestini.

Indice

[modifica] Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tusculum.

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] L'acropoli

La sommità del Tuscolo con la croce

La sommità della dorsale del Tuscolo è a 670 m s.l.m.[1] e se un tempo era la sede dell'acropoli tuscolana oggi è occupata dalla Croce del Tuscolo, un alto crocifisso chce funge da punto di orientamento.

Sull'acropoli non resta praticamente nulla di antico,[2] tranne alcune iscrizioni risalenti al I secolo a.C. rinvenute nel 1901 che fanno riferimento a due templi[3] dedicati rispettivamente ai Diòscuri e ad Iside.[2] Sono abbondanti in compenso i resti di età medioevale, che testimoniano come la zona fosse all'epoca intensamente abitata.[4] Già in età antica le falde dell'acropoli furono utilizzate come cave di tufo e di selce, creando fra l'altro anche una voragine nel terreno.[4]

Moneta romana di Lucio Servio Rufo (44-43 a.C.) con i Diòscuri a sinistra e una raffigurazione stilizzata di Tusculum a destra.

L'intero perimetro dell'acropoli era cinto di mura, in larga parte sopravvissute per un'altezza massima di 1.5 o 2 metri:[5] si tratta di murature in opera quadrata tufacea, in opera poligonale di selce o a doppia cortina in scaglioni di tufo e selce.[5][6] Si aprivano nella cerchia dell'acropoli quattro porte, una per lato nel perimetro vagamente ellittico delle mura: la più importante, quella rivolta a nord-est verso l'abitato sottostante, era difesa da un imponente bastione in opera quadrata di tufo rafforzato in età medioevale, legato ad un lungo tratto rettilineo di mura che per oltre 30 metri correvano verso ovest.[6]

All'interno dell'acropoli si trovano un gran numero di edifici ed abitazioni medioevali: sono delineate ancora le strade e le piazze per vasti quartieri medioevali,[7] e si è riuscito a capire che l'asse viario più importante correva in direzione est-ovest parallelamente alle mura. Lungo quest'asse si trovano alcuni nobili edifici di età medioevale: di uno resta un tronco di facciata per l'altezza di 2 metri,[6] per l'altro data la vastità di alcuni ambienti e la pre-esistenza su strutture romane si è pensato al palazzo dei Conti di Tuscolo.[8] La parte superiore dell'acropoli, quella oggi occupata dalla Croce del Tuscolo, era fortificata anch'essa e non è improbabile che proprio presso questo sito sorgesse almeno uno dei due templi antichi che dovevano esistere sull'acropoli tuscolana.[8]

[modifica] L'abitato

[modifica] Il foro ed il teatro

Cartello all'ingresso del Parco archeologico e culturale del Tusculum
Lapide del Teatro di Tuscolo della Regina Maria Cristina.

Il foro, situato a 629 m s.l.m.,[1] costituiva la parte più monumentale della città antica,[2][9] ed è stato oggetto di ripetuti scavi, gli ultimi dei quali terminati nel 2001 ad opera dell'Escuela Española de Historia y Arqueologìa en Roma.[10] Le sue misure sono 55 metri di lunghezza per 36 di larghezza,[11] dimensioni non eccessive per un foro se rapportate alle stesse strutture di altre città italiche o della stessa Roma.[10]

In età arcaica il foro nacque verosimilmente come piazza di mercato posta all'incrocio tra importanti arterie al limite dell'abitato:[10] qualcosa di simile forse al Foro Boario di Roma.[10] Al periodo arcaico (tra VI e V secolo a.C.) risale la cosiddetta "cisterna arcaica", in realtà più probabilmente una fontana monumentale[10] larga 2.2 metri per 2.9 ed alta 3.8 metri e costruita in opera quadrata di tufo con volta ad ogiva.[11] A valle di questa fontana si trovava, visibile fino agli anni cinquanta del Novecento, la "fontana degli edili", posta al miglio XV della strada di raccordo con la via Labicana[11] (si noti che il miliare, descritto nell'Ottocento da Luigi Canina, oggi è sparito).[11]

Tornando al foro, in età medio-repubblicana esso subì un'importante trasformazione in senso monumentale: gli scavi dell'Escuela Española hanno riportato alla luce nel 1998 sul lato settentrionale del foro un imponente muro di contenimento in calcestruzzo di selce[11] risalente al III secolo a.C. parallelo alla summenzionata strada di raccordo con la Labicana lungo circa 35 metri, spesso 2.5 e metri ed alto 9 metri:[10] dalla parte opposta i limiti del foro erano rappresentati da un edificio di circa 20 metri per 10 di ampiezza, che presenta sulla facciata probabili segni di colonnato, databile anch'esso al III secolo a.C.[10] Il quadro dell'aspetto della piazza alla fine dell'età repubblicana è completato da un edificio vasto 10 per 7 metri in opera quadrata di tufo databile al V o al IV secolo a.C. già noto come Curia del senato tuscolano:[11] l'importanza di esso è stata confermata dagli scavi del 2000-2001, che evidenziano la qualità delle murature in rapporto all'importanza dell'edificio.[10]

