Tusculum
| Tusculum Sito archeologico Monte Porzio Catone |
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Rovine dell'antico teatro romano |
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| Civiltà | latino-etrusca, poi romana |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Provincia | Roma |
Tusculum è stata una città pre-romana, romana e medievale del Lazio, posta sui Colli Albani nell'area dei Castelli Romani. Città con notevoli costruzioni, abbellita da una corona di giardini e ville, soprattutto nella sua parte bassa, quella rivolta verso Roma.[1]
Indice |
Storia[modifica]
Le origini[modifica]
Il nome Tusculum allude palesemente agli Etruschi e questo suo collegamento è stato per lungo tempo dibattuto dagli studiosi con argomentazioni assai disparate e nell'insieme poco convincenti. L'ipotesi che il nome derivi semplicemente dal suo corso d'acqua, il Tuscus amnis, proposta di recente, sembra al momento la più plausibile.
L'origine leggendaria di Tusculum è fatta risalire secondo la tradizione a Telegono, figlio di Ulisse,[2][3] o al re latino Latino Silvio, nipote del Silvio figlio di Enea e fondatore, per Tito Livio, anche della maggior parte delle località antiche del Latium.[4] Il geografo tedesco naturalizzato italiano Filippo Cluverio rifiuta queste suggestive leggende ed afferma che la città venne fondata dai Latini circa trecento anni prima della guerra di Troia.[2]
Studi recenti hanno forse definitivamente chiarito che molte leggente legate ai Colli Albani ispirate alla nascita di Roma - a partire dai racconti sulla mitica Alba Longa fino a quelli sulla dinastia dei Silvii e della celebre storia dei gemelli fondatori Romolo e Remo - nascono nel mondo romano e si sovrappongono a preesistenti miti albani. Infatti, storie precedenti a quelle della celebre vulgata dei gemelli fondatori, interamente permeate di cultura etrusca, come quella del crudele re albano Tarchezio tramandata da Plutarco (che adombra forse la figura di un Tarquinio) e dei gemelli (che nel racconto non hanno nome) nati nel focolare della sua regia e da lui fatti gettare nel fiume, evidentemente albano, non possono che essere ricondotte a Tuscolo e al suo corso d'acqua, il più lungo e importante del Latium vetus per regime d'acque, le cui sorgenti si annidano presso l'acropoli della città. Quest'ultimo, probabilmente denominato Albula (nasce da Alba, cioè dai Monti Albani) già nella precedente età del bronzo, ricevette successivamente dai Latini (VI sec. a.C.) l'appellativo di Tuscus amnis “fiume etrusco” poiché lambiva, prima di gettarsi nell'Aniene e con esso nel Tevere, i territori di centri importanti quali Gabii e Collatia caduti sotto il dominio dei Tarquini, questi ultimi legati anche a Tuscolo attraverso l'alleanza matrimoniale tra Ottavio Mamilio e la figlia del re Tarquinio il Superbo. Quindi, collatini, gabini e gli stessi tuscolani - i cui territori adiacenti erano delimitati dal medesimo confine stabilito dal corso del Tuscus amnis - erano per questo denominati tusculamnes (tuscolani) lasciando intendere che anche la città Tuscolo avrebbe ricevuto dal suo fiume il curioso nome che sicuramente allude ai Tusci (etruschi). Il riferimento al Tevere, avvenuto in epoca imperiale, inteso poeticamente come Tuscus amnis o Tuscus alveus da Orazio e Tyrrhenus Thybris da Virgilio, non ha nulla a che vedere con le menzionate vicende arcaiche, poiché si riferisce unicamente alle origini etrusche del nome Tybris.
