Caudium

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Caudium (in italiano Caudio, in greco Καύδιον) era la principale città dei Sanniti Caudini, identificata con l'attuale Montesarchio (BN).

L'abitato sorse attorno all'VIII secolo a.C. ed è ricordato soprattutto per l'umiliante sconfitta delle Forche Caudine che i Sanniti inflissero ai Romani nel 321 a.C., durante la Seconda guerra sannitica. Pochi anni dopo era utilizzata dai Sanniti [1] come postazione per controllare i Campani.

Caudium non è menzionata durante la Seconda guerra punica, mentre i Caudini lo sono ripetutamente. Lo storico Niebuhr ritenne che i Romani si fossero vendicati delle Forche Caudine distruggendo la città, anche se non ci sono prove a sostegno di questa tesi. Qualche tempo dopo, comunque, Caudium è una cittadina sulla via Appia, che derivava quindi la sua importanza dalla presenza di quest'ultima: è riportata in questo modo sia al tempo di Augusto[2] sia nel tardo impero[3].

Nel periodo del triumvirato accolse inoltre una colonia di veterani; Plinio ed alcune iscrizioni ci informano che mantenne il suo carattere municipale, anche se privata di parte del suo territorio in favore di Beneventum[4]. Non si sa quando e come la città finì: il suo nome è ancora citato nel IX secolo, ma non si può stabilire se all'epoca esistesse ancora.

Attualmente la precisa collocazione di Caudium è difficile da stabilire, anche se si tende a collocarla in una zona centrale della Valle Caudina, fra i territori dei comuni di Montesarchio e Bonea, in accordo con le indicazioni degli Itinerari (distava 21 miglia romane da Capua e 11 da Beneventum).

In questa zona sono stati rinvenuti, infatti, vasi, gioielli, suppellettili che risalgono ai secoli dal VII a.C. al I d.C. e dimostrano perizia tecnica e artistica. Sono state individuate delle necropoli e un edificio termale. I reperti sono custoditi nel Museo del Sannio di Benevento e nel Museo archeologico nazionale del Sannio Caudino di Montesarchio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ .
  2. ^ Orazio, Satire 1.5.51; Strabone 5. p. 249
  3. ^ Ptol. iii. 1. § 67; Itin. Ant. p. 111; Itin. Hier. p. 610; Tab. Peut.
  4. ^ Plin. iii. 11. s. 16; Lib. Colon. p. 232; Orelli, Inscr. 128, 131

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • William Smith, Dictionary of Greek and Roman Geography, 1857
  • E.T. Salmon, Samnium and the Samnites, Cambridge U.P., 1967
  • G. D'Henry, Enciclopedia dell'arte antica, classica e orientale, Suppl., 1967, 193-195

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]