Foro Boario

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Coordinate: 41°53′20″N 12°28′52″E / 41.888889°N 12.481111°E41.888889; 12.481111

Il Foro Boario sul plastico di Roma antica dell'università di Caen

Il Foro Boario (latino: Forum Boarium o Bovarium) era un'area dell'antica Roma lungo la riva destra del fiume Tevere, tra Campidoglio e Aventino[1].Quella zona era paludosa ed era stata bonificata dall'azione della Cloaca Massima. Lo stesso nome era attribuito anche ad una piazza entro tale area, in cui si teneva il mercato del bestiame[2]. Nei suoi pressi era pure presente una località dove venivano ammassate grandi quantità di sale (le Salinae), provenienti dalla foce.[3]

I limiti dell'area erano compresi tra il Circo Massimo a sud-est, il Velabro [4] a nord est (al confine si trovava il cosiddetto arco degli Argentari, una porta monumentale di accesso all'area), il vicus Iugarius, alle pendici del Campidoglio a nord, il Tevere a ovest e l'Aventino a sud. L'area era divisa tra le regioni augustee VIII (Forum Romanum) e XI (Circus Maximus).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio di Portuno
Il tempio Rotondo del Foro Boario

Si trattava dell'area di mercato (emporio) della città arcaica, collocata nel punto in cui confluivano i percorsi che percorrevano la valle del Tevere e quelli tra Etruria e Campania, i quali in origine superavano il fiume in corrispondenza del guado dell'Isola Tiberina. Era frequentata da mercanti greci già all'epoca della fondazione della città, alla metà dell'VIII secolo a.C. La riva del fiume costituiva il porto fluviale di Roma (portus Tiberinus), che come tutta l'area, aperta agli stranieri, era considerata esterna al perimetro della città e si trovava al di fuori delle mura più antiche. Vi aveva sede un antichissimo santuario, l'Ara massima di Ercole, dedicato ad una divinità locale assimilata al Melqart fenicio e più tardi ad Ercole.

In età regia il guado venne sostituito dal ponte Sublicio, in legno, ad opera di Anco Marzio. Sotto Servio Tullio, ad imitazione del santuario rinvenuto nella città etrusca portuale di Pyrgi, nell'area del Foro Boario venne sistemato un secondo grande santuario, dedicato alla Fortuna e alla Mater Matuta (i cui resti sono stati rinvenuti negli scavi dell'area sacra di Sant'Omobono.

Veduta del foro Boario (in basso) e del Foro Olitorio (slargo al centro) e del Circo Flaminio (in alto) in prospettiva.

L'emporio e il porto Tiberino restarono a lungo al di fuori del perimetro cittadino, anche se la parte dell'area più lontana dal fiume, venne inglobata nell'allargamento della cinta difensiva nel IV secolo a.C. (cosiddette mura serviane), nella quale si apriva la porta Trigemina. Vi si tenne nel 264 a.C. il primo combattimento gladiatorio, in occasione dei giochi funebri in onore di Marco Giunio Bruto Pera.

Nell'area era collocata una statua in bronzo dorato raffigurante un toro, che ne costituiva il simbolo[5]: la scultura proveniva dalla conquista di Egina (ad opera del console Publio Sulpicio Galba Massimo nel 210 a.C.)[6].

Il Foro Boario, probabilmente a causa delle attività che vi si svolgevano, era frequentemente oggetto di incendi: tra questi ci è giunta notizia di quelli verificatisi negli anni 213, 203 e 196 a.C.[7], mentre la vicinanza al Tevere lo rendeva inoltre particolarmente soggetto alle alluvioni (363, 202, 193 e 192 a.C.[8]).

Esistevano nell'area diversi edifici di culto: i già citati antichissimi santuari dell'Ara Massima di Ercole e della Fortuna e della Mater Matuta, il tempio di Portuno e il tempio di Ercole Vincitore. A partire dal II secolo a.C. le strutture portuali e le relative infrastrutture furono spostate più a valle, sotto l'Aventino (Emporium), mentre l'area viene progressivamente occupata da abitazioni private e insulae. Le attività commerciali, tuttavia proseguivano e nel IV secolo d.C. venne costruito il cosiddetto arco di Giano per ospitarle.

Con il medioevo i templi di Portuno e di Ercole Vincitore vennero trasformati in chiese e poco lontano sorse anche la chiesa di Santa Maria in Cosmedin. Appunto nella cripta di quest'ultima chiesa è stato riconosciuto il podio dell'Ara Massima di Ercole.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ovidio, Fasti, 6,477;
  2. ^ Varrone, De lingua latina, 5,146;
  3. ^ Filippo Coarelli, I santuari, il fiume, gli empori, vol.13, in Storia Einaudi dei gesuiti e dei Romani, 2008, pp.134-135.
  4. ^ Tito Livio, Ab urbe condita, 28,37,5
  5. ^ Tacito, Annales, 12,24,1;
  6. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis historia, 34,10, che riferisce inoltre la provenienza della scultura da Egina.
  7. ^ Tito Livio, Ab urbe condita, 24,47,15-16; 30,26; 35,40,8).
  8. ^ Liv., 7,3,2; 30,38,10-11; 35,9,2-3; 35,21,5-6

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Filippo Coarelli, voce "Forum Boarium", in Eva Margareta Steinby (a cura di), Lexicon topographicum urbis Romae, Roma 1995, pp. 295 e seguenti.
  • Giuseppina Pisani Sartorio, Le scoperte archeologiche avvenute nel corso dei lavori per l'isolamento del Campidoglio e il Foro Boario in Gli anni del Governatorato (1926-1944), pp. 53-60, Collana Quaderni dei monumenti, Roma, Edizioni Kappa, 1995. ISBN 88-7890-181-4.

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