Curia (storia di Roma)
Coordinate: 41°53′34.63″N 12°29′7.45″E / 41.8929528°N 12.4854028°E Il termine curia ai primordi della monarchia romana era una suddivisione della sua popolazione (vale a dire le tribù che ne componevano la società), e che fu in seguito utilizzata per significare il posto dove le tribù si radunavano per discutere degli affari dello stato. Da un punto di vista etimologico deriva dall'antico latino "co-viria, che letteralmente significa "insieme o adunanza di uomini".
Indice |
[modifica] Ordinamento romano
In origine curia significò "adunanza di uomini" (dal latino co-viria). Le curie erano trenta ai tempi di Romolo e Tito Tazio, dieci per ognuna delle tre tribù dei Tities, Ramnes e Luceres.[1][2] La divisione era risalente alle origini della città, forse ad istituti addirittura anteriori alla sua fondazione, radicati quindi nell’area latina preistorica.
Le curie si riunivano in assemblee, i "comizi curiati", nelle quali venivano prese, a maggioranza le più importanti decisioni riguardanti la vita dei cittadini.
Nell'esercito romano dei primi tempi, le curie fungevano da distretto di leva, ognuna forniva cento soldati e dieci cavalieri.
L'ordinamento curiato perdette questa funzione militare quando Servio Tullio introdusse l'ordinamento centuriato: da allora conservò solo compiti politici e religiosi ma perdette importanza.
[modifica] Edificio
| Per approfondire, vedi la voce Curia Iulia. |
Per estensione il termine indicò anche il locale in cui le curie si riunivano e in particolare dove il senato si riuniva per discutere le leggi e prendere decisioni circa gli affari della repubblica.
L'edificio originale della curia venne costruito, secondo la leggenda, dal re Tullo Ostilio nel Foro Romano, ai piedi del Campidoglio, la cosiddetta Curia Hostilia. L'edificio venne in seguito distrutto da un incendio nel 52 a.C., durante il funerale di Publio Clodio Pulcro; poco più tardi al suo posto venne costruita una struttura più imponente, la Curia Iulia, voluta da Giulio Cesare in una posizione più centrale rispetto alla piazza del Foro.
Fu terminata e inaugurata da Augusto il 28 agosto del 29 a.C. e rifatta di nuovo da Diocleziano in seguito all'incendio del 283 durante il regno dell'imperatore Carino. La curia conteneva l'Altare della Vittoria.
Al tempo del re Teodorico, nella Curia si tenevano ancora le adunanze del Senato, sopravvissuto alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente, ma ridotto allora ad un'ombra: l'edificio in quel tempo non si chiamava più col suo nome classico di curia, bensì con quello di Atrium Libertatis. Il nome Atrium Libertatis fu preso da un vicino edificio, l'archivio dei censori distrutto con la costruzione del Foro di Traiano, dove, anticamente, si svolgeva la liberazione degli schiavi. Caduto il regno gotico di Teodorico la Curia rimase abbandonata.
Risulta uno degli edifici tardo-antichi meglio conservati in tutta Roma, perché nel 630, durante il pontificato di papa Onorio I, l'edificio venne trasformato in chiesa, assumendo il nome di Sant'Adriano al Foro, ristrutturata nel 1653 da Martino Longhi il Giovane, con il rivestimento delle tre navate medioevali con stucchi e motivi scultorei tipici del barocco, creando un ambiente di chiara suggestione seicentesca. Successivamente la struttura medievale e barocca venne smantellata nel piano di recupero delle opere classiche romane, e ripristinata quella originale negli anni '20 del XX secolo.
[modifica] Note
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 13.
- ^ Plutarco, Vita di Romolo, 20, 3.
[modifica] Bibliografia
- Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I.
- Plutarco, Vita di Romolo.
- Santo Mazzarino Il basso impero. Antico, tardoantico ed era costantiniana.
- Antonio Cederna, Mussolini urbanista.
[modifica] Voci correlate
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