Monte Cavo

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« L'isola di Ponza e Ventotene, il Circeo, il mare sembra una sciabolata di luce, il monte Soratte, le colline che circondano il lago di Bracciano, il monte Cimino e il monte Gennaro, l'Appennino »
(Luigi Pirandello, che sul monte Cavo compose L'Esclusa)

1leftarrow.pngVoce principale: Rocca di Papa.

Monte Cavo
Monte Cavo.jpg
Veduta di monte Cavo dai Campi d'Annibale dopo una nevicata
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Provincia Roma Roma
Altezza 950 m s.l.m.
Catena Antiappennino laziale
Coordinate 41°44′N 12°44′E / 41.733333°N 12.733333°E41.733333; 12.733333Coordinate: 41°44′N 12°44′E / 41.733333°N 12.733333°E41.733333; 12.733333
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Monte Cavo

Il monte Cavo è la seconda montagna per altezza del complesso dei Colli Albani detto anche Vulcano Laziale, estintosi circa 10.000 anni fa, ed è un cono vulcanico di scorie.

Iuppiter Latiaris e la via sacra[modifica | modifica sorgente]

Il mons Albanus ovvero monte di Alba, fu sede di un abitato protostorico latino sviluppatosi nell'età del bronzo finale e nella prima età del ferro (XII-VIII sec. a.C.), i cui resti archeologici sono stati riconosciuti solo nel 1977. Il nome attuale deriva dalla vicina città latina di Cabum, corrispondente a Rocca di Papa, ed è stato preceduto dalle versioni monte Gabo e monte Gavo da cui l'odierno oronimo di monte Cavo.

Fu una montagna sacra per i popoli preromani del Lazio, e successivamente anche per i Romani, poiché vi sorgeva il tempio di Iuppiter Latiaris, una delle più ambite mete di pellegrinaggio per i popoli latini e nei secoli di dominazione romana. Il percorso, che partiva dall'Urbe, si diramava per oltre 30 chilometri, passando per il Lago di Nemi, ove si adorava Diana Nemorensis ("Diana del bosco sacro"), dea della Caccia, per poi raggiungere la base della montagna, dalla quale iniziava una strada lastricata in basalto, detta appunto via sacra o via trionfale, che con un percorso di 6 km, ottimamente conservatosi finora, giungeva al tempio.

Fu Tarquinio Prisco che fissò un tempio comune ai Latini, agli Ernici ed ai Volsci sul monte Albano, dove ogni anno si sarebbero celebrate feste in onore di Iuppiter Latiaris. Inoltre Giove Laziale conferiva il potere a chi veniva eletto a capo della confederazione latina, il dictator latinus. Sul mons Albanus, tra gennaio e marzo, si svolgevano le Feriae latinae. I Consoli appena insediati dovevano sacrificare a Giove Laziale e indire le Ferie Latine. Quando il console otteneva una vittoria in guerra doveva anche celebrare il trionfo sul monte Albano.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima di monte Cavo è tipico delle zone appenniniche di media ed alta montagna. Gli inverni sono mediamente freddi, con minime che spesso precipitano sotto lo zero. La nevicate sono frequenti, sebbene poco abbondanti e con scarsa durata del manto nevoso al suolo. Nel febbraio 2012, tuttavia, l'accumulo ha superato il metro di altezza. Le estati sono fresche e gradevoli, senza particolari eccessi di calura.

Tempio pagano, romitorio, albergo[modifica | modifica sorgente]

Monte Cavo nel 1936, con un'indicazione erronea dell'altezza massima del monte, frutto di rilevamenti sommari e poco accurati

La storia del tempio di Iuppiter Latiaris si interruppe nel medioevo, quando al posto del tempio pagano fu costruito un eremo dedicato a San Pietro, ad opera di un eremita dalmata. Fu visitato da Papa Pio II nel 1463, e successivamente anche da Papa Alessandro VII. Dopo gli eremiti dalmati vi si stabilirono i religiosi polacchi di Edmondo di Buisson, i Trinitari spagnoli ed infine i Missionari fiamminghi.

