Tito Flavio Clemente (console 95)

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San Flavio Clemente

Martire

Morte 95
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza 22 giugno

Tito Flavio Clemente (latino: Titus Flavius Clemens; ... – 95) è stato un politico romano, appartenente alla dinastia flavia. La tradizione ebraica ne fa un convertito all'ebraismo, ma in realtà si convertì al Cristianesimo: per le Chiese cristiane è un santo, talvolta identificato con papa Clemente I.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Clemente discendeva da Tito Flavio Sabino (console 47), fratello maggiore dell'imperatore Vespasiano; era infatti il figlio di Tito Flavio Sabino (console 69). Suo fratello maggiore fu Tito Flavio Sabino (console 82). Sposò Flavia Domitilla, figlia di Flavia Domitilla minore e cugina dell'augusta Giulia, figlia di Tito; da lei ebbe sette figli, affidati alla cura di Quintiliano[1]. Domiziano ebbe in grande considerazione Clemente e sua moglie Domitilla. Clemente fu nominato console per l'anno 95, con l'onore di avere per collega l'imperatore stesso; i figli di Clemente e Domitilla, ancora giovani, furono designati eredi dall'imperatore, che non aveva figli, che cambiò loro nome in Vespasiano e Domiziano.

Anche Flavio Clemente venne coinvolto nella persecuzione domizianea. Molti storici ritengono che egli sia stato condannato a morte perché aveva fatto professione di Cristianesimo. Gli storici romani Svetonio e Dione Cassio parlano di una condanna, ma usano, per i motivi della stessa, espressioni molto generiche. Secondo quanto racconta Svetonio, Domiziano mise a morte Clemente poco prima della fine del suo consolato, sulla base di un leggero sospetto.[2]. Cassio Dione concorda, raccontando che l'accusa contro Clemente era di ateismo (αθεοτση) e spiegando che questa era l'accusa mossa verso molti di coloro che si convertivano all'Ebraismo; Dione prosegue raccontando che gli accusati di ateismo erano talvolta messi a morte e talvolta privati dei propri beni ed esiliati, e che a Domitilla accadde proprio questo, essendo esiliata a Pandateria (Ventotene).[3].

In seguito Domiziano fu assassinato da un collaboratore di Domitilla[4].

Non vi sono espliciti accenni al Cristianesimo; anche se molti cristiani furono condannati per ateismo, come attestano gli apologisti cristiani. Flavio Clemente morì con la moglie nelle persecuzioni di Domiziano nel 95.

Altre fonti riferiscono che fu giustiziato non per l'affiliazione al Cristianesimo bensì per la possibile preparazione di una congiura, con lui a capo, atta a spodestare l'imperatore in carica. In effetti due generali ritenuti molto amici di Flavio Clemente furono in quel periodo esautorati dall'incarico e forse passati per le armi. Vista la popolarità del martire agli occhi della plebe urbana, non è escluso che la notizia della sua affiliazione al cristianesimo fosse in verità una invenzione creata ad arte per coprire di fango l'immagine di Flavio Clemente agli occhi del popolo e scongiurare una pericolosa rivolta.

Culto[modifica | modifica sorgente]

Non ci sono notizie di un suo culto nell'antichità. Nel 1725 furono scoperte nella basilica di San Clemente al Celio delle reliquie che furono credute quelle di Flavio Clemente.

Il Martirologio Romano ne ricorda la traslazione il 22 giugno.

« A Roma, commemorazione di san Flavio Clemente, martire, che dall’imperatore Domiziano, di cui era stato collega nel consolato, fu ucciso con l’accusa di ateismo, ma in realtà per la sua fede in Cristo. »
(Martirologio Romano)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Quintiliano, Institutio Oratoria, iv. 1, § 2
  2. ^ Svetonio dice: Denique Flavium Clementem patruelem suum, contemptissimae inertiae... repente ex tenuissima suspicione tantum non ipso eius consulatu interernit. Svetonio, Vita di Domiziano, 15, 1
  3. ^ «In questo anno (95) Domiziano mandò a morte con molti altri, Flavio Clemente, allora console, benché fosse suo cugino e avesse in moglie Flavia Domitilla, sua parente. Entrambi furono condannati per il delitto di ateismo. Secondo questi capi di accusa furono condannati molti altri, che avevano seguito i costumi giudaici: molti uccisi, altri puniti con la confisca dei beni.» (Historia romana, LXVII, 13-14). Epitome di Cassio Dione', lxvii.4.
  4. ^ Svetonio, Vita di Domiziano, 17

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Franz Xaver Kraus, Roma Sotterranea, Freiburg-in-Breisgau 1879, p. 41,
  • Prosopographia Imperii Romani, II. 81.
  • Heinrich Graetz, Die Jüdischen Proselyten im Römerreiche unter den Kaisern Domitian, Nerva, Trajan und Hadrian, in "Jahres-Bericht des jüdischtheologischen Seminars Fraenkel'scher Stiftung", 1884, pp. 28 e segg.
  • Heinrich Graetz, Geschichte der Juden. 4: Geschichte der Juden vom Untergang des judischen Staates bis zum Abschluss des Talmud, Leipzig 1893
  • Abraham Berliner, Geschichte der Juden in Rom. 1: Die Juden im heidnischen Rom: 160 vor bis 315 nach christl. Zeitrechnung, Frankfurt a. M. 1893, p. 39
  • Theodore Reinach, Fontes Rerum Judaicarum, Paris 1895, i. 195
  • Maurice Goguel, The Birth of Christianity, New York 1954, pp. 532 e ss.
  • E.M. Smallwood, Domitian's Attitide toward the Jews and Judaism, in "Classical Philology", LI, 1956, pp. 7 e ss.
  • Ilaria Ramelli, Cristiani e vita politica: il cripto-cristianesimo nelle classi dirigenti romane nel II secolo, in Aevum 77, 2003, pp. 35–51,

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


Predecessore
Lucio Nonio Calpurnio Torquato Asprenate,
Tito Sestio Magio Laterano
Console romano
95
con Imperatore Cesare Domiziano Augusto XVII
Successore
Gaio Manlio Valente,
Gaio Antistio Vetere