Nel territorio tuscolano sono stati rinvenuti reperti piuttosto antichi, che portano la datazione dei primi insediamenti umani all'età del rame.[5] L'abitato vero e proprio, situato sulla sommità della dorsale vulcanica del Tuscolo, sorse attorno all'età del ferro.[5]
Età repubblicana[modifica]
Quando nel 509 a.C. a Roma venne rovesciato Tarquinio il Superbo e venne proclamata la Repubblica romana, l'ultimo re di Roma chiese aiuto militare al genero Ottavio Mamilio, tuscolano la cui famiglia, la gens Mamilia, vantava una discendenza diretta da Telegono.[2][3] Ottavio Mamilio armò un esercito della Lega Latina e mosse incontro ai Romani affrontandoli nella battaglia del Lago Regillo (il cui sito è collocabile tra le attuali Frascati e Colonna) nel 499 o nel 496 a.C.[2][3] La leggenda vuole che i Diòscuri scesero in aiuto ai Romani,[2] ma quel che è certo è che i Latini furono sconfitti pur essendo in superiorità numerica ed Ottavio Mamilio ucciso.[2] Allora i due popoli siglarono un accordo di parità assoluta, il foedus Cassianum, databile al 496 o al 493 a.C.[2][3]
Nel 460 a.C. i sabini comandati da Appio Erdonio occuparono il Campidoglio. Soltanto Tuscolo, tra le città latine accorse con le sue truppe, comandate dal dittatore Lucio Mamilio, in aiuto dei Romani ed insieme alle forze del console Publio Valerio Volusi Publicola figlio di Publio Valerio Publicola, liberarono Roma. Roma fu riconoscente ai tuscolani per l'aiuto ricevuto e conferì a Lucio Mamilio la cittadinanza romana anche perché, come scrisse Tito Livio, solo da essi ricevette aiuto "... solum auxilium Tusculanis venit". Da quell'anno la città divenne una fedele alleata di Roma che aiutò in molte occasioni contro i suoi nemici.
Nel 459 a.C. gli Equi attaccarono Tuscolo e ne conquistarono la rocca. La riconoscenza dei romani per il determinante aiuto dato dai Tuscolani nella appena conclusa guerra servile fece muovere Roma in aiuto della città attaccata. La rocca fu riconquistata dalle truppe romane guidate da Quinto Fabio Vibulano[6][7].
Nel 381 a.C. i Romani inviano Marco Furio Camillo contro i tuscolani, colpevoli di tramare contro Roma assieme ai Volsci: Tusculum si arrende senza opporre resistenza ed ottiene la cittadinanza romana e la qualifica di municipium.[8][5][9]
Durante la seconda guerra punica, nel 211 a.C. Annibale giunge "ad portas" e transita per la Valle Latina, senza attaccare Tusculum[9] ed accampandosi verosimilmente nell'attuale località dei Campi d'Annibale presso Rocca di Papa.
La guerra civile romana tra Mario e Silla vide Tusculum schierata dalla parte dei populares guidati da Gaio Mario il Giovane e Gneo Papirio Carbone contro gli optimates di Lucio Cornelio Silla: dopo la battaglia di Porta Collina (82 a.C.) e la vittoria di Silla, Tusculum subì le conseguenze della sconfitta:[10] il suo territorio fino a Bovillae venne centuriato ed assegnato ai veterani sillani, insediati verosimilmente nel municipium fortificato di Castrimoenium (l'attuale Marino).[11]
Priva ormai di ogni rilevanza politica o militare, Tusculum divenne sede del soggiorno estivo del patriziato romano grazie alle sue caratteristiche orografiche, all'amenità dei luoghi ed alla salubrità del clima. Sorsero a cavallo tra l'età repubblicana e quella imperiale quei famosi "Tusculani recessus" di cui parla il poeta Marco Valerio Marziale, che reso l'"ager Tusculanus" l'area più fittamente occupata da ville patrizie assieme al litorale partenopeo:[12] si trattava di ville suburbane spesso grandiose e magnificenti che portavano il nome dei facoltosi patrizi che le fecero edificare. Tra gli altri personaggi che possedettero una villa nel territorio tuscolano in età repubblicana vanno segnalati Marco Tullio Cicerone (che qui scrisse tra l'altro le Tusculanae disputationes), Gaio Asinio Pollione, Lucio Licinio Lucullo, Aulo Gabinio, Gaio Lutazio Catulo, Marco Porcio Catone Uticense, Lucio Cornelio Silla.[10]