Il romitorio fu poi convertito in monastero nel 1727. Nel 1758 vi vennero i passionisti di San Paolo della Croce e nel 1783 fu restaurato, usando i materiali del tempio di Giove, per volere di Enrico Benedetto Stuart, duca di York, vescovo della diocesi di Frascati.

Durante questo periodo, furono ospiti nel monastero Carlo Emanuele IV di Savoia e sua moglie Maria Clotilde (1800), Pio IX nel 1852, e Francesco II delle Due Sicilie nel 1865. I missionari abbandonarono il monastero nel 1889, quando i Colonna affittarono l'ultimo piano dello stabile al Ministero dell'Agricoltura.[1]

Nel 1890 però il ministero non rinnovò il contratto, lasciando che la struttura fosse adibita ad albergo, che ospitò tra gli altri: Umberto di Savoia, Armando Diaz (che soggiornò nel paese e venne ricordato con una lapide commemorativa posta dinanzi l'abitazione) e il re d'Inghilterra Edoardo VIII con sua moglie Wallis Simpson. Oggi la struttura è in stato di abbandono.

Le testimonianze[modifica | modifica sorgente]

Sono molti i personaggi che dal XVIII secolo in poi hanno lasciato la loro testimonianza, e hanno colto fonte di ispirazione, dalla bellezza del panorama.

Innanzitutto Johann Wolfgang von Goethe, che risaltò il fatto che dalla cima del monte si potessero ammirare contemporaneamente sia il Lago di Nemi che il Lago Albano, ma anche Hans Christian Andersen, George Sand, Gioacchino Belli, Massimo d'Azeglio e molti altri.

Papa Pio II inoltre, centinaia di anni prima, nel 1463, scrisse nei suoi Commentarii di aver visto persino il monte Amiata.

Telecomunicazioni[modifica | modifica sorgente]

Monte Cavo è un importante centro di trasmissione radio-televisiva, essendo il principale sito laziale in termini di popolazione raggiunta, avendo un'esposizione favorevole sulla capitale e sull'hinterland romano, in un raggio utile che va da Ladispoli sino a Latina. Vi sono installati decine di ripetitori radio tra network locali e di rilievo nazionale, e stessa cosa vale per le trasmissioni televisive, con tralicci e pannelli trasmittenti orientati sia verso il territorio di Roma e verso l'Agro Pontino.

Nel periodo estivo, grazie ai fenomeni propagativi, i segnali provenienti da monte Cavo possono essere ascoltati sulle coste della Sardegna orientale (lo dimostrano peraltro gli esperimenti eseguiti negli anni trenta da Guglielmo Marconi), nonché in alcune vallate della Calabria e della Sicilia.

Negli ultimi anni la presenza massiccia di trasmettitori televisivi sulla sommità del monte ha provocato le proteste della popolazione preoccupata per i possibili effetti derivati dall'elettrosmog[2], mentre i tradizionalisti pagani romani ritengono la presenza delle antenne una profanazione di quello che per loro è ancora un luogo sacro e ne chiedono la rimozione[3]. Recentemente, a seguito della variazione del piano regionale delle frequenze, è stato stabilito che circa metà degli impianti dovranno essere spostati altrove, ma provvedimenti definitivi in tal senso non hanno ancora avuto luogo. In passato monte Cavo ha ospitato, in gran parte entro una rete di tunnel e cavità sotterranee, uno dei tre centri operativi regionali di controllo dell'aeronautica italiana[4].

Galleria immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cronistoria del convento di Monte Cavo.
  2. ^ Articolo de Messaggero, riportato dal sito del comune di Colonna.
  3. ^ Riccardo Paradisi. Gli dei e le antenne tv (formato .pdf). «l'Indipendente», 21 novembre 2007, 2.
  4. ^ [1]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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