Nel I secolo la piazza del foro era occupata da alcuni sacella dedicati a diverse divinità, tra cui è noto da un'epigrafe del II secolo a.C. Ercole.[10] In età tardo-repubblicana si era assistito ad una nuova monumentalizzazione dello spazio, tramite realizzazione di canali e marciapiedi in peperino,[10] di un edificio non meglio identificato con pavimentazione a mosaico sul lato nord del foro[10] e con la costruzione a sud di un edificio con colonnato ad angolo identificabile con una basilica di lunghezza non inferiore a 30 metri e larghezza non superiore a 20.[10]

In questo stesso periodo, sfruttando il pendio dell'acropoli,[2][9] sul lato sud-ovest del foro sorse l'edificio più imponente dell'intero complesso ed il meglio conservato dell'intera città: il teatro. Esso rappresentava una quinta scenica di forte impatto per chi arrivava in città da nord-ovest, dato che i teatri nel mondo latino divennero stabili solo a partire dal I secolo: l'importanza di questo edificio è rappresentata dal fatto che la strada d'accesso all'acropoli venne fatta passare sotto la cavea del teatro stesso,[11] creando una via tecta ovvero coperta.[10] Il diametro originario dell'edificio era di 45 metri,[10] e la capacità poteva raggiungere i 1500 spettatori.[11] La scena, ingrandita all'inizio dell'età imperiale fino a raggiungere i 12 metri per 35,[10] era abbellita dalle statue di Oreste, Pilade, Telemaco, Telegono e di uno dei padri della cosiddetta "Commedia Nuova", Difilo.[11]

Proprio all'inizio dell'età imperiale il foro di Tusculum toccò il suo periodo di massimo splendore: venne realizzata la pavimentazione in pietra sperone del Tuscolo e le strade vicine furono basolate, i canali sotterrati, venne monumentalizzato anche l'accesso dal decumano massimo,[10] ed in generale l'attività edilizia di restauro continuò fino all'età della dinastia flavia.[10] A partire dal III secolo l'area fu abbandonata, ed in epoca medioevale divenne sede di civili abitazioni e cimiteri: gli scavi ottocenteschi hanno spogliato il foro tuscolano di ogni arredo di pregio.[10]

[modifica] Il quartiere medioevale

Su una balza a mezzacosta della collina si trovano abbondanti resti di un quartiere medioevale,[4] nel quale è stato recentemente scoperta anche una chiesa cristiana.

[modifica] Case e ville sparse

[modifica] La "casa del Custode"

Edificio ottocentesco costruito con materiali di spoglio di età antica e con le pareti "tappezzate" di lapidi antiche.[12] Presso di essa si trova una moderna edicola riproducente l'icona della Madonna di Grottaferrata, conservata anticamente a Tusculum e trasferita presso l'abbazia di Santa Maria di Grottaferrata dopo il saccheggio del 1191.

[modifica] La cerchia muraria

La cerchia muraria antica era in opera quadrata di tufo,[15] rafforzata in epoca medioevale con riprese in pietrame o materiale antico di spoglio[4] e calcestruzzo.[15] Si conservano anche due case torri.[15]

[modifica] La rete stradale

La via Labicana (in rosso) tra la via Latina (in blu) e la via Prenestina (in viola). In posizione baricentrica rispetto alle tre importanti strade romane, Tusculum.

La città era raggiungibile attraverso cinque diverticoli che iniziavano alle miglia X, XII e XV della via Latina e VII ed XI della via Labicana.[3] Non risulta che l'attuale strada carrozabile per Frascati, costruita tra il 1952 edil 1953, ricalchi alcun tracciato antico.