L'età imperiale[modifica]
Il Cristianesimo fu annunciato nei Colli Albani probabilmente addirittura da san Pietro apostolo e da san Paolo di Tarso:[13][14] certo è che la diffusione della "buona novella" fu particolarmente rapida nel territorio tuscolano, non solo tra i ceti inferiori ma anche nel patriziato.[12] Un esempio di questo è rappresentato dalla vicenda di Tito Flavio Clemente e di sua moglie santa Flavia Domitilla, nipote dell'imperatore Domiziano: essi possedevano una villa nel territorio tuscolano, verosimilmente la stessa già appartenuta a Lucullo sui cui ruderi oggi sorge il centro di Frascati, e vennero perseguitati da Domiziano perché cristiani.[12] Rimangono alcune testimonianze paleocristiane nel territorio tuscolano come le catacombe Ad Decimum al X miglio della via Latina, che contengono oltre 800 sepolture databili fino al V secolo, alcuni affreschi ed un arcosolio del III o del IV secolo,[15] ed un altro sepolcreto cristiano individuato presso il XII miglio della via Latina, anch'esso nell'attuale territorio di Grottaferrata in località Bivio.[16]
Pare che nel 269 esistesse un "praesul Tusculanorum",[17] ma la notizia non è considerata attendibili da molti studiosi che invece datano il primo vescovo della diocesi tuscolana, oggi rinominata come diocesi suburbicaria di Frascati, solo al 313.[18] La sede vescovile tuttavia all'epoca era "ad Quintanas", ovvero sulla via Labicana presso l'attuale Colonna:[18] Tusculum infatti era già in avanzato stato di decadenza, pur conservando il prestigio del proprio nome. In seguito è plausibile che la sede vescovile si spostò ancora verso Subaugusta, e nell'area tuscolana rimase un "corepiscopato" o "vescovado di campagna".[19]
Attorno al 370 san Giovanni di Cappadocia, un allievo di san Basilio Magno, fondò un monastero basiliano al XV miglio della via Latina, presso l'antica mansio di Roboraria e l'attuale località di Molara:[16] la presenza di religiosi orientali nel Lazio e nel Mezzogiorno d'Italia era all'epoca molto forte, basti pensare che nell'XI secolo si calcolavano circa 540 monasteri basiliani nelle sole regioni peninsulari meridionali più il Lazio meridionale e la Sicilia.[20]
L'alto Medioevo[modifica]
| Per approfondire, vedi Conti di Tuscolo. |
Con la caduta dell'Impero romano anche Tusculum perse parte della propria prosperità e iniziò lentamente a decadere, pur rimanendo sempre una temibile fortezza. Pare inoltre che l'evangelizzazione della città fosse iniziata dagli Apostoli San Pietro e San Paolo nel loro periodo di permanenza a Roma, attorno al 64 d.C. Sull'Acropoli dell'antica città si insediò, a partire dal X secolo, la famiglia dei Conti di Tuscolo, che signoreggiò per almeno un secolo su questa parte del Lazio, dall'alto della rocca tuscolana. Nel 1004 San Nilo da Rossano arrivò a Tusculum, installandosi nel romitorio di Sant'Agnese sulle pendici del colle, e venendo accolto con tutti gli onori da Gregorio I dei Conti di Tuscolo che gli cedette il terreno su cui oggi sorge l'Abbazia di San Nilo a Grottaferrata.
Nel 1167 si affrontarono sotto Tusculum, in località Prata Porci, le milizie tedesche dell'imperatore Federico Barbarossa e le truppe civiche romane, che furono sbaragliate nella battaglia di Prata Porci. I tedeschi furono ospitati dai tuscolani, e questo attirò sulla cittadina le ire dei romani che nel 1191 la presero d'assalto radendola al suolo. Il "tenimentum tusculanum", cioè il territorio della distrutta Tusculum, venne donato al papa che procedette a distribuirlo fra varie chiese e conventi di Roma e dintorni. Oggi nell'area del vecchio tenimentum sorgono Monte Compatri, Frascati, Grottaferrata, Monte Porzio Catone.