[modifica] L'approvvigionamento idrico

[modifica] Gli edifici extra-urbani

[modifica] L'anfiteatro

L'anfiteatro romano di Tusculum è situato fuori dalle mura, appoggiato in parte alle pendici sud-est della collina e per il resto sorretto a nord-ovest da sostruzioni in muratura.[16] Lo scavo non è del tutto completato, gli accessi principali furono scavati nel 1820[16] ed il restante fu scavato nel 1867. L'impianto misura 80 metri per 53,[16] la cavea 47 metri per 29:[17] la portata dell'anfiteatro era di circa 3000 spettatori.[17] La parte inferiore dell'edificio è costruita in opera quadrata a blocchetti di peperino, la parte superiore in opera mista di reticolato a mattoni.[16] I bolli consentono la datazione della struttura al II secolo.[16]

[modifica] La "villa di Cicerone" o santuario extra-urbano

Questa imponente struttura, di cui sono rimaste visibili solo le imponenti sostruzioni[18] e parte del piano superiore (scavato dal Canina[16] nel 1859) è stata identificata fin dal Cinquecento con la villa di Marco Tullio Cicerone,[16] e solo in seguito con la villa di Tiberio grazie al ritrovamento di una statua acefala dell'imperatore ora conservata presso il castello ducale di Agliè ad Agliè, in provincia di Torino.[16] Più recentemente è stata proposta l'identificazione con un santuario extra-urbano dedicato a Giove[16] sul modello diffuso nel Lazio in età tardo-repubblicana[16] (si pensi al tempio della Fortuna di Palestrina, al tempio di Diana Aricina a Nemi o al tempio di Giunone Sospita a Lanuvio). Di questo santuario parlano Tito Livio (XXVII 4) e Macrobio (Saturn. I 12).[16]

Quel che è certo è che l'edificio sia riconducibile a due fasi costruttive, tra il I ed il II secolo.[16]

[modifica] La "via dei sepolcri"

La "via dei sepolcri" collega l'abitato all'anfiteatro, ed è lastricata.[18] Fra i sepolcri notevoli, quello di Marco Celio Viniciano.[2][18]

[modifica] Note

  1. ^ a b Istituto Geografico Militare, Carta d'Italia, foglio 150 (Rocca di Papa II NO), rilievo 1873 (IIIa edizione).
  2. ^ a b c d e f Coarelli, op. cit., pp. 123-125.
  3. ^ a b Ghini 1982-1983, op. cit., p. 86.
  4. ^ a b c d Quilici-Quilici Gigli 1991, op. cit., pp. 44-45.
  5. ^ a b Quilici-Quilici Gigli 1991, op. cit., p. 23.
  6. ^ a b c Quilici-Quilici Gigli 1991, op. cit., p. 26.
  7. ^ Quilici-Quilici Gigli 1991, op. cit., p. 27.
  8. ^ a b Quilici-Quilici Gigli 1991, op. cit., p. 28.
  9. ^ a b Quilici-Quilici Gigli 1991, op. cit., pp. 41-42.
  10. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r Xavier Duprè Daventòs, Il foro repubblicano di Tusculum alla luce dei recenti scavi, atti del congresso "Lazio e Sabina" svoltosi a Roma dal 28 al 30 gennaio 2002. URL consultato in data 27-12-2009.
  11. ^ a b c d e f g h i Quilici-Quilici Gigli 1991, op. cit., pp. 29-20.
  12. ^ a b c Coarelli, op. cit., p. 122.
  13. ^ a b Quilici-Quilici Gigli 1991, op. cit., p. 35.
  14. ^ a b Quilici-Quilici Gigli 1991, op. cit., p. 36.
  15. ^ a b c d e Quilici-Quilici Gigli 1991, op. cit., p. 46.
  16. ^ a b c d e f g h i j k l Coarelli, op. cit., p. 120.
  17. ^ a b Quilici-Quilici Gigli 1991, op. cit., p. 52.
  18. ^ a b c Quilici-Quilici Gigli, op. cit., pp. 49-50.

[modifica] Bibliografia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia sui Castelli Romani.
  • Franco Arietti, Tuscolo dalle origini al "piccolo Lazio dei Tarquini", in I° incontro i studio sul tema: Tusculum, Storia, archeologia, cultura ed arte di Tuscolo e del tuscolano, 27-28 maggio - 3 giugno 2000, a cura di Franco Arietti e Anna Pasqualini, Collana del millenario di S. Nilo, Roma 2007, p. 85 ss.
  • Xavier Dupré Raventós, La basilica di Tusculum, in Théorie et Pratique de l'Architecture Romaine. Etudes Offertes à Pierre Gros, XXVI, 2005 (pagg. 69-80)
  • Xavier Dupré Raventos, Scavi archeologici di Tusculum, Roma, 2000 ISBN 88-900486-0-3
  • Maria Cristina Vanarelli, Tuscolo letteratura, iconografia e mito di una città Palombi&Partner - Roma 2007 ISBN 978-88-6060-109-4
  • Valeria Beolchini, "Tusculum II" [1] Ediz. "L'Erma" di Bretschneider ISBN 88-8265-414-1

[modifica] Voci correlate

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