Dalla distruzione al Settecento[modifica]
Dopo la distruzione della città di Tuscolo il suo territorio fu trasformato in zona boschiva ed a pascoli. I materiali edili degli edifici distrutti della città vennero riutilizzati dagli abitanti dei vicini paesi, che così completarono la distruzione.
Gli scavi archeologici[modifica]
Prima metà dell'ottocento[modifica]
Nel 1806[21] iniziò la prima campagna di scavi archeologici nel territorio di Tuscolo finanziata da Luciano Bonaparte che risiedeva nella Villa Rufinella. I reperti archeologici scavati furono inviati in Francia e venduti sul mercato antiquario.
Nel 1825[21] l'archeologo Luigi Biondi riprese gli scavi archeologici su incarico della Regina Maria Cristina, moglie di Carlo Felice re di Sardegna.
Nel 1839 e 1840 l'architetto ed archeologo Luigi Canina, chiamato dalla stessa famiglia reale, scavò l'area del Teatro di Tuscolo.[21] I reperti scavati furono spediti al Castello ducale di Agliè in Piemonte, dove sono tuttora custoditi. Nel 1955 e 1956 l'archeologo Maurizio Borda riprese gli scavi e scoprì una necropoli con diverse urne cinerarie.
Fine anni Novanta-inizio Duemila[modifica]
Dal 1994, dopo l'acquisto di un'area di 50 ettari intorno al Foro da parte della Comunità Montana Castelli Romani e Prenestini, sono ripartite le indagini scientifiche a Tusculum, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica del Lazio e la Escuela Espanola de Historia y Arqueologia en Roma, guidate fino al 2003 dall'archeologo di fama internazionale Xavier Duprè. La sua guida autorevole e la volontà politica della Comunità Montana hanno segnato un cambiamento epocale rispetto agli scavi del passato, avviando per la prima volta su Tuscolo un tipo di intervento puramente scientifico, come ci tiene a sottolineare il Presidente dell'Ente montano Giuseppe De Righi, sotto il quale gli scavi hanno avuto l' impulso maggiore.
Le Undici Campagne Archeologiche eseguite dagli Spagnoli con Duprè tra il 1994 e il 2005, e le successive due (tredici in totale), guidate dalla dott.ssa Trinidad Tortosa che ha sostituito il professore dopo la sua prematura scomparsa nel 2006, hanno restituito all'antica città molti reperti sommersi e una serie di pubblicazioni preziose, che fanno chiarezza sulla forma di Tuscolo e le vicende storiche che l'hanno segnata. Nessun reperto è stato asportato dal sito.
L'ultima campagna di indagine, cui hanno partecipato équipe di tre università Spagnole e una dell'Università di Roma La Sapienza, si è conclusa nel settembre 2009, con risultati entusiasmanti sul piano dei ritrovamenti e del completamento degli studi precedenti. La prossima campagna è prevista per il settembre 2010,con un ampliamento dell'area di indagine alla rocca medievale, legata alel vicende dei Conti di Tuscolo, signori della città fino alla sua distruzione nel 1191.
Altre iniziative di recupero[modifica]
Nel 2003 è stato recuperato al suo utilizzo il Teatro Romano di Tuscolo (I secolo a.C.) posto all'interno del Foro,dove ogni estate la Comunità Montana Castelli Romani e Prenestini ospita spettacoli di grande pregio artistico e culturale. Testimonial d'eccezione della nuova stagione tratrale di Tuscolo è il grande attore Giorgio Albertazzi, che ne ha curato l'inaugurazione con una performance tratta dalle Memorie di Adriano, e che ogni estate torna da grande protagonista a Tuscolo. Nell'agosto 2009 ha vestito i panni dell'Edipo a Colono di Sofocle, in un indimenticabile allestimento dell'Istituto Nazionale del Dramma Antico, grazie al quale anche nel 2010 arriveranno a Tuscolole produzioni del prestigiosissimo Teatro Greco di Siracusa, come unica tappa per tutta l'Italia centrale.
Gli interventi che la Comunità Montana Castelli sta portando avanti nell'area di Tuscolo sul piano archeologico e strutturale, puntano a fare del sito un Parco archeologico-culturale di Tusculum, per la costituzione del quale già esiste già un protocollo di intesa con i Comuni di Grottaferrata, Frascati, Monte Porzio Catone e Monte Compatri, all'interno dei cui confini ricade l'area.
In tutti questi anni fino ad oggi, tra gli scavi e la gestione del sito archeologico di Tuscolo, è stato prezioso il contributo del Gruppo Archeologico Latino Latium Vetus.
Monumenti e luoghi d'interesse[modifica]
| Per approfondire, vedi Scavi archeologici di Tusculum. |
Note[modifica]
- ^ Strabone, Geografia, V, 3,12.
- ^ a b c d e f g Devoti 2003, op. cit., pp. 13-14.
- ^ a b c d Annarena Ambrogi, Tusculum-parte prima, in «Vivavoce»9 2008. URL consultato in data 26-12-2009.
- ^ Nibby, op. cit., vol. I p. 67.
- ^ a b c Coarelli, op. cit., p. 115.
- ^ Dionigi, Antichità romane, Libro X, 20.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe Condita Libri, Libro III, 23.
- ^ Quilici-Quilici Gigli 1991, op. cit., p. 10.
- ^ a b Devoti 2003, op. cit., pp. 16-18.
- ^ a b Coarelli, op. cit., p. 116.
- ^ Torquati 1974, op. cit., vol. I cap. XX p. 180.
- ^ a b c Del Nero 2002, op. cit., p. 7.
- ^ Ricci, op. cit., libro III capo I p. 172.
- ^ Del Nero 2002, op. cit., pp. 4-5.
- ^ Devoti 1999, op. cit., p. 38.
- ^ a b Del Nero 2002, op. cit., p. 15.
- ^ Del Nero 2002, op. cit., p. 10.
- ^ a b Del Nero 2002, op. cit., p. 11.
- ^ Del Nero 2002, op. cit., p. 20.
- ^ Moroni, op. cit., vol. XXXIII pp. 44-45.
- ^ a b c Coarelli, op. cit., p. 120.
Bibliografia[modifica]
| Per approfondire, vedi Bibliografia sui Castelli Romani. |
- Per le origini di Tuscolo, il "fiume tuscolano" e più in generale per la protostoria albana, vedi: Franco Arietti, Tuscolo dalle origini al "piccolo Lazio dei Tarquini" , in I° incontro di studio sul tema: Tusculum, Storia, archeologia, cultura ed arte di Tuscolo e del tuscolano, 27-28 maggio - 3 giugno 2000, a cura di Franco Arietti e Anna Pasqualini, Collana del millenario di S. Nilo, Roma 2007, p. 85 ss.; Franco Arietti, Alba e gli Albani, in L. Drago Troccoli (a cura di), Il Lazio dai Colli Albani ai Monti Lepini tra preistoria ed età moderna, Quasar, Roma 2008, pp 163-172; Franco Arietti, Tuscolo, il suo “fiume” e i miti di Alba, in Annali dell'Archeoclub Aricino - Nemorense, II, 2007/2008, pp. 27-34.
- Xavier Dupré Raventós, La basilica di Tusculum, in Théorie et Pratique de l'Architecture Romaine. Etudes Offertes à Pierre Gros, XXVI, 2005 (pagg. 69-80)
- Xavier Dupré Raventos, Scavi archeologici di Tusculum, Roma, 2000 ISBN 88-900486-0-3
- Maria Cristina Vanarelli, Tuscolo letteratura, iconografia e mito di una città Palombi&Partner - Roma 2007 ISBN 978-88-6060-109-4
- Valeria Beolchini, "Tusculum II" Tusculum II: fonti storiche e dati ... - Google Libri Ediz. "L'Erma" di Bretschneider ISBN 88-8265-414-1
Voci correlate[modifica]
- Abbazia di San Nilo
- Castelli Romani
- Conti di Tuscolo
- Battaglia di Prata Porci
- Federico Barbarossa
- Nilo da Rossano
Altri progetti[modifica]
Collegamenti esterni[modifica]
- Sito della Comunità Montana Castelli Romani e Prenestini
- Sito della Missione Archeologica Spagnola a Tuscolo
- Parco dei Castelli